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Bilancio & Mancette tra consenso facile e futuro

  • Antonio Nicita
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 5 min


Anche in questa legge di bilancio si è posto il tema, in parlamento, della destinazione della quota riservata al Parlamento, circa 100 milioni. Anche quest’anno il gruppo del Partito Democratico al Senato, di cui sono vice Presidente, ha deciso di non ripartire a ciascun parlamentare una quota ma di scegliere tutti e tutte insieme un’unica misura trasversale, quindi dimensionalmente significativa, alla quale destinare, su tutto il territorio nazionale, le risorse attribuite: in questo caso, sedici milioni per contrastare la violenza di genere.

L’alternativa a questa scelta era quella di assegnare a ciascun parlamentare democratico circa 450 mila euro da destinare a un proprio obiettivo.

La precisa volontà del Partito Democratico è stata quella di non seguire questa odiosa, e inefficiente, prassi parlamentare della mancetta da spendere nel proprio territorio, senza alcun controllo, vincolo, analisi di priorità. Un approccio che non solo non condividiamo, ma che contrastiamo apertamente perché nel migliore dei casi inutile a risolvere temi politici e sociali e nel peggiore prodromico ad una gestione clientelare del consenso. Le questioni territoriali non si risolvono con finanziamenti arbitrari, sporadici e discrezionali a pioggia, ma proponendo progetti più ampi e seri che, proprio perché tali, possono poi anche ricadere sul territorio.

La mia esperienza, pur da parlamentare dell’opposizione – quindi con pochissimo margine di manovra - è che si ottiene attenzione a questione territoriali quando si svolge, costantemente, un’azione credibile per tutti i territori.

Se ciascun parlamentare pensa esclusivamente a portare a casa una piccola misura nel proprio territorio, qualcuno, magari qualche amico o supporter sarà contento, ma ci saranno sempre priorità inevase, pezzi di territorio esclusi e non rappresentati, istanze non raccolte.

Questa idea che la politica di bilancio abbia una quota personale, che ciascun parlamentare destina a qualcosa di sua scelta, a mio avviso nega la natura alta e generalista del mandato parlamentare. I sostegni territoriali non devono essere un capriccio del singolo parlamentare, funzione del suo stare o meno in una maggioranza, ma devono essere il frutto di un disegno di politiche volte a ridurre i divari socio-economici, a ridurre le diseguaglianze, con progetti pluriennali. Se vuoi intervenire su un tema del tuo territorio devi dare un fondamento che accomuni questioni analoghe e che possa interessare anche altri territori: non solo per accrescere il consenso dentro il parlamento e nel Governo, ma per mobilitare risorse significative per una porzione ampia del territorio.

Il ragionamento che porta piccoli finanziamenti per piccoli interventi può illudere che sia meglio un piccolo uovo oggi di una gallina domani. Ma più le uova sono piccole, sparse, arbitrariamente distribuite, meno galline ci saranno domani per tutti.

La risposta ai bisogni sta nell’individuare, anche con i propri emendamenti, priorità, metodi di valutazione degli interventi, progetti lungimiranti e inclusivi. E a raccogliere un consenso sul tema generale che coinvolge anche le questioni territoriali.

Questo non significa che ciascuno di noi non abbia presentato, segnalato e discusso emendamenti strategici per il territorio, proponendoli, dal lato dell’opposizione alla destra.

Per esempio, io ho firmato oltre 300 emendamenti, molti di carattere nazionale (con ricadute territoriali) e altri territoriali ma agganciati a interventi nazionali. Sul piano territoriale, la questione che ho posto con un mio emendamento (cioè sbloccare i fondi non spesi del Ponte, come FSC 2024-2025-2026 per opere finanziabili come la SR-Gela) è diventata un tema nazionale, condiviso da tutte le opposizioni. Non è bastato a farlo passare, ma la questione è diventata un pezzo del confronto politico nazionale in parlamento e sulla stampa nazionale. Dal momento che i fondi del 2026 destinati al Ponte (circa 2 miliardi) saranno probabilmente nuovi residui di bilancio tra qualche mese, è un tema che tornerà nel dibattito nazionale. Sbloccare 2 miliardi per opere siciliane cantierabili (a partire dalla Siracusa-Gela) è molto di più che assegnare qualche mancetta.

