Politics
Programmi e copertura
imgres di Ant
E’ vero: i programmi di PD e di PDL hanno alcuni punti in comune. Di per sé ciò dovrebbe rassicurare l’elettorato in merito alla circostanza che, chiunque vinca, alcune cose verranno fatte in ogni caso. Inoltre è stato compiuto uno sforzo, di per sé apprezzabile ma ad oggi poco verificabile, in merito alla copertura finanziaria. Perché entrambi i programmi promettono molto incluso un programma di riduzione fiscale abbastanza rilevante.

Come ci hanno insegnato Holmes e Sunstein nel libro “Il costo dei diritti”, le libertà individuali, non diversamente dai diritti sociali, dipendono dalla produzione di bene pubblici, dalla cooperazione e dal contributo attivo di tutti i cittadini al bene comune. I diritti costano e la stessa libertà individuale dipende, secondo Holmes e Sunstein, dalle tasse ovvero dall’intervento pubblico.
In entrambi i programmi la riduzione della pressione fiscale, oggettivamente elevata in Italia, passa attraverso un ridimensionamento della spesa pubblica della spesa pubblica inefficiente e improduttiva. I programmi indicano – con una qualche generosa approssimazione – anche gli ambiti nei quali tagliare. Con una promessa implicita: si taglia ciò che non serve. Dunque, non solo i diritti non ne verranno diminuiti, ma maggiori risorse potranno essere rese disponibili per usi più efficienti.
Ammesso che si riesca in questa ottima impresa, è indubbio tuttavia che anche il taglio della spesa pubblica improduttiva genera un costo sociale di breve periodo al quale una ‘mano visibile’, specie se è la mano sinistra, deve rispondere. Ciò che manca nei due programmi è dunque la copertura dei costi sociali del cambiamento, ovvero direbbero gli economisti, del governo delle esternalità generate dalle riforme promesse. Se cambiamento ci sarà, per esempio attraverso la riduzione della spesa pubblica inefficiente e improduttiva, non sarà certamente indolore. Ma su come si dovranno ‘coprire’ i costi sociali del cambiamento, non vi è alcun cenno. Persino un liberale come Einaudi invitava a considerare dietro i tagli e le cifre ‘gli uomini vivi’, le loro storie, la fatica quotidiana dell’adattamento al mutamento delle regole. Che faremo dei fannulloni? Non potremo licenziarli su due piedi, salvo infiniti ricorsi al TAR, né potremo mandarli anticipatamente in pensione. Probabilmente dovremmo incentivarne l’uscita, ma l’exit costa e sottrae forse più risorse di quelle che rivogliono risparmiare.
Un programma più onesto dovrebbe indicare il costo delle politiche di reindirizzo delle attività della pubblica amministrazione, di riqualificazione del personale, di incentivazione all’uscita o persino di programmi di sostegno sociali a quanti non riescono a riqualificarsi, ammesso che siano stati esclusi dalle loro attuali occupazioni. Questo programma dovrebbe spiegare agli italiani che, per almeno cinque anni, il risparmio cosi ottenuto sarà virtuale. Che l’efficienza organizzativa non significherà minore spesa assoluta, e dunque minori entrate, ma solo, eventualmente, una riqualificazione della spesa in impieghi più efficienti. Ma forse non sarebbe un programma popolare.
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La scomparsa del mondo
23437898 9788817005449g di Antonio
Si parla di molte cose in questa campagna. Dodici punti il PD. Abbastanza chiari, ma aspettiamo di leggere le 30 pagine cui ha lavorato anche Morando, assieme ad altri economisti. Il PDL ancora un programma non ce l'ha, ma aspettiamo di leggerlo. Si accusano di copiarsi. Anche Hillary lo fa con Obama. Di per sé, dovrebbe essere una circostanza che dovrebbe portare a dire che almeno alcune cose si faranno, chiunque vinca. Ma non é detto. Eppure leggendo i giornali, gli effetti mediatici, le candidature ad effetto, forse troppo effetto, ci si accorge che manca qualcosa. C'è troppa Italia. Liste, listini, listoni, apparentamenti, sondaggi. Manca qualcosa soprattutto a sinistra ed è davvero strano nei giorni in cui si proietta il film tratto dal bel libro di Veltroni sull'Africa. Manca il mondo. Lo sguardo oltre noi. Veltroni aveva citato l'Africa nel suo bel discorso del lingotto, leggendo una lettera di una ragazza romana prematuramente scomparsa. Eppure sono i giorni in cui dal Kenya al Darfur, alla Repubblica del Congo dove oltre all'Ebola adesso c'è il colera, arrivano lentissime e piccolissime le notizie di nuove morti. Tante, troppe. Come dice Sofri, il prossimo è sempre più vicino, ma è scomparso il mondo da questa campagna elettorale. Dov'é l'Africa Walter? Dio è ancora malato.
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Se il mercato politico diventa concorrenziale...
italia_urna di Antonio
Quasi ci siamo. Si delineano cinque/sei blocchi caratterizzati da una certa omogeneità interna. Oggettivamente è un risultato positivo da riconoscere a Veltroni, al di là del fatto che fosse o meno una scelta obbligata. L'uscita 'volontaria' dell'UDC dal PDL e la probabile lista di centro con UDEUR e Rosa Bianca schiaccia a destra il PDL, sebbene a sua volta La Destra lo rispinga un po' più al centro. L'ostinazione di Veltroni e il decisionismo di Berlusconi - probabilmente dettato dalla convinzione di farcela in ogni caso - hanno positivamente semplificato il quadro, rendendo meno efficace il veto dei piccoli partiti e più concorrenziale il mercato politico.
Con la legge attuale, votare chi non prende il 4% alla Camera o almeno l'8% su base regionale al senato è effettivamente un voto 'sprecato' nel senso che quegli elettori possono usarlo per contrastare la formazione ad essi più lontana. L'UDC paga paradossalmente e clamorosamente l'errore di non aver sostenuto Marini appena due settimane fa. E sono i beneficiari di quel rifiuto a mostrare il conto. Sotto questo profilo, il niet di Berlusconi è insieme apprezzabile e diabolico. Altrettanto apprezzabile è che sia il PD che il PDL abbiano detto di voler tenere fuori dalla competizione elettorale questioni etiche come la legge 194. E sbaglierà Berlusconi se si apparenterà con la lista di Ferrara, specie dopo aver detto di no a Casini. Dini e Mastella raccolgono i cocci e forse avranno un lungo futuro per pentirsene. Verrebbe quasi da re-indirizzare a Mastella la poesia falsamente attribuita a Neruda da lui recitata al senato: "lentamente muore..." una certa politica.
Fatti due conti, se il PDL mantiene le promesse degli attuali sondaggi, non c'è partita. Con almeno il 40% alla Camera (scenario 'basso' con 24 FI + 11 AN + 5 Lega) e con le fuoriuscite quotidiane di singoli esponenti UDC verso il PDL, il PDL può ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. E dovrà governare un fase difficilissima. Senza alibi. Perché il 40% sarà comunque minoranza nel paese.
Se invece accade qualcosa al centro e se La Destra sfonda e se, contestualmente, l'attuale quota di indecisi si riverserà per l'80% sul PD, allora la partita si apre. Troppi se?
Veltroni è partito benissimo. Ha imposto agenda, meccanismi, coalizioni, novità. Come quella, bella e forte, di Anna Finocchiaro candidata alla presidenza in Sicilia. Come il fatto che all'improvviso non ci sono più coalizioni rabberciate, ma liste aggreganti omogenee. Esattamente ciò che si proponeva il Referendum (insieme ad altri importanti miglioramenti al Porcellum). Se riuscirà a metter dentro socialisti e radicali Boniniani, il miracolo sarà già compiuto. Veltroni già riparte con il pullman. Di corsa, a coprire tutte le province. Ce ne vorrebbero almeno dieci di pullman con cinque sosia. Eppure Veltroni governa straordinariamente i media e fa apparire lontanissmo il governo Prodi che il PDL vorrebbe come interlocutore contro cui scatenare il proprio elettorato. La partita si gioca sui delusi di sinistra e sui confusi di centro-destra. Per Veltroni anche un pareggio al senato sarà una vittoria. Il discorso di oggi è stato forte e convincente. Forse troppo. Troppo se non basterà. Se si fermerà a Spello. Yes we can. CI sono cose che vivono solo nel presente, come le promesse impossibili o le sfide ardite. Come un pullman impazzito che non si ferma mai. Yes we can, ma anche no. Eppoi: è davvero cosi importante farcela?
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Crisi&Referendum. L'appello di NoiseFromAmerika
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E addio ai partitini dell'1 e qualcosa. E però primarie, preferenze e, se Dio vuole, una nuova generazione al governo senza complessi nei confronti del passato, comunista o meno, o delle diverse chiese, senza conflitti di interesse, senza passerelle, senza pastarelle, senza vittime, senza eroi. ECCO L'APPELLO DI NOISEFROMAMERIKA
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Nomadi bambini: che fare?
images di Antonio
Non si tratta di imporre visioni moderniste o di riproporre il dibattito cittadinanza-laicità versus diversità etnica-religione. Non si tratta di velo e di crocifissi. In Italia ai bambini che vi risiedono vanno garantite le stesse opportunità. Con politiche forti di solidarietà contro la povertà a livello nazionale e soprattutto comunale. Ma non si può accettare che qualcuno - rom o meno - utilizzi i figli elemosinanti come strumento di sopravvivenza. Spesso a famiglie che dimostrano di non possedere i requisiti adatti si sottraggono - temporaneamente o permanentemente - i figli per assicurare loro un futuro dignitoso. Perché fare allora una eccezione per le famiglie rom? La cultura nomade deve prevalere sui requisiti minimi di cittadinanza? Io sto con il sindaco di Livorno che dice...
..."togliamo ai genitori i bimbi che chiedono l'elemosina", affidandoli alle case famiglia e aiutando i genitori che, davvero, ne abbiano bisogno. Non si può accettare, in nome della diversità culturale, una evidente forma di sfruttamento minorile. I dettagli su Il Corriere di oggi e sul blog del sindaco, Alessandro Cosimi.
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Senza LUMen
Lum_logo_index di Antonio
Uno dice: non ci credo! E invece è cosi: c'è una università mediterranea privata che rilascia titoli dal 2000, ha sede in un centro commerciale, aspira a creare 'manager nel meridione'! Il suo fondatore é scomparso e il suo successore é....il figlio...laureato da poco...indovinate dove...proprio alla LUM. Ma non é questo il punto: c'è un ricercatore di sociologia non confermato che rischia il posto per presunto 'assenteismo' (mica c'è un cartellino?)...in realtà si scopre dalla versione del ricercatore, che il giovane ricercatore si é rifiutato con il NUOVO rettore (figlio) di scrivere un libro elogiativo sul VECCHIO rettore (padre). I sociologi italiani sono in rivolta.
Su repubblica di oggi la gustosa pur tragica notizia. Se volete solidazzare con lui, trovate l'email qui.
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Taking Grillo Seriously?
Pasted Graphic di Antonio
Poi finisce sempre così. I media tradizionali prima ignorano quello che succede nella rete e poi, quando i fenomeni scappano dalla rete e diventano reali, ne diventano ossessionati. Al di là di come ciascuno la pensi sul V day, non è serio passare dalla totale indifferenza all'ossessione. Giornali, telegiornali, talk show parlano solo di Grillo. Io ho mixed feelings. A chi interessa, scrivo qui cosa condivido e cosa no di ciò che è successo prima, dopo e durante il V day.


1. "IGNORATECI ADESSO"

Ottimo slogan. Tenuto su dai ragazzi nella piazza di Bologna. Fosse stato questo invece del vaffa, oggi le cose sarebbero diverse. Sono elettori in gran parte di centro sinistra che mi sembra vogliano dare la sveglia piuttosto che abbattere il governo. Per questo però sbagliano lo slogan (vedi il punto 2): vaffa è troppo definitivo, è un non ritorno. Sono elettori delusi forse da aspettative troppo forti, come dice Scalfari, ma in realtà promesse dal programma elettorale dell'Unione. Sono delusi perché rappresentano una parte della società informata e motivata, di quelli che i partiti dovrebbero corteggiare per portarli dentro e che invece sono sistematicamente ignorati, anche se hanno un PhD o un master. Sono stanchi della banalità e 'delle solite facce'. Vorrebbero capire cosa fa il governo ogni giorno, parlarne, discuterne. E invece assistono a continue liti inspiegabili dentro la maggioranza. Vorrebbero un portavoce vero, uno solo. Sanno come si usa la comunicazione e ammattiscono a vedere come i politici che loro hanno votato non la sappiano usare. In media sono più capaci dei politici che li rappresentano e non sopportano di essere presi in giro. Se é vero che un ministro ha risposto a Grillo "sono qui per caso", come si può pensare di avere credibilità?

2. VAFFANCULO
Il vero punto dolente. La vera stupidaggine. Il vero nervo scoperto. La cosa che manda in fumo, ad oggi, tutto questo potenziale. slogan efficacissimo e quindi inefficacissimo. Intendiamoci, maggiore è la delusione, più liberatorio è il vaffa collettivo. E in fondo il vaffa ha attratto la piazza. Ma è definitivo. Come fai a chiedere a un ministro o a un politico di darsi da fare, come dai a dargli ancora fiducia dopo che lo hai mandato pubblicamente a quel paese? Se lo scopo era dare la sveglia, il vaffa non può funzionare. Perché confonde persone oneste che comunque lavorano, forse con meno apparente efficacia di quanto si vorrebbe, con i peggiori. Il vaffa appiattisce tutto, senza ritorno. E' azzeramento. Quindi liberatorio, ma inefficace. irrealistico. Destinato a condannare alla sconfitta definitiva una parte politica. Era l'errore che cercavano quelli che vogliono che la casta rimanga tale per sempre.

3. GRILLONOMICS
E' la parte più innovativa e meno citata dai giornali. La protesta contro la legge 30 è fatta alla luce di fatti documentati (come nel libro con la prefazione di J. Stiglitz). Ma non chiedono 'protezione', chiedono strumenti di complementarietà (formazione, progressivo inserimento nel mondo del lavoro, limite del tetto precari per azienda, uso non opportunistico degli strumenti di flessibilità in entrata) che pure stavano nel libro bianco di Biagi ma non trasposti nella legge 30. Insomma appare evidente che al precario non viene fornito alcun inventivo a promuovere investimenti specifici nella formazione del proprio capitale umano: perché investire in un talento se sai che puoi uscire presto e in ogni momento? Perché le imprese o le banche hanno diritto a veder remunerati i rischi per i propri investimenti e questo non deve avvenire con il capitale umano? Interessante notare che Grillo (e Stiglitz) contestano la legge 30 ANCHE dal lato del merito, in ciò rappresentando un punto di contrasto con Alesina e Giavazzi (vedi altro post siu questo blog) che ritengono la flessibilità in entrata strumento che si accompagna alla promozione del merito. E invece dice Stiglitz proprio questa incertezza e l'impossibilità di investire in capitale umano a comportare che un precariato senza alcuna tutela (non necessariamente giuridica, sarebbero sufficienti tutele economiche) si associano ad una riduzione e non ad un aumento del merito come criterio di selezione.

4. GIORNALISMO POLITICO
E' un attacco demagogico ma che ha un suo fondamento. Sono scomparsi i fatti e il controllo pubblico sulle informazioni. I giornalisti specie quelli televisivi sono diventati oramai microfoni senza interlocuzione. E' il contrario della rete "li non puoi mentire", dice a ragione Grillo. E il giornalismo politico della carta stampata alimenta l'inferno che rappresenta. Lo scoop inesistente su cose di scarso impatto. Su questo punto non si può che condividere.

5. LA PROPOSTA DI LEGGE
Metodo intelligente perché ha dato una finalità organizzativa alla v day, ma tutte e tre le proposte si prestano a discussione (ci sono condanne e condanne; la preferenza può selezionare i migliori ma anche i portatori di tessere; i bravi parlamentari dovrebbero restare a lungo).

6. BROWN & MR. BEAN
Questa l'ho trovata la parte più stupida. Grillo dice che i politici che gli rispondono sono ridicoli perché è come se Mr Brown rispondesse a Mr Bean. E' stupida perché se fai casino e ti lamenti che la classe politica non ti considera poi non puoi deriderla quando prova a discutere, anche se a modo suo. Mr. Bean è muto. Mr. grillo no. Dietro questo approccio c'è in realtà la chiusura che fa il paio con il vaffa: io ti offendo, io ti accuso, io ti mando a quel paese e tu non puoi dire o fare nulla.

7. DIPENDENTI
Gli eletti sono dipendenti del popolo sovrano che ti dice cosa devi fare. Non mi piace. Il popolo ti sanziona non rivotandoti. I politici devono essere liberi ma devono rispondere.

8. ANTONIO DI PIETRO
Cavalca inebriato la piazza. Non conosce i suoi sottosegretari e se ne vanta. Non sappiamo che sta facendo come ministro, ma scrive continuamente sul blog, ora che lo ha scoperto. Molto meglio come scrive di come parla. Non credo mi piaccia. Dice che due ministri infrastrutture e trasporti sono troppi. Sia generoso, dia un esempio di alta politica e consegni le sue deleghe a Bianchi, senza però minacciare di togliere voti a Prodi. Lo facesse rivedrei subito la mia opinione su di lui. E gli chiederei scusa.

9. GENTILONI

Grillo continua a non essere correttamente informato dal punto di vista tecnico-giuridico ed è catturato dalla proprietà di Europa 7. C'é o ci fa? Rinvio a quanto scritto su questo blog in un precedente post.

10. AMATO
Non sta simpatico a Grillo, ma tutto quello che ha detto Grillo non ha totalmente senso. Amato non è mai stato cassiere del PSI e ha smesso di essere presidente antitrust nel 1997, quindi non c'entra nulla in ogni caso con Parmalat e Fiorani. Qui Grillo ha sfiorato l'assoluto nulla. Peraltro, ne avessimo persone della capacità di Amato.

11. 8 settembre
Non é cambiato nulla dal dopo guerra, dice Grillo. Chiedetelo ai nonni. E studiamo la storia.

12. RELOAD: taking Grillo seriously
Fossi un leader di csin incontrerei Grillo e discuterei con lui. Se risponde con un vaffa è antipolitica e come tale va trattata. Se invece ci si parla e si apre alla partecipazione, forse il vaffa sarà servito a qualcosa.
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FAQ day
images di Antonio Nicita
Come sapranno i lettori del precedente post, avevo preso impegno con Alessandro Sarno, Emiliano G., Mirco, Libero, Gianlu, Luca C. e qualche altro a rispondere qui - in modo assolutamente autonomo e personale - alle domande che sono state formulate sul sito di Paolo Gentiloni. Oggi è il mio FAQ (frequently asked questions) day. Non lo faccio per delega ricevuta, ma solo per rispondere a una mia personale manchevolezza: ho infatti risposto in modo brusco, sintetico e poco elegante ad alcuni messaggi su quel sito - che ho trovato urtanti e offensivi rispetto all'azione complessa e variegata che sta compiendo il ministro - dicendo che erano questioni mal formulate e comunque che si riferivano a cose che non inerivano ad effettive azioni o omissioni del Ministro. Questo post serve quindi a me per scusarmi e per spiegare meglio la mia risposta e non aspira in alcun modo a rispondere, per conto di altri, a domande ad essi rivolte.
La 'petizione' che si trova sui commenti nel sito di Paolo Gentiloni contiene 6 domande. A queste aggiungerei una settima che pure era stata avanzata nel blog, ma che poi è andata perduta dalla sintesi e che ha a che fare con la posizione assunta dall'Avv. dello Stato sulla discussione della legge Gasparri presso la Corte di Giustizia e con il presunto ruolo di Gentiloni nella vicenda.
Iniziamo con la prima e poi a seguire le altre. Ad alcune rispondo meglio ad altre peggio. Scrivo di getto, perdonatemi gli errori di battitura. E per favore ricordatevi che sono (forse!) un esperto di economia delle comunicazioni, ma non sono certo un giurista.

