scioperanti & scioperati
01/03/09 08:14 Filed in: Law &
Economics
di
Antonio Nicita
Proprio nei giorni in cui il presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali denunciava l’incremento degli scioperi in Italia nel settore dei trasporti nell’ultimo anno, il Consiglio dei Ministri dell’attuale governo italiano ha approvato un Disegno di legge per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone. La legge delega in particolare a disciplinare lo sciopero virtuale. Essa tuttavia presenta, alla luce dell’analisi economica degli incentivi, due problemi: il primo problema é che lo sciopero virtuale potrebbe essere reso obbligatorio per legge per talune prestazioni lavorative; il secondo problema è che, perlomeno nell’attuale formulazione, ci si limita a definire gli oneri dei lavoratori durante uno sciopero virtuale ma non anche gli oneri dei datori di lavoro.
Lo sciopero virtuale
L’idea di sciopero virtuale (nonstoppage o virtual strike) é stata formulata da alcuni law&economics scholars (Bernstein, 1971) per limitare i costi sociali degli scioperi nei servizi pubblici. In una battuta lo sciopero virtuale può essere definito come una procedura di bargaining in cui “the workers keep working as usual and the firm keeps producing as usual, but neither side gets paid. Workers lose their wages and an employer loses its profits during a strike. So during a virtual strike the workers would work for nothing and the employer would give up its revenues. That money could go to Uncle Sam or a charity” (Ayres and Nalebuff, 2002).
Diversi scioperi virtuali sono stati sperimentati con successo come forma di autoregolamentazione in passato: nel 1989 dai piloti aerei dell’Anpac; nel 1995 dai poliziotti della Sap; nel 1999 dai medici dell’Anmi; nel 1999 dai piloti e gli assistenti della Meridiana; nel 2000 dagli autoferrotramvieri ATM; nel 2002 dagli elicotteristi. Ad oggi sono stati firmati quattro accordi generali per la disciplina dello sciopero virtuale: i direttori sanitari del SSN; il personale amministrativo dell’Università Bocconi; medici di famiglia e del pronto soccorso del SSN; elicotteristi impegnati in servizi di soccorso.
I casi di sciopero virtuale restano molto rari e forse questa è la ragione per la quale gli economisti non ne hanno analizzato le caratteristiche o gli incentivi alla sua adozione.
In un recente articolo (cfr. Nicita e Rizzolli Quaderni del Dip.to Economia Politica n.557, Univ. Siena, 2009) si dimostra che lo sciopero reale è non solo razionale ma, soprattutto, esso costituisce un meccanismo che stimola gli incentivi all'impegno ottimale da parte dei lavoratori (c.d. enforcement endogeno). In questo quadro, lo sciopero virtuale generalmente non sembra assicurare risultati di ottimalità, quanto a impegno dei lavoratori e qualità del servizio prestato, a meno che non vi sia una forte spinta motivazionale dei lavoratori o a meno che lo sciopero reale non generi pesanti ricadute negative anche per coloro che scioperano (ad esempio perché i consumatori cambiano fornitore in futuro). Così, se lo sciopero virtuale viene imposto a parti che non avrebbero incentivo a realizzarlo altrimenti, esso induce le parti a selezionare un livello subottimale di sforzo. Ne consegue che se i costi sociali evitati con lo sciopero virtuale sono inferiori ai guadagni derivanti dalla cooperazione ottimale, l’imposizione di uno sciopero virtuale configura un esito inefficiente in quanto può forzare l’erogazione di un servizio ad un livello di qualità subottimale. Inoltre in molti casi, i costi sociali generati dallo sciopero ‘reale’ non sono mere conseguenze indesiderate, ma, al contrario, essi costituiscono semmai proprio lo strumento attraverso il quale coloro che scioperano intendono esercitare una pressione nei confronti dei datori di lavoro. E’ dunque probabile che un divieto di sciopero reale unitamente all’obbligo di ricorrere allo sciopero virtuale inducano i lavoratori a selezionare lo sforzo minimo per un periodo di tempo tale da equiparare i costi sociali dello sciopero virtuale a quelli che si otterrebbero con lo sciopero reale.
