Il monopolio 'naturalizzato'

di Antonio
C'era una volta il monopolio naturale. Si trattava del caso in cui la relazione di subadditività dei costi comportava che una sola impresa poteva profittevolmente stare sul mercato. Spesso il monopolio naturale è stato pubblico, non tanto per motivi tecnico-economici, quanto per le finalità dei servizi o dei beni venduti da quel monopolista. Un tipico esempio è dato dai monopoli pubblici nelle industrie a rete, e specie, nella fase di costruzione di quelle industrie. Tipicamente, le reti, una volta completate, hanno poi permesso una decomposizione a valle dei mercati. La rete identificata come una essential facility diventa strumento condiviso di accesso per i mercati a valle: nella parte bassa il monopolio naturale si trasforma in mercato concorrenziale, con prezzi più bassi e così via. Molte delle liberalizzazioni che abbiamo conosciuto hanno seguito questo percorso, spesso osservando campioni nazionali pubblici restare monopolisti privati.
Ebbene oggi un altro approccio, abbastanza singolare, si va facendo strada: il monopolio naturalizzato.
DI che si tratta?
Si tratta del caso in cui sono le regole - non la tecnologia - a modificare gli incentivi degli operatori ad entrare su un dato mercato. Le regole e il business environment vengono adattate in mondo da rendere efficiente solo ad un operatore - in genere l'incumbent che si trovi in brutte acque. Quali sono le 'condizioni' di un monopolio naturalizzato? 1. crisi finanziaria dell'incumbent; 2. italianità della proprietà privatizzata; 3. sostegno pubblico alla ristrutturazione economico dell'impresa; 4 regulatory holidays; 5. antitrust leggero; 6. incentivi molto deboli all'innovazione; 7. cattura delle rendite monopolistiche; 8. tentativo di accordo 'autorizzato' con i concorrenti.
Difficile trovare una spiegazione economica basata sull'efficienza a tutto ciò.

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