"1) Rete 4 sta abusivamente usando le frequenze di Europa 7. La cosa va avanti da troppo tempo. Perche´ la legge non viene applicata? Non voglio sentire risposte da 5a elementare come era stato il governo Berlusconi. Si vuole dare un mossa e fare qualcosa".

La domanda contiene una premessa che, cosi come è posta, non è vera. C’è in Italia una emittente televisiva (Europa 7) che nel 1999 ha ottenuto la concessione senza mai poter cominciare a trasmettere per mancanza di frequenze televisive, e c’è un’altra emittente televisiva (Rete 4) che trasmette senza concessione, ma in virtù di una autorizzazione provvisoria, e che avrebbe dovuto, in base alla giurisprudenza costituzionale ed all’ordinamento (legge 249/97, ora abrogata sul punto), lasciare le frequenze analogiche e trasferirsi su piattaforma digitale in quanto emittente eccedente rispetto ai limiti previsti al numero massimo di televisioni nazionali (non più di due) detenibili da un unico soggetto. C’è poi un ordinamento legislativo in materia televisiva, ma qui il discorso diventerebbe lunghissimo, che fino ad oggi, da ultimo grazie alla legge Gasparri, ha sempre legittimato – in un modo o nell’altro, tra un rinvio, una proroga e una deroga - questo stato di cose. Rispetto a questo stato di cose c’è un ministro in carica, Paolo Gentiloni, che in questi anni ha sempre sostenuto, in ogni sede, il diritto di Europa 7 ad ottenere le frequenze necessarie a trasmettere e che, una volta in carica, quale primo provvedimento, ha firmato un disegno di legge che riapre il mercato dell’acquisto delle frequenze tv a tutti i soggetti, inibendolo ai soli grandi broadcaster nazionali (RAI, RTI); stabilisce inedite procedure di rilascio delle frequenze eccedenti e prevede, entro un anno dall’entrata in vigore, il trasferimento di Rete 4 e RAI 2 su piattaforma digitale, con l’obiettivo di liberare risorse frequenziali a beneficio di tutti gli altri competitors.
Ora, alcune delle domande sul sito di Gentiloni, rimproverano al Ministro la mancata applicazione delle sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea, sul caso Europa 7/Rete 4. Ho già contestato sul blog di Gentiloni queste affermazioni. Spiego meglio perché:
a. non esiste una sentenza del Consiglio di Stato da applicare, tanto meno da parte del ministro Gentiloni. Ciò che invece effettivamente esiste, è una decisione interlocutoria del Consiglio di Stato, del 19 aprile 2005, propiziata da un ricorso di Europa 7, che rimette alla Corte di Giustizia, in via pregiudiziale, dieci questioni interpretative sulla conformità al diritto comunitario della legge Gasparri, del Testo Unico della radiotelevisione, e della legge 66/2001. Con tale decisione, il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio promosso da Europa 7 in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia;
b. non esiste una sentenza della Corte di Giustizia da applicare, per la semplice ragione che tale sentenza non c’è ancora. Anzi, a dir meglio, non è ancora stata depositata nemmeno la decisione del Procuratore generale, che necessariamente anticipa la sentenza (ho controllato fino a poco fa sul sito).
c. purtroppo, e fatemi sottolineare il mio purtroppo, non esiste nemmeno una nuova sentenza della Corte costituzionale da applicare per la semplice ragione che proprio la sentenza n. 466 del 2002, nel momento in cui richiedeva ineludibilmente il passaggio di Rete 4 su satellite o altra piattaforma trasmissiva entro il 31 dicembre 2003, anche al fine di liberare risorse frequenziali sul mercato analogico, aveva chiarito come detta decisione non pregiudicasse “il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili". Ora, è noto che il governo Berlusconi colse immediatamente questa apertura e varò - in tutta fretta - un decreto legge che autorizzò la permanenza di Rete 4 oltre il 31 dicembre 2003 e incaricò l’Agcom di certificare, con una relazione al Parlamento, il concreto realizzarsi di quel diverso futuro assetto, in ragione dell’arricchimento del pluralismo determinato dall’avvento delle trasmissioni in digitale e dall’aumento delle risorse tecniche disponibili. La Relazione dell’Agcom si concluse, ancorché tra molti distinguo, con la certificazione dell’esistenza delle condizioni richieste, e quindi la legge Gasparri potè poi entrare in vigore determinando in concreto la cancellazione della sentenza della Corte e la ennesima legittimazione dello stato di fatto, ossia Rete 4 tranquillamente al suo posto e Europa 7 senza frequenze.
Questa la storia, che non piace nemmeno a me se proprio lo volete sapere, per sommi capi. Rispetto a tutto questo si chiede al Ministro: "Si vuole dare un mossa e fare qualcosa?". Il Ministro Gentiloni, tra i suoi primi atti di governo, ha presentato in Parlamento un disegno di legge che ha tra i suoi obiettivi:
• il blocco di ulteriori acquisti di frequenze in capo a RAI e RTI
• l’apertura del mercato delle frequenze a tutti i soggetti, anche a quelli non provvisti di concessione o autorizzaione analogica
• l’adozione di misure di riequilibrio del mercato delle risorse economiche attraverso numerose misure in materia di raccolta pubblicitaria, telepromozioni e televendite,
• la previsione di un percorso di restituzione allo Stato di frequenze ridondanti
• l’obbligo in capo a RAI e RTI di trasferire una rete su piattaforma digitale e di restituire le frequenze analogiche non strettamente necessarie a tale migrazione.
Questa proposta, se approvata rapidamente dal Parlamento, come ha chiarito di recente anche la Commissione Europea, avrebbe ridato legittimità all’ordinamento televisivo e sanato storiche disuguaglianze. Il ddl prosegue in queste settimane il suo faticoso iter parlamentare alla Camera. Dai resoconti parlamentari si apprende che propri ieri è stato apporvato l'art.2 e si va avanti con l'art.3, verificando e accorpando gli emendamenti. E' inutile ricordare e noi stessi che il Parlamento è sovrano. E la legge proposta da Gentiloni può piacere o meno. Se ne può e se ne deve discutere. Sinceramente non mi sembra corretto, né generoso, attribuire a Gentiloni come Ministro delle comunicazioni responsabilità e colpe non sue. Piuttosto, siccome questa riforma stava nel programma dell'Unione chiediamo ai parlamentari di non ingolfare l'iter con emendamenti che hanno l'effetto di ritardarla. In questo il popolo della rete può svolgere un ruolo importantissimo chiedendo ai parlamentari di coordinarsi e di velocizzare i tempi nella commissione riferimento alla Camera e poi in Senato.


"2) La chiusura del Blog di Pietro Ricca è indice di una mancanza di libertà di espressione in questo paese. Non le sembrano cose di compentenza del ministro delle comunicazioni?"

Che dire? Sulla vicenda c'è una indagine in corso e non sono un giurista (l'ho premesso). Ho ascoltato l'appello di Ricca in video (rivolto ai blogger e alla magistratura). E' l'unica notizia che ho sull'argomento. Laddove si diffondessero i dettagli del provvedimento si potrebbe anche capire la base giuridica richiamata. Ma non mi sottraggo dal dare la mia opinione personale e alcuni spunti, per quello che possono valere. Sull'effettiva o meno natura diffamatoria di un post di Ricca deciderà la magistratura. Qui il tema rilevante è: è possibile o ragionevole o auspicabile che, anche di fronte ad un post diffamatorio su un blog, il magistrato che svolge l'indagine attui misure inibitorie del tipo oscuramento non già del singolo post incriminato ma dell'intero blog e/o del tipo modifica della password per l'aggiornamento del blog? Ripeto sono un ignorante sui profili giuridici, ma delle due l'una: o il post è equiparato a un qualunque pezzo di carta (facciamo per esempio una lattera cartacea spedita a un gruppo di amici) e in questo caso è il pezzo di carta (il singolo post) a costituire prova della presunta diffamazione ed è quella che va posta sotto sequestro (nessuno si sognerebbe di legare in via preventiva le mani dell'estensore della lettera); in alternativa il caso potrebbe essere qualificato come diffamazione a mezzo stampa e in tal caso il blog potrebbe essere qualificato come opera editoriale, ma anche in questo caso sarebbe interessante capire se qualcuno abbia mai impedito - anche in via temporanea - a giornalisti accusati di diffamazione di continuare a scrivere per la propria testata, né tanto meno qualcuno si è sognato di bloccare la rotativa di un giornale per un'accusa di diffamazione a mezzo stampa. In entrambi i casi, a orecchio, e con la mia totale ignoranza giuridica, la misura inibitoria mi pare sproporzionata e - personalmente - sulla base delle informazioni di cui dispongo al momento dal video di Ricca ciò mi pare sufficiente a dargli la mia solidarietà. Questo caso può servire ad avviare un importante dibattito su blog&libertà di espressione anche in Italia. Sul blog di Gentiloni è stata citata da qualcuno la lettera che Gentiloni ha scritto sul sito di Vittorio Zambardino. Da quella e da altre interviste si evince che Gentiloni non ha nascosto l'idea di quanto sia illusorio pensare di 'disciplinare' la rete. Tuttavia è vero che episodi quale quello occorso a Ricca destano preoccupazione. Il ministro ha la competenza? Ovviamente no rispetto alla specifica vicenda Ricca che sta nelle mani della magistratura. Più in generale, specie se la guardiamo sotto il profilo dell'inquadramento del blog come prodotto editoriale (cosa che secondo me rileva ai fini anche della locuzione 'diffamazione a mezzo stampa'), la competenza sul disciplinare questi temi sta alla Presidenza del Consiglio (e in particolare al Dipto Editoria) che ha dato vita, assieme al Min. dei beni culturali, ad una commissione presieduta dal Prof. Cheli che sta lavorando sull'editoria e sulla definizione di prodotto editoriale (alla quale anche il ministero comunicazioni è invitato a partecipare). Devo confessare che la mia idea personale era che meno si disciplina sui blog, meglio é. Eppure proprio l'episodio Ricca richiede forse iniziative volte a limitare forme di abuso non rispettose della libertà di espressione. Spero anche che Paolo Gentiloni possa avere presto l'occasione di ribadire pubblicamente, anche in relazione alla vicenda Ricca, il suo noto e costante pensiero a favore dei blog come strumento importante di libertà e di manifestazione democratica del libero pensiero.



"3) Perchè invece che stanziare 33 milione alla RAI per il digitale terrestre, tecnologia ormai quasi sorpassata, non investe su progetti che portino collegamenti internet gratuiti o WiMax ad alta velocità e abolisce il "pizzo" che dobbiamo pagare alla Telecom per avere una linea dati. Ha forse paura che la gente si svegli dal torpore in cui giace quando guarda l'isola dei famosi.
Oppure ormai l'ha promesso al fratello di Berlusconi che possiede un industria che produce decoder per il Digitale terrestre... Almeno mi faccia sapere le ragioni, infondo lei è e rimane un mio dipendente. Posso almeno sapere cosa sta facendo con i soldi che le diamo?"

Dunque, concorderete con me che - a prima vista - questa domanda sembra scritta da Totò e Peppino ne La Malafemmina. Battute a parte, in totale la Rai spenderà 145 milioni di euro per estendere la copertura della nuova tecnologia, fino all’85% della popolazione, di questi 33 milioni sono stati assegnati con finanziamento pubblico, anche in riferimento al contratto di servizio siglato con la RAI. In particolare Ray Way, la struttura che si occupa delle infrastrutture di trasmissione investirà circa 145 mln euro "nella digitalizzazione delle antennè per arrivare entro metà del 2008 (come prevede l’articolo 27 del nuovo contratto di servizio) a coprire con la nuova tecnologia l’85% della popolazione". Secondo quanto richiamato in conferenza stampa "sii tratta di mettere mano a ben 340 impianti in 200 siti, per lo più dislocati nel Nord-Est, nella dorsale adriatica e in buona parte del Sud". Tecnologia sorpassata? Difficile dirlo. Analoghe politiche sono state realizzate nel Regno Unito, in Francia, in Spagna. Lo swtich-off al digitale è un elemento comune a tutta l'Europa e l'attualità del digitale è fatta dal digitale terrestre. Si tratta di un investimento alternativo ad altri sulla banda larga? No, per fortuna. Si tratta di un investimento complementare. Sulle politiche per la banda larga, non sono certo io che devo informarvi della costituzione di un comitato banda larga presso il ministero che ha il compito di fare 'un catasto' della copertura italiana e di individuare lo stato dell'arte, segnalando priorità e opportunità. Sapete anche bene che il dibattito politico e scientifico sulla banda larga si intreccia con le Next Generation Network da un lato e con il problema concorrenziale di Telecom italia dall'altro come operatore dominante integrato verticalmente e 'monopolista' titolare di una risorsa essenziale non duplicabile. Chi investe in banda larga vuole sapere quale sarà la dinamica concorrenziale ex-post (se è l'incumbent si preoccupa di sapere se poi i concorrenti chiederanno accesso equo e non discriminatorio alla propria rete innovativa; se è un nuovo entrante vorrebbe sapere se poi Telecom non avvierà una concorrenza aggressiva). Sono temi complessi e attuali in tutta Europa e in Italia si intrecciano con la questione cruciale, oggi giustamente richiamata dal presidente AGCOM Calabrò, della separazione verticale (funzionale o proprietaria) del monopolista. E' giusto ricordare che questa vicenda della separazione della rete Telecom, partita oggi in corso presso AGCOM (rinvio al sito per leggere il documento di consultazione), può giovarsi di un potere aggiuntivo che il Ministro Gentiloni ha conferito ad AGCOM. Il DPEF contiene tre paginette molto importanti circa le risorse da destinare anche alla riduzione del digital divide. Sapete benissimo che il Ministro Gentiloni ha negoziato con il Ministero della difesa il rilascio delle frequenze per il WiMax in Italia. C'è stata la delibera AGCOM e il MInistero sta scrivendo il bando per l'assegnazione delle frequenze sulla base dei criteri indicati da AGCOM. Non so se è tanto. Certo non è poco. Si può fare di più? Sempre. Si deve fare? E' giusto pretenderlo. Dobbiamo riconoscere quello che si è già fatto? Non siamo obbligati, ma tra una 'sveglia' e l'altra 'ai dipendenti' sarebbe elegante farlo.

"4) perchè avete permesso a Telecom di applicare la tassa aggiuntiva di circa 10 € su tutte le connettività Naked motivandola con il defunto bitstream? "
Domanda molto, molto tecnica. Permettetemi di dubitare che i cento e passa firmatari abbiano la minima idea della questione che qualcuno ha sollevato per loro. Per fortuna, ho avuto occasione di conoscerla e, sempre sotto il profilo personale, posso dire che si tratta di una vicenda complessa che secondo me andava evitata. Dal Ministro? No. Non c'entra nulla. Il Ministro "non ha permesso nulla". Il riferimento è l'AGCOM, di nuovo. Si tratta di azioni promosse da AGCOM su materia di AGCOM, su questo non c’e’ dubbio. AGCOM ha deciso la tariffa per le linee “naked” (senza cioe’ componente voce&rdquoWinking determinando quale fosse il costo per la perdita della componente voce che TI sopporta su tali linee, dovendo pur provvedere alla loro manutenzione (249 07 Cons in GU 166 del 19/7/2007). Il costo aggiuntivo determinato e’ retroattivo e quindi gli OLO dovranno chiedere in alcuni casi molti soldi agli utenti finali. Qualora il tavolo bitstream, sempre gestito da AGCOM, avesse consentito un orientamento al costo del servizio bitstream offerto da Telecom Italia, le linee naked sarebbero state sostituite da ADSL su bitstream e vi sarebbe stata una scappatoia. In sostanza la situazione che si e’ venuta a creare determina un mercato della larga banda sempre piu’ concentrato verso gli operatori infrastrutturati. Questa politica puo’ essere piu’ o meno voluta, ma e’ nei fatti. C’e’ tuttavia un fondo di verita’ nella domanda post ma il problema non e’ da stato generato dalle azioni del Ministro o del Ministero.Certo, la situazione delle naked/bitstream rischia di ampliare il digital divide in quanto mette in difficoltà economica operatori che erano gli unici a servire alcune zone del territorio che ora rischiano di essere digital divise “fino a nuovo ordine”.

"5) come mai non si parla del caso Elitel ?"
Dunque, ne ho appena sentito parlare anch'io quindi è vero che non se ne parlaWinking. Da quello che ho capito, Telecom ha staccato la connessione a utenti di Elitel, in ragione della morosità della stessa nei confronti di Telecom. E' una vicenda di controversia tra operatori tipicamente di competenza dell'AGCOM (ma volendo anche AGCM). Non c'entra nulla il Ministro o il Ministero. Dal sito Agcom e da fonti di stampa si apprende che l'AGCOM (ma anche il TAR) se ne è occupata. In particolare risulta che il 12 luglio scorso l'AGCOM abbia esaminato i profili di tutela dell'utenza derivanti dalla risoluzione contrattuale avviata da Telecom Italia nei confronti di Elitel che ha determinato la disattivazione del servizio di telecomunicazioni. Cito dal comunicato stampa: "L'Autorità ha ribadito la necessità che gli operatori provvedano a porre in essere tutte le opportune misure e a fornire tutte le informazioni per evitare che si verifichi la cessazione del servizio telefonico. L'Agcom ha ordinato formalmente a Elitel di fornire immediatamente ai propri clienti dettagliate informazioni sulle modalità con le quali possono continuare ad usufruire del servizio telefonico di base o passare ad altro operatore nel caso in cui non vengano ripristinate le condizioni originarie. Telecom Italia dovrà collaborare con Elitel per gli utenti ad accesso diretto e, a sua volta, informare gli utenti in CPS (Carrier PreSelection) della stessa Elitel, tramite un messaggio fonico, della possibilità di effettuare chiamate in uscita premettendo, alla digitazione del numero, il codice di selezione (CS) dell'operatore con il quale sia stato sottoscritto un contratto, oppure quello di Telecom Italia".


