L'Europa e il caso Musk: perché la multa a X è solo l'inizio
- Antonio Nicita
- 8 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Qualche giorno fa la Commissione europea ha inflitto 120 milioni di euro di multa a X, la piattaforma di Elon Musk per violazione del Digital Services Act (DSA). È la prima volta che il Digital Services Act viene applicato con questa forza a una Very Large Online Platform (VLOP).
In molti hanno letto la decisione come l'ennesimo scontro tra Silicon Valley e la burocrazia europea. In realtà, questa sanzione segna, pur con un certo ritardo, un punto di svolta nella battaglia per il controllo democratico dello spazio digitale. Le violazioni accertate – l'uso ingannevole della spunta blu venduta senza verifiche, l'opacità totale dell'archivio pubblicitario, il rifiuto sistematico di dare accesso ai dati per la ricerca indipendente – non sono dettagli tecnici. Sono crepe profonde nel sistema di accountability che dovrebbe governare le piattaforme più potenti del pianeta. Almeno in Europa.
Musk ha dichiarato che "L'Unione Europea andrebbe abolita". Non è una battuta da social, ma un segnale politico preciso: chi ha costruito un impero sulla deregolamentazione totale vede nella regolazione europea il nemico principale del potere digitale.
Il tema non è la multa in sé. Centoventimilioni di euro possono sembrare tanti, ma non certo per Musk, né per una piattaforma globale che genera miliardi. Ed è oggettivamente una sanzione molto lontana da quelle che l'antitrust europeo ha inflitto alle grandi piattaforme digitali. Il DSA prevede sanzioni fino al 6% del fatturato mondiale, quindi nel caso di X si poteva arrivare molto più in alto. Per questo la Commissione ha scelto un livello della sanzione che suona più come avvertimento che come punizione. Peraltro, una multa così bassa può essere facilmente assorbita, diventando un costo d'impresa e non un vero deterrente, specie se gli si dà una forzata connotazione politica anti-Usa.
Il tema vero è un altro: la credibilità della Commissione europea rispetto a questi attacchi. La Commissione dovrà dimostrare che non si ferma qui e Che quella multa è solo il primo colpo di una sequenza più lunga.
Altre indagini sono in corso per X su altre questioni come la disinformazione organizzata, l'uso di algoritmi che modellano l'opinione pubblica e così via. È lì che X, dopo l'acquisizione da parte di Musk, ha mostrato le fragilità maggiori ed è lì che la vera battaglia si giocherà.
Per questo le spunte blu, gli archivi pubblicitari, l'accesso ai dati, sono tutte questioni rilevantissime per chi controlla le infrastrutture digitali, perché significa controllare anche i flussi informativi, le narrazioni pubbliche, le dinamiche di influenza politica e culturale.
Quando un'etichetta di autenticità può essere comprata senza verifiche (pensiamo anche ai deepfake generati da AI), si apre la porta alla manipolazione dell'identità. E se anche gli annunci pubblicitari restano opachi, diventa impossibile capire chi finanzia certe campagne di influenza, da dove nascono, con quale fine, come operano. Se si impedisce ai ricercatori di accedere ai dati, viene meno persino la possibilità di studiare fenomeni come l'odio online o la polarizzazione politica.
Per esempio, Gabriele Corsi, un giovane ricercatore di Cambridge, ha dimostrato come piccole modifiche agli algoritmi di visibilità possano alterare sentiment e orientamento politico degli utenti, specialmente in periodi elettorali. E ha documentato la manipolazione della profilazione dei contenuti su X, cioé la loro visibilità e diffusione, anche per i messaggi politici scritti dallo stesso Musk.
Le piattaforme digitali non sono piazze pubbliche virtuali, come si tende ad equivocare, ma piazze profilate. Definiscono cosa vediamo, cosa non vediamo, come lo vediamo, cosa tendiamo a credere. La regolazione, allora, non è censura: è tutela dello spazio pubblico, di quella che Habermas chiamava la sfera pubblica. Certo, la regolazione deve essere molto attenta, agire sulle procedure e non sui singoli contenuti. Ma per farlo serve capire come sta funzionando la piattaforma su identità, fonti, pubblicità, profilazione. Una frontiera da esplorare è quella che nel mio libro (Il mercato delle verità. Come la disinformazione minaccia la democrazia, Il Mulino, 2021) ho chiamato "il diritto a non essere disinformati": il diritto di ciascun utente di sapere da dove gli arriva un contenuto, chi lo ha generato, chi lo ha pagato, perché la profilazione lo veicola.
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che considera "illegali" le regolazioni estere che impattano su tecnologie di intelligenza artificiale sviluppate negli Stati Uniti. Un colpo diretto alle ambizioni regolatorie europee, soprattutto in riferimento all'AI Act. È un'escalation rispetto alle tensioni già esistenti tra Usa e UE su privacy, tassazione digitale e antitrust. E pone una domanda: fino a che punto l'Europa può davvero esercitare sovranità regolatoria, se gli Stati Uniti decidono di non rispettarne le decisioni regolatorie e di indebolirne la capacità istituzionale? A ciò si aggiunge la circostanza che mentre gli Usa impongono dazi sui prodotti importati, noi non mettiamo dazi sui servizi che importiamo, come quelli digitali, calcolati in circa 100 miliardi.
L'Europa è rimasta l'unico attore globale con strumenti regolatori realmente applicabili. Il Digital Services Act, con i suoi obblighi di trasparenza e analisi dei rischi sistemici, rappresenta uno dei pochi tentativi al mondo di regolare l'architettura stessa del potere digitale. Non è perfetto. Soprattutto non è completo. Ma è un punto di partenza.
Bisogna guardare ai dati, agli algoritmi, ai meccanismi di amplificazione, ai sistemi che decidono cosa diventa virale e cosa no. La Commissione, nei prossimi mesi, dovrà imporre trasparenza totale sugli algoritmi di raccomandazione, monitorare l'impatto dei sistemi di amplificazione, garantire accesso reale ai dati per la ricerca indipendente e verificare le pratiche pubblicitarie opache e il targeting sensibile.
Senza questi strumenti, le democrazie continueranno a combattere battaglie politiche su terreni che non controllano. Non è solo Musk il problema. Non è più nemmeno X come piattaforma.
Il vero tema è il rapporto di forza tra poteri pubblici e poteri digitali privati. Se lasciate senza controllo, le piattaforme diventano infrastrutture parallele di governance. Esercitano influenza politica ed economica senza alcuna accountability democratica.
Per questo la multa europea non può restare un episodio isolato. Serve continuità, capacità politica e coraggio istituzionale. L'Europa può ancora rappresentare l'unico spazio politico in cui i diritti digitali, la trasparenza e la protezione del dibattito pubblico siano obblighi democratici.
E mai come oggi, questo non è un dettaglio tecnico. È una condizione di sopravvivenza della stessa idea di democrazia.




Commenti