Romeni in Italia
Pasted Graphic di A. S (dottoranda romena senese in Italia)
Chiariamo intanto una cosa: la chiusura delle frontiere con la Romania, auspicata negli ultimi giorni da alcuni politici italiani, è una misura che, semmai, avrebbe potuto avere un senso (in determinate condizioni) prima dell’adesione di detto paese all’Unione europea. Sembra che la politica italiana abbia scoperto con stupore negli ultimi giorni che in Italia ci sono tanti romeni. Ma saranno qui da ieri, o saranno arrivati continuativamente dall’ultima metà degli anni Novanta in poi?
Sicuramente, l’adesione della Romania all’UE ha avuto come conseguenza anche l’incremento dei cittadini romeni all’estero. Ma come mai hanno prevalentemente scelto l’Italia e la Spagna? Sarà forse perché in questi due paesi il numero dei connazionali immigrati era già altissimo? Sarà perché potevano contare sull’aiuto di un qualche lontano parente, di qualche conoscente? Sarà perché l’aspettativa sul livello dei controlli era piuttosto bassa? Una cosa è certa: in paesi come la Romania, l’Albania, l’Ukraina, la Moldavia, etc. l’Italia è vista, insieme alla Spagna, come uno dei paesi europei più accoglienti e meno rigidi sull’immigrazione.
E ciò ha dato luogo ad un continuo accumularsi di persone immigrate dai paesi dell’est e non soltanto; le prime ondate hanno creato un’immagine di benessere agli occhi dei connazionali rimasti a casa e, di conseguenza, è aumentato gradualmente il numero degli immigrati. Detto incremento ha determinato però anche il lievitare dei livelli di criminalità. Problema peraltro ovvio agli occhi di tutti, ma non dei politici che hanno preferito ignorare la questione e chiudere gli occhi. Così come è successo con gli albanesi 7-8 anni fa, come è successo con i marocchini prima ancora. Fino a quando le cose non diventano insostenibili, la reazione è quasi freudiana: il problema si rimuove. E quando invece la strategia si rivela – inevitabilmente – poco efficace, ancora una volta, come è ormai tradizione nella politica italiana, tutto si riduce ad un mero colpevolizzarsi a vicenda (da destra a sinistra e vice-versa).

In Romania invece, il governo ha scoperto con lo stesso stupore – nell’arco di qualche giorno, sembrerebbe – che in Italia ci sono tanti romeni. Se n’erano dimenticati quando ci facevano aspettare 5 mesi per rinnovare il passaporto; se n’erano dimenticati quando sottolineavano che la disoccupazione diminuiva in Romania (strano, visto che su 22,5 milioni di romeni, circa 8 milioni vivono fuori dai confini: due milioni in Spagna, circa 1,5 milioni in Italia, etc.). Cifre alla portata di tutti, ma stranamente non molto presenti allo spirito della classe politica romena che, prima di parlare di ondate di xenofobia, forse dovrebbe fare di più per darci una mano quando abbiamo bisogno di documenti, per trattarci meglio quando andiamo ai consolati, per non farci aspettare un’intera giornata prima di poter parlare con un funzionario… E’ il momento che il governo romeno cominci ad attuare vere politiche di integrazione dei cittadini romeni di etnia rom e vere politiche sociali per tutti.

I mass media, sia italiani che romeni, hanno subito montato un caso. E, mentre da parte italiana, alla luce degli ultimi avvenimenti, posso capire le sacrosante ragioni, non è lo stesso per i media romeni. Mi dispiace dirlo, ma se a Bucarest il livello di criminalità è basso, come evidenziava la polizia della capitale romena intervistata da “Tempi moderni”, forse possiamo collegare il fatto all’ondata di rom partiti dalla Romania per invadere il resto dell’Europa. Già nei primi anni Novanta, se la memoria non mi inganna, i rom romeni avevano fatto vergognare tutti i romeni dell’Austria. Era prevedibile lo stesso con l’Italia; mi meraviglierei se la stessa cosa non succedesse anche in Spagna. Inutile parlare ora di xenofobia da parte dell’Italia e di ondate di romeni che tornano. (E, a tal proposito, non capisco perché i romeni in regola dovrebbero tornare.)

E’ ora che i cittadini romeni che stanno qui non si sa bene perché, dove e con quali mezzi, siano rimandati a casa. Ed è ora che le autorità romene affrontino il problema con serietà. Francamente, non vedo perché il cittadino italiano debba sostenere (con le proprie tasse) i romeni in carcere che hanno commesso reati in Italia ma che qui le tasse non le hanno mai pagate, e tanto meno si sono sognati di farlo.

Per finire, aggiungo una cosa lapalissiana per qualunque persona con un minimo di buon senso: non tutti i romeni infrangono la legge, non tutti i romeni rifiutano l’integrazione, non tutti i rom sono dei fuorilegge… Così come non tutti gli italiani sono mafiosi ... Basterebbe un po’ più comunicazione, un po’ più rispetto e un rapporto diverso che vada al di là del “noi” (italiani) e “loro” (venuti da fuori). Basterebbe un “noi” inclusivo: noi, che paghiamo le tasse in Italia, noi che rispettiamo la legge italiana, noi che siamo contro il crimine, noi che lavoriamo ogni giorno, noi che vogliamo costruirci una vita, noi che vogliamo imparare a sperare insieme, noi, italiani e romeni perbene.
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