Politics
Università & Contraddizioni
17/07/08 10:38
di Antonio
Sul Sole di ieri vi era il dibattito sulla trasformazione in Fondazioni delle Università. I favorevoli vedono nell'ingresso di capitali privati la possibilità di una maggiore flessibilità gestionale e la capacità di modulare stipendi e prestazioni in modo da attrarre capitale umano qualificato e pagare meglio chi merita. I critici vedono nella 'privatizzazione' delle Università il rischio che la cultura diventi market driven, con tutti i rischi che ciò comporta. Naturalmente non basta dibattere le idee, perché questa è la tipica idea il cui contenuto dipende largamente dalle modalità di attuazione, dai controlli e dalle prospettive. Se pensiamo all'eccellenza, al confronto internazionale, insomma a meccanismi virtuosi, ci starebbe bene il modello delle Fondazioni e il pensiero correrebbe subito alle principali Università Usa. Se tuttavia pensiamo all'incredibile moltiplicarsi si esperienze locali sconosciute di Università simili alla 'pensione miramare' la cosa fa rabbrividire. E allora suggerirei un sistema a due velocità, a due tappe. Sperimentiamo il sistema di fondazione soltanto con le migliori università e consorziandole per aree territoriali. E poi vediamo che succede. A fronte di ciò tuttavia, leggiamo che il MInistro dell'Economia e quello dell'Università annunciano tagli pazzeschi, rallentando oltre modo il turnover. Si parla adesso di due nuove assunzioni/promozioni ogni 10 che vanno in pensione. Ma davvero è cosi che si pensa di rilanciare l'Università?
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Programmi e copertura
16/03/08 17:37
di Ant
E’ vero: i programmi di PD e di PDL hanno alcuni punti in comune. Di per sé ciò dovrebbe rassicurare l’elettorato in merito alla circostanza che, chiunque vinca, alcune cose verranno fatte in ogni caso. Inoltre è stato compiuto uno sforzo, di per sé apprezzabile ma ad oggi poco verificabile, in merito alla copertura finanziaria. Perché entrambi i programmi promettono molto incluso un programma di riduzione fiscale abbastanza rilevante. Continua...
La scomparsa del mondo
23/02/08 04:05
di
Antonio
Si parla di molte cose in questa campagna. Dodici punti il PD. Abbastanza chiari, ma aspettiamo di leggere le 30 pagine cui ha lavorato anche Morando, assieme ad altri economisti. Il PDL ancora un programma non ce l'ha, ma aspettiamo di leggerlo. Si accusano di copiarsi. Anche Hillary lo fa con Obama. Di per sé, dovrebbe essere una circostanza che dovrebbe portare a dire che almeno alcune cose si faranno, chiunque vinca. Ma non é detto. Eppure leggendo i giornali, gli effetti mediatici, le candidature ad effetto, forse troppo effetto, ci si accorge che manca qualcosa. C'è troppa Italia. Liste, listini, listoni, apparentamenti, sondaggi. Manca qualcosa soprattutto a sinistra ed è davvero strano nei giorni in cui si proietta il film tratto dal bel libro di Veltroni sull'Africa. Manca il mondo. Lo sguardo oltre noi. Veltroni aveva citato l'Africa nel suo bel discorso del lingotto, leggendo una lettera di una ragazza romana prematuramente scomparsa. Eppure sono i giorni in cui dal Kenya al Darfur, alla Repubblica del Congo dove oltre all'Ebola adesso c'è il colera, arrivano lentissime e piccolissime le notizie di nuove morti. Tante, troppe. Come dice Sofri, il prossimo è sempre più vicino, ma è scomparso il mondo da questa campagna elettorale. Dov'é l'Africa Walter? Dio è ancora malato.
Se il mercato politico diventa concorrenziale...
16/02/08 23:52
di
Antonio
Quasi ci siamo. Si delineano cinque/sei blocchi caratterizzati da una certa omogeneità interna. Oggettivamente è un risultato positivo da riconoscere a Veltroni, al di là del fatto che fosse o meno una scelta obbligata. L'uscita 'volontaria' dell'UDC dal PDL e la probabile lista di centro con UDEUR e Rosa Bianca schiaccia a destra il PDL, sebbene a sua volta La Destra lo rispinga un po' più al centro. L'ostinazione di Veltroni e il decisionismo di Berlusconi - probabilmente dettato dalla convinzione di farcela in ogni caso - hanno positivamente semplificato il quadro, rendendo meno efficace il veto dei piccoli partiti e più concorrenziale il mercato politico. Continua...
Crisi&Referendum. L'appello di NoiseFromAmerika
21/01/08 21:43
E addio ai partitini dell'1 e qualcosa. E però primarie, preferenze e, se Dio vuole, una nuova generazione al governo senza complessi nei confronti del passato, comunista o meno, o delle diverse chiese, senza conflitti di interesse, senza passerelle, senza pastarelle, senza vittime, senza eroi. ECCO L'APPELLO DI NOISEFROMAMERIKA
Nomadi bambini: che fare?
