concorrenza o abuso?

imgres di Antonio Nicita
Arrivano i primi dati. Sembra che dal 12 gennaio (debutto di Cai) ad oggi sui voli Fiumicino-Linate si sono imbarcati in media 2mila passeggeri in meno al giorno (-30% circa) mentre sui treni veloci ne sono saliti 2.300 in più (+32% con un significativo +64% per la prima classe, quella del traffico d'affari). Un trend che sarebbe destinato ad accelerare quando i tempi di percorrenza su questa tratta della Tav (oggi 3 ore e 30 minuti) si ridurranno di altri 40 minuti a fine anno e verranno lanciati servizi low-cost in seconda classe e negli orari meno appetibili. Il fenomeno può essere spiegato in due modi alternativi: come trionfo della concorrenza o come effetto di un abuso di posizione dominante.
La prima spiegazione è quella più intuitiva. I nuovi treni hanno ridotto i tempi di percorrenza e ciò avrebbe trasformato il mercato rilevante della tratta roma-milano, di fatto individuando un mercato intermodale del trasporto passeggeri: il mezzo di trasporto tende a non influenzare più le scelte di mobilità e quindi, a parità più o meno di tempo complessivo di trasporto in treno o in aereo, entrambi i mezzi vanno inclusi nello stesso mercato rilevante, con la 'simpatica' conseguenza che né CAI né TRENITALIA sono in posizione dominante nelle rispettive tratte, essendo anzi concorrenti diretti. Inutile quindi continuare a parlare dei rispettivi monopoli o di nuovi entranti sui cieli o sulla strada ferrata.
La seconda spiegazione è meno intuitiva e ha bisogno, per essere, suffragata di un'attenta analisi dei prezzi prima e dopo l'operazione CAI. Se infatti dovessimo scoprire che i prezzi sono incrementati significativamente nella tratta aerea roma-milano, oggi in sostanziale monopolio, la fuoriuscita di clientela dal trasporto aereo a quello ferroviario sarebbe l'effetto di un abuso piuttosto che la conseguenza di una estensione del mercato rilevante. Se ciò fosse vero, non avremmo maggiore concorrenza con estensione del mercato, ma - al contrario - un abuso di CAI che potrebbe permettere a Trenitalia di incrementare i prezzi. In questo caso parlare di maggiore concorrenza prospetterebbe un errore interpretativo noto come 'Cellophane Fallacy', dal nome del caso in cui è stato individuato: un prezzo superiore a quello di monopolio comporterebbe si l'uscita della clientela o di una sua parte verso prodotti alternativi, ma ciò sarebbe la prova non della sostituibilità dei prodotti, ma dell'esercizio abusivo di un potere di mercato.
Ho notizia che diversi studiosi stanno facendo quest'analisi. Sapremo perciò presto quale delle due ipotesi è suffragata.

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