Ma la Law&Economics é (davvero) di destra?
newmain Durante una cena del seminario STILE (Siena-Toronto Initiative in Law and Economics), ci siamo trovati a discutere con i colleghi Canadesi del fatto che, perlomeno presso quanti non si occupano generalmente di analisi economica del diritto, l'approccio law and economics tende ad essere classificato, anche in Italia, come un movimento 'di destra'. La cosa imbarazzava alcuni di noi che si descriverebbero più o meno come democratici liberal in senso Usa. Certamente, alcune implicazioni pro-market dell'analisi Posneriana possono essere classificate come liberiste. Tuttavia l'analisi Coasiana sui trade-off instituzionali tra mercato e centralizzazione gerarchica delle transazioni è certamente neutra politicamente, permettendo a taluni di parlare di un Coase liberista e ad altri di un Coase socialista.
Per non parlare delle implicazioni del lavoro di Commons (1924), delle riflessioni sulla giustizia distributiva e sulla responsabilità civile di Guido Calabresi (1970) o dei contributi della post-Chicago L&E che forniscono un quadro variegato dell'analisi economica del diritto. L'approccio della New Institutional Economics ha in parte contribuito ad alimentare questo equivoco. I contributi di Williamson (1985, 1996) ad esempio rischiano di 'giustificare' ogni istituzione che esiste come il risultato di un ottimo processo di minimizzazione di costi di transazione. E tuttavia North (1990), uno dei massimi esponenti del neo-istituzionalismo, chiaramente suggerisce che possono sempre emergere e persistere istituzioni inefficienti se il potere di 'influence' di chi le controlla ostacola il cambiamento istituzionale efficiente. Il mercato quindi può essere tanto il luogo in cui si manifestano assetti efficienti di scambio, quanto il luogo in cui si manifesta un potere distorsivo e inefficiente. Se guardiamo ad un campo privilegiato dell'applicazione dell'approccio law and economics, quello dell'antitrust law, emerge con chiarezza quanto scritto da Giuliano Amato (1997) e cioè che il disegno di regole efficienti serve a limitare sia il potere discrezionale di uno Stato invasivo sia il potere incontrollato dei monopolisti privati. L'approccio L&E, per quanto mi riguarda, ci aiuta a discutere dell'impatto delle regole attuali sugli incentivi e del disegno efficiente (di second best) delle regole future. Il disegno 'efficiente' non è di per sé indipendente dal fatto che si possano delineare altri obiettivi (anche distributivi). Efficienza può bene essere interpretata come minimizzazione dei costi di transazione nel perseguimento di un dato obiettivo dichiarato. Mentre queste considerazioni sono generalmente condivise dagli economisti, permane presso molti giuristi italiani la convinzione - a volte un vero pregiudizio - che l'analisi economica del diritto coincida non con un metodo ma con una politica di impronta liberista che tenda a semplificare la complessità del diritto e a innalzare l'efficienza del mercato come unico vessillo per il governo delle transazioni. Basta guardare alle evoluzioni della disciplina per capire che non è ( più ) così. Molti contributi possono essere ben etichettati 'di sinistra', ammesso che questa politicizzazione di un approccio metodologico abbia davvero un qualche senso. E' semmai un approccio complesso agli ordini istituzionali incompleti che ci aiuta a capire l'emersione e la distorsione del potere, sia esso proveniente dal pubblico, dal privato, dai governi, dallo stato, dalle norme sociali. Se proprio dovessi dire quale è l'ambizione più grande oggi di questo approccio direi che è quella di misurarsi con la complessità delle interazioni che avvengono tra sfera giuridica e sfera economica. In prossimità della seconda conferenza della Società Italiana di Diritto ed Economia occorre forse - come mi suggerisce Massimo D'Antoni - un dibattito più ampio e una più diffusa divulgazione dei progressi dell'approccio di analisi economica del diritto. Anche perché questo approccio può contribuire - e non poco - al dibattito italiano sulla politica economica e sulle riforme da compiere in vari ambiti.
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