Se il mercato politico diventa concorrenziale...
16/02/08 23:52
di AntonioQuasi ci siamo. Si delineano cinque/sei blocchi caratterizzati da una certa omogeneità interna. Oggettivamente è un risultato positivo da riconoscere a Veltroni, al di là del fatto che fosse o meno una scelta obbligata. L'uscita 'volontaria' dell'UDC dal PDL e la probabile lista di centro con UDEUR e Rosa Bianca schiaccia a destra il PDL, sebbene a sua volta La Destra lo rispinga un po' più al centro. L'ostinazione di Veltroni e il decisionismo di Berlusconi - probabilmente dettato dalla convinzione di farcela in ogni caso - hanno positivamente semplificato il quadro, rendendo meno efficace il veto dei piccoli partiti e più concorrenziale il mercato politico.
Con la legge attuale, votare chi non prende il 4% alla Camera o almeno l'8% su base regionale al senato è effettivamente un voto 'sprecato' nel senso che quegli elettori possono usarlo per contrastare la formazione ad essi più lontana. L'UDC paga paradossalmente e clamorosamente l'errore di non aver sostenuto Marini appena due settimane fa. E sono i beneficiari di quel rifiuto a mostrare il conto. Sotto questo profilo, il niet di Berlusconi è insieme apprezzabile e diabolico. Altrettanto apprezzabile è che sia il PD che il PDL abbiano detto di voler tenere fuori dalla competizione elettorale questioni etiche come la legge 194. E sbaglierà Berlusconi se si apparenterà con la lista di Ferrara, specie dopo aver detto di no a Casini. Dini e Mastella raccolgono i cocci e forse avranno un lungo futuro per pentirsene. Verrebbe quasi da re-indirizzare a Mastella la poesia falsamente attribuita a Neruda da lui recitata al senato: "lentamente muore..." una certa politica.
Fatti due conti, se il PDL mantiene le promesse degli attuali sondaggi, non c'è partita. Con almeno il 40% alla Camera (scenario 'basso' con 24 FI + 11 AN + 5 Lega) e con le fuoriuscite quotidiane di singoli esponenti UDC verso il PDL, il PDL può ottenere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. E dovrà governare un fase difficilissima. Senza alibi. Perché il 40% sarà comunque minoranza nel paese.
Se invece accade qualcosa al centro e se La Destra sfonda e se, contestualmente, l'attuale quota di indecisi si riverserà per l'80% sul PD, allora la partita si apre. Troppi se?
Veltroni è partito benissimo. Ha imposto agenda, meccanismi, coalizioni, novità. Come quella, bella e forte, di Anna Finocchiaro candidata alla presidenza in Sicilia. Come il fatto che all'improvviso non ci sono più coalizioni rabberciate, ma liste aggreganti omogenee. Esattamente ciò che si proponeva il Referendum (insieme ad altri importanti miglioramenti al Porcellum). Se riuscirà a metter dentro socialisti e radicali Boniniani, il miracolo sarà già compiuto. Veltroni già riparte con il pullman. Di corsa, a coprire tutte le province. Ce ne vorrebbero almeno dieci di pullman con cinque sosia. Eppure Veltroni governa straordinariamente i media e fa apparire lontanissmo il governo Prodi che il PDL vorrebbe come interlocutore contro cui scatenare il proprio elettorato. La partita si gioca sui delusi di sinistra e sui confusi di centro-destra. Per Veltroni anche un pareggio al senato sarà una vittoria. Il discorso di oggi è stato forte e convincente. Forse troppo. Troppo se non basterà. Se si fermerà a Spello. Yes we can. CI sono cose che vivono solo nel presente, come le promesse impossibili o le sfide ardite. Come un pullman impazzito che non si ferma mai. Yes we can, ma anche no. Eppoi: è davvero cosi importante farcela?