07/10/07 13:45
di
Antonio
Non si tratta di imporre visioni moderniste o di riproporre il dibattito cittadinanza-laicità versus diversità etnica-religione. Non si tratta di velo e di crocifissi. In Italia ai bambini che vi risiedono vanno garantite le stesse opportunità. Con politiche forti di solidarietà contro la povertà a livello nazionale e soprattutto comunale. Ma non si può accettare che qualcuno - rom o meno - utilizzi i figli elemosinanti come strumento di sopravvivenza. Spesso a famiglie che dimostrano di non possedere i requisiti adatti si sottraggono - temporaneamente o permanentemente - i figli per assicurare loro un futuro dignitoso. Perché fare allora una eccezione per le famiglie rom? La cultura nomade deve prevalere sui requisiti minimi di cittadinanza? Io sto con il sindaco di Livorno che dice... Continua...
Senza LUMen
26/09/07 12:01
Uno dice: non ci credo! E invece è cosi: c'è una università mediterranea privata che rilascia titoli dal 2000, ha sede in un centro commerciale, aspira a creare 'manager nel meridione'! Il suo fondatore é scomparso e il suo successore é....il figlio...laureato da poco...indovinate dove...proprio alla LUM. Ma non é questo il punto: c'è un ricercatore di sociologia non confermato che rischia il posto per presunto 'assenteismo' (mica c'è un cartellino?)...in realtà si scopre dalla versione del ricercatore, che il giovane ricercatore si é rifiutato con il NUOVO rettore (figlio) di scrivere un libro elogiativo sul VECCHIO rettore (padre). I sociologi italiani sono in rivolta. Continua...
Taking Grillo Seriously?
21/09/07 12:52
di
Antonio
Poi finisce sempre così. I media tradizionali prima ignorano quello che succede nella rete e poi, quando i fenomeni scappano dalla rete e diventano reali, ne diventano ossessionati. Al di là di come ciascuno la pensi sul V day, non è serio passare dalla totale indifferenza all'ossessione. Giornali, telegiornali, talk show parlano solo di Grillo. Io ho mixed feelings. A chi interessa, scrivo qui cosa condivido e cosa no di ciò che è successo prima, dopo e durante il V day. Continua...
FAQ day
24/07/07 20:07
di
Antonio Nicita
Come sapranno i lettori del precedente post, avevo preso impegno con Alessandro Sarno, Emiliano G., Mirco, Libero, Gianlu, Luca C. e qualche altro a rispondere qui - in modo assolutamente autonomo e personale - alle domande che sono state formulate sul sito di Paolo Gentiloni. Oggi è il mio FAQ (frequently asked questions) day. Non lo faccio per delega ricevuta, ma solo per rispondere a una mia personale manchevolezza: ho infatti risposto in modo brusco, sintetico e poco elegante ad alcuni messaggi su quel sito - che ho trovato urtanti e offensivi rispetto all'azione complessa e variegata che sta compiendo il ministro - dicendo che erano questioni mal formulate e comunque che si riferivano a cose che non inerivano ad effettive azioni o omissioni del Ministro. Questo post serve quindi a me per scusarmi e per spiegare meglio la mia risposta e non aspira in alcun modo a rispondere, per conto di altri, a domande ad essi rivolte. Continua...
Grillo, Gentiloni e la Fatwa
20/07/07 01:15
di
Antonio Nicita
Beppe Grillo ritiene che il Ministro Paolo Gentiloni abbia una qualche diretta responsabilità su (i) il permanere dell'occupazione da parte di Rete4 delle frequenze una volta assegnate a Europa7; (ii) sulla 'originale' chiusura temporanea del blog di P. Ricca. a seguito di un esposto di Emilio Fede. Dal suo sito ha invitato i frequentatori del suo blog a bombardare di messaggi e di domande il sito personale (non quello del Ministro) di Paolo Gentiloni. Ecco cosa è successo (e cosa succede) Continua...
Et Voilà il prodragozémolo: un'unica ricetta per l'Italia?
03/06/07 15:54
di Antonio N. e Massimiliano V.
Sui famelici giornali quotidiani sembrano 'cucinare' ricette diverse per l'Italia. Ma se confrontiamo le relazioni di Montezemolo e di Draghi con il discorso tenuto oggi a Trento da Prodi, scopriamo una nuova ricetta: il prodragozémolo. Analisi in gran parte coincidenti e ricette non dissimili per lo sviluppo del paese. Abbiamo provato a cucinarlo insieme in un grande calderone, pezzo per pezzo. Ed ecco il risultato. Chi lo assaggia?
Continua...
Il Merito della Democrazia
26/02/07 16:56
di Lorenzo Sacconi
Il manifesto del Partito Democratico dedica effettivamente pagine ben scritte a esprimere che è un valore prioritario per i democratici promuovere il merito e il talento ed eliminare tutte le incrostazioni corporative, monopolistiche e nepotistiche della società italiana, che impediscono ai giovani di talento di emergere e di conquistarsi la posizione nella società che si meritano. Vi sono anche paragrafi in cui si ricorre alla complementare e correttiva idea "personalista" (cattolico-liberale) di una persona “aperta agli altri” (progetti di vita non grettamente egoistici ma “relazionali” piacciono di più ai democratici di quelli meramente egoistici), ma non c’è analoga enfasi sull’uguaglianza liberale e su qualcosa come il "principio di differenza" inteso quale principio di regolazione delle diseguaglianze accettabili dal punto di vista di un accordo imparziale sulle istituzioni base della società (scuola, università, sanità, mercato del lavoro , impresa, professioni ecc ecc). Il collega Giavazzi sul "Corriere della Sera" coglie la palla al balzo e cita diffusamente i toni meritocratici e "talentisti" del documento , per assolutizzarli come se fosse