"6) come mai le tv pubbliche e private non mandano mai una notizia riguardo le malefatte del monopolio detenuto da Telecom ? Forse perchè Telecom paga profumatamente la Rai per i suoi Spot ???"
Oddio, a questo non so davvero cosa rispondere. Scusatemi. Anche a me piacerebbe moltissimo avere più regulation e antitrust in TV, ma sinceramente volete che il Ministro si metta a fare pure il palinsesto delle tv pubbliche e private? O che scriva ai direttori di rete? Telecom paga più di altri gli spot alla RAI? Boh! Mi sentirei di escluderlo a occhio e croce. Report ha fatto comunque ottimi servizi http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html

7) questa domanda si aggiunge alle sei della petizione, dal post di ML: "Sul piano legale e' vero che gli avvocati dell'Avvocatura di Stato non sono (ovviamente, ci mancherebbe) scelti dai governi in carica. Avvocati di Stato si diventa tramite un - difficile - concorso pubblico. "L'Avvocatura dello Stato rappresenta e difende in giudizio gli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, Camera e Senato, Governo, Corte Costituzionale, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, C.N.E.L., ecc.), gli organi giudiziari (Cassazione, Corti di Appello, ecc.) e tutte le amministrazioni dello Stato, in modo esclusivo ed obbligatorio (c.d. patrocinio obbligatorio)" ( http://www.avvocaturastato.it/ ch...idifende_00.htm ). Cio' detto, e' chiaro che la singola posizione processuale sostenuta dall'Avvocatura di Stato, quale ad esempio quella nel giudizio Europa 7, dipende dal mandato ricevuto dall'organo pubblico relativo, nel caso di specie dal Governo Italiano. Ergo, anche il nuovo governo, nel momento in cui ha dato incarico all'Avvocatura di difendere la legge Gasparri in tale giudizio, ha preso una posizione nel senso di sostenere tale legge. (ML)"
La questione che era emersa a un certo punto nel blog, si riferiva alla circostanza, onestamente peculiare, che l'avvocato dello stato avesse difeso la Gasparri davanti alla Corte di Giustizia, in pieno governo Prodi. Ho risposto al commento dicendo che ricordavo che la stampa ne aveva parlato. ML, pone questioni generali di tipo tecnico-giuridico su cui non so rispondere. Ma rispondo invece sul tema specifico che aveva generato la precisazione di ML. Ho trovato il riferimento all'articolo che m ricordavo di aver letto: Marco Mele su Il Sole24ore del primo dicembre 2006 (si può scaricare dal sito della camera andando qui). Dice giustamente Mele: "Era necessario che l'Italia andasse a Lussemburgo a sostenere che le reti televisive non rientrano nel campo di applicazione delle direttive sulla comunicazione elettronica? Cosi è stato, ieri, nell'udienza sul caso Europa7.Eppure, in una lettera alla presidenza del consiglio, a metà novembre, il Ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, aveva avvertito: tenete conto "del netto mutamento occorso nell'indirizzo politico in materia". L'avvocatura di stato ha invece schierato il governo a difesa della legge. Palazzo Chigi è d'accordo?". Cosi Mele. Analoga ricostruzione è stata effettuata da una sua interrogazione da De Zulueta, che trovate qui. Ironia della sorte, l'Avv. di Stato che è riuscito nella singolare impresa di tentare di difendere l'Italia da sanzioni sulla Gasparri ma in sostanziale disaccordo con il governo in carica si chiama....Paolo Gentili.....Una mezza omonimia non può però nascondere una intera verità: Gentiloni si è attivato, appena ha saputo, per modificare l'approccio dell'avvocatura sul punto. Non sono riuscito a trovare un link attivo alla risposta alla interrogazione alla De Zulueta.

Saluti
Antonio
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Grillo, Gentiloni e la Fatwa
images di Antonio Nicita
Beppe Grillo ritiene che il Ministro Paolo Gentiloni abbia una qualche diretta responsabilità su (i) il permanere dell'occupazione da parte di Rete4 delle frequenze una volta assegnate a Europa7; (ii) sulla 'originale' chiusura temporanea del blog di P. Ricca. a seguito di un esposto di Emilio Fede. Dal suo sito ha invitato i frequentatori del suo blog a bombardare di messaggi e di domande il sito personale (non quello del Ministro) di Paolo Gentiloni. Ecco cosa è successo (e cosa succede)
Gentiloni, che pure ci tiene sempre a precisare - secondo me molto giustamente - che NON vuole usare il sito personale per questioni che riguardano il Ministero, ha risposto, dicendo -altrettanto correttamente - che lui non ha il potere, essendo vigente la Gasparri, per riassegnare frequenze ma che ha presentato una legge volta a ridisegnare il sistema, e che tantomeno non c'entra nulla con la vicenda Ricca. Non è bastato. Il sito è bombardato da email e da domande che ritengono il ministro quantomeno omertoso. Devo dire che la cosa mi ha un po' infastidito, perché io ritengo sacra la contestazione specie ai politici che devono sempre rendere conto. Sempre. Però le domande devono essere giuste e rivolte alla persona giusta. Non posso chiedere al macellaio di rendere conto non dell'aumento dei prezzi della sua merce, ma del tasso di inflazione nazionale! (esempio da economista!). In più tra i messaggi di gente perbene e appassionata se ne trovavano molti iperqualuquisti e offensivi. (io stesso ho ricevuto l'invito a ramazzare la stanza con....) Non sono convinto che il 'vaffanculoday' aiuti il paese. Né che buttarla in caciara aiuti a selezionare politici migliori. Anzi. Mi sono perciò fatto animo e ho scritto "la banda sarà larga ma la testa è stretta'. Dopo un po di insulti reciproci (però anche di batture carine come Leum Lino che mi sfotte perché dico che ero campione di salto in lungo sul mio sito....bei tempi), almeno 40 post successivi si sono 'normalizzati' sul dibattito vero, sui temi veri, su domande vere e su gente interessata che voleva risposte e voleva capire. Qualcuno ha pure ipotizzato - incrociando il mio nome con google - che io parlassi per conto del Ministro, ma ho sempre tenuto a precisare che sono un cittadino con le proprie opinioni e non posso che parlare per me. Con alcuni di loro ci siamo scambiati email e chattato in Skype. Da parte mia mi sono impegnato - in modo personalissimo - a informarmi sulle questioni (e su altre) che hanno chiesto. Risponderò qui, martedi sera, per come posso. Ho anche scritto che le riforme - putrtoppo - non si fanno con un click. E questo è forse più frustrante per chi prova a fare le riforme, un poco, ogni giorno, che per chi critica tutto dappertutto. Devo però dire che quelli che hanno accettato il confronto meritano da parte mia una risposta. Perché senza domande la democrazia si ammala. Diceva Heidegger che il domandare é la pietà del pensiero. E se le domande sono giuste, aiutano a pensare. Appuntamento qui. Per chi vuole.
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Et Voilà il prodragozémolo: un'unica ricetta per l'Italia?
Pasted Graphic di Antonio N. e Massimiliano V.
Sui famelici giornali quotidiani sembrano 'cucinare' ricette diverse per l'Italia. Ma se confrontiamo le relazioni di Montezemolo e di Draghi con il discorso tenuto oggi a Trento da Prodi, scopriamo una nuova ricetta: il prodragozémolo. Analisi in gran parte coincidenti e ricette non dissimili per lo sviluppo del paese. Abbiamo provato a cucinarlo insieme in un grande calderone, pezzo per pezzo. Ed ecco il risultato. Chi lo assaggia?
Nelle ‘considerazioni finali’ della relazione di Draghi all’Assemblea di Banca d’Italia si illustra un trend dell’economia mondiale positivo: l’economia mondiale è cresciuta nel 2006 del 5.4% (il ritmo più alto da oltre trent’anni), con nazioni come la Cina, paesi dell’Euro e Giappone che fanno da contrappeso al rallentamento dell’economia statunitense. Nell’area Euro in particolare in un periodo di ripresa, di crescita dell’occupazione, di forti rincari dell’energia e delle materie prime, l’inflazione è rimasta saldamente sotto controllo; per la prima volta, sottolinea Draghi, un forte shock petrolifero non si è riflesso sull’inflazione. In Europa l’inflazione al consumo è stata nel 2006 del 2.2% quasi dimezzata dai primi anni ’90. Una diminuzione forte si è avuta anche nei paesi emergenti dove l’inflazione è scesa dal 60 al 5%.
Prodi ha sottolineato, da Trento, come i due fatti nuovi dello scenario mondiale con i quali confrontarsi siano oggi due: la crescita irresistibile dell'Asia e l'affermarsi in pochi anni dell'euro come contraltare del dollaro negli scambi internazionali, come un livello totale delle riserve tale da rafforzare potentemente i paesi dell'area euro. La crescita dei paesi asiatici - Cina e India innanzitutto - sono per Prodi non solo fattori di 'minaccia' per le economie europee, ma anche e soprattutto opportunità sotto due distinti profili: mercati di sbocco per beni di lusso (in Cina ci sono 100 milioni di ricchissimi) e potenziali investitori (basta pensare alle programmazioni di nuovi impianti che Toyota sta effettuando in Europa). Dice Prodi: ci sono otto giorni di vantaggio, in termini di tempi di trasporto, tra i paesi del mediterraneo (Italia innanzitutto) e paesi europei continentali (Germania innanzitutto): una politica industriale e di sviluppo mediterranea è la migliore risposta all'espansione cinese. Porti, infrastrutture e ricezione delle merci sono assetti strategici sui quali l'Italia deve giocarsi un vantaggio competitivo "come avvenne nel rinascimento", prima che la scoperta delle Americhe riportasse alle rotte del Nord il commercio mondiale.
Guardando, all’Italia, dalla metà del 2005, affermano Draghi, Montezemolo e Prodi, l’economia italiana è in ripresa, seppure ad un ritmo che resta fra i più bassi dell’area euro ad inoltre il Pil pro capite italiano è sensibilmente più basso della media dei paesi OCSE. La ripresa è alimentata dagli investimenti e dall’espansione della domanda estera, in primo luogo in Germania.
L’occupazione italiana è notevolmente cresciuta anche se però in larga misura nelle posizioni temporanee. Comunque la riduzione della disoccupazione è l’unico aspetto che vede l’Italia in linea con la tabella di marcia dell’agenda di Lisbona. Negli altri aspetti il paese è indietro, spesso, sottolinea Draghi, più della media europea. Ma ci sono incredibili eccezioni, secondo Prodi: una tra tutte, l'industria meccanica che da sola fattura per l'italia l'equivalente del commercio farmaceutico europeo. In quel settore l'Italia ha un avanzo netto in termini di import-export di 25 mld di euro. Ed è un settore difficile da imitare perché richiede capitale umano specifico e formazione continua e spesso tacita. E la formazione di quel capitale umano diventa strategica.
A fronte di ciò, insiste Draghi, la produttività del lavoro è diminuita in tutti i settori, segnatamente nell’industria. Tale produttività, caduta di tre punti percentuali tra il 2001 e il 2005, è cresciuta lo scorso anno di un punto percentuale anche se in Germania, Francia e Spagna è salita ad un ritmo tra il 3 e il 6%. Questo indica un ritardo dell’adeguamento del sistema produttivo italiano ai mutamenti tecnologici. Di contro Montezemolo ha sottolineato che nel 2006 gli investimenti delle imprese sono cresciuti del 2.3% e che l’industria italiana ha saputo spostare le proprie produzioni verso beni di alta qualità e verso i nuovi mercati. Comunque Montezemolo ricorda che si deve continuare ad investire ancora di più in ricerca e sviluppo per riorganizzare la produzione e il marketing: asset immateriali sui quali si gioca la competizione globale. Inoltre per Montezemolo si devono ampliare gli spazi di flessibilità, ridurre il costo contributivo e fiscale degli straordinari, incentivare la contrattazione di secondo livello, legando gli aumenti salariali ai risultati aziendali e alla produttività. Ciò vale sia per il settore privato sia per quello pubblico.La scarsa produttività ed inefficienza della pubblica amministrazione, secondo Montezemolo può essere combattuta dall’introduzione di meccanismi di meritocrazia.
Resta però cruciale la dimensione delle imprese. Come osserva Draghi, occorre una scala dimensionale adeguata per affrontare gli alti costi fissi dell’innovazione continua e della presenza attiva sui mercati lontani. Oltre alle dimensioni, Montezemolo enfatizza la difficoltà del piccole e medie imprese a trovare finanziatori oltre che ad interagire con la burocrazia. Un dato sottolineato anche da Prodi che, anche per questo, saluta con entusiasmo i recenti fenomeni di concentrazione nel settore bancario, nella speranza che la riorganizzazione del settore possa anche essere una spinta alla crescita delle imprese specie con riferimento alla loro capacità di penetrazione di mercati esteri.
D’altra parte, sottolinea Draghi, nelle medio-grandi imprese cresce il ricorso a personale con livelli di istruzione più elevati da cui ne deriva un miglioramento dei risultati aziendali. Inoltre le imprese che hanno affrontato il problema del ricambio generazionale hanno in media i risultati migliori. A questo proposito Montezemolo ha sottolineato che nel capitalismo italiano sta crescendo una nuova borghesia che ha coscienza di sé, che sostiene la libertà di intraprendere e rifiuta la logica del declino. Prodi aggiunge che vorrebbe dare incentivi agli studenti che scelgono facoltà scientifiche, agli ingegneri, perché in quel settore della formazione del capitale umano l'Italia si sta giocando una sfida strategica. E su questo si becca pure un applauso convinto.
L’istruzione, per Draghi, si conferma al primo posto fra i campi dove un cambiamento forte è necessario. La bassa collocazione del nostro sistema scolastico nelle graduatorie internazionali ha una caratterizzazione territoriale che mostra che al Sud i livelli di apprendimento sono rilevantemente inferiori rispetto al Nord già dalla scuola primaria. Il reclutamento dei docenti e i percorsi di carriera sono governati da una combinazione contraddittoria di precarietà e inamovibilità. Pesa, inoltre, il ritardo nello sviluppo di un efficace sistema di valutazione delle scuole, che nell’esperienza degli altri paesi appare indispensabile complemento dell’autonomia scolastica. I problemi del sistema scolastico nascono da qui per Draghi e non da una carenza di risorse per studente (le quali sono invece più elevate in Italia che nella media europea).
Ancor più diretto e immediato, continua Draghi, è il contributo allo sviluppo dell’università. Alcuni importanti interventi (come l’autonomia finanziaria, la valutazione della qualità, etc.) attendono di essere portati a compimento. Inoltre, Draghi prospetta maggiore concorrenza tra gli atenei nell’attrarre studenti e fondi pubblici, con la qualità della loro ricerca e dei loro docenti, selezionati in base alla reputazione e remunerati di conseguenza. Prodi afferma che la cooperazione tra Università, ricerca e imprese è un punto essenziale sul quale investire, ma confessa che non ha ancora chiaro in mente quali politiche possano funzionare, rivelando un certo scetticismo per incentivi di natura fiscale.
Altro punto che affronta Draghi è il basso grado di concorrenza nel mercato interno dei servizi in Italia e come questa influenzi la crescita delle imprese che competono a livello internazionale: nei paesi con maggiori ostacoli legali e regolamentari alla concorrenza nell’offerta di servizi energetici, di telecomunicazione, di trasporto e professionali, l’industria manufatturiera cresce di meno. Puntare sulle liberalizzazioni dei mercati dei servizi è quindi essenziale per recuperare competitività e crescita. Inoltre è importante anche in termini distributivi: nel 2005 il 20% più povero della popolazione italiana spendeva in quei servizi e beni oggi coinvolti dalle liberalizzazioni oltre il 15% (140 Euro) del totale della sua spesa in consumi (940 Euro), 70 dei quali per consumi di energia in varie forme.
Ritardi sono evidenziati da Draghi anche nel comparto dei servizi pubblici locali, ad iniziare dal trasporto pubblico urbano e dalla raccolta e smaltimento dei rifiuti. In particolare, i risultati in termini di costi e qualità dei servizi appaiono deludenti e differenziati sul territorio in ragione delle diverse capacità amministrative degli enti locali. A questo proposito Montezemolo ritiene che debbano essere bonificate la crescente foresta di società pubbliche o semipubbliche. Montezemolo si dispiace che il disegno di legge del ministro Lanzillotta sui servizi pubblici locali abbia subito una revisione al ribasso che lo potrebbe rendere insufficiente. Pordi aggiunge che è un primo passo e che questa è una delle priorità del suo governo.
Apprezzamenti sono espressi da Draghi all’azione liberalizzatrice nei servizi professionali che hanno portato la regolamentazione italiana, che era la più restrittiva del mondo avanzato, su livelli vicini alla media.
Circa le liberalizzazioni Montezemolo ricorda la campagna per la concorrenza che Confindustria ha lanciato e sostiene. Per questo è necessaria una forte accelerazione a liberalizzare in tanti settori ancora chiusi alla concorrenza: energia, professioni, servizi pubblici locali, pubblica amministrazione. Prodi concorda pienamente e rivendica quanto fatto in materia in solo un anno di governo.
Altra nota dolente sottolineata da Draghi è la manchevolezza della nostra giustizia civile. Secondo Draghi i tempi lunghi della giustizia non dipendono tanto da una carenza di risorse quanto a difetti nell’organizzazione e nel sistema degli incentivi. Un punto sottolineato vigorosamente da Montezemolo.
Il problema infrastrutturale mostra emblematico un altro snodo irrisolto: l’inefficacia del processo decisionale condiviso tra Stato e Regioni. A tal proposito Draghi propone che, trascorso un tempo definito, l’azione del governo sia svincolata all’obbligo di assenso degli enti regionali e locali interessati. Dare voce alle esigenze locali deve essere possibile senza bloccare la realizzazione di opere necessarie alla modernizzazione del Paese.
Nel paragrafo dedicato alla finanza pubblica Draghi snocciola qualche dato: nel 2007 l’indebitamento netto sarà pari al 2.3% del prodotto interno lordo, mezzo punto in meno (quindi in meglio) all’obiettivo indicato alla fine dell’anno scorso. L’avanzo primario salirà al 2.6%. Alla fine del 2006 il debito pubblico aveva raggiunto 1575 Miliardi, quasi 27 mila Euro per cittadino. La sua incidenza sul prodotto è cresciuta per trent’anni (dal 32% del 1964 al 121% del 1994), è scesa di 18 punti tra il 1994 e il 2004, e dal 2004 è tornata ad aumentare. Senza vendite di attività e operazioni di ristrutturazione del passivo, oggi il rapporto tra debito e prodotto sarebbe circa lo stesso del 1994 (anno in cui iniziò il risanamento). In altre parole abbiamo smesso di accumulare il debito ma non abbiamo ancora iniziato a ridurlo.
Il debito, sottolinea Draghi, non ha permesso al Paese di adeguare le proprie dotazioni infrastrutturali e ha vincolato le politiche pubbliche: richiede imposte più alte, riduce le risorse per gli investimenti e per la spesa sociale. Al momento la spesa per gli interessi del debito pubblico è pari alla spesa per l’istruzione pubblica e ai due terzi della spesa per la sanità. Sulla stessa linea è la relazione di Montezemolo che ricorda che non abbiamo soldi da investire in infrastrutture, in ricerca, in educazione, in servizi pubblici essenziale, finanche nella sicurezza dei cittadini. Prodi insiste sull'azione - anche impopolare - di risanamento condotta fin qui dal suo governo e afferma che se altri governi avessero avuto lo stesso coraggio oggi l'Italia sarebbe pronta a ripartire.
E Draghi provocatoriamente asserisce: a noi la scelta se abbattere il peso del debito nei prossimi dieci anni, prima dell’accentuarsi dell’invecchiamento, o aspettare, accettando però profondi cambiamenti nel sostegno che la società sarà in grado di assicurare ai più deboli. Prodi annuisce.
Altro tema affrontato è la tassazione. La pressione fiscale è più alta della media europea, fra i grandi paesi d’Europa solo la Francia ha una pressione fiscale più elevata. Per inciso Montezemolo sottolinea che a fronte di una alta pressione fiscale i servizi e gli investimenti pubblici sono spesso insoddisfacenti. A causa del peso dell’evasione che resta forte, nonostante qualche primo segno di recupero di gettito, la differenza tra l’Italia e il resto d’Europa è maggiore se si guarda al prelievo sui contribuenti fiscalmente onesti. Il “far pagare” le tasse a tutti è enfatizzato anche da Montezemolo. Il quale definisce inaccettabile il fatto che su 40 Milioni di contribuenti IRPEF solo il 5% dichiari un reddito complessivo superiore a 40 mila Euro e solo lo 0.8% sopra i 100 mila Euro. Per questo Montezemolo condivide una rigorosa azione di contrasto all’evasione fiscale, all’economia sommersa e al lavoro nero, dato che il sommerso tocca il 30% del PIL e partecipa enormemente al triste primato degli infortuni e morti sul lavoro. A tal proposito Montezemolo propone di far accompagnare gli ispettori del lavoro dalle forze dell’ordine nelle situazioni più a rischio. Prodi si dice consapevole di ciò e pronto ad azioni di riduzione, anche perché c'è il rischio di una perdita di competitività a livello europeo, ma ciò è posisble solo dopo l'opera di risanamento.
Montezemolo ricorda che l’illegalità è il vero freno dello sviluppo e questo è tanto più vero se si guarda al Mezzogiorno. Le aliquote legali delle imposte che gravano tanto sul lavoro quanto sul capitale sono elevate. Il quadro è completato da Montezemolo, il quale ricorda che quando in Germania entrerà in vigore la riforma che riduce di 9 punti l’aliquota fiscale sui profitti, le aziende italiane saranno le più tassate d’Europa.
Per Draghi, esistono margini di risparmio in tutte le grandi voci del bilancio pubblico. Anche le politiche redistributive andrebbero valutate confrontando i risultati con i costi. Inoltre, un riequilibrio duraturo delle spese pubbliche richiede un intervento sul sistema previdenziale spingendo per un convinto avvio della previdenza complementare. Montezemolo ricorda che siamo il paese del vecchio continente con l’età media più alta e con l’età di pensionamento più bassa. A tal proposito Draghi propone di valutare lo spostamento verso la previdenza complementare, su base volontaria, di una quota limitata della contribuzione destinata alla previdenza pubblica, che è attualmente pari al 33% del salario (il valore di gran lunga più alto tra i maggiori paesi europei).
A seguire, Draghi affronta il tema del mercato dei capitali e del controllo. In primis sottolinea che la semplicità della struttura proprietaria delle imprese accresce la capacità di attrarre l’investimento azionario. In questa prospettiva le strutture a piramide (comunque in riduzione in Italia) aumentano l’opacità del mercato del controllo.
Con le ultime fusioni si è assistito ad uno sconvolgimento del settore bancario. Fino ad un anno fa le due banche italiane più grandi erano al 7° e al 18° posto nella graduatoria europea per capitalizzazione di borsa. Inoltre le prime 3 banche popolari detenevano il 49% dell’attivo della categoria in Italia. Oggi, le prime 2 banche italiane sono al 3° e all’11° posto e le prime 3 popolari hanno una quota pari al 73% dell’attivo della categoria. Ma, evidenzia Draghi, è bene vigilare affinché la concentrazione dell’offerta non si traduca in un indebolimento della concorrenza, ma in un giovamento dell’economie di scala da parte dei clienti. Infine, un sistema finanziario moderno non tollera commistioni tra politica e banche. La netta separazione rafforzerà entrambe. Prodi concorda e respinge le critiche di commistione tra politica e banche di cui è stato accusato il suo governo. Dice che ha saputo a cose fatte delel concentrazioni bancarie e che se ne rallegra. Ma poi aggiunge un sano realismo: "cosa pensate che quando parlo con un capo di stato straniero si parli di musica e di farfalle?"
Anche Montezemolo si auspica che un rafforzamento del sistema bancario posti a servizi e costi più concorrenziali per cittadini e imprese, e ad una maggiore presenza internazionale in tanti paesi dove è sentita la mancanza di banche italiane. Nella relazione di Montezemolo si sottolinea che l’Italia attira sono un terzo degli investimenti internazionali che arrivano in Francia e un ottavo di quelli del Regno Unito. A tal proposito è necessario un rilancio di politiche industriali. Queste devono consistere nel favorire la crescita e nel definire regole certe per l’esercizio dell’attività economica. In particolare Montezemolo si auspica un rafforzamento delle autorità indipendenti.
Montezemolo propone anche una maggior concorrenza in politica, e questa può essere ottenuta tramite un sistema elettorali che faccia emergere i migliori per governare. Sempre dal punto di vista politico Montezemolo vede l’Italia del 2015 con una Carta Costituzionale più moderna che faccia propri i principi di economia di mercato e libera concorrenza. Inoltre per rafforzare il governo occorr estendere le prerogative del Premier, dandogli un vero potere di nomina e revoca dei ministri. Bisogna poi accorciare i tempi infiniti dell’azione legislativa, separando le competenze di Camera e Senato ed evitando quell’avanti e indietro di provvedimenti che è un fenomeno tipico solo dell’Italia. Inoltre si deve completare l’assetto federale del Paese, redistribuendo più chiaramente le risorse e funzioni tra centro e periferia. In particolare, Montezemolo propone un “patto di stabilità” tra Stato e regioni sul modello di quello esistente tra l’Europa e gli stati membri.
E poi i costi della politica: il costo di un sistema che stenta a produrre risultati. Ad esempio, Montezemolo propone un business plan per l’abolizione delle province. Ma la casta politica è solo una delle caste italiane che irrigidiscono la mobilità sociale. Montezemolo sottolinea che il 30% degli italiani non riesce a cambiare la propria condizione sociale in tutto l’arco della vita. Prodi annuncia un libro bianco sui costi della politica.
Insomma tante spezie e un forte odore. Tipo bagnacauda e paella insieme. Ma chi lo assaggia il prodragozemolo?
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Il Merito della Democrazia
Pasted Graphic di Lorenzo Sacconi
 Il manifesto del Partito Democratico dedica effettivamente pagine ben scritte a esprimere che è un valore prioritario per i democratici promuovere il merito e il talento ed eliminare tutte le incrostazioni corporative, monopolistiche e nepotistiche della società italiana, che impediscono ai giovani di talento di emergere e di conquistarsi la posizione nella società che si meritano. Vi sono anche paragrafi in cui si ricorre alla complementare e correttiva idea "personalista" (cattolico-liberale)  di una persona “aperta agli altri” (progetti di vita non grettamente egoistici ma “relazionali” piacciono di più ai democratici di quelli meramente egoistici), ma non c’è analoga enfasi sull’uguaglianza liberale e su qualcosa come il "principio di differenza" inteso quale  principio di regolazione delle diseguaglianze accettabili dal punto di vista di un accordo imparziale sulle istituzioni base della società (scuola, università, sanità, mercato del lavoro , impresa, professioni  ecc ecc). Il collega Giavazzi sul "Corriere della Sera" coglie la palla al balzo e cita diffusamente i toni meritocratici e "talentisti" del documento , per assolutizzarli  come se fosse l’unico messaggio.....

