Il caos calmo del lago
21/04/08 12:27
di AntonioSi sono scontrati al David di Donatello due bei film italiani: Caos Calmo e la Ragazza del Lago. Ha prevalso quest'ultimo nei premi, ma io ho trovato entrambi interessanti come film e come sceneggiatura, avendo anche letto il libro di Veronesi. Per un certo verso, sembrano quasi un unico film, nel senso che hanno al centro - tra le altre cose - il rapporto genitori-figli, direi il rapporto padre-figlio. Al maschile. La paternità come scoperta e come avventura incompiuta. Raccontata come viaggio intimistico.
In Caos Calmo la panchina è il luogo di osservazione della vita dal lato del padre, tutto quello che circonda la quotidianità e che è lontanissimo dal paradigma maschile dell'uomo di successo, competitivo e impegnatissimo. Ne la Ragazza del Lago, un giallo psicologico, si intrecciano diverse storie che hanno in comune il rapporto tra genitori e figli, in diverse età, in diverse condizioni. Un rapporto esclusivo e tormentato che non smette di compiersi e di completarsi. Il padre che non ha la forza di convivere con un figlio problematico. Un altro padre che vuole nascondere alla figlia il problema della madre. Essere genitori fuori dalla famiglia perfetta, in un mondo pieno di angosce e di rischi. Di menzogne e di tentativi. Caos calmo si chiude con la figlia che chiede al papà di andare via dalla panchina perché desidera ora un rapporto normale. Non era la figlia ad avere bisogno del padre ma il contrario. Era il padre a dover 'guarire', a guadagnarsi il ritorno al quotidiano. LA Ragazza del Lago si chiude con lo scambio di sorrisi tra la figlia e la madre affetta da Alzheimer. Un sorriso misterioso e irrisolto. Estraniato. Ma comunque un sorriso, chiosa il padre abbracciando la figlia. Caos calmo di un ritorno intimistico, dentro, rispetto al caos-caos che sta fuori. Che non comprendiamo più e che non sa comprenderci.