apr 2006
Un Ministro per la Concorrenza nel Governo Prodi?
imagesL’Unione ha dedicato una parte rilevante del programma all’attuazione di riforme pro-concorrenziali volte ad eliminare le rendite monopolistiche o oligopolistiche che oggi interessano vasti settori dell’economia italiana, mentre sullo sfondo pone il tema della riorganizzazione delle authorities. Sono numerosi gli ambiti che necessitano di ampi interventi riformatori. Il settore delle comunicazioni innanzitutto. L’attuazione della convergenza multimediale è oggi ostacolata dal fatto che le forme di regolamentazione prescelte per il settore radio-televisivo differiscono in modo sostanziale dal tradizionale impianto normativo che copre le telecomunicazioni. Occorre, in particolare, estendere la nozione tradizionale di accesso alle reti, tipica del settore tlc, includendovi l’accesso ai contenuti, ai canali ed in genere alla programmazione in chiaro ed in 'nero', secondo le modalità più volte delineate a livello comunitario. E ciò al fine di garantire insieme pluralismo e concorrenza.

L’Unione ha dedicato una parte rilevante del programma all’attuazione di riforme pro-concorrenziali volte ad eliminare le rendite monopolistiche o oligopolistiche che oggi interessano vasti settori dell’economia italiana, mentre sullo sfondo pone il tema della riorganizzazione delle authorities. Sono numerosi gli ambiti che necessitano di ampi interventi riformatori.

Il settore delle comunicazioni innanzitutto. L’attuazione della convergenza multimediale è oggi ostacolata dal fatto che le forme di regolamentazione prescelte per il settore radio-televisivo differiscono in modo sostanziale dal tradizionale impianto normativo che copre le telecomunicazioni. Occorre, in particolare, estendere la nozione tradizionale di accesso alle reti, tipica del settore tlc, includendovi l’accesso ai contenuti, ai canali ed in genere alla programmazione in chiaro ed in 'nero', secondo le modalità più volte delineate a livello comunitario. E ciò al fine di garantire insieme pluralismo e concorrenza.

Un altro ambito di intervento riguarda la regolamentazione dei servizi finanziari. La recente riforma del risparmio va accompagnata da sistemi di controlli e di tutele più incisivi e soprattutto da meccanismi trasparenti di controllo anche attraverso forme di incentivazione all’auto-regolamentazione e alla risoluzione dei conflitti di interesse.

Va affrontato in via sistematica il tema della liberalizzazione dei vincoli all’accesso e all’esercizio delle professioni, che ingessano i relativi mercati a danno dei consumatori finali e dei giovani professionisti, nonché l’annoso problema della liberalizzazione di settori a rendite fisse quali alcuni ambiti della distribuzione commerciale, la distribuzione dei farmaci e le licenze dei taxi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo con i servizi pubblici locali, il settore energetico, la concorrenza nei trasporti aerei e ferroviari, il tema dell’accesso ai porti e così via.

L’insieme delle riforme pro-concorrenziali che ci attendono necessita di un disegno unitario da parte del governo volto ad esaltare le complementarietà esistenti tra i diversi interventi da attuare, a realizzare un coordinamento virtuoso con il lavoro delle Authorities esistenti e a disegnare eventuali nuove autorità di settore anche riformando, ove necessario, le competenze esistenti. Questo ruolo può essere svolto efficacemente dalla istituzione di un Ministro per la Concorrenza, la cui attività si porrebbe in stretto coordinamento con il Ministero delle Attività produttive, quello dell’Economia, quello dell’Innovazione e quello delle Comunicazioni e Trasporti.

Il Ministro per la concorrenza, inoltre, agirebbe anche da diretto riferimento per l’assorbimento e la trasposizione in legge delle segnalazioni inviate al Parlamento dalle competenti autorità e che riguardano l’impatto anti-concorrenziale prodotto dall’impianto normativo esistente in diversi settori. Il numero di queste segnalazioni, che possono interessare anche più argomenti insieme ma sono per lo più piuttosto specifiche e focalizzate, oscilla tra le quindici e le venti per anno. Tuttavia, una percentuale elevatissima delle stesse, circa l’80 per cento da una statistica che avevo elaborato per gli anni Novanta, resta purtroppo lettera morta. Troppo frequentemente la norma anticoncorrenziale segnalata non viene modificata dal Parlamento e la segnalazione dell’Autorità antitrust cade nel vuoto.

Il Ministro per la concorrenza potrebbe assumere il compito di inserire annualmente nel calendario parlamentare una "Legge per la concorrenza" - recentemente proposta su www.lavoce.info da Pier Luigi Parcu il cui scopo "ordinario" potrebbe essere proprio quello di "esaminare, e eventualmente recepire, le segnalazioni delle Autorità indipendenti in materia di concorrenza e di funzionamento dei mercati. In un circolo virtuoso, consapevoli dell’appuntamento, le stesse Autorità di regolazione potrebbero focalizzare meglio la propria opera di
advocate, magari concentrandola su temi più urgenti o rilevanti per la stato dell’economia. Inoltre, una volta deciso l’appuntamento annuale, esso potrebbe attrarre molte altre questioni rilevanti, sempre in materia di concorrenza. Così, da semplice occasione di abrogazione di norme negative, "la legge per la concorrenza" potrebbe anche diventare l’appuntamento per l’avanzamento di riforme positive, già previste o comunque necessarie". In tempi brevi, invece, al limite in sede di finanziaria, il Ministro potrebbe produrre un libro bianco - sulla falsa riga della policy review dell'OCSE - che ne delinei l'attività e i tempi di intervento.