Ma lasciatemi citare qualche pagina per cominciare:
 
“… il principio di differenza  (cioè che le disuguaglianze sociali ammissibili siano solo quelle che tornano a maggior vantaggio dello svantaggiato, N. d. T. )  rappresenta, in effetti, un accordo a considerare la distribuzione dei talenti naturali come una risorsa comune e a condividere i benefici di tale distribuzione naturale, qualunque essa sia. Coloro che sono stati favoriti dalla natura, chiunque essi siano, possono avvantaggiarsi dalla loro buona sorte solo nei termini in cui ciò migliora la posizione di coloro che risultano perdenti . I naturalmente avvantaggiati non devono guadagnare ( di più ) meramente perché essi sono coloro che hanno ricevuto un dono maggiore, ma solo allo scopo di poter pagare il costo del loro addestramento e della loro istruzione e per poter usare la loro dotazione naturale in modi che aiutano nondimeno i meno fortunati . Nessuno merita la sua capacità naturale, né merita un punto di partenza più favorevole nella società. Ma non ne segue che si dovrebbero eliminare queste distinzioni. C’è un altro modo di fare  conti con esse. La struttura fondamentale (delle istituzioni) può essere organizzata cosicché tali fatti contingenti lavorino a favore del bene dei meno fortunati. Così siamo condotti al principio di differenza. Se intendiamo stabilire un sistema sociale nel quale nessuno vinca o perda a causa della sua posizione arbitraria nella distribuzione dei talenti o la sua posizione iniziale nella società senza dare o ricevere alcun vantaggio risarcitorio in cambio”  …
“Forse alcuni penseranno che la persona con maggiore dotazione naturale meriti quelle risorse  e il carattere superiore che ha reso possibile il loro sviluppo. Siccome è più valida, allora meriterebbe i maggiori vantaggi che potrebbe ottenere con esse. Questa visione tuttavia è certamente sbagliata. Si direbbe un "punto fisso" della nostra valutazione ponderata che nessuno merita il suo posto nella distribuzione delle dotazioni naturali , non più di quanto uno meriti la sua posizione di partenza nella società. L’asserzione che un uomo merita il suo carattere superiore, che lo mette in condizione di fare lo sforzo di coltivare le sue abilità, è ugualmente problematica: poiché il suo carattere dipende il larga misura dalle circostanze famigliari e sociali fortunate per le quali egli non può avanzare credito alcuno. La nozione di merito sembra non applicarsi a questi casi. Su questa base l’individuo rappresentativo più avvantaggiato non può dire di meritare e perciò di avere un diritto a uno schema di cooperazione nel quale gli è consentito di acquisire benefici in modi che non contribuiscono al benefico degli altri.  …Dal punto di vista del senso comune, allora,  il principio di differenza sembra sia accettabile sia dall’individuo più avvantaggiato che dal meno avvantaggiato” .
 
Chi dice queste cose ? Un comunista? Come sapete (spero),  no, non è un comunista, è il massimo filosofo politico liberale del ‘900 , John Rawls (A theory of Justice, 1971, pp. 101-102, pp.103-104, trad. mia)
 
Purtroppo chi ha scritto il manifesto del nascituro Partito Democratico sembra essere poco attento proprio alla parte più valoriale e meno tecnica dell’opera di Rawls , del cui nome però tutti si riempiono la bocca nei convegni.
 Il manifesto dedica effettivamente pagine ben scritte a esprimere che è un valore prioritario per i democratici promuovere il merito e il talento ed eliminare tutte le incrostazioni corporative, monopolistiche e nepotistiche della società italiana, che impediscono ai giovani di talento di emergere e di conquistarsi la posizione nella società che si meritano. Vi sono anche paragrafi in cui si ricorre alla complementare e correttiva idea "personalista" (cattolico-liberale)  di una persona “aperta agli altri” (progetti di vita non grettamente egoistici ma “relazionali” piacciono di più ai democratici di quelli meramente egoistici), ma non c’è analoga enfasi sull’uguaglianza liberale e su qualcosa come il "principio di differenza" inteso quale  principio di regolazione delle diseguaglianze accettabili dal punto di vista di un accordo imparziale sulle istituzioni base della società (scuola, università, sanità, mercato del lavoro , impresa, professioni  ecc ecc).

Il collega Giavazzi sul "Corriere della Sera" coglie la palla al balzo e cita diffusamente i toni meritocratici e "talentisti" del documento , per assolutizzarli  come se fosse l’unico messaggio, e chiede se siamo disposti a portarli alle loro estreme conseguenze , il che significherebbe inserire mercato e competizione in ogni campo, eliminando tutte le pretese  avanzate in nome dell’uguaglianza  (che ovviamente è  solo roba corporativa!). Giavazzi si erge  a giudice liberale del partito democratico, non come voce estranea ma giudice della sua coerenza interna, e tuttavia  ignora, a quanto pare, il più importante pensiero liberale contemporaneo, che tanto impatto ha avuto anche sul pensiero economico a partire dall’america (da Harvard) per irradiarsi ovunque nel mondo (nomi come Arrow e Sen dicono qualcosa?) . Mi rendo conto che rispetto alla cultura standard dei nostri macroeconomisti si tratti ancora di tendenze minoritarie, sebbene riconosciutamente importanti. Ma qui parliamo di etica pubblica e la discussione pubblica su tale materia dovrebbe essere razionale e informata non meno che sulle materie più tecniche (basta cercare  sotto la voce “desert” – posso assicurare che anche il quotation index offre risposte inoppugnabili a proposito di Rawls). 
 
Nessuno si sofferma a dubitare che il mercato,  che -  a certe condizioni – è una protezione della sovranità dei consumatori (quando è realistico pensare che i contratti non siano tanto incompleti da rendere vacua questa espressione), sia  anche una misura del merito e del talento, il che è molto meno ovvio. Chi ha successo nel vincere una concessione pubblica in Italia misura il suo merito e talento? Hanno merito Tronchetti e Benetton? Ex post come giudichiamo la loro condotta? Forse il mercato in questi casi non ha selezionato quelli meritevoli, per il semplice motivo che non è un meccanismo ben funzionante nel caso in oggetto...
Per cambiare esempio, quale misura del merito e del talento c’è nell’incontrare il gusto dei consumatori? Se Maradona  ha talento, merita il frutto del suo talento indipendentemente dal suo contributo alla cooperazione sociale? Oppure il valore del suo talento dipende dalla convenzione sociale e dall’istituzione sociale del calcio , cui contribuiscono credenze e preferenze sociali?
In realtà, anche dal punto di vista teorico in economia noi abbiamo indici del merito che sono solo una misura del contributo marginale a una coalizione , cioè a una forma di cooperazione, non una competizione  (l’ambito è quello dei giochi cooperativi), ove la cooperazione implica la partecipazione di ciascuno dei membri della coalizione.
 
Ma la cosa importante,  che ricorda Rawls,  è che le considerazioni sul merito e il talento sono secondarie, nel senso che letteralmente “vengono dopo” aver istituito un assetto di istituzioni fondamentali che distribuiscono i beni principali  NON in base al merito, ma in base ad altri criteri di equità - cioè un precedente contratto costituzionale,  nel quale  sono rilevanti nozioni precedenti al merito, quelle che intuitivamente chiameremmo “bisogno” oppure  uguale necessità di beni principali per ogni piano di vita, oppure vantaggio reciproco tra membri della società che, indipendentemente dal talento, sono comunque necessari a uno schema di cooperazione sociale (non è qui la sede  per una discussione approfondita). Solo una volta che le risorse siano assegnate in base  questi criteri costituzionali  - cosicché  ciascuno possa “meritare” la sua “equa” quota di frutti della cooperazione sociale -  "equa" rispetto al criterio del bisogno o del reciproco vantaggio o dell'uguale massimizzazione dei beni principali a disposizione di tutti - allora la remunerazione in base al talento e al merito, pur con le disuguaglianze che ne seguono, diviene anche funzionale al contratto base che tiene assieme la società.
 
A questo punto la domanda operativa è: LibertàEguale, che annovera tra i suoi principali esponenti Michele Salvati , parte della commissione dei saggi che ha redatto il MAnifesto , non dovrebbe promuovere una discussione franca su questi punti veramente essenziali della carta dei valori del partito democratico?
 
Non stiamo per caso finendo in una drammatica subalternità culturale nei riguardi di una cultura liberista (o meglio, tecnicamente,  diremmo libertarian ) che nessun liberal americano riconoscerebbe come sua? Non essendo mai stato un critico , nè un fanatico, di sinistra di Rawls, ma sempre attento alle ragioni genuinamente liberali dell'idea di "contratto sociale" , ho molto chiaro che tra queste posizioni  esiste  una distinzione, che altrove è esattamente ciò in base a cui il liberalismo dei "democratici" si distingue da altre rispettabilissime posizioni, pur sempre liberali ma "conservatrici" (Hayek dice qualcosa?).
 
Grazie delle vostre risposte , e soprattutto se, dalle  vostre posizioni, favorirete tale discussione.
 
Lorenzo Sacconi
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E intanto a San Francisco il Wi-Fi c'è. Ed è gratis.
1.6.07-googlesf di Antonio