Queste conclusioni sembrano peraltro essere confermate da un recente esperimento (cfr. Nicita e Innocenti, 2009) che dimostra come lo sciopero virtuale ‘domini’ lo sciopero reale in assenza di effetti negativi su terze parti (utenti del servizio): sia i datori di lavoro che i lavoratori ottengono risultati migliori. Tuttavia lo sciopero reale con elevati costi privati e sociali domina lo sciopero virtuale, nel senso che gli scioperi si riducono, aumenta l'impegno dei lavoratori e tutte le parti considerate ottengono in media risultati migliori, rispetto al caso dello sciopero virtuale.
Lo sciopero virtuale nella legge delega
Proprio nei giorni in cui il presidente della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali denunciava l’incremento degli scioperi in Italia nel settore dei trasporti nell’ultimo anno, il Consiglio dei Ministri dell’attuale governo italiano ha approvato un Disegno di legge per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone. Una delle novità della delega è
quella di trattare la materia del diritto di sciopero in relazione al diritto alla mobilità e alla libera circolazione delle persone. Questa novità rivela due presupposti: da un lato l’emersione dei due diritti allo stesso rango di tutela individuale e sociale e dall’altro il possibile trade-off tra gli stessi. Tra le altre cose, il Governo viene delegato a introdurre la previsione, per via contrattuale, dell’istituto dello sciopero virtuale, già oggetto di alcuni disegni di legge, tra i quali quello che ha come primo firmatario Pietro Ichino. Nella delega al governo lo sciopero virtuale viene definito come:
"…manifestazione di protesta con garanzia dello svolgimento della prestazione lavorativa, che può essere reso obbligatorio per determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino o possano determinare, in caso di astensione
dal lavoro, la concreta impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale".
Sebbene la definizione di sciopero virtuale mantenga un necessario carattere di generalità, tipico di una legge delega, essa presenta, alla luce dell’analisi economica degli incentivi, due problemi: il primo problema é che lo sciopero virtuale potrebbe essere reso obbligatorio per legge per talune prestazioni lavorative; il secondo problema è che , perlomeno nell’attuale formulazione, ci si limita a definire gli oneri dei lavoratori durante uno sciopero virtuale ma non anche gli oneri dei datori di lavoro.
Obbligare allo sciopero virtuale può produrre due effetti negativi:
(i) azzerare l’effetto segnalazione di quanti lo sceglierebbero autonomamente in via volontaria per spinta motivazionale (se lo sciopero virtuale è imposto, può venir meno l’impulso solidale da parte di terze parti a uno sciopero virtuale spontaneo);
(ii) indurre i lavoratori a ridurre l’impegno profuso e, conseguentemente, la qualità del servizio, mentre la legge delega sembra assumere che in assenza di sciopero i lavoratori produrranno in ogni caso lo sforzo ottimale
Possibili opzioni di policy per regolare lo sciopero virtuale
Da queste analisi consegue che l’imposizione dello sciopero virtuale, specie nella forma debole nella quale solo i lavoratori ne subiscano la perdita più rilevante, finisce per generare esiti, in termini di benessere aggregato, inferiori a quelli associati agli scioperi reali.
Sotto un profilo di policy occorrerebbe pertanto:
(i) rendere lo sciopero virtuale una scelta, anziché una imposizione, in modo da valorizzarne gli aspetti motivazionali;
(ii) associare allo sciopero virtuale costi privati (sia per i lavoratori che per i datori di lavoro) comparabili a quelli attesi nel caso di sciopero reale (in tal senso va il ddl di Ichino);
(iii) affiancare lo sciopero virtuale con forti incentivi per i lavoratori all’adozione di questa forma di protesta.
Altrimenti, l’esito probabile della riforma prospettata sarà solo quello di trasformare gli scioperanti di ieri negli scioperati di domani.
Il dibattito continua anche qui: goodwinbox e qui nelmerito e qui pietroichino
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