La soluzione regolatoria per Telecom? Open Network

di Antonio
In questi giorni di confusione su Telecom, vanno senz'altro apprezzate le mosse tempestive del Ministro Gentiloni: (i) ribadire che la separazione della rete (proprietaria o gestionale) è possible ma come intervento della competente autorità sull'esempio inglese (al netto dunque di accuse di intromissione dirigista sul mercato); (ii) annunciare un intervento del governo volto a potenziare i potere dell'autorità di settore; (iii) assicurarsi una sponda comunitaria in diretto contatto con il Commissario europeo alla concorrenza. Il modello che si intende seguire è quello dell'Open Reach inglese. Che però forse in Italia andrebbe esteso in un nuovo modello denominabile come Open Network.
Di che si tratta? Mentre l'Open reach fa riferimento all'idea di una rete terza che assicuri parità di accesso (meglio 'equivalenza') ai concorrenti, nel caso italiano si tratta di fare un passo in più. Il problema attuale della rete Telecom non è infatti solo quello di assicurare terzietà all'accesso alla rete che per larga parte costituisce una risorsa essenziale e quindi non duplicabile. Il problema è oggi anche quello di assicurare - sotto qualunque proprietà privata dell'incumbent - opportuni incentivi alla realizzazione di investimenti che ne consentano l'upgrade nella prospettiva delle next generation networks. Di per sé la separazione della rete, secondo il modello inglese open reach, non garantisce questo. Anzi, si potrebbe argomentare come sotto il profilo degli incentivi, la terzietà della rete potrebbe diminuire gli incentivi all'upgrade della risorsa essenziale. Peraltro i concorrenti sono disincentivati dalla circostanza che Telecom ha sempre inseguito e spiazzato gli investimenti innovativi dei concorrenti (ad es. xDSL ha seguito e spiazzato gli inv in fibra ottica dei concorrenti). Occorre allora pensare ad un meccanismo che assicuri insieme terzietà e incentivi all'pgrade della rete. Come si può fare? Un modello di riferimento è quello - opportunamente aggiustato - dell'open source ma applicato alla rete. Lo definirei OPEN NETWORK. SI tratta di immaginare un sistema regolatorio in base al quale si apre un mercato per l'accesso agli investimenti sulla rete di Telecom. Si tratterebbe di investimenti complementari e di natura cooperativa per chi li effettua: telecom e i concorrenti avrebbero il diritto ad effettuare investimenti complementari innovativi sulla rete esistente ricevendone due benefici: (i) in termini di reddito residuale su ogni abbonato collegato alla rete; (ii) in termini di crescita dei propri abbonati. Con questo sistema la concorrenza si sposta anche al livello upstream della rete. I concorrenti investirebbero sapendo che il proprio investimento non sarebbe spiazzato da un tardivo upgrade di Telecom, come avverrebbe su reti separate concorrenti e ricevendo una percentuale della revenue per abbonato (proprio o dei concorrenti). Il titolare della rete sarebbe incentivato a investire perché sa che in sua vece lo faranno i concorrenti i quali manterrebbero i diritti di proprietà sulla porzione di rete innovativa (e complementare) a quella esistente. Il risultato è una rete nella quale sia garantito sia l'accesso ai concorrenti, sia l'incentivo all'innovazione. Nell'ipotesi di OPEN NETWORK si affiancherebbero due regimi di diritti di proprietà: quello tradizionale sulla rete esistente e quello addizionale e complementare sulle porzioni di rete innovativa. Si può anche immaginare un sistema di call e/o di put che permetta la ricongiunzione della proprietà dopo un certo periodo di tempo. Mi pare un meccanismo, certo complicato, ma virtuoso rispetto alle alternative della (1) proprietà verticalmente integrata in capo all'incumbent, (2) open reach con accesso dei concorrenti ma senza garanzia di investimenti innovativi. Peraltro l'OPEN NETWORK permette di ottenere i risultati sperati senza preoccuparsi tanto della identità nazionale del proprietario della rete.


E lo Spettro? Qui un mio recente intervento.
|