C'è riuscita San Francisco. Grazie all'accordo siglato il 5 gennaio 2007 tra il Comune e Google/Earthlink. Cosa ci insegna questo accordo? Che almeno per i consumi residenziali alcune piattaforme innovative possono sopravvivere e svilupparsi solo con accesso easy&free, essendo finanziate da varie forme di advertising. L'accordo prevede che " EarthLink to build a citywide wireless network and allow Google to provide free internet access." With an estimated one million or so folks to benefit from the implementation, things are looking good if you've been itching for everywhere-WiFi and happen to live in SF, and while EarthLink still plans on offering a "fee-based premium service," Google is looking out for the little guy by dishing out the free stuff. Apparently, no hard pricing figures nor rollout dates have been set just yet, but things should start moving along relatively soon if Google has anything to do with it, as a statement released by the company stated its intent to "to see the service go live as soon as possible" -- now that's what we're talking about"....
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Per una Politica ed un'Etica degli Effetti
imagesdi Antonio
Non sono un giurista e non ho le idee chiarissime sui 'valori'. Ovvero credo in quei valori civili - presenti nella nostra costituzione - che lasciano ampio margine alle libertà individuali nella cornice dei diritti e dei doveri civili. La ns repubblica è fondata sul rispetto delle libertà e dei diritti individuali. Non si tratta di relativismo etico, perché l'etica dei valori relativi è essa stessa un valore, peraltro profondamente cristiano. L'etica della tolleranza. Per chi crede è il libero arbitrio il luogo del peccato e della salvezza. Libero arbitrio. Ma questo non c'entra. Non voglio parlare dei Valori, ma di una etica, per cosi dire, di secondo ordine, l'etica degli effetti. Credo che a questa etica bisogna guardare per risolvere i recenti dibattiti sul caso Welby, sulla fecondazione assistita, sui Pacs.
L'etica degli effetti dice una semplice cosa: confrontiamo i diritti associati a situazioni oggettive con l'esercizio o il mancato esercizio di quei medesimi diritti in condizioni soggettive. Se cittadini che hanno condizioni soggettive diverse ma che si trovano in una medesima condizione oggettiva di scelta hanno opzioni distinte di scelta, vuol dire che stiamo contraddicendo il principio fondamentale di non discriminazione e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E dobbiamo fare in modo che l'uguaglianza oggettiva sia ripristinata. Mi spiego meglio. Welby ha il diritto di rifiutare le cure ma non può sottrarsi al dovere del medico di prestargli cura. Questo paradosso tra diritti e doveri in contraddizione viene risolto, nella vita di tutti i giorni, dalla semplice circostanza che i cittadini che si trovano in una condizione soggettiva diversa da quella di Welby possono esprimere pienamente i diritti di proprietà sul proprio corpo e sulla propria mobilità: nessun medico può costringere alle cure un malato terminale che sia proprietario del proprio corpo e che possa disporne la mobilità. Terzani e Fallaci hanno scelto di portarsi addosso il cancro, di non curarsi e di non curarsene. Qualcuno ha posto un problema di omissione dolosa ai medici curanti? No. Per il semplice fatto che la condizione soggettiva di chi si sottraeva alla cura era quella di poter disporre della mobilità del proprio corpo: di localizzarsi.
Oggi Welby non può sottrarsi alle cure del medico perché non può autonomamente disporre della propria mobilità, della propria localizzazione. Ha bisogno di qualcuno che lo sposti dal luogo nel quale il medico presta la cura, ma questo qualcuno sarebbe responsabile di omesso soccorso se non di omicidio. La divesa condizione soggettiva di Welby viola il principio della uguaglianza oggettiva di fronte alla legge.
Cosi, un single non può adottare perché non rappresenta una famiglia (qualcuno si spinge a dire perché il bambino ha il diritto alla figura paterna): ma allora occorrerebbe sottrarre alle ragazze madri, divorziate o vedove i figli? E ancora, i single omosessuali non possono prestarsi a fecondazione assistita, ma una lesbica può prostituirsi e cercare un figlio in un accoppiamento in autostrada. I cittadini facoltosi possono sottoporsi a fecondazione assistita all'estero (+40% lo scorso anno dall'Italia), fecondare e impiantare più ovociti, mentre i cittadini meno abbienti non possono farlo e ci rinunciano.
In tutti questi casi, la norma genera un problema di discriminazione. Per risolverlo non occorre chiedersi cosa è giusto ma basterebbe un'etica di secondo ordine - non quella dei grandi principi o dibattiti - basata sugli effetti discriminatori prodotti dalla discrepanza tra situazioni soggettive e prerogative oggettive per risolvere il problema: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Ne deve conseguire che quando gli effetti prodotti da una situazione soggettiva sono quelli di inibire l'uguaglianza oggettiva rispetto alla legge, occorre rimuovere gli ostacoli che impediscono ai soggetti discriminati di ottenere i medesimi effetti. Specie se da questi dipende il pieno sviluppo della persona umana. Posto che ci si trovi d'accordo nel definirlo. Per Welby non c'è bisogno di una nuova legge, basta la bellissima Costituzione.
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Pierinomics
images di Antonio Nicita
La Pierinomics (o economia dei pierini) di basa su un semplice principio: mettersi in cattedra e bacchettare il politico di turno che siede ai ministeri economici, specie se questo Ministro è di centro-sinistra. Eh si perché la Pierinomics è fatta soprattutto da economisti di centro-sinistra contro i ministri economici di centro-sinistra.
Oggi gli esponenti più illustri della Pierinomics sono gli economisti OCSE: durissimi contro la finanziaria. Eppure la finanziaria recepisce due riforme da sempre suggerite in passato dall'OCSE: riforma del TFR e riduzione del cuneo fiscale (che a rigore andrebbe considerata come una riduzione delle tasse per un importo più o meno pari a 8 mld). La durezza del giudizio OCSE di oggi contrasta con i commenti che l'OCSE ieri dava alle previsioni - tutte clamorasamente e prevedibilmente sbagliate anno dopo anno per cinque anni - del Ministro Tremonti. Ma il punto è: bisogna fare tutto in un anno? Bisogna fare tutto con una finanziaria? Può una finanziaria risolvere tutti i vincoli economici, specie nell'attuale quadro politico-parlamentare? Ovviamente no. Sembra che a questa finanziaria debba chiedersi tutto. Che sia fatale. Eppure per 5 lunghi anni precedenti, c'è stato un colpevole nulla. Ciò che manca a mio avviso è invece un progetto economico di legislatura. Va fatta un agenda di 5 anni che preveda: un decalage chiaro tra lotta all'evasione fiscale e riduzione dell'imposizione; un progetto credibile di federalismo fiscale; un decalage con incentivi alla riduzione della spesa pubblica non sociale; un elenco di priorità di investimenti infrastrutturali e nella sistema della ricerca e dell'innovaizone; un progetto di liberalizzazione su professioni, banche e servizi pubblici; un progetto di reddito minimo e di prestiti d'onore; una politica credibile per le agevolazioni alla prima casa. Poi c'è la domanda dalle 100 pistole: qualcuno sa indicarmi una precisa relazione causale tra una qualunque azione del governo Berlusconi e le maggiori entrate?
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Deaglio Si. Deaglio No.
Pasted Graphic di Agente

Finalmente ho visto il film e letto il libro. Indubbiamente l'atmosfera è angosciante. Ma l'angoscia di quella sera non era per i brogli presunti o veri. Era per il fatto di non riconoscersi nel paese in cui si viveva. Ho riflettuto sulle cose che scrive Deaglio. Sono suggestive, ma niente di più? Proviamo a confrontare due tesi. A occhio e croce il No a Deaglio prevale, ma...

NEI COMMENTI LO STRANO CASO DEL MOLISE

Argomenti a FAVORE di Deaglio

1. La tecnica di comunicazione Berlusconiana. Essa si basa su un semplice, costante, principio, sempre: Accusare gli altri di ciò che sta facendo lui. E' il primo a parlare da leader del governo di brogli fatti dall'opposizione! il broglio è in linea con un paese nel quale nelle lezioni regionali del lazio ci sono stati interventi illegali (laziogate), nel quale metà della popolazione è intercettata, nel quale i servizi segreti fanno 'competitive intelligence' e pagano i giornalisti.

2. Un delitto non passionale di solito nasce da molto lontano. La riforma elettorale proporzionale non serviva solo a creare problemi all'opposizione. Nell'ipotesi del complotto, eliminare i collegi uninominali era la condizione necessaria. Infatti, occorre aspettare il quoziente nazionale per stabilire i voti e i seggi. In un contesto uninominale il broglio ipotizzato da Deaglio non si potrebbe realizzare a livello nazionale.

3. Le schede bianche possono pure precipitare, ma è davvero eccezionale che convergano in via omogenea territoriale.

4. Gli exit poll possono sbagliare, ma i sondaggi di solito inglobano una rappresentazione statistica dell'intera popolazione (incluse schede bianche). anche qui c'è un errore omogeneo di tutte le indagini, tranne di quella di Silvio Berlusconi

5. Quando tutti dicevano che lo scarto andava tra 3 e 5 punti a favore dell'Unione, Berlusconi parlava di parità. Fini la sera prima dice: chi vince vincerà di molto poco. Era sicurissimo.

6. Per la prima volta nella storia, il più efficiente sistema di proiezioni, quello dei ds, è andato in tilt il giorno dello spoglio. Buio sul sito. L'ultima dichiarazione al lunedi sera prima del silenzio era: noi abbiamo dati diversi. Poi silenzio. I ds sanno. Di più: hanno i dati.

7. Nei calcoli che facevo in diretta circoscrizione per circoscrizione, tentando proiezioni, con un mio amico, siamo arrivati circa 2 ore prima del risultato finale a prevedere una vittoria dell'unione per 140000 circa. Il surplus mancato corrisponde in via percentuale.

8. Perchè fermarsi e non vincere? Questa è una domanda giusta solo ex-post. Ex-ante nessuno poteva sapere la dimensione esatta delle schede bianche. Peraltro Berlusconi all'inizio poteva non voler necessariamente vincere le elezioni. Forse voleva solo che FI fosse il primo partito. E gli bastava una situazione di parità per bloccare la vittoria bicamerale dell'Unione. Oppure: si pensava che le bianche fossero più numerose. Invece, chi ha bloccato alla fine - se ha bloccato- forse pensava che le bianche fossero meno numerose e che si stava esagerando. Oppure non ha bloccato nessuno. Ed è stata solo una grande sfortuna (un 'filino' di schede bianche in meno del previsto)

9. Pisanu alla prima dichiarazione ha detto che il dato positivo era il calo delle schede bianche. Segno - disse - che la nuova scheda aveva funzionato bene. Era un modo di mettere le mani avanti? E se si erano accorti che le schede bianche erano ribassate,perché non hanno tirato loro fuori gli argomenti di Deaglio, accusando la sinistra di aver immesso un programmino killer informatico ai danni della CDL?

10. Perché fare un complotto che potesse essere scoperto? Perché in caso di vittoria del centro destra non sarebbe stato scoperto. Perché in caso di sconfitta, gridando ai brogli e alla potenziale vittoria del centro destra si sarebbe indotto il centro sinistra a non aprire le schede per il controllo. Perchè il centro destra poteva e può sempre dire che il centro sinistra ha escogitato il broglio per poter poi ricattare e/o sputtanare la casa delle libertà. Perché nessuno nel centro sinistra può permettersi di screditare le istituzioni. Perché...qualcuno avrà pensato 'ora o mai più'. Perchè ora che si insinua al broglio...esce lo 'scoop' del possibile ritiro di Berlusconi...

Argomenti CONTRO Deaglio

1. il calo delle schede bianche e nulle è da attribuirsi alla circostanza che il nuovo sistema elettorale è il più semplice di sempre. Niente da scrivere, se non la croce. Due sole schede. Un sistema bipolare, in sostanza, ma proporzionale, quindi chiunque poteva trovarci dentro il partito meno distante da se. E trasformare in voto una scheda bianca.

2. Forza Italia ha sempre chiesto la revisione delle schede bianche. Deaglio dice che non l'ha mai formalizzato. Non è vero. Basta andare sul sito della Camera e cercare sotto la sezione organi parlamentari la giunta per le elezioni. Si clicca sopra e si trova nella sezione resoconti la ripetuta richiesta di Fontana, capogruppo FI, e di altri 1-15 deputati di centro destra di procedere subito e preliminarmente alle revisione delle schede bianche. L'Unione si è opposta.

3. Il meccanismo ipotizzato da Deaglio ha un senso solo per la Camera. Solo lì i dati spediti vengono elaborati a livello nazionale. Al contrario, per il Senato i controlli avvengono a livello regionale della Corte d'appello e li viene subito fatta la verifica con i verbali e non con elaborazioni informatiche, quindi a meno di ipotizzare brogli nella scrittura dei verbali nelle sezioni, almeno per il senato l'ipotesi Deaglio non verrebbe confermata e al Senato la CDL ha avuto la maggioranza dei voti. La maggioranza dei voti al Senato della CDL è la migliore controprova della infondatezza della tesi di Deaglio. Semmai la meraviglia è il voto all'Ulivo dei giovani che sposta il quadro del senato.

4. La circostanza che al Senato la maggioranza dei voti sia CDL potrebbe comportare il sospetto opposto. E' la sinistra ad aver fatto il broglio informatico alla Camera. Questo spiega la differenza di voti tra le due camere, ivi compresa la differenza di voti tra Ulivo da un lato e margherita e ds dall'altro. Pisanu e Berlusconi discutono di questo. Berlusconi vuole contare le schede bianche e lo dice in ogni occasione.

5. I ministri del passato Governo erano soliti andare a trovare il premier nella sua residenza privata. Magari Pisanu annunziava la buona novella e il premier voleva solo capire se c'erano margini per vincere o per ricontare le schede con un decreto. Allo stesso modo l'ansia dei ds e di Fassino è spiegabile con i risultati.

6. E' vero c'è un incredibile gap con i sondaggi, ma questi sono stati parametrati a un certo numero di votanti (<80%) e quelli in house fatti alla domenica. Non possiamo accettare il paradosso che i sondaggi sono giusti e i voti sbagliati. Nelle ultime settimane gli autogol dell'Unione sulle tasse hanno spostato molti voti di incerti o di schede bianche.

7. che senso ha fare un broglio per non vincere e come si riesce a fermarlo con cotanta precisione se non si ha perfetta conoscenza di chi e come lo ha fatto? Perchè fermarsi se lo si conosceva dapprima e si era d'accordo? e se non lo si conosceva come avere l'autorevolezza e la capacità di fermarlo a +25000?

8. e' vero sul sito del viminale non ci sono le schede bianche per le elezioni 2006. Ma non ci sono nemmeno per il 2001, e in genere, non vengono pubblicate on-line.

9. se un meccanismo c'è stato, perchè farlo solo con le schede bianche e non rubare un po' a ogni lista? Ciò avrebbe permesso un doppio risultato: non far notare il calo delle bianche e aumentare il divario con le altre liste. Il programmino informatico ipotizzato da Deaglio avrebbe benissimo funzionato anche cosi. E sarebbe stato diabolicamente efficace.

10. Un complotto del genere coinvolge troppe persone ed è troppo rischioso. Meglio perdere le elezioni che perdere tutto. Quello di Deaglio non è un fatto avvenuto, ma un rischio per il futuro dal quale bisogna difendersi.
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La priorità infrastrutturale
Pasted Graphicdi Scrooge
Sul blog del Ministro Antonio di Pietro c’è un interessante post (del 17 novembre) sul piano infrastrutturale che l’attuale Governo intende seguire. Il post rimanda ad un documento di 131 pagine che affronta il tema in maniera estesa e precisa (con tanto di cartine morfologiche per Regione; si parla anche della Siena-Grosseto, tanto amata da quelli come me che hanno la fortuna di godersela molto spesso).
Le grandi opere del piano infrastrutturale riguardano le strade, gli (aero)porti e le ferrovie. Fin qui tutto normale e persuadente. Però!
Sono di questi giorni/mesi le notizie dei debiti di FFSS, del possibile fallimento di Alitalia e della vendita di Autostrade.
In un “Paese normale” se un’impresa (tra l’altro in posizione dominante) fallisce o comunque è in crisi, si penserebbe che quel settore è economicamente “non conveniente”! E invece il Governo del Paese “poco normale” chiamato Italia vuole investire risorse, mezzi e consenso politico proprio in infrastrutture legate a questi settori non convenienti. Perché?
Sempre in questi giorni da più parti (Prodi, Monti, Draghi, Ichino, etc etc.) ci si scaglia contro le corporazioni italiane che - a mò di “sovrastruttura” - bloccherebbero il risanamento e lo sviluppo italiano. Ritengo che FFSS, Autostrade e Alitalia sono tre buoni esempi del costo sociale del corporativismo italiano.
Ma allora quali sono le vere priorità infrastrutturali di questo Paese? Come combattere gli effetti deleteri delle corporazioni? Come migliorare il sistema economico italiano?
Concedetemi un gioco di parole:
se vogliamo risanare la “struttura” del sistema economico italiano, combattendo la sovra-“struttura” corporativista, l’infra-“struttura” prioritaria su cui puntare si chiama concorrenza.
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Chi ha ragione? Giavazzi o Scalfari?
quiz di Antonio Nicita
E' incredibile. C'è chi critica la finanziaria perché troppo spostata a sinistra e c'è chi esprime riserve (pdci, verdi) perché troppo timida. Chi parla di macelleria sociale (FI) e chi dice che per la prima volta si opera una redistribuzione a favore dei ceti medio-bassi (CGIL). Chi dice che si attacca il ceto medio (UDC) e chi risponde che il ceto medio non esiste o sta ben sotto i 50 mila netti annui e che sopra ai 75 mila ci sono solo l'1%. Scalfari, oggi su Repubblica, argomenta molto bene oggi in favore della finanziaria. Sono d'accordo con lui. Giavazzi sul Corriere argomenta altrettanto bene contro la finanziaria. Sono d'accordo con lui. Mi sto contraddicendo?
Solo in parte. Scalfari ha ragione a dire che sotto il profilo delle entrate la finanziaria appare equilibrata, ma Giavazzi ha ragione a dire che mancano sforzi credibili sotto il profilo della riduzione della spesa pubblica e della lotta all'evasione fiscale, alla emergenza dal lavoro nero. Rutelli annuncia un collegato che tratterà di energia e, forse, di pensioni. Insomma si può criticare ed essere al contempo d'accordo con la finanziaria. Quella che gira oggi in parlamento. Quella finale, emendata, sarà un po' diversa, c'è da scommeterci. Ma io con il rav4 ora che ci faccio?
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Estate Italiana
imagesdi Antonio Nicita
Succede sempre. Gli ultimi giorni dell'estate politica italiana (quella, per dirla con Maria Laura Rodotà, in cui i playboy e le soubrette fanno politica - contro la tassa sul lusso al billionnaire- e i politici fanno le soubrette) iniziano con quella cosa - a me misteriosa - che si chiama meeting CL e si concludono con altre feste di partito. Ascoltando le notizie (spesso inesistenti) capisci che è finita l'estate e con essa - si spererebbe - anche il grottesco estivo tipico italiano. Per chi vuole, ecco alcune riflessioni che ho fatto sotto l'ombrellone.
1. TREMONTI: ieri alla festa Udeur imita il se stesso imitato da Guzzanti, accusando la maggioranza di non avere le idee chiari sul reperimento delle risorse per la finanziaria. Poi aggiunge che le liberalizzazioni di Bersani sono una presa in giro. Mi chiedo se succede solo da noi che il Ministro del passato governo responsabile 'doloso' del buco che siamo costretti a coprire con la finanziaria, anziché sparire o chiedere scusa per il suo operato agli italiani, si permette di fare la voce grossa sul modo in cui si copre il suo buco. Tremonti ha dolosamente sbagliato le previsioni di crescita dell'Italia. Giornalisti che si rispettino dovrebbero sempre chiedergli: ma lei non si vergogna?
2. GIAVAZZI-PADOA SCHIOPPA-FASSINO: Giavazzi fa le pulci al ministro dell'economia che si arrabbia. A sua volta Fassino polemizza con Giavazzi, dicendo seccato che un conto è essere professori e salire in cattedra a bacchettare il governo, un altro è essere politici con responsabilità di governo. Non è facile condividere sempre Giavazzi. Ma la colpa si chiama 'editoriale': se hai un contratto da editorialista, passi le giornate a pensare a cosa 'devi' scrivere...spesse volte si finisce nel pierinismo. Ma sbaglia anche Fassino. Certo che i professori non sono politici e ne farebbero volentieri a meno di occuparsene se la politica fosse più convintamente all'altezza dei compiti che si prefigge.
3. FOLLINI: potrebbe dare una mano decisiva al centro sinistra al senato. Non condivido nulla della tendenza di imporre valori etico-religiosi in politica da parte del moderatismo cattolico (è la lezione di Sturzo). Ma sono pronto a tesserarmi con Follini se mostra ancora una volta il coraggio di togliersi dai Casini.
4. LIBANO&PRODALEMA: 10 e lode. Cosi si fa. Cosi si smette il gioco stupido e intellettualmente banale di schierarsi da una parte o dall'altra. Chi lo avrebbe detto?
5. CONFLITTI DI INTERESSE: succede solo in Italia che uno annuncia una legge seria sul conflitto di interesse e che il partito del soggetto più in conflitto insorga, gridando alla vittimistica discriminazione. Per me è proprio questa reazione la prova più evidente della gravità del conflitto. Nel 1996-2001 la legge non si fece per evitare (memori della sconfitta sul referendum relativo alle tv) proprio una reazione vittimistica. Coraggio!
6. TAXI. E ' stato firmato l'accordo con Veltroni. Faranno più turni. I taxi, in effetti, ci sono. Ma aumenteranno del 10% le tariffe urbane. Please, non chiamatela liberalizzazione.
7. TELECOM: ho aspettato per settimane che mi richiamassero per mettermi la parabola nel mio cucuzzolo sperduto siciliano. Attesa vana. Si tenessero la parabola.

