Chi vuole davvero le liberalizzazioni? Destra e Sinistra a confronto.
di Filippo Belloc e Antonio Nicita L’ultimo aggiornamento dei dati OECD sulla condizione delle industrie a rete fornisce per la prima volta la possibilità di studiare il processo di liberalizzazione dal 1975 fino al suo compimento nei 30 Paesi più industrializzati. Incrociando questi dati con il colore dei governi, emergono nuove evidenze su come destra e sinistra si siano comportate lungo questo percorso. E c’è da stupirsi (o forse no?). USCITO ANCHE SU GOODWINBOX
Comunemente, domina l’idea che siano stati i governi “di destra” a trainare questo processo, in quanto inspirati per tradizione da una ideologia politica pro-mercato. All’opposto, i governi “di sinistra” sarebbero restii ad abbattere le barriere (legali e sostanziali) che sono all’entrata dei mercati, ed anzi ostacolerebbero questo processo.
A ben guardare, l’esperienza delle liberalizzazioni delle industrie a rete nei Paesi OECD fornisce tuttavia un quadro assai diverso: da una lato non vi è la presunta ostilità della sinistra verso le liberalizzazioni, dall’altro esce assai ridimensionato il favor della destra per il libero mercato.
In Italia, per guardare in casa nostra, è stata la coalizione di centro-sinistra, nel 1997, ad iniziare il processo di liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, con la legge 249/97 che, tra le altre cose, ha istituito l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). Analogamente, è stato sempre un governo di centro-sinistra a liberalizzare in modo sostanziale il settore elettrico poco più tardi (con il decreto 79/99, meglio noto come “Decreto Bersani” ), un settore che fino ad allora era di fatto monopolistico. E le politiche di liberalizzazione volute dalla sinistra non si sono limitate a questi due soli esempi.
La Figura 1 mostra un quadro più completo.

Fonte: Belloc e Nicita (2010)
Mentre sulle ascisse sono indicati gli anni dal 1970 a oggi, sull’asse delle ordinate è misurata la liberalizzazione, calcolata attraverso un indice composto (da 0 a 6) fornito dall’OECD che misura l’assenza di barriere all’entrata in sette industrie a rete (trasporto aereo, telecomunicazioni, energia, gas, poste, strade e autostrade, e ferrovie). Accanto a ogni punto, una sigla indica il colore del governo (L = sinistra, R = destra, NC = centro o altro). Guardando la figura, non può non sfuggire che siano stati prevalentemente i governi di sinistra a guidare la liberalizzazione delle industrie a rete.
Chi segue le vicende economiche e politiche del nostro Paese non sarà rimasto stupito, probabilmente, dal grafico. Ma forse si sorprenderà nel sapere che l’esperienza italiana non fa da eccezione a quella degli altri Paesi OECD.
I dati OECD mostrano che i governi di sinistra o coalizioni di centro-sinistra sono stati particolarmente attivi nell’abbattere le barriere all’entrata dei mercati in Australia, Canada, Danimarca, Francia, Olanda, Norvegia, Svezia, e Stati Uniti, tra molti altri. E nell’ultimo decennio, le politiche di liberalizzazione volute dalla sinistra si sono dimostrate essere di gran lunga più incisive di quelle promosse dalla destra. La Figura 2 descrive questo con chiarezza.

Fonte: Belloc e Nicita (2010)
Sull’asse delle ordinate è rappresentata l’intensità delle politiche di liberalizzazione, misurata attraverso gli scatti, di anno in anno, nel valore dell’indice di liberalizzazione utilizzato per la Figura 1. Tali scatti, inoltre, sono espressi come media di 30 Paesi OECD.
Vengono alla luce, così, due cose. Primo, fino al 2000 destra e sinistra hanno promosso politiche di liberalizzazione più o meno con la stessa intensità (ma la destra sembra essere stata, seppur di poco, relativamente più attiva). Secondo, dopo il 2000, la sinistra ha superato la destra nell’intensità delle politiche adottate,. In particolare, mentre l’attivismo della sinistra è andato crescendo, quello della destra è diminuito progressivamente. Dopo il 2005, infine, sia destra che sinistra hanno praticamente smesso di liberalizzare le industrie a rete, semplicemente perché le industrie a rete erano ormai completamente liberalizzate in quasi tutti i Paesi OECD.
E’ certo che anche altre variabili, diverse dal colore del governo in carica, hanno incoraggiato la liberalizzazione dei mercati: ad esempio, la nascita dell’Unione Europea, la composizione e forza in parlamento dei governi, o altre caratteristiche economiche e istituzionali dei Paesi.
Tuttavia, come abbiamo mostrato in un recente lavoro (qui), l’effetto positivo dei governi di sinistra (rispetto a quello di governi di altro colore) sul livello osservato di liberalizzazione è statisticamente significativo anche al netto dell’effetto di tutte queste altre potenziali determinanti.
Diverse ipotesi possono essere avanzate per spiegare questa evidenza.
(i) La sinistra potrebbe adottare politiche pro-mercato, benché esse siano tradizionalmente di destra, perché le politiche pro-mercato sono oramai diventate un “dovere” per i governi, a prescindere dal loro colore.
(ii) La sinistra potrebbe aver scelto di adottare quelle politiche che sembrano più lontane dalla propria ispirazione ideologica, per aumentare la sua credibilità nelle promesse elettorali, in un gioco strategico con la destra.
(iii) La sinistra potrebbe cercare di attrarre a sé, sottraendoli alla destra, i voti del cosiddetto elettore mediano, in genere diffidente dei monopoli.
(iv) La sinistra potrebbe scegliere di adottare politiche pro-mercato, quando, in coalizioni eterogenee, questo è il prezzo per poter attuare politiche redistributive.
(v) Le politiche pro-mercato (e le liberalizzazioni in particolare) potrebbero essere “di sinistra”, come sostenuto da Alesina e Giavazzi (2007) nella misura in cui esse stesse favorisco la redistribuzione dei redditi e la riduzione della disuguaglianza.
Non vogliamo qui indicare nessuna spiegazione come più veritiera o plausibile delle altre e rinviamo al nostra ricerca per una discussione approfondita. Vogliamo però stuzzicare quel monolite ideologico, che per tradizione e (ci pare) non per i fatti, descrive una destra amica dei mercati e una sinistra, su questo, lenta e conservatrice.
Proprio qualche settimana fa, il presidente dell’antitrust Catricalà scriveva al Governo invitandolo a rilanciare le liberalizzazioni. I nostri dati suggeriscono che dovrà aspettare.