Inoltre, come PD, pur dall’opposizione, abbiamo ottenuto che molte questioni poste da ANCI (inclusa ANCI Sicilia) abbiano trovato parziale accoglimento in riformulazioni del Governo di molti emendamenti, come anche parziale accoglimento ha ricevuto il tema della proroga del personale PNRR nella PA, anche in relazione all’utilizzo delle graduatorie esistenti. Gli emendamenti non approvati sono stati trasformati in ordini del giorno che impegnano il Governo. È stato accolta in legge di bilancio, l’inclusione della Sicilia nel fondo dei farmaci innovativi, oggetto di un Ddl a firma mia e dei colleghi Lorenzin e Meloni, per quanto poi il Governo abbia inopinatamente deciso di tagliare l’ammontare complessivo del Fondo.

Nella stessa modalità, ha trovato accoglimento un mio emendamento sul superbonus sisma per le zone del Catanese interessate dal terremoto di S. Stefano del 2018 e che il Governo aveva escluso per due volte dalla proroga.

Sono diventati ordini del giorno numerosi emendamenti che riguardavano l’avvio di OSP per il trasporto aereo, il ripristino del fondo insularità, l’eccezione insulare per gli obblighi di dimensionamento scolastico in Sicilia, la sperimentazione di incentivi fiscali per chi rientra in Sicilia. C’è l’impegno del Governo a risolvere il tema del blocco del prelievo forzoso in provincia di Siracusa – presente in un mio emendamento – questione sulla quale mi sono coordinato anche con l’On. Cannata. Non è passato un mio emendamento per il riconoscimento a tutti del rimborso Sisma ’90, ma proprio per questo è passato un mio emendamento che estende il tavolo tecnico al MEF (avviato in passato con altro mio emendamento) al dicembre 2026.

Ci sarà un tavolo tecnico sulle questioni ILVA, ISAB e IAS, anch’esso frutto di un emendamento PD e c’è l’impegno del Governo, nella persona della sottosegretaria Albano, a risolvere l’annosa questione della disparità degli estimi catastali di Francofonte, oggetto di altro mio emendamento. È stato infine accolto un mio emendamento, presentato anche dal Sen Sallemi di FDI, che ‘salva’ il Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights, ente di eccellenza internazionale anche per il rapporto costante con la Corte Penale Internazionale, con un finanziamento di 300 mila euro per il 2026 che non è stato il risultato di un fondo personale del parlamentare.

Si tratta di emendamenti che non sono stati approvati in quota personale del fondo parlamentare, ma in quanto temi generali e di rilevanza nazionale che il Governo ha condiviso o che si impegna a risolvere, con ordini del giorno, alla prima occasione disponibile. Un’azione che non è frutto di distrazione, né di quote personali, ma di un confronto politico basato su questioni poste in modo credibile e che meritano attenzione di per sé. Temi che, con le evidenti difficoltà di essere all’opposizione, sono stati discussi e, in alcuni casi, accolti.

La mia prima esperienza parlamentare di tre anni, all’opposizione - con la prassi odiosa e anticostituzionale del mono-cameralismo alternato che dimezza di fatto la legislatura - non mi ha impedito, fuori dalla logica delle mancette, di portar alcuni risultati territoriali importanti in Sicilia sul tema del Polo industriale (a partire dall'emendamento su Lukoil poi ripreso dal Governo), dell’Autorità portuale (che destina adesso almeno 8 milioni di imposte sulla cità di Siracusa e ha annunciato investimenti per 30 milioni sul Porto Grande), dei rimborsi sisma ‘90 (sbloccando 100 milioni per i rimborsi), della stabilizzazione del personale Covid, per citarne alcuni. Quando sarà al governo del Paese il PD mostrerà anche come si possono valorizzare davvero i territori con progetti seri e inclusivi. Ma di sicuro oggi in Parlamento il PD, anche se all'opposizione, non si esercita a ricercare il consenso con misure limitate a favore di pochissimi, senza alcun effetto socio-economico di rilievo e destinate a scomparire domani.


 
 
 

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