Un Ministro per la Concorrenza nel Governo Prodi?
L’Unione ha dedicato una
parte rilevante del programma
all’attuazione di riforme
pro-concorrenziali volte ad eliminare le rendite
monopolistiche o oligopolistiche che oggi
interessano vasti settori dell’economia
italiana, mentre sullo sfondo pone il tema della
riorganizzazione delle authorities. Sono
numerosi gli ambiti che necessitano di ampi
interventi riformatori. Il settore delle
comunicazioni innanzitutto. L’attuazione
della convergenza multimediale è oggi ostacolata
dal fatto che le forme di regolamentazione
prescelte per il settore radio-televisivo
differiscono in modo sostanziale dal
tradizionale impianto normativo che copre le
telecomunicazioni. Occorre, in particolare,
estendere la nozione tradizionale di accesso
alle reti, tipica del settore tlc, includendovi
l’accesso ai contenuti, ai canali ed in
genere alla programmazione in chiaro ed in
'nero', secondo le modalità più volte delineate
a livello comunitario. E ciò al fine di
garantire insieme pluralismo e concorrenza.
L’Unione
ha dedicato una parte rilevante del programma
all’attuazione di riforme pro-concorrenziali
volte ad eliminare le rendite monopolistiche o
oligopolistiche che oggi interessano vasti settori
dell’economia italiana, mentre sullo sfondo
pone il tema della riorganizzazione delle
authorities.
Sono numerosi gli ambiti che necessitano di ampi
interventi riformatori.
Il settore delle comunicazioni innanzitutto.
L’attuazione della convergenza multimediale è
oggi ostacolata dal fatto che le forme di
regolamentazione prescelte per il settore
radio-televisivo differiscono in modo sostanziale dal
tradizionale impianto normativo che copre le
telecomunicazioni. Occorre, in particolare, estendere
la nozione tradizionale di accesso alle reti, tipica
del settore tlc, includendovi l’accesso ai
contenuti, ai canali ed in genere alla programmazione
in chiaro ed in 'nero', secondo le modalità più volte
delineate a livello comunitario. E ciò al fine di
garantire insieme pluralismo e concorrenza.
Un altro ambito di intervento riguarda la
regolamentazione dei servizi finanziari. La recente
riforma del risparmio va accompagnata da sistemi di
controlli e di tutele più incisivi e soprattutto da
meccanismi trasparenti di controllo anche attraverso
forme di incentivazione
all’auto-regolamentazione e alla risoluzione
dei conflitti di interesse.
Va affrontato in via sistematica il tema della
liberalizzazione dei vincoli all’accesso e
all’esercizio delle professioni, che ingessano
i relativi mercati a danno dei consumatori finali e
dei giovani professionisti, nonché l’annoso
problema della liberalizzazione di settori a rendite
fisse quali alcuni ambiti della distribuzione
commerciale, la distribuzione dei farmaci e le
licenze dei taxi. E l’elenco potrebbe
continuare a lungo con i servizi pubblici locali, il
settore energetico, la concorrenza nei trasporti
aerei e ferroviari, il tema dell’accesso ai
porti e così via.
L’insieme delle riforme pro-concorrenziali che
ci attendono necessita di un disegno unitario da
parte del governo volto ad esaltare le
complementarietà esistenti tra i diversi interventi
da attuare, a realizzare un coordinamento virtuoso
con il lavoro delle Authorities esistenti e a
disegnare eventuali nuove autorità di settore anche
riformando, ove necessario, le competenze esistenti.
Questo ruolo può essere svolto efficacemente dalla
istituzione di un Ministro per la Concorrenza, la cui
attività si porrebbe in stretto coordinamento con il
Ministero delle Attività produttive, quello
dell’Economia, quello dell’Innovazione e
quello delle Comunicazioni e Trasporti.
Il Ministro per la concorrenza, inoltre, agirebbe
anche da diretto riferimento per l’assorbimento
e la trasposizione in legge delle segnalazioni
inviate al Parlamento dalle competenti autorità e che
riguardano l’impatto anti-concorrenziale
prodotto dall’impianto normativo esistente in
diversi settori. Il numero di queste segnalazioni,
che possono interessare anche più argomenti insieme
ma sono per lo più piuttosto specifiche e
focalizzate, oscilla tra le quindici e le venti per
anno. Tuttavia, una percentuale elevatissima delle
stesse, circa l’80 per cento da una statistica
che avevo elaborato per gli anni Novanta, resta
purtroppo lettera morta. Troppo frequentemente la
norma anticoncorrenziale segnalata non viene
modificata dal Parlamento e la segnalazione
dell’Autorità antitrust cade nel vuoto.
Il Ministro per la concorrenza potrebbe assumere il
compito di inserire annualmente nel calendario
parlamentare una "Legge per la concorrenza" -
recentemente proposta su www.lavoce.info da Pier
Luigi Parcu il cui scopo "ordinario" potrebbe essere
proprio quello di "esaminare, e eventualmente
recepire, le segnalazioni delle Autorità indipendenti
in materia di concorrenza e di funzionamento dei
mercati. In un circolo virtuoso, consapevoli
dell’appuntamento, le stesse Autorità di
regolazione potrebbero focalizzare meglio la propria
opera di
advocate,
magari concentrandola su temi più urgenti o rilevanti
per la stato dell’economia. Inoltre, una volta
deciso l’appuntamento annuale, esso potrebbe
attrarre molte altre questioni rilevanti, sempre in
materia di concorrenza. Così, da semplice occasione
di abrogazione di norme negative, "la legge per la
concorrenza" potrebbe anche diventare
l’appuntamento per l’avanzamento di
riforme positive, già previste o comunque
necessarie". In tempi brevi, invece, al limite in
sede di finanziaria, il Ministro potrebbe produrre un
libro bianco - sulla falsa riga della
policy review dell'OCSE
- che ne delinei l'attività e i tempi di intervento.
Non mancano, a cominciare da coloro che hanno
ricoperto anche incarichi antitrust di prestigio
nazionale e internazionale, personalità in grado di
svolgere brillantemente questo compito. Perché allora
non tentare?