Sea/Alitalia: un caso di hold-up?
aereoaereoaereo di Antonio
Quando i contratti sono incompleti, la parte che realizza investimenti specifici o irreversibili nella transazione di riferimento si espone al rischio di interruzione o di rinegoziazione unilaterale del contratto. Molte teorie economiche ci spiegano che, in questi casi, per evitare il rischio di opportunismo ex-post, conviene trasformare una relazione contrattuale in una relazione integrata d'impresa. Tanto tempo fa le compagnie aeree possedevano o controllavano pezzi strategici degli aereoporti. Ragioni antitrust e di politica della concorrenza hanno portato alla separazione verticale e a contratti incompleti, proprio come quello tra SEA e Alitalia.
Ma si tratta davvero di un contratto incompleto? E le decisioni di Alitalia sono davvero hold-up (rinegoziazione opportunistica del contratto)?
Secondo il presidente SEA si, al punto che di fronte alla prospettiva di 'uscita' dalla relazione contrattuale, per via delle mutate strategie di controllo, la SEA è pronta a chiedere oltre un miliardo di danni. Nella visione del presidente SEA, vi è un contratto implicito e incompleto si partnership tra SEA e Alitalia, in base al quale SEA avrebbe realizzato investimenti specifici ad Alitalia e quindi non recuperabili in usi alternativi. Secondo SEA la decisione di procedere con un'azione legale contro Alitalia è diretta conseguenza della violazione, da parte della compagnia di bandiera, "dell'accordo generale di partnership e di una pluralità di accordi sottoscritti con Sea e per aver agito in spregio a doveri di buona fede". Il presidente di Sea, Bonomi, il giorno dopo "l'irritazione" espressa da Palazzo Chigi per l'iniziativa legale, ha spiegato che "l'azione rappresenta un atto dovuto che rientra negli obblighi di responsabilità nei confronti dell'azienda e degli azionisti". L'azione legale si basa sul fatto che "Malpensa è stata sviluppata come un aeroporto hub a seguito della volontà di Alitalia di divenirne l'hub carrier. Di conseguenza - ha spiegato il presidente SEA Bonomi - l'aeroporto è stato progettato e sviluppato in costante contatto con la compagnia aerea al fine di recepire le concrete esigenze in termini di infrastrutture, impiantistica e organizzazione, con ingenti investimenti da parte di Sea. Investimenti che vengono vanificati dall'attuazione del piano di sopravvivenza di Alitalia". Cioé investimenti che 'sarebbero' specifici.
 Ancora: "Il progetto di fare di Malpensa un hub è nato nei primi anni Novanta - ha raccontato - per soddisfare una precisa esigenza di Alitalia, che non disponeva di un vero e proprio hub. In questo contesto Sea e Alitalia hanno lavorato insieme per anni per trasformare Malpensa in hub: in particolare Sea ha realizzato tutte le strutture necessarie per costruire l'hub, tra cui il sistema di Bhs per lo smistamento dei bagagli, un hangar per la movimentazione degli aeromobili e una modifica della organizzazione del lavoro".  Inoltre il presidente di Sea ha fatto notare che accanto agli ingenti investimenti realizzati sono stati sottoscritti specifici contratti in virtù dei quali Alitalia ha acquisito in esclusiva la disponibilità dell'hangar e ha assunto specifici impegni di sviluppo del traffico finalizzati a far decollare l'hub. Cioé investimenti che sarebbero 'co-specifici'. La convinzione da parte di Sea che Alitalia abbia violato accordi di tipo contrattuale ed extracontrattuale si basa anche su un documento congiunto risalente al 2002, in base al quale, come ha ricordato Bonomi, lo sviluppo di Malpensa in quanto hub era subordinato a due condizioni: "La presenza di un hub carrier che facesse di Malpensa il nodo focale della propria architettura di rete - ha detto citando testualmente il documento - e una infrastruttura aeroportuale adeguata e coerente con le esigenze di un hub e del suo hub carrier". "Ci sono - ha concluso Bonomi - atti, fatti e contratti che testimoniano l'impegno preso da Alitalia con Sea. La compagnia ha deciso improvvisamente di cambiare la propria strategia e, beninteso, chiunque può farlo, ma non nel nostro caso, dove accordi precisi impedivano un cambio inopinato della strategia. Oltretutto non credo che con l'abbandono di Malpensa si possa rimediare al fallimento di Alitalia che ha ben altre cause".
Da un punto di vista di analisi economica del diritto, potrebbe a prima vista trattarsi di hold-up, cioé di una rinegoziazione opportunistica del contratto implicito basato sulle aspettative che derivavano sia da contratti sottoscritti che da comuni intenti cooperativi e incompleti tra i due soggetti. Se tecnicamente possiamo definire la rottura della relazione incompleta un hold-up, da un punto di vista più prettamente economico la cosa è problematica. E' vero SEA ha fatto investimenti specifici sulla base dell''affidamento' delle future strategie di Alitalia. ma è vero che non si tratta di hold-up in quanto Alitalia non sta rinegoziando ai fini dell'appropriazione di una quasi rendita. Semplicemente sta cambiando proprietà. Ed è un cambio necessitato dalla cattiva gestione dell'azienda e dall'approssimarsi di un rischio fallimento (del quale il sindaco Moratti ha detto di non preoccuparsi, essendo molto più interessata a difendere Malpensa anche se poi non ci volerà più nessuno...). Inoltre ho anche dei dubbi sulla natura 'specifica' degli investimenti di SEA verso Alitalia. In realtà si tratta di investimenti specifici ad una specifica situazione di mercato e non ad una relazione, ovvero specifici a una compagnia dominante che svolge un certo numero di voi quotidiani, ma se oggi ce ne fosse un altra pronta a sostituire Alitalia, non sarebbe certo un investimento specifico, posto che avere un hub a Malpensa sia economicamente conveniente. Infine già nel 2002 i problemi finanziari di Alitalia erano ben noti e potevano essere ragionevolmente attesi d SEA. Ciò avrebbe dovuto spingere SEA a diversificare piuttosto che ad 'affidarsi' d Alitalia. E poi l'affidamento era su Alitalia o sulla politica?
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