Non mancano, a cominciare da coloro che hanno ricoperto anche incarichi antitrust di prestigio nazionale e internazionale, personalità in grado di svolgere brillantemente questo compito. Perché allora non tentare?

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Il Piacione
imagesUna nuova specie antropologica si afferma qui è li, specie in Italia: il piacione. Qualcuno, quando ero più giovane, mi ha accusato di esserlo, ma dopo un po' mi ha sempre detto che - ahimé - non lo ero. Io ne incontro parecchi, tra i colleghi, ma anche tra gli studenti. E' una specie improduttiva ma in crescita e molti diventano piacioni per timidezza o insicurezza. Alcuni possono ancora essere aiutati, per altri è troppo tardi. Ecco alcune regole per individuarlo.

1. Il piacione innanzitutto si piace e tanto. Considera i suoi difetti fisici inesistenti perché è bello, fico, irresistibile.
2. il piacione ci prova con tutte, no scusate tutte ci provano con lui, lui non fa mai un passo, ci mancherebbe, semmai qualche leggera avance
3. il piacione si piace anche dentro: si crede fermamente intelligente, brillante e colto, fa le battute giuste, ha sempre un ultimo libro, un ultimo disco di cui parlare
4. il piacione è alla moda, ma una moda understatement, quasi distratta, buttata là, lui non è alla moda lui fa la moda, lui è un trend setter
5. il piacione sa fare tutto e quello che non sa fare è solo questione di tempo, è il perfetto playboy e il perfetto compagno (e se ha una compagna è la più fica)
6. il piacione non guida mai contromano, sono tutti gli altri a venire in senso opposto
7. il piacione sta sempre dalla parte giusta, lui è anche moralmente ineccepibile, lui é nel giusto
8. il piacione a fine serata si guarda e dice "oh come sono fico"
9. il piacione appena alzato la mattina si guarda e dice "oh come sono fico"
10. Il piacione nega di esserlo "perchè lui piace ma non fa il piacione"
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Un desiderio chiamato tram
page0_blog_entry24_2San Francisco è ricca di storia. E' una delle città più antiche degli Stati Uniti. Ancora si respira l'acciaio delle prime fabbriche, delle prime auto, dei primi ponti. Si respira anche un che di europeo, ma è la città Usa più lontana dall'Europa, in termini geografici. Di là dell'oceano c'è il Giappone, l'Australia, l'Asia. Altre frontiere, altri popoli.Per quanto antica possa essere S. Francisco nei parametri USA, per noi europei è una città neonata. Sa di archeologia industriale, ma in essa, come altrove, sentiamo il tipico horror vacui di chi è abituato ad avere in casa pietre e monumenti vecchi di millenni.
San Francisco è ricca di storia. E' una delle città più antiche degli Stati Uniti. Ancora si respira l'acciaio delle prime fabbriche, delle prime auto, dei primi ponti. Si respira anche un che di europeo, ma è la città Usa più lontana dall'Europa, in termini geografici. Di là dell'oceano c'è il Giappone, l'Australia, l'Asia. Altre frontiere, altri popoli.
Per quanto antica possa essere S. Francisco nei parametri USA, per noi europei è una città neonata. Sa di archeologia industriale, ma in essa, come altrove, sentiamo il tipico horror vacui di chi è abituato ad avere in casa pietre e monumenti vecchi di millenni.
Questo spiega - al contrario - il senso della ricerca e della storia, la valorizzazione delle origini, la curiosità intellettuale che albergano nella cultura urbanistica e paesaggistica delle città statunitensi. Vi è il desiderio di sottolineare la storia che passa, di trasformare in eventi storici episodi apparentemente insignificanti. Come se l''assenza della 'Storia' comporti un prepotente ingresso del quotidiano nella stessa storia. Qualcosa che rende tutti noi decisivi non solo per il nostro destino, ma anche per quello dell'umanità. C'è ancora una storia da scrivere e noi ci siamo dentro: questa è la sensazione che si prova nei saliscendi di S. Francisco.
E poi, questo desiderio, questa attenzione per la storia e il quotidiano te li ritrovi anche guardando alla scelta compiuta dal sindaco di S.Francisco sui trasporti locali. Ci sono tram provenienti da tutto il mondo. Seduti ad un bar abbiamo visto passare - e fotografato - davanti al mare di S.Francisco i primi tram che hanno circolato a Milano, Philadelphia, Chicago, New York, Parigi...Le vie di S. Francisco erano improvvisamente un museo viaggiante per le diverse strade del mondo, un contenitore di archeologia industriale. I pezzi di ferraglia che altri comuni buttano via diventano qui pezzi storici da valorizzare, di nuovo, come strumenti sospesi tra l'uso quotidiano e la memoria storica. Un desiderio chiamato tram. Un viaggio nel mondo 'sulle strade di S. Francisco'. Una lezione per gli amministratori europei, cosi sazi di storia da confondere talvolta il vecchio e l'antico, la ferraglia e le cose belle.

