Italianity
03/04/07 13:28 Filed in: Law &
Economics
di
Antonio
Dunque, ricapitoliamo. Nelle ultime settimane accadono tre cose: (1) Enel entra in Spagna su Endesa; (2) Swisscom lancia un'offerta su Fastweb; (3) Tronchetti Provera riesce a piazzare 2/3 di Olympia, controllante di Telecom Italia, a una cordata composta da giganti tlc Usa e Messicani. Il risultato? Tutti contenti per Enel che diversifica, ma tutti preoccupati sulla perdita di Italianità per la rete telefonica, sia quella piccola ma innovativa di Fastweb, sia quella capillare e nazionale di Telecom. Italianità ha molti significati. Il primo è: provincialismo.
Ci piace pensare di andare in altri mercati a
comprarci le reti nazionali, ma temiamo l'ingresso di
stranieri in Italia. Ci sono due preoccupazioni:
quella di rompere l'equilibrio 'sistemico' tra un
certo capitalismo e un certo sindacato; quello - più
motivato - che è preoccupato non tanto dell'ingresso
di stranieri per il controllo delle imprese, quanto
per l'incapacità del capitalismo italiano di essere
competitivo. Insomma se gli stranieri comprano le
imprese italiane è perché vi vedono investimenti
produttivi, mercati potenziali in crescita e così
via. E' possibile che non esista in Italia una classe
dirigente capace di imitare gli stranieri in casa?
Forse si. Gli stranieri vedono prospettive rosee, ma
soprattutto sanno assumersi i rischi. Evidentemente
c'è un capitalismo italiano che quella parole -
rischio - proprio non la ama e non la vuole sentire.
Con Pier Luigi Parcu presentiamo alla conferenza ISNIE 2007 un paper che prova a indagare su questo tema della concorrenza 'transazionale', che già mandò a casa il Governatore Fazio. Quello che pensiamo più o meno è questo: se il business di cui parliamo è specifico al paese (come quando ci si compra asset infrastrutturali o reti), la proprietà rileva meno, il business è inevitabilmente 'italiano' comunque. Se invece il business non è specifico (come nel caso della distribuzione alimentare) allora l'ingresso in Italia di stranieri potrebbe avere le caratteristiche hit-and-run e prevenire investimenti da parte di stranieri, pronti a chiudere e ad uscire al minimo rischio. Ebbene i quei casi dovremmo preoccuparci dell'Italianità. Ma come? Non certo chiudendo le barriere al commercio infracomunitario, cosa peraltro proibita dal Trattato UE. Piuttosto assicurandoci reciprocità. Se i francesi possono entrare con Auchan, Carrefour e cosi via - con il rischio peraltro di far cadere la domanda per prodotti italiani - allora dobbiamo essere certi che sia possibile anche il reciproco: imprese italiane possono entrare senza subire barriere ingiustificate all'entrata in Francia e cosi via. Insomma la concorrenza si combatte con la reciprocità.
Con Pier Luigi Parcu presentiamo alla conferenza ISNIE 2007 un paper che prova a indagare su questo tema della concorrenza 'transazionale', che già mandò a casa il Governatore Fazio. Quello che pensiamo più o meno è questo: se il business di cui parliamo è specifico al paese (come quando ci si compra asset infrastrutturali o reti), la proprietà rileva meno, il business è inevitabilmente 'italiano' comunque. Se invece il business non è specifico (come nel caso della distribuzione alimentare) allora l'ingresso in Italia di stranieri potrebbe avere le caratteristiche hit-and-run e prevenire investimenti da parte di stranieri, pronti a chiudere e ad uscire al minimo rischio. Ebbene i quei casi dovremmo preoccuparci dell'Italianità. Ma come? Non certo chiudendo le barriere al commercio infracomunitario, cosa peraltro proibita dal Trattato UE. Piuttosto assicurandoci reciprocità. Se i francesi possono entrare con Auchan, Carrefour e cosi via - con il rischio peraltro di far cadere la domanda per prodotti italiani - allora dobbiamo essere certi che sia possibile anche il reciproco: imprese italiane possono entrare senza subire barriere ingiustificate all'entrata in Francia e cosi via. Insomma la concorrenza si combatte con la reciprocità.
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