Gli altri punti li lascio aggiungere - se vogliono - agli amici del blog se sono ancora vivi, dopo la mia vergognosa assenza.
D'altra parte, come diceva il poeta, non si muore d'estate.
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Affetti Collaterali
Pasted Graphic 1di Titti
La guerra è lontana e non ci riguarda? Provate a ridirlo dopo aver letto questa storia!Lei è Caterina: sposata da poco. Ci ha raccontato lei questa storia. A pochi mesi dal suo matrimonio, si sposa anche sua sorella Costanza. Per quanto anche quello di Caterina sia un matrimonio con dei rischi - come quello di tutti noi, popolo di 'maritati' - il rischio corso da Costanza e da tutti gli invitati alla sua festa di fidanzamento e di matrimonio sono stati ben più gravi. Sì perché Costanza ha conosciuto il suo ormai, per fortuna, marito, durante i suoi studi a Parigi. Si dà il caso che il 'lui' sia di nazionalità libanese. E che si siano...appena sposati.
Il loro matrimonio avrebbe dovuto svolgersi in Italia - paese della sposa - come vuole la tradizione. Data la situazione di crisi perenne in Medioriente ad Omar ( così si chiama lo sposo) non è stato dato il visto consolare per contrarre matrimonio in un paese stranero. Risultato?! Il matrimonio avrebbe dovuto essere celebrato in terra libanese a Beirut, il 12 luglio scorso.
Una data come un’altra, un matrimonio come un altro se non fosse che quel giorno sono piombati su Beirut i missili israeliani. Parenti e amici dall’Italia hanno subito allertato il nostro Ministero degli Esteri raccontando la storia di questa famiglia italiana (piuttosto numerosa a quanto pare visto che Costanza aveva invitato proprio tutti) che si trovava a Beirut per celebrare questo matrimonio.
Dopo inutili telefonate, Caterina si fa viva con la nostra comune amica Carlotta via mail dicendo che avevano saputo di quello che stava accadendo, ma aggiungendo di stare tranquilli che comunque loro non si trovavano a Beirut bensì a Byblos a celebrare la festa di fidanzamento. Solo dopo, quando finalmente sono tornati a Roma, Caterina ha potuto raccontare la storia di questo matrimonio sotto le bombe. Durante la festa di fidanzamento di cui sopra, è arrivato un funzionario dell’ambasciata che, avvertito dalla Farnesina, aveva raggiunto la festante famiglia italiana per avvertirli di lasciare il paese entro le sei del mattino successivo. Se non l’avessero fatto, l’ambasciata non sarebbe più stata in grado di garantire la loro sicurezza. Ma alla festa - come ogni festa di fidanzamento - era presente anche uno zio di Omar. Si tratta di un illustre politico locale abbastanza addentro a uomini e cose. Lo zio subito rassicura tutti dicendo che si sarebbe interessato lui a convincere l’Ambasciata a protrarre la protezione di quegli italiani per altre 24 ore, dato che il matrimonio era fissato per le 18 del giorno dopo. Ma, dopo vari tentativi, lo zio onorevole è torna dicendo, rigorosamente in arabo, con traduzione simultanea di Costanza la sposa, che non aveva potuto fare nulla, che la situazione era troppo grave e che l’unica cosa che era riuscito a fare era quella di portare con se un ministro di Dio per celebrare immediatamente il matrimonio, Costanza quindi traduce ai parenti tutto quanto detto dallo zio dopo di che sviene. Si sveglia tra le braccia di Omar che le chiede “Costanza hai capito cosa hai tradotto? Mi vuoi sposare immediatamente” Costanza un po’ frastornata risponde di si e così finalmente, anche se con un certo anticipo, i due vengono uniti in matrimonio. A questo punto cominciano le grandi manovre per la fuga. Tutti gli invitati tornano al loro albergo a preparare le valigie, mentre sono ormai le due di notte. Ma prima, come ad ogni matrimonio che si rispetti, entrambe le coppie di genitori non hanno mancato di piangere. Stavolta però i genitori di Costanza piangevano per la preoccupazione e la paura dei bombardamenti, quelli di Omar perché vedevano i loro figliuolo costretto a fuggire di notte. Cercando di evitare questa fuga, i genitori di Omar rassicuravano gli astanti con frasi del tipo “Ma non vi preoccupate sono solo poche bombe, vedrete che non succede niente gli Israeliani lo fanno sempre! Ci bombardano specie all’inizio della stagione turistica per rovinarla ma non ci riescono mai”. La compagnia italiana parte affrontando un viaggio di 70 ore senza mai mangiare nè dormire. In autobus arrivano fino al mare. Qui si imbarcano su una nave e finalmente arrivano alla base militare di Cipro, dove un aereo militare italiano li riporta in Italia. Durante il viaggio tuttavia lo spirito della festa non si è spento e una volta sull’aereo i nostri eroi hanno pensato bene di farsi le foto per ricordarsi - così bardati con elmetti e vari altri accessori militari di protezione. Per non dire della madre di Costanza: nel silenzio generale chiede ad alta voce “non è che qualcuno ha uno specchio per un rossettino”. Alla signora accanto che sbalordita le ha chiesto se le sembrasse il momento, lei ha candidamente risposto “per una donna è sempre il momento si vede che lei non si sente abbastanza donna”. Arrivati in Italia, appena scesi a Ciampino, le autorità italiane hanno chiesto agli sposi se poi alla fine fossero riusciti a sposarsi: in caso contrario Omar avrebbe dovuto essere rimpatriato subito. Per fortuna, è proprio il caso di dirlo, il matrimonio era stato celebrato e cosi i due sposi sono rimasti insieme in Italia. Costanza, passata finalmente la paura, continua a dire a tutti “ ah io mi sposavo e sentivo in lontananza le bombe che continuavano a cadere”. Omar, canzonando la sua spaventata consorte, risponde “mica è vero! lei esagera... sarà stata giusto qualche bomba”. (e noi lontani a immaginare un matrimonio dove il celebrante - di una indefinita religione - possa finalmente dire: "la guerra è finita, andate in pace"). Auguri a Costanza e ad Omar.
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Il nome del terrore
Pasted Graphic di Massimo D'Antoni
Argomento scabroso: uso e abuso del termine terrorismo e delle espressioni collegate quali “lotta al terrore”, ecc. Almeno dal 11/9/2001 in poi, credo che terrorismo sia una delle parole più ricorrenti quando si parla di politica estera. Vi sono liste di organizzazioni dichiarate “terroristiche”, sono state giustificate guerre in nome della lotta al terrorismo, e così via. Con riferimento alla questione palestinese, che ha trovato spazio anche in questo blog, si dibatte, sui giornali e ovunque, sull'opportunità che il governo israeliano (e gli altri governi occidentali) intrattengano rapporti con il governo palestinese, rappresentato da un partito che rientra in alcuni degli elenchi ufficiali di organizzazioni terroristiche.Ma è così priva di ambiguità l'individuazione di cosa sia un atto terroristico?
Non c'è dubbio che l'attentato alle Twin Towers, a Madrid, alla metropolitana di Londra, siano stati un brutali atti terroristici. Così come gli attentati suicidi nelle discoteche di Tel Aviv.
Ma che dire dell'Iraq? Prima delle nostre elezioni politiche, c'è stata molta polemica sul fatto che l'assalto alle truppe italiano fosse terrorismo o atto di resistenza. E ancora: può essere definito terrorismo anche quello perpetuato da un esercito occupante sulla popolazione?
Per cercare di chiarirmi le idee, ho provato a fare qualche ricerca.
Un primo utile rinvio è alla voce “terrorism” in wikipedia, che al solito abbonda in riferimenti e link:
http://en.wikipedia.org/wiki/Terrorism
Una lettura molto interessate è questo articolo, riportato da MegaChip:
http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=623
pur se apparso sulla rivista ISTRID, vicina all'esercito italiano, presenta in relazione all'Iraq argomenti non lontani da quelli dei pacifisti.
Infine, su Haaretz di oggi (sono un lettore assiduo della versione on-line di questo giornale), viene riportato il dibattito in corso in Israele in occasione del 60° anniversario dell'attentato al King David Hotel da parte di Etzel, gruppo patriottico (o terroristico?) diretto al tempo da Menachem Begin, poi primo ministro israeliano. La distinzione secondo alcuni va ricercata nella presenza o meno dell'intenzione di colpire i civili. Ma ecco che, usando questa definizione, emergono conclusioni imbarazzanti...
http://www.haaretz.com/hasen/spages/741434.html
Naturalmente, il fatto che un atto di violenza non sia terrorismo non basta a giustificarlo. Tuttavia, nella discussione attuale un chiarimento concettuale mi pare necessario, magari per concludere che l'ambiguità del termine non è sanabile e quindi dovrebbe... essere maneggiato con cautela.
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War Statistics
bombs on haifa xxxxxxxx bombs on beirut

Pasted Graphic di Karim Y.
The politics & law (if any) of it are too obvious to discuss. Repetition of media headlines you might have already read would be boring. So, I’ll stick to relating the Statistics of the first week.
 

Lebanon:
-          Civilians: 250 (including, at least 25 women and children) killed; 530 wounded. (Lebanese allegations of Israel using forbidden weapons. Not verified and irrelevant for the dead).
 
-          Lebanese soldiers: 24 killed; 65 wounded. That is, 10-times more civilians “collateral” than soldiers! The “smart” bombs aim to disarm Hezbollah, or Downtown Beirut? (Brought back to the stone-age only 25 years ago).
 
-          Major damage to civilian infra-structure (destroyed: 50 bridges and highways, 10s of electric & water plants, the international airport, 300 miles of roads, & 5000 residential buildings). (Al-Nahar, Lebanese Newspaper, confirmed by B.B.C).   
 
Resulting in: 500, 000 civilians without a shelter (UNICEF officer in Lebanon), from a total population of 4 Millions (that is 12% of the population).
 
Needless to say, War crimes under Geneva Conventions (applicable to Lebanon, I hope),  in “self-defense” for the kidnap of 2 Israeli soldiers.   (Well, WW-I started for a bullet).
 
Israel: 2 soldiers kidnapped, 10 killed; + 13 civilians.
 
Recent & Future Moves:
·         IDF (Israeli “Defense” Forces) say they need 2 more weeks on the job. You do the math, with consideration for increased performance with time…
 
·         Israel: “Iran is involved in the kidnapping of the soldiers”. So, 3 States (Syria, Iran and Lebanon) have planned the kidnap of 2 soldiers.  Lol!
 
·         Bush:
1.      Syria should pressure Hezbollah, and is not doing enough,
2.      Oh, Syria wants to go back to Lebanon and should be punished for that (Basically, je t’aime-moi-non-plus thing). 
 
·         The Egyptian “President”: “Jail for anyone who demonstrates in support of Lebanon.”(So, apparently we do owe them that much money&hellipWinking.
·         Full Scale assault in Palestine, not covered by the media (so, I don’t have statistics here).

Tonight,
1.      Land invasion en cours. Few hours ago, Israeli troops entered southern Lebanon. (Déjà vu in 1982 with 80,000 civilian causalities).  Hope no breaking records is involved.
2.      Tonight, also, 1 American nuclear submarine and 7 large gunboats traveled through the Suez-Canal heading to the shores of Beirut and Syria! (With Egyptian authorities closing the channel for 2 hours for passage and the air force providing air-protection!!). In international law, that’s Egyptian complicity in whatever these things will be used for (not throwing barbies I guess).
For a good analysis of the underlying politics,http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/5193228.stm
God be with Lebanese and Israeli civilians.


