Più punti, più infrazioni

Antonio Nicita & Marcello Basili

Il primo luglio la patente a punti italiana ha compiuto due anni. In questo biennio il numero dei decessi e dei feriti connessi a incidenti stradali si è ridotto e il Governo ne ha attribuito il merito a questo strumento e al mutamento dei comportamenti di guida dovuto alla sua introduzione.
La teoria che manca e il paradosso dei punti
In realtà non è affatto facile interpretare i dati in via univoca. Nonostante la patente a punti sia oggi adottata in moltissimi paesi, manca del tutto una teoria che spieghi perché con essa i soggetti dovrebbero modificare i propri incentivi a violare il codice stradale. Le indagini empiriche non sono conclusive e non vi è consenso sui risultati ottenuti, specie sulla relazione esistente tra patente a punti e riduzione degli incidenti stradali. C’è tuttavia un dato sul quale molte indagini convergono: la patente a punti avrebbe l’effetto di rendere più virtuosi i guidatori man mano che i punti perduti raggiungono una determinata soglia, al di là della quale è molto probabile incorrere nel ritiro.
Uno studio sull’Australia ha mostrato come, a parità di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, passi molto più tempo tra la seconda e la terza infrazione di quanto non ne passi tra la prima e la seconda. E in Germania e in Italia solo un quota trascurabile della popolazione che ha perso dei punti, ne ha poi consumato l’intero ammontare, incorrendo nel ritiro della patente: meno dello 0,4 per cento. Ciò significherebbe che per una ampia fascia di guidatori, il ritiro della patente costituisce una perdita economica significativa, da evitare senz’altro. Di conseguenza, per almeno una parte della popolazione, i punti valgono poco quando sono tanti (e si tende a consumarli), ma valgono molto quando sono scarsi (e si tende a preservarli). Se ciò è vero, se ne deve concludere che la patente a punti genera un paradosso: perché sia davvero efficace come meccanismo deterrente, è necessario che gli automobilisti (o almeno una parte di loro) consumino al più presto la propria dotazione dei punti fino a raggiungere la soglia critica che ne modifica in senso virtuoso il comportamento. Ovvero, la velocità con la quale si ottengono in media guidatori prudenti dipende dalla velocità con la quale essi risultano aver violato le regole in passato. Non deve quindi sorprendere se il successo della patente a punti si accompagna nel breve periodo a un incremento e non a una riduzione delle violazioni del codice stradale....
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apparso su www.lavoce.info
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