dic 2006
2007. E se ci abituassimo ai dibattiti di un paese normale?
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Auguri.
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Per una Politica ed un'Etica degli Effetti
imagesdi Antonio
Non sono un giurista e non ho le idee chiarissime sui 'valori'. Ovvero credo in quei valori civili - presenti nella nostra costituzione - che lasciano ampio margine alle libertà individuali nella cornice dei diritti e dei doveri civili. La ns repubblica è fondata sul rispetto delle libertà e dei diritti individuali. Non si tratta di relativismo etico, perché l'etica dei valori relativi è essa stessa un valore, peraltro profondamente cristiano. L'etica della tolleranza. Per chi crede è il libero arbitrio il luogo del peccato e della salvezza. Libero arbitrio. Ma questo non c'entra. Non voglio parlare dei Valori, ma di una etica, per cosi dire, di secondo ordine, l'etica degli effetti. Credo che a questa etica bisogna guardare per risolvere i recenti dibattiti sul caso Welby, sulla fecondazione assistita, sui Pacs.
L'etica degli effetti dice una semplice cosa: confrontiamo i diritti associati a situazioni oggettive con l'esercizio o il mancato esercizio di quei medesimi diritti in condizioni soggettive. Se cittadini che hanno condizioni soggettive diverse ma che si trovano in una medesima condizione oggettiva di scelta hanno opzioni distinte di scelta, vuol dire che stiamo contraddicendo il principio fondamentale di non discriminazione e di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. E dobbiamo fare in modo che l'uguaglianza oggettiva sia ripristinata. Mi spiego meglio. Welby ha il diritto di rifiutare le cure ma non può sottrarsi al dovere del medico di prestargli cura. Questo paradosso tra diritti e doveri in contraddizione viene risolto, nella vita di tutti i giorni, dalla semplice circostanza che i cittadini che si trovano in una condizione soggettiva diversa da quella di Welby possono esprimere pienamente i diritti di proprietà sul proprio corpo e sulla propria mobilità: nessun medico può costringere alle cure un malato terminale che sia proprietario del proprio corpo e che possa disporne la mobilità. Terzani e Fallaci hanno scelto di portarsi addosso il cancro, di non curarsi e di non curarsene. Qualcuno ha posto un problema di omissione dolosa ai medici curanti? No. Per il semplice fatto che la condizione soggettiva di chi si sottraeva alla cura era quella di poter disporre della mobilità del proprio corpo: di localizzarsi.
Oggi Welby non può sottrarsi alle cure del medico perché non può autonomamente disporre della propria mobilità, della propria localizzazione. Ha bisogno di qualcuno che lo sposti dal luogo nel quale il medico presta la cura, ma questo qualcuno sarebbe responsabile di omesso soccorso se non di omicidio. La divesa condizione soggettiva di Welby viola il principio della uguaglianza oggettiva di fronte alla legge.
Cosi, un single non può adottare perché non rappresenta una famiglia (qualcuno si spinge a dire perché il bambino ha il diritto alla figura paterna): ma allora occorrerebbe sottrarre alle ragazze madri, divorziate o vedove i figli? E ancora, i single omosessuali non possono prestarsi a fecondazione assistita, ma una lesbica può prostituirsi e cercare un figlio in un accoppiamento in autostrada. I cittadini facoltosi possono sottoporsi a fecondazione assistita all'estero (+40% lo scorso anno dall'Italia), fecondare e impiantare più ovociti, mentre i cittadini meno abbienti non possono farlo e ci rinunciano.
In tutti questi casi, la norma genera un problema di discriminazione. Per risolverlo non occorre chiedersi cosa è giusto ma basterebbe un'etica di secondo ordine - non quella dei grandi principi o dibattiti - basata sugli effetti discriminatori prodotti dalla discrepanza tra situazioni soggettive e prerogative oggettive per risolvere il problema: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Ne deve conseguire che quando gli effetti prodotti da una situazione soggettiva sono quelli di inibire l'uguaglianza oggettiva rispetto alla legge, occorre rimuovere gli ostacoli che impediscono ai soggetti discriminati di ottenere i medesimi effetti. Specie se da questi dipende il pieno sviluppo della persona umana. Posto che ci si trovi d'accordo nel definirlo. Per Welby non c'è bisogno di una nuova legge, basta la bellissima Costituzione.
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