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Se vi sembra normale
050318_famiglia di Antonio e Teone
Uno vorrebbe occuparsi di diritto, di economia, del dibattito sulle liberalizzazioni e sulle riforme liberali in un paese europeo moderno nell'ambito di un solido welfare state. E invece no. Ci tocca occuparci - ancora - del degrado culturale del dibattito politico italiano. I romani hanno un termine chiaro per definire il livello al quale il dibattito riesce ad arrivare talvolta. Dicono: "'gnorante". Ecco, al di là della destra e della sinistra, delle legittime opinioni politiche di ciascuno, il manifesto pubblicato da AN è questo: 'gnorante. Ma questo partito era un partito di governo fino a ieri e il suo leader era il nostro ministro degli esteri. Proprio per il rispetto 'politico' ad un partito che rappresenta il 12% degli elettori, tocca occuparsene. Qualcuno dei commentatori più lucidi e affezionati di questo blog ha votato AN, ma siamo certi che concorderà nel dire che si tratta di un manifesto inutile, provocatorio e politicamente scorretto...
C'è una famiglia da pubblicità: razza bianca su divano bianco, due figli. Ci chiedono scusa di essere 'normali'. Di non essere cioè neri, meticci, disabili, omosessuali...Abbiamo finalmente la 'normalità' definita e affissa sui muri. AN vuole intercettare la paura 'gnorante nei confronti di ogni diversità. Come se i diritti civili riconosciuti all'individuo fossero in qualche modo rivali. Come se quella famiglia nel manifesto dovesse vedere ridotti i propri diritti da altre famiglie 'diverse' cui fossero riconosciuti analoghi diritti. Eppure c'è in quel manifesto qualcosa che ci fa sorridere. E sono i due ragazzi. Magari si innamoreranno di una persona di colore e/o dello stesso stesso. Magari proveranno la fecondazione assistita. Magari sapranno amare. E solo allora sapranno che ciò che è davvero normale è l'amore e il rispetto delle persone. E forse allora sapranno scusare, loro, chi pensa e propaganda manifesti 'gnoranti come questo. Davvero viviamo tempi bui, direbbe il poeta, se la parola 'normale' è stolta...
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La seconda volta
imagesdi Antonio Nicita e Discepulus (V.C.)
Ci sono circostanze in cui, laicamente, le società ritengono giusto perdonare o condonare. Anche in casi particolari quali quelli in cui si concede la grazia ai condannati. Per questa ragione - e per altre - non si uccide chi ruba una mela. Si cerca una proporzione delle pene come ci insegnava Beccaria. E le carceri si chiamano penitenziari. Luoghi in cui si tenta di recuperare il condannato. Riabilitazione: il cittadino che esce dal carcere torna cittadino per la seconda volta. Anzi, è una vittoria della società se quel cittadino riesce ad integrarsi. E invece spesso accanto alla condanna legale resta la condanna sociale, shame, stigma, pregiudizio o come vogliamo chiamarlo. Un carcere invisibile in cui perdono tutti un po' della propria libertà.
Vi allego un messaggio di 'discepulus' sul tema relativo alla vicenda D'Elia. Concordo con le sue argomentazioni ma mi piacerebbe un po' di dibattito sul tema.
Approfitto della sezione dedicata ad altro per segnalare al Magister, e a tutti voi amici, quanto è accaduto in Italia a proposito del caso "Sergio D'Elia", il deputato de La rosa nel pugno vittima di un vergognoso linciaggio politico effettuato da parlamentari di destra e esponenti politici di sinistra (il consiglio regionale toscano e il consiglio comunale fiorentino). Trovate tutte le informazioni a riguardo sul sito della rosa nel pugno http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/ e, in particolare, vi segnalo l'intevento di capezzone http://www.rosanelpugno.it/rosan...pugno/node/ 9439 che merita, indubbiamente una lettura. Da liberista, liberale e libertario, non posso che unirmi alle voci fuori dal coro giustizialista e forcaiolo che chiude gli occhi davanti all'unico caso di "rieducazione" di un condannato per reati gravissimi - che nessuno mette in discussione al pari della solidarietà per le vittime degli stessi - che, scontando la propria pena ed inaugurando un nuovo cammino teso alla tutela dei valori fondamentali, ha dimostrato che è possibile cambiare. Una testimonianza più unica che rara della realizzaizone della funzione rieducativa della pena, sancita dalla nostra Costituzione, in un mondo, quale quello carcerario, caratterizzato per la sua capacita crimonogena. Ribadisco l'ingiustizia dei reati commessi da D'Elia e la necessità che le vittime vedano perseguiti fermamente e severamente quegli atti. Ma, oggi, dopo che D'Elia ha scontato la sua pena (12 anni di galera), l'autentica ingiustizia sarebbe condannarlo nuovamente e, questa volta si, ingiustamente, alla infamia eterna. Ultimo dei paradossi: le accuse nei confronti del suo passato provengono dai latori (UDC) dei principi cristiani nella politica che, evidentemente, disconoscono anche il perdono cristiano..
V.C.
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Se il mondo è nelle mani dell'elettore marginale...
images di Antonio Nicita
Il caso di Bush vs Gore e il voto per corrispondenza. Il sorpasso di Le Pin su Jospin in Francia e la valanga 'drogata' di voti per Chirac al secondo turno. Il nuovo caso di Bush vs Kerry e il voto elettronico in Ohio. La sostanziale parità tra la Merkel e Schreder. Da noi, la vittoria dello 0,2% di Prodi vs. Berlusconi. E ora il Messico: il vincitore ha lo 0.54% di vantaggio. Chi perde spesso accusa di brogli e tenta di delegittimare la vittoria altrui. Regole elettorali diverse (e per la verità diversi tassi di affluenza alle urne) ma un elemento in comune: too close to call! Ma saremo tutti diventati elettori marginali? Il destino del mondo è nelle mani - inconsapevoli - dei pochi che fanno la differenza? E se cosi fosse, dobbiamo preoccuparcene? E ancora: è un segnale della convergenza dei partiti o delle coalizioni che si contrastano o è il riaffacciarsi di una (auto)strutturazione di 'classe' à la Giddens?
Non sono un politologo e quindi non ho risposte 'scientifiche'. Da cittadino, però, sono un po' preoccupato perché nell'era mediatica il gruppo di elettori marginali agisce casualmente e di impulso e il suo impulso segue quello che i sociologi chiamano 'il framing': il mondo raccontato e costruito quotidianamente dai media. Ciò può portare ad un fenomeno pericoloso che definirei - con Rodotà- della (sovra)politicizzazione dei diritti, compresi quelli costituzionalmente garantiti o quelli 'difficili' (la pace e la guerra, la religione e la laicità, la tutela delle minoranze, l'aborto, l'embrione, le unioni civili, l'omosessualità, l'immigrazione ecc.) E non so se mi piace. Pablo e Sylvia una sera a cena mi hanno spiegato che in Usa la classe media e ancor di più coloro che hanno redditi medio-bassi votano a destra non per difendere i loro interessi (cosa che li porterebbe a sinistra) ma per il desiderio (o l'illusione) di superare la loro condizione e identificarsi con chi sta meglio. Ed è il framing, per loro, che fa la differenza. Il modo in cui non solo sono date e costruite le notizie, ma anche il modo in cui sono presentate, ordinate e cumulate tra loro (vi ricordate i telegiornali del 2001 che davano una immagine di un paese in mano alla criminalità?). Il mondo raccontato. Come in un film. Se suona la fanfara, arrivano i nostri. Così, se non posso cambiare la mia condizione mi identifico con il destino del mio paese. O con la difesa dei valori 'essenziali' e 'fondamentali'. La politica si sgancia da ciò-che-deve-essere per diventare il suo opposto: la retorica della politica, un discorso sul mondo. Non voto per me, ma tifo, parteggio, per una visione del mondo. Un po' come il televoto nei reality show. Non so se é vero. Ma se il mondo è mosso dagli elettori marginali, il 'libero' mercato della politica finisce per trasformarsi in una permanente asta per l'accaparramento dei più marginali tra gli elettori marginali e ciò può condurre a seri 'fallimenti'. Forse, bisognerà (pre)occuparsene...
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Sogno o son Desto?
Pasted Graphic 1E poi ci si sveglia una mattina d'estate e si trova un blitz di una moderna sinistra liberale: professioni, taxi, banche, farmacie. Il governo avvia la liberalizzazione così, come si beve un bicchiere d'acqua. Riferendosi esplicitamente a diverse segnalazioni antitrust degli ultimi anni, avrebbe approvato un decreto legge firmato Bersani da licenziare subito insieme alla manovrina..... SCARICA QUI IL TESTO DELL'INTERVENTO DEL GOVERNO. LA NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA A ROMANO PRODI
Secondo Giannini di Repubblica per le farmacie la questione potrebbe essere quella della vendita di medicinali nei supermercati (come sostenemmo a suo tempo qui); Ci sarebbe poi anche una norma che abolirebbe la tariffa massima e minima per gli avvocati. Inoltre si prevederebbe una norma volta ad assicurare che i tassi di interesse sui conti correnti bancari, sia debitori che creditori, dovranno essere adeguati in contemporanea con le variazioni stabilite dalla Bce. Ancora, sarebbe stato liberalizzato il passaggio di proprietà delle automobili. La firma per il passaggio di proprietà per l'auto si potrà fare in Comune, non sarà più necessario il notaio. Infine sarebbe stata accolta una vecchia richiesta dell'antitrust per agenti plurimandatari con eliminazione dell'esclusiva per gli assicuratori. Gli assicuratori, secondo indiscrezioni sul decreto in discussione, non avranno più l'esclusiva con le singole compagnie assicurative. Il contenuto ci appare ottimo e la tempistica e le modalità di approvazione semplicemente geniali. I tassisti si agiteranno, anche i professionisti, i farmacisti... ma...è estate, fa caldo. E il governo - silente - inizia a vivere. Ora cerchiamo con intelligenza di risolvere sta cosa dell'Afghanistan, ragazzi.
SCARICA QUI IL TESTO DELL'INTERVENTO DEL GOVERNO. LA NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA A ROMANO PRODI
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Forza Italia (con buona pace dei lumbàrd)
imagesGli italiani hanno bocciato la riforma al referendum. Sono andati a votare più della metà (quasi il 54%) degli italiani. Era da 10 anni che non accadeva più per un referendum (il che è particolarmente importante qui, visto che non c'era il quorum del 50%). Più del 60% dei votanti ha detto di no. Al di là del neo Lombardo-Veneto, è NO ovunque....
E' probabile che molti elettori, specie quelli che hanno votato il si, non fossero pienamente informati, come dimostra l'increscioso episodio degli spot targati Mediaset. Era una riforma sbagliata, nel metodo e nel merito. Con tutto il rispetto, una riforma costituzionale non può essere affidata a un odontotecnico. Onore delle armi a Follini e a Tabacci: loro sanno che i centristi hanno votato in massa no, ma sono gli unici che hanno avuto il coraggio di dirlo, prima. Adesso possiamo davvero voltare pagina esperare: (1) in un governo Prodi sereno e deciso, che faccia un po' di cose prima di ottobre; (2) nella disgregazione/riaggregazione di una destra seria di governo, senza il duo bossi/berlusconi; (3) nel definitivo superamento della Lega perché gli italiani non vogliono il loro federalismo, la loro secessione , la loro Padania: è finita Bossi, ed era ora (e ogni altra stupidaggine anti-politica sulle vie non democratiche sia sanzionata come attentato alla Costituzione); (4) nella realizzazione di riforme costituzionali che diano seri checks and balances a governo e a opposizione; (5) in un superamento della legge Gasparri; (6) in una seria legge sui conflitti di interesse; (7) in una seria riforma della RAI; (8) in una nuova legge elettorale; (9) in un riforma umana e umanitaria della bossi-fini; (10) in una riappropriazione del grido: "Forza Italia", "Forza azzurri".
L'Italia - come la storia - siamo noi. Bella Ciao. Che partiamo.
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Un Libro Bianco per riformare (velocemente) la Gasparri
imagesimagesCon il nuovo governo Prodi, e con il Ministro Gentiloni, sono maturi i tempi per riformare la legge Gasparri, sulla quale siamo già intervenuti su questo blog. Che la cd. legge Gasparri presenti profili distorsivi della concorrenza e costituisca un innalzamento delle barriere all'entrata sui diversi mercati rilevanti connessi al tema della convergenza multimediale è un dato ormai assodato e recepito tanto dal dibattito teorico quanto nel dibattito di politica economica, specie a livello comunitario.
La creazione del Sistema Unico Integrato delle Comunicazioni, cd. SIC, eliminando i tetti precedentemente imposti dalla Maccanico al grado di concentrazione multimediale, di fatto induce la creazione di barriere endogene all'entrata che disincentivano l'ingresso di operatori alternativi (si amplia la scala minima efficiente e la varietà minima efficiente per competere ad armi pari).
Con il nuovo governo Prodi, e con il Ministro Gentiloni, sono maturi i tempi per riformare la legge Gasparri, sulla quale siamo già intervenuti su questo blog.
Che la cd. legge Gasparri presenti profili distorsivi della concorrenza e costituisca un innalzamento delle barriere all'entrata sui diversi mercati rilevanti connessi al tema della convergenza multimediale è un dato ormai assodato e recepito tanto dal dibattito teorico quanto nel dibattito di politica economica, specie a livello comunitario.
La creazione del Sistema Unico Integrato delle Comunicazioni, cd. SIC, eliminando i tetti precedentemente imposti dalla Maccanico al grado di concentrazione multimediale, di fatto induce la creazione di barriere endogene all'entrata che disincentivano l'ingresso di operatori alternativi (si amplia la scala minima efficiente e la varietà minima efficiente per competere ad armi pari).
Il passaggio alla trasmissione digitale peraltro espande le posizioni dominanti esistenti in assenza di chiari obblighi di condivisione dello spazio frequenziale, favorendo una ulteriore concentrazione della raccolta pubblicitaria, oggi prevalentemente raccolta da Mediaset, come rilevato da
AGCM e AGCOM. Inoltre persiste una fondamentale disomogeneità tra la regolamentazione delle reti 'dominanti' - giustamente gravate di obblighi di condivisione e di accesso - e la regolamentazione dei contenuti multimediali, oggi di fatto assente rispetto al tema dell'accesso dei concorrenti.
Ma il vero problema della Gasparri si chiama
transizione. La Gasparri immagina che oggi esista un mondo concorrenziale sia nelle reti trasmissive che nell'erogazione di contenuti. Un rapido sguardo alle quote di mercato basta per capire che così non é. E' pertanto evidente che una regolamentazione debole o sbagliata della fase di transizione alla rivoluzione digitale può espandere le posizioni dominanti esistenti e compromettere in via irreversibile la concorrenzialità futura della convergenza multimediale.
Molto opportunamente, il neo
MInistro Gentiloni, persona credibile e competente, ha dichiarato che la Gasparri è superata - anche dal testo unico sulle radio-televisioni.
Adesso occorre un percorso chiaro, trasparente e condiviso di riforma, che resista alle trappole retoriche del 'complotto' già evocato dall'opposizione.
Occorrerebbe immaginare un percorso simile a quello avviato in USA e nel Regno Unito. La costituzione di una commissione di esperti e di operatori, alla quale prendano parte anche rappresentanti delle competenti authorities. Scopo della Commissione dovrebbe essere quello di avviare delle consultazioni che aiutino il Ministero a pervenire entro sei mesi ad un
libro bianco sulla convergenza. Le conclusioni del libro bianco potrebbero poi trovare immediata trasposizione in un disegno di legge di riassetto del sistema della convergenza multimediale.
In tal modo la nuova riforma non potrà mai apparire come una vendetta personale ma come un processo aperto basato sul confronto e sull'
effettiva dinamica concorrenziale che si va manifestando nei mercati interessati. Se si inizia subito, potremmo avere una nuova legge entro Natale.
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Al mercato della paura: quando Occidente vuol dire Far West
20060619_107 In questi giorni, il bravo Luigi Lo Cascio gira l'Italia con uno spettacolo tratto dal racconto 'La Tana' di Kafka, riadattato e messo in scena dallo stesso attore. E' stato definito come 'una colata di parole' su un'unica ossessione: quella di un uomo che - ininterrottamente - continua a chiedersi se la sua tana è sicura, se davvero non sia possibile per un qualche essere entrarvi con una qualche astuzia, inganno, tecnologia. La tana non protegge dalla paura, perché ne rappresenta la proiezione più evidente. E' facile scorgere nella tana kafkiana la metafora esistenziale del particulare storico della crisi del novecento, della mondializzazione dei conflitti. Dell'insicurezza come condizione essenziale dell'umanità rispetto a se stessa. Il pericolo - nella tana - è insieme l'altro uomo e il se stesso fatto uomo. La paura come specchio deformato.
L'inizio di questo secolo non è poi così lontano dal secolo scorso. La follia anti-terrorista sembra aver prodotto l'effetto sistematico degli obiettivi folli dei terroristi, il terrore permanente appunto. Siamo tutti circondati. Di più: siamo circondati dalla nostra stessa tana che ci protegge e ci minaccia allo stesso tempo. Due bravi giornalisti, Bonini e D'Avanzo, lo hanno chiamato il mercato della paura. Come in ogni mercato c'è un'offerta e c'è una domanda. I terroristi da un lato e quelli che dichiarano guerre permanenti al terrore dall'altro. Ci sono i produttori e i distributori di paura. E c'è una tana, grande, o piccola, come il mondo.
Bonini e D'Avanzo ricostruiscono le politiche di lotta al terrorismo dal 2001 ad oggi e, in particolare, i retroscena della guerra in Iraq. Emerge un quadro a tratti ridicolo ma - per questo - davvero sconcertante delle attività dei nostri servizi segreti, della complicità della Presidenza Berlusconi con l'amministrazione USA nel tentativo di trovare oltre oceano quella credibilità internazionale latente in Europa. SI ricostruisce la famosa vicende del rapporto sull'uranio del Niger che secondo fonti italiane sarebbe stato acquistato da Saddam Hussein per fabbricare ordigni chimici e nucleari. Mai trovati. Si svelano gli equivoci relativi a tutte le operazioni anti-terrosimo italiane che sfiorano il ridicolo. Si mostra, in tutta la sua tenera e compassionevole vanità, il delirio di quel magistrato italiano che gioca a fare l'eroe da Vespa o da Fede. Si mostra l'inganno della cd. 'competitive intelligence', quella che inventa le notizie le moltiplica e poi usa le fonti straniere come conferme alle notizie false. Si contano i troppi morti italiani in Iraq. Si illustra come la guerra al terrorismo sia diventata Far West: i terroristi, quando vengono presi, sono mostrati al pubblico ludibrio. Ma la tana è sempre li. La domanda genera l'offerta e viceversa. Resta il mercato della paura. Si chiedono Bonini e D'Avanzo cosa c'entra la guerra i Iraq e tutta l'attività di intelligence italiana con la lotta la terrorismo, se non ad agire come domanda che alimenta l'offerta di un mercato perverso?
Se l'occidente diventa Far West - aggiungiamo noi- si uccide un terrorista e se ne crea un altro. C'è sempre qualcuno, più malato degli altri, che per liberarsi della paura della tana può ben decidere di farla saltare in aria. Tornando al novecento e alla tana di Kafka, e al mondo come tana terrorizzata e terrorizzante, ci vengono in mente le parole conclusive de 'La Coscienza di Zeno' di Italo Svevo: "Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza.Ed è l'ordigno che crea la malattia [...] Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più,un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie". Sia Kafka che Svevo scrivevano prima della seconda guerra mondiale. Siamo ancora nella stessa tana, abbiamo ancora la stessa malattia, sembra. Qui si compra e si vende paura. Avanti il prossimo.
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60 anni
“...Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere scritte su questa carta. [...] andate lÏ o giovani, col pensiero, perché li é nata la nostra Costituzione". (Piero Calamandrei)

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La Grazia. Senza Ombre.
imagesStasera hanno dato alla tv l'ultima puntata de 'La meglio gioventù' di Giordana. La scena si apre con la terrorista che riceve in carcere una serie di spartiti. Lei, musicista, sfiora con la mano la partitura e sente la musica vibrare, scoppiare nella sua testa. Come un boato insopprimibile e incontenibile della bellezza della vita, che non si lascia assaporare, domare o confinare. La vita tenta se stessa, corrompe se stessa con la vita. La terrorista strappa i fogli, getta via gli spartiti perché non sopporta di aderire alla pienezza della vita. La vita dei terroristi è sempre in bianco e nero. Fredda, come la canna di una pistola. Spezzata dai suoi stessi ritagli di giornale. Ingannata dai suoi stessi documenti falsi. Inseguita dai suoi stessi pedinamenti. Folle nella retorica perversa di antistoriche rivendicazioni rivoluzionarie. Schizzofrenia. Clausura del corpo e dell'anima. Autismo.Ma se la musica rientra da uno spartito, per caso, o se la terrorista aspetta un bambino, ecco che si torna alla vita. Si capisce la inutile barbarie di uccidere. E si trova una porta in mezzo a tanto deserto.
La grazia del Presidente Napolitano (oggi a Bompressi, domani a Sofri) è quella porta. In un solo giorno si sblocca la grazia del Presidente della Repubblica per Bompressi. Il guardasigilli annuncia l'avvio del percorso per Sofri. Castelli rivela, ancora una volta, l'ottusa iniziativa politica di quella cosa imbarazzante chiamata 'Lega'. La grazia ha il potere di 'risolvere' senza cancellare. Di concludere senza chiudere. Di pacificare senza perdonare o condannare. Il terrorismo, specie quello italiano degli anni '70, è una tragedia bilaterale. Non ha mai vinto nessuno. Non vince nessuno. Ma proprio per questo la grazia ci appare giusta per chiudere quegli anni. Al di là delle ombre e del merito dei processi per l'omicidio Calabresi.La grazia spazza via tutte le ombre. Restituisce la vita alla vita. Risponde ad ogni discorso sul terrorismo con un inno alla vita. Ed è il giorno in cui la politica supera se stessa e le ombre che spesso la avvolgono. La grazia ci toglie di dosso le troppe ombre che imbrigliano, come in uno specchio distorto, la libertà delle vittime e dei carnefici. Dei vivi e dei morti. Di quelli che c'entrano e di quelli che non hanno colpe. Di quelli che ricordano e di quelli che non sanno dimenticare. Di quelli che sopravvivono.La grazia - diceva Simone Weil ne "L'Ombra e la Grazia" - è "la legge del moto discendente. La pesantezza morale che ci fa cedere verso l'alto".E' come dovrebbe essere il perdonare, quando si è dimenticata la colpa. E' come rinascere. Come domandare. E' l'altra opportunità. Data a tutti.
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1996-2006: é già ieri?
imagesimagesIl bel film di Albanese "E' già ieri", del 2004, è il remake del più famoso "Groundhog Day". E' la semplice storia di un uomo cinico che si trova, per uno strano incantesimo, a rivivere sempre lo stesso giorno. La prima parte del film è una maledizione: le cose brutte, noiose, antipatiche diventano sempre più insopportabili se uno è costretto a riviverle ogni giorno. Poi però il cinico protagonista scopre che rivivere lo stesso giorno può significare anche l'opportunità di correggersi, di vivere più opportunità, di sperimentare. Eppure, accade l'imprevisto. Se ci si innamora, infatti, diventa una pena ricordarsi ogni mattina di dover riconquistare il proprio amore, sapendo che la persona amata non ricorda di amare. L'incantesimo offre si l'opportunità di amare al presente, ma l'assenza di memoria nega ogni futuro. E' già ieri, è sempre ieri.

Il bel film di Albanese "E' già ieri", del 2004, è il remake del più famoso "Groundhog Day". E' la semplice storia di un uomo cinico che si trova, per uno strano incantesimo, a rivivere sempre lo stesso giorno. La prima parte del film è una maledizione: le cose brutte, noiose, antipatiche diventano sempre più insopportabili se uno è costretto a riviverle ogni giorno. Poi però il cinico protagonista scopre che rivivere lo stesso giorno può significare anche l'opportunità di correggersi, di vivere più opportunità, di sperimentare. Eppure, accade l'imprevisto. Se ci si innamora, infatti, diventa una pena ricordarsi ogni mattina di dover riconquistare il proprio amore, sapendo che la persona amata non ricorda di amare. L'incantesimo offre si l'opportunità di amare al presente, ma l'assenza di memoria nega ogni futuro. E' già ieri, è sempre ieri.
I protagonisti riescono a vincere l'incantesimo solo restando svegli tutta la notte, trasformandosi cioè, essi stessi, nel loro sogno di amore. Solo così riescono a scoprire il domani. Ed è un domani che li cambia davvero. E' un vero domani.
La singolare circostanza che il secondo
Governo Prodi sia nato esattamente dieci anni dopo il primo mi ha fatto ripensare allo strano incantesimo di Albanese. Sembra già ieri. Si sente, è inutile negarlo, una certa pesantezza di avvio: nei nomi, nelle scelte, nella pressione dei partiti, nell'ingordigia ds e margherita, nelle poche donne, nei pochissimi giovani. Il paese delle primarie meritava di più. Non voleva solo un domani: voleva un domani con un sogno dentro.
Intendiamoci, la polpetta avvelenata è il sistema proporzionale servito dal
Governo Berlusconi e la conseguente risicata maggioranza al Senato. Eppure, l'effetto complessivo è quello di essere fermi a ieri, è quello di un domani ancora rubato. C'è una certa stanchezza, c'è una certa senilità. Manca, ancora ci manca, l'entusiasmo della vittoria, rapito dai deludenti risultati elettorali, dalla consapevolezza di non essere ancora riusciti a convincere gli italiani che un'altra Italia è non solo necessaria ma anche possibile.
Questo governo vincerà le elezioni tra molto tempo. Ed avverrà solo se un poco al giorno, come il protagonista del film, il governo saprà sperimentare nuove opportunità, battere nuove strade, rivivere.
Ci saranno nuovi giorni solo se sapremo veramente cambiare e dar vita a quei sogni che - se solo sognati - ci costringono ogni giorno al macabro reload dei giorni già vissuti.
Il discorso di Prodi di oggi sembra all'altezza. Speriamo che non sia già ieri. Che sia davvero - come recitava lo slogan ds - un altro giorno domani. Che si sia tutti davvero ostinati ad ottenere quel
'poco di felicità per noi' che Romano ci ha promesso.

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9-10 Aprile 2006: Lamento per il Sud
images...Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
...Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.

S. Quasimodo
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L’ultimo Bluff: All'ICI, Nel Paese Delle Meraviglie
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.

Siamo – con triste realismo e non con forzato catastrofismo - messi proprio male. Il rapporto deficit-PIL ha già superato con ogni probabilità il 4%: significano almeno 6-7 miliardi di euro bruciati in un anno. La si potrebbe chiamare TreTax: Tassa-Tremonti. E’ invisibile, ma la pagheremo. Non cresciamo più. E, in Europa, cresciamo meno degli altri. Non esportiamo più. Non attiriamo più investimenti esteri. Insomma non c’è fiducia – interna ed esterna - su questa Italia.

