Al mercato della paura: quando Occidente vuol dire Far West

20060619_107 In questi giorni, il bravo Luigi Lo Cascio gira l'Italia con uno spettacolo tratto dal racconto 'La Tana' di Kafka, riadattato e messo in scena dallo stesso attore. E' stato definito come 'una colata di parole' su un'unica ossessione: quella di un uomo che - ininterrottamente - continua a chiedersi se la sua tana è sicura, se davvero non sia possibile per un qualche essere entrarvi con una qualche astuzia, inganno, tecnologia. La tana non protegge dalla paura, perché ne rappresenta la proiezione più evidente. E' facile scorgere nella tana kafkiana la metafora esistenziale del particulare storico della crisi del novecento, della mondializzazione dei conflitti. Dell'insicurezza come condizione essenziale dell'umanità rispetto a se stessa. Il pericolo - nella tana - è insieme l'altro uomo e il se stesso fatto uomo. La paura come specchio deformato.
L'inizio di questo secolo non è poi così lontano dal secolo scorso. La follia anti-terrorista sembra aver prodotto l'effetto sistematico degli obiettivi folli dei terroristi, il terrore permanente appunto. Siamo tutti circondati. Di più: siamo circondati dalla nostra stessa tana che ci protegge e ci minaccia allo stesso tempo. Due bravi giornalisti, Bonini e D'Avanzo, lo hanno chiamato il mercato della paura. Come in ogni mercato c'è un'offerta e c'è una domanda. I terroristi da un lato e quelli che dichiarano guerre permanenti al terrore dall'altro. Ci sono i produttori e i distributori di paura. E c'è una tana, grande, o piccola, come il mondo.
Bonini e D'Avanzo ricostruiscono le politiche di lotta al terrorismo dal 2001 ad oggi e, in particolare, i retroscena della guerra in Iraq. Emerge un quadro a tratti ridicolo ma - per questo - davvero sconcertante delle attività dei nostri servizi segreti, della complicità della Presidenza Berlusconi con l'amministrazione USA nel tentativo di trovare oltre oceano quella credibilità internazionale latente in Europa. SI ricostruisce la famosa vicende del rapporto sull'uranio del Niger che secondo fonti italiane sarebbe stato acquistato da Saddam Hussein per fabbricare ordigni chimici e nucleari. Mai trovati. Si svelano gli equivoci relativi a tutte le operazioni anti-terrosimo italiane che sfiorano il ridicolo. Si mostra, in tutta la sua tenera e compassionevole vanità, il delirio di quel magistrato italiano che gioca a fare l'eroe da Vespa o da Fede. Si mostra l'inganno della cd. 'competitive intelligence', quella che inventa le notizie le moltiplica e poi usa le fonti straniere come conferme alle notizie false. Si contano i troppi morti italiani in Iraq. Si illustra come la guerra al terrorismo sia diventata Far West: i terroristi, quando vengono presi, sono mostrati al pubblico ludibrio. Ma la tana è sempre li. La domanda genera l'offerta e viceversa. Resta il mercato della paura. Si chiedono Bonini e D'Avanzo cosa c'entra la guerra i Iraq e tutta l'attività di intelligence italiana con la lotta la terrorismo, se non ad agire come domanda che alimenta l'offerta di un mercato perverso?
Se l'occidente diventa Far West - aggiungiamo noi- si uccide un terrorista e se ne crea un altro. C'è sempre qualcuno, più malato degli altri, che per liberarsi della paura della tana può ben decidere di farla saltare in aria. Tornando al novecento e alla tana di Kafka, e al mondo come tana terrorizzata e terrorizzante, ci vengono in mente le parole conclusive de 'La Coscienza di Zeno' di Italo Svevo: "Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione alla sua debolezza.Ed è l'ordigno che crea la malattia [...] Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più,un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie". Sia Kafka che Svevo scrivevano prima della seconda guerra mondiale. Siamo ancora nella stessa tana, abbiamo ancora la stessa malattia, sembra. Qui si compra e si vende paura. Avanti il prossimo.
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