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9-10 Aprile 2006: Lamento per il Sud
images...Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
...Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l'eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d'acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
E questa sera carica d'inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d'amore senza amore.

S. Quasimodo
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L’ultimo Bluff: All'ICI, Nel Paese Delle Meraviglie
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.

Siamo – con triste realismo e non con forzato catastrofismo - messi proprio male. Il rapporto deficit-PIL ha già superato con ogni probabilità il 4%: significano almeno 6-7 miliardi di euro bruciati in un anno. La si potrebbe chiamare TreTax: Tassa-Tremonti. E’ invisibile, ma la pagheremo. Non cresciamo più. E, in Europa, cresciamo meno degli altri. Non esportiamo più. Non attiriamo più investimenti esteri. Insomma non c’è fiducia – interna ed esterna - su questa Italia.

Per far ripartire il paese occorre liberare la domanda di lavoro e di prodotti e quindi agire sia sugli incentivi delle imprese ad assumere e ad investire che sulla capacità dei consumatori di sostenere il consumo. Insomma, occorre riattivare un circolo virtuoso. Più domanda, più offerta, più reddito, più entrate, più investimenti pubblici e privati, più occupazione e di nuovo più domanda. Per fare questo occorre controllare la spesa pubblica e, a parità di incidenza della complessiva pressione fiscale, rimodulare in modo più equo le imposte sul costo del lavoro. Il programma dell’Unione agisce sull’ora lavorata, riducendo il costo del lavoro alle imprese e restituendo ai lavoratori una parte di reddito. A ciò si aggiunge l’idea di una revisione catastale delle case che potrebbe portare a diminuire il costo dell’ici delle case dei meno abbienti e una reintroduzione delle tasse sulla successione per i soggetti che abbiamo patrimoni superiori ad almeno 3 milioni di euro, ad esclusione delle piccole attività commerciali e industriali. Infine, una riduzione sulla tassazione delle rendite finanziarie e l’armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle speculazioni finanziarie. E ancora: deciso intervento sul recupero dell’evasione fiscale, oggi pari a diverse centinaia di miliardi di euro (l’equivalente di 6 o 7 leggi finanziarie).

La destra ha smesso i panni della difesa d'ufficio del governo attuale. Consapevole di essere opposizione a detta dei sondaggi, ha martellato la coalizione che appare in vantaggio: la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale (nel periodo 1996-2001 i governi di centro sinistra ridussero il cuneo del 5.7%) implica 10 miliardi di euro che saranno ricavati da nuova tassazione. E giù con lo spauracchio dell’aumento delle tasse.

Il programma – per la verità molto vago – del centro destra è un elenco di detassazioni: sembra più il sogno proibito di un commercialista invaghito di sé che il programma di un governo che intenda davvero fare qualcosa. Ci vogliono almeno 35 miliardi di euro, ma nessuno ci dice da dove verrebbe la copertura e ciò proprio mentre al centro-sinistra si rimprovera di voler aumentare le tasse per coprire appena 10 miliardi (un terzo dell’attuale legge finanziaria).

Berlusconi, proprio mentre dichiara che la sinistra aumenterà le tasse per coprire il suo fabbisogno, propone di eliminare l’ici, che implica una scopertura di altri 5-8 miliardi di euro. Da un lato cioè ci dice che per coprire i tagli fiscali (della sinistra) bisogna aumentare le tasse e d’altro propone di tagliare le tasse (l’ici) senza dirci come fa a coprirne i mancati introiti. C’è un buco logico: perché la sinistra deve aumentare le tasse se taglia il cuneo fiscale e invece la destra può tagliare l’ici senza farlo? Gong! Il tempo è finito. Niente domande. Basta imporre una nuova agenda al dibattito fino a domenica. Basta coprire i titoli dei giornali con i pro e i contro a Berlusconi. Torna protagonista lui e la sua proposta. Questo conta. Lo spot per gli indecisi. La spinta agli indecisi. Il regalo agli indecisi. Il trucco.

Ci sarebbe però una bella differenza: un conto è tagliare perché le risorse liberate vadano a finanziare lo sviluppo e il circolo virtuoso. Un conto è lasciare in tasca 40 euro al mese ai proprietari di prime case. Troppo facile obiettare a Berlusconi: perché non l’hai fatto in questi 5 anni? Ma la risposta sarebbe: “che c’entra? L’offerta è adesso. Cavallo Pazzo vende tutto: liquidazione totale. Affrettatevi”.

Sono giorni tesi. Ma vale la pena fidarsi degli Italiani. Non c'entra più la destra e la sinistra. Il tifo. Qui c'entra l'Italia. Le promesse del Signor Berlusconi sono un film, un brutto film, già visto. Ci consola un vecchio adagio: you can’t fool all the people all the time! Abbiamo già dato. E tanto. Troppo.
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