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La mia risposta a La Russa

  • Antonio Nicita
  • 15 mar
  • Tempo di lettura: 1 min

"Ho appreso che il presidente La Russa nella giornata di giovedi' scorso, si e' rivolto al segretario generale, a microfoni spenti all'aula ma non alle tv, appellandomi con il termine volgare. Si tratta di un fatto molto grave che evidenzia mancanza totale di rispetto istituzionale e inidoneita' al ruolo", afferma in una nota il senatore Antonio NICITA, vicepresidente del gruppo Pd che ha anche annuncia un intervento di fine aula sul punto. "Talmente grave che il Regolamento non prevede casi di tutela dei parlamentari per offese dirette a membri del Parlamento. Il fatto che il microfono fosse spento e' un aggravante, non solo perche' non ho potuto difendermi in

quel momento, ma anche perche' cio' evidenzia semmai la consuetudine di un linguaggio non idoneo al ruolo e

all'istituzione. Al segretario generale va la mia solidarieta' per essere stato costretto a condividere quel

linguaggio. Il tema non sono, infatti, le scuse personali, che non chiedo. Perche' in questa istituzione sono stato

offeso come senatore e l'offesa ha riguardato il Senato tutto, cio' che ciascuno di noi rappresenta e cio' che lo

stesso presidente dell'istituzione rappresenta. O almeno dovrebbe rappresentare. La tutela non puo' dunque che essere richiesta fuori dall'Aula. Che esempio diamo alle scolaresche che vengono in Senato ad assistere ai nostri lavori? Forse l'idea che il potere conferisce a chi lo esercita il bullismo e l'impunita' di offendere la dignita'

altrui? Come possono restare credibili le istituzioni democratiche se in aula avvengono fatti cosi' gravi da parte

del presidente?", conclude Nicita.


 
 
 

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