Per far ripartire il paese occorre liberare la domanda di lavoro e di prodotti e quindi agire sia sugli incentivi delle imprese ad assumere e ad investire che sulla capacità dei consumatori di sostenere il consumo. Insomma, occorre riattivare un circolo virtuoso. Più domanda, più offerta, più reddito, più entrate, più investimenti pubblici e privati, più occupazione e di nuovo più domanda. Per fare questo occorre controllare la spesa pubblica e, a parità di incidenza della complessiva pressione fiscale, rimodulare in modo più equo le imposte sul costo del lavoro. Il programma dell’Unione agisce sull’ora lavorata, riducendo il costo del lavoro alle imprese e restituendo ai lavoratori una parte di reddito. A ciò si aggiunge l’idea di una revisione catastale delle case che potrebbe portare a diminuire il costo dell’ici delle case dei meno abbienti e una reintroduzione delle tasse sulla successione per i soggetti che abbiamo patrimoni superiori ad almeno 3 milioni di euro, ad esclusione delle piccole attività commerciali e industriali. Infine, una riduzione sulla tassazione delle rendite finanziarie e l’armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle speculazioni finanziarie. E ancora: deciso intervento sul recupero dell’evasione fiscale, oggi pari a diverse centinaia di miliardi di euro (l’equivalente di 6 o 7 leggi finanziarie).

La destra ha smesso i panni della difesa d'ufficio del governo attuale. Consapevole di essere opposizione a detta dei sondaggi, ha martellato la coalizione che appare in vantaggio: la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale (nel periodo 1996-2001 i governi di centro sinistra ridussero il cuneo del 5.7%) implica 10 miliardi di euro che saranno ricavati da nuova tassazione. E giù con lo spauracchio dell’aumento delle tasse.

Il programma – per la verità molto vago – del centro destra è un elenco di detassazioni: sembra più il sogno proibito di un commercialista invaghito di sé che il programma di un governo che intenda davvero fare qualcosa. Ci vogliono almeno 35 miliardi di euro, ma nessuno ci dice da dove verrebbe la copertura e ciò proprio mentre al centro-sinistra si rimprovera di voler aumentare le tasse per coprire appena 10 miliardi (un terzo dell’attuale legge finanziaria).

Berlusconi, proprio mentre dichiara che la sinistra aumenterà le tasse per coprire il suo fabbisogno, propone di eliminare l’ici, che implica una scopertura di altri 5-8 miliardi di euro. Da un lato cioè ci dice che per coprire i tagli fiscali (della sinistra) bisogna aumentare le tasse e d’altro propone di tagliare le tasse (l’ici) senza dirci come fa a coprirne i mancati introiti. C’è un buco logico: perché la sinistra deve aumentare le tasse se taglia il cuneo fiscale e invece la destra può tagliare l’ici senza farlo? Gong! Il tempo è finito. Niente domande. Basta imporre una nuova agenda al dibattito fino a domenica. Basta coprire i titoli dei giornali con i pro e i contro a Berlusconi. Torna protagonista lui e la sua proposta. Questo conta. Lo spot per gli indecisi. La spinta agli indecisi. Il regalo agli indecisi. Il trucco.

Ci sarebbe però una bella differenza: un conto è tagliare perché le risorse liberate vadano a finanziare lo sviluppo e il circolo virtuoso. Un conto è lasciare in tasca 40 euro al mese ai proprietari di prime case. Troppo facile obiettare a Berlusconi: perché non l’hai fatto in questi 5 anni? Ma la risposta sarebbe: “che c’entra? L’offerta è adesso. Cavallo Pazzo vende tutto: liquidazione totale. Affrettatevi”.

Sono giorni tesi. Ma vale la pena fidarsi degli Italiani. Non c'entra più la destra e la sinistra. Il tifo. Qui c'entra l'Italia. Le promesse del Signor Berlusconi sono un film, un brutto film, già visto. Ci consola un vecchio adagio: you can’t fool all the people all the time! Abbiamo già dato. E tanto. Troppo.
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Nero su Nero
Qualche mese addietro il Manifesto, in una delle ‘mitiche’ pagine-copertina, ha pubblicato una foto di un uomo di colore per accompagnare un titolo polemico contro la politica delle immigrazioni nel nostro paese. Dopo qualche giorno, il signore ritratto sul giornale ha protestato vibratamente per l’uso non autorizzato della sua immagine, dichiarando di non essere affatto un immigrato, di essere titolare di un passaporto internazionale e di essere persino un simpatizzante di Forza Italia. Il quotidiano Libero attacca il Manifesto, sostenendo che l’episodio dimostrerebbe l’esistenza di un pregiudizio radicato proprio nella redazione de Il Manifesto per il quale la singola identità della persona di colore veniva, per così dire, collassata nel ‘genere’, nel ‘colore’. L’ansia di mettere ‘nero su bianco’ un j’accuse al governo Berlusconi avrebbe indotto la redazione del Manifesto a far prevalere l’essere ‘nero’ avrebbe prevalso, secondo Libero, sull’essere innanzitutto un individuo uguale agli altri in quanto individuo, indipendentemente dal proprio colore e dalla propria storia. Il Manifesto si è scusato, ma anche tenuto a precisare che la foto era paradigmatica non dell’essere nero, ma della difficoltà degli stranieri di ottenere accesso e cittadinanza nel nostro paese.
Questa vicenda mi ha fatto riflettere, perché al di là della pretestuosa presa di posizione di Libero, è vero che può albergare in noi un diverso registro tra la solidarietà e la non discriminazione teorizzate e quelle intimamente vissute e registrate nella nostra coscienza. Non è un problema di razzismo. E’, più banalmente, un fatto di abitudine. La diversità che non conosciamo tende ad essere uguale e confusa ai nostri occhi. Non si tratta di pregiudizio ma di un’automatica classificazione che facciamo inconsciamente e che solo la ‘frequentazione della diversità’ può aiutarci a superare.
Cito due episodi che mi sono capitati di recente e che mi hanno colpito. Alcuni mesi fa, camminando in una via buia di Roma, sono stato avvicinato da un ragazzo di colore,vestito di nero che mi si avvicinava per chiedermi qualcosa, nel buio. Istintivamente, ho confuso nero su nero, non ho nemmeno ascoltato e ho accennato qualcosa come ‘ non ho nulla’….Risposta sbagliata. Il ragazzo, peraltro vestito ‘ nero armani’, voleva solo chiedermi l’indicazione di una via. Andava a cena da amici. Proprio come me. Mi sono sentito malissimo per essere stato vittima di un automatismo odioso e ottuso. Come per rimediare alla gaffe pienamente colta dall’avventore mi sono prodigato in indicazioni e dettagli. Ma questo non è servito a farmi sparire una brutta sensazione che mi ha accompagnato per tutta la serata. La settimana scorsa, in un Metro di Parigi, mentre ero intento ad acquistare un biglietto automatico, mi si avvicina una ragazza di colore che farfuglia qualcosa in un francese incerto. Chiede un biglietto, mi pare di capire, e io le rispondo che non ho abbastanza soldi spiccioli. Lei scuote la testa e lì capisco che non mi chiede soldi ma, di nuovo, indicazioni. Vuole solo sapere che tipo di biglietto deve comprare. E allora, di nuovo, ripeto la scena del suggeritore prodigo. Schiaccio i bottoni e le compro il biglietto. Sono andato via sul Metro con la stessa sensazione di disagio e di imbarazzo di qualche mese prima.
Questi due episodi mi hanno fatto capire come la pratica della diversità significhi ascoltare e comprendere. Che la tolleranza è fatta di episodi concreti di attenzione agli individui. Per far questo bisogna frequentarsi. Aprirsi alla diversità. Mischiare i colori. E vederci dentro le persone. Vedere l’individuo dietro il pregiudizio. Il nero sul nero.

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Si sciolgono le camere. E' un buon inizio...
Oggi è un buon giorno. Si sciolgono le camere.

SI potrebbe dire molto sull'avventura del Berlusconismo. Sulla democrazia politica ed economica. Sulle scelte sbagliate di politica economica e internazionale. Sul colpevole mancato controllo sull'euro. Sull'abuso del conflitto di interessi.

Ma non è ancora il tempo di dire del passato. E' tempo di costruire il futuro. Ora.Sono stati prodotti molti danni in questi anni. Ci vogliono decenni perchè il rispetto delle istituzioni e la cultura reputazionale idonei allo sviluppo economico si formino e si consolidino.Ci consola l'esempio. L'esperienza. La visione del pericolo. Spesso ne abbiamo bisogno. Conoscere la crisi, l'abisso, il pericolo. Conoscere i rischi della democrazia e delle istituzioni civili per apprezzarle di più, per difenderle. Diceva il poeta: la dove è il pericolo, cresce anche ciò che salva.

In questi anni, non c'è stato solo Berlusconi. Ci sono state elezioni, girotondi, primarie. Domeniche assolate sulle piazze gremite di pace, di diritti, di solidarietà. C'è stata la consapevolezza che non è possibile chiudersi nello snobismo leftist, ma occorre parlare a quell'Italia affabulata dalle illusioni di Berlusconi, ma in realtà senza più capacità di sperare. Ci sono stati i sentieri dei nidi di ragno nei quali rifugiarsi per resistere all'occupazione di un paese che non abbiamo riconosciuto più. Siamo stati feriti e increduli. E poi, alla fine, eccoci qui. CI siamo arrivati. Possiamo riappropriarci della cittadinanza. Ascoltiamoci. Torniamo ad essere italiani, a parlarci senza il tifo forzato di chi vuole dividere a tutti i costi e torniamo a tifare per noi stessi. Riconciliamoci con un'idea più alta della politica. Di noi stessi. Ci aspettano due mesi. Ci aspettano due giorni. Non a caso, sarà in primavera.

Buongiorno Italia. Forza, Italia.


Per visionare il programma dell'Unione vai qui.
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Cosi giovane, e già coglione!
Evidentemente, mi immagino che stamane il premier abbia avuto un fresco sondaggio. Fresco e ineluttabile. Così, livido e tetro, alla confcommercio, ha dato dei coglioni a quanti non la pensano come lui. E sia. Indipendentemente dalla destra e dalla sinistra, è una caduta di stile che va condannata. Non la merita il paese. Non è un buon esempio.
Per questo amo leggerla piuttosto come una reazione isterica e disperata di una sconfitta che va ormai annunciandosi.
E per questo, rimando alle parole di Piero Gobetti intorno al fascismo: "...dovrà ineluttabilmente l'italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica, a questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa popolare e dei ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all'iniziativa del lettore"
passarelladicoglioni4

Pasted Graphic
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In difesa del relativismo et(n)ico

Il discorso tenuto dal Presidente del Senato Pera al meeting CL potrebbe essere liquidato in poche battute. E’ stato in parte sconfessato dagli stessi organizzatori. Supera a destra la più estremista interpretazione delle posizioni del Ratzinger teologo. Chi lo ha pensato, scritto e proclamato non è un leader popolare.
Eppure. La gravità di certi passaggi lascia quantomeno perplessi. Non solo perchè è stata la seconda carica dello Stato a proclamarli, ma perchè Pera ha inteso parlare da intellettuale, filosofo e accademico. Ha usato un argomentare logico, fatto di premesse e conseguenze. Ciò rivela un disegno, una proposta, persino un progetto. Anzi, come lo stesso Pera la definisce, una ‘teoria’.
Pera lancia una serie di ‘allarmi’. Ci dice innanzitutto che l’Europa, avamposto dell’Occidente, è in crisi perché in essa prevale la democrazia liberale come trionfo del relativismo etico o peggio del ‘multiculturalismo’ inteso come “diritto di identità irriducibile di tutte le comunità”. Colpa del relativismo e del multiculturalismo sarebbe quella di ritenere che “tutte le culture hanno la stessa dignità etica, nessuna è migliore di un'altra, tutte sono buone e giuste”. E’ proprio questa uguaglianza, o meglio questo diritto ‘uguale’ alla libertà di scegliere una identità che abbia le medesime prerogative, la causa, secondo Pera, della ‘crisi spirituale’ in cui verserebbero l’Europa e l’Occidente. La conseguenza nefasta sarebbe che “tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare, e non si possono porre su alcuna scala per giudicare l'una migliore dell'altra”. Pera qui non si riferisce, è chiaro, alla libertà individuale di comparare e di decidere, da liberi cittadini, cosa è meglio per ciascuno di noi, ma alla possibilità di una ‘classificazione pubblica’. Questa classificazione dovrebbe essere persino indipendente dagli orientamenti politici di una maggioranza democraticamente eletta. Pera fa al riguardo un chiaro esempio, quando dice che: “una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene. Basterebbe votare secondo le procedure convenute e il risultato del voto della maggioranza del momento diventerebbe un bene di per sé. Non importa se questa maggioranza temporanea decidesse, poniamo, che la pena di morte è giusta o che il feto non è persona o che l'embrione non è vita o che la famiglia può essere anche omosessuale. I relativisti scherzano col fuoco”.
Poi, infine, il passaggio che più inquieta. Scrive, anzi, teorizza Pera: “In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata, e si diventa "meticci". Qui per Pera vi è un nodo pericolosissimo in cui il relativismo etico si intreccia con il relativismo etnico. L’uno genererebbe l’altro, vicendevolmente, “e così via, di allarme in allarme”.
Ci permetta, al riguardo, il Presidente Pera, di essere noi, democratici liberali o, come ci chiamano adesso, relativisti etici (ed etnici), alquanto allarmati.....
>>>>> puoi scaricare l'intero articolo qui
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Sulla vita si è già votato. E male.
L'editoriale di oggi sul Corriere di Oriana Fallaci è una buona dimostrazione della nostra incapacità, come cittadini adulti e responsabili, di poter parlare della nostra vita senza scadere nell'irrisolto mistero della lotta manichea tra il Bene e il Male, tra Etica, Morale e Metafisica. La Fallaci parte dal referendum e finisce per parlare di Bin Laden e dell’Iraq. Mi chiedo, non senza tristezza, cosa c’entri tutto ciò.
Sembra a tratti che ciò su cui siamo chiamati a votare sia il si o il no alla fecondazione assistita. Così sembra almeno a sentire lo slogan "sulla vita non si vota".
Si va invece al referendum perché sulla vita si è votato. E perché si è votato male.
A mio parere , il referendum se approvato, permetterà al parlamento di aggiustare il tiro ed evitare le distorsioni oggi imposte dalla legge 40.
La questione sulla quale si vota è tecnica, non etica o morale. Qualora abbiate tempo e voglia ecco alcuni punti per i quali voterò si.

1. L'embrione è il risultato di una fecondazione avvenuta tra spermatozoi e ovociti. Come in natura, non tutti gli embrioni si fecondano. Non tutti quelli che si fecondano hanno caratteristiche adatte a impiantarsi nell'utero. Non tutti quelli che si impiantano in utero continuano a crescere e a trasformarsi in gravidanza. La percentuale di impianto è minore del 30%. La donna che si sottopone alle tecniche di fecondazione assistita riceve una stimolazione ovarica che permette la iperproduzione di ovociti. Questi vengono poi sottoposti a fecondazione e solo una parte minima di questi presenta caratteristiche tecniche (grado di frammentazione periferica) idonee al trasferimento in utero. Per massimizzare la probabilità di impianto generalmente si trasferiscono tre embrioni, ma la percentuale di parto trigemellare è <3%. Se esistono altri embrioni fecondati, il loro congelamento permette alla donna di evitare di sottoporsi ad una nuova stimolazione e di accedere ad un nuovo tentativo, scongelando i propri embrioni. La legge 40 impedisce questa possibilità ed espone la donna a moltiplicare le stimolazioni, esponendosi a uno stress chimico portatore di rischi. Non solo, mentre prima della legge 40 era possibile selezionare le caratteristiche tecniche dell'embrione (grado di frammentazione periferica) e trasferire in utero gli embrioni con maggiore probabilità di proseguire verso l'impianto, oggi tale possibilità è preclusa. Se una donna produce 8 ovociti, si potrà provare l'inseminazione solo di tre ovociti, a caso. Con il rischio elevato di selezionare gli ovociti meno adatti e di buttare nella spazzatura quelli più promettenti. Naturalmente tale rischio si riversa solo su quelle coppie che per motivi economici non possono andare all'estero (in Italia il costo di un tentativo privato è di circa 3-4000 euro; all'estero di circa 7-9000 euro). Oltre che distorsiva, costosa, e rischiosa per la salute della donna, la legge 40 è discriminatoria.

2. L'embrione diventa vita dopo circa due mesi. Quando e se l'impianto è avvenuto nell'utero. Statisticamente, vi è una probabilità del 30% di avere una gravidanza dopo aver impiantato circa 9 embrioni in tre cicli distinti. Gli embrioni sono promessa di vita, ma non sono vita. Se cosi fosse, basterebbe semplicemente prelevare dalla donna il singolo ovocita prodotto naturalmente e fecondarlo. Le cose non sono cosi semplici proprio perché le probabilità che un dato embrione diventi feto sono molto basse, anche in natura. E’ un fatto di probabilità e di selezione naturale. Bisogna fecondare più embrioni per aumentare la probabilità di avere una gravidanza. Il paradosso della legge 40 è che per tutelare una promessa di vita finisce per ridurre drasticamente le probabilità che quella stessa vita si possa manifestare. Gli embrioni che non sono trasferiti in utero sono semplicemente cellule che contengono una promessa di vita solo se impiantati in utero. Fuori dall'utero sono soltanto un contenitore genetico. Possono essere smaltiti. Oppure impiegati per la ricerca. Per trasformare in cura della vita quella promessa di vita che avrebbero potuto realizzare. Credo sia giusto che questa decisione sia rimessa nelle mani di coloro che hanno generato l'embrione. Oggi questo è impedito dalla legge 40. Che decide per tutti e confonde una cellula con un nascituro, impedendo così a quel nascituro di essere tale.

3. Molti uomini e molte donne non hanno solo problemi di infertilità. Spesso sono sterili del tutto (ad esempio perché colpiti da tumori che ne hanno compromesso la capacità riproduttiva attraverso il ricorso alla chemioterapia). All'estero è possibile ricorrere ad un donatore per gli ovociti o gli spermatozoi. La legge 40 lo vieta. Il tipico errore di valutazione che si può compiere in questo caso è quello di confondere ciò che faremmo noi con ciò che riteniamo possa essere un diritto di scelta di altri. Chi siamo noi per compiere una scelta di vita in nome di altri? Su questa scelta di vita si è votato. E si è votato male. Lo stato italiano ha deciso per quei cittadini, che essi non possono fare in Italia ciò che possono fare all'estero. Una scelta di ipocrisia e di paura. Altri dicono: a quel punto sarebbe meglio l'adozione. Forse è vero. Ma non è una decisione che noi possiamo o dobbiamo compiere per altri. D'altra parte non la compiamo per le coppie non sterili. Perché farlo per quelle sterili? Diamo il diritto di scegliere ricordandoci che è una scelta che genererà la vita e non il suo contrario.

Capisco le remore di alcuni credenti, che ritengono che con queste tecniche l'uomo voglia sostituirsi a Dio. Ma continuo a chiedermi perché Dio non possa manifestarsi anche nel cristallo di una provetta, nel buio asettico di un laboratorio se quella promessa di vita è stata generata da una promessa di amore da parte di chi ci si è sottoposto. D’altra parte, il referendum non è un si o un no alla fecondazione assistita. Essa esiste già. Se votiamo si, miglioriamo però alcune parti che rendono la legge contradditoria, inefficace e limitativa delle libertà costituzionali. Anche per questo ultimo punto, comunque la pensiate, andate a votare. Come esseri umani e come cittadini non siamo semplicemente spugne. Noi possiamo capire. Possiamo informarci. Distinguere. Scegliere. Facciamolo. Votiamo.
Il non voto è una delega silenziosa ad altri che continueranno a votare al vostro posto sulla vita. Per poi raccontarvi che sulla vita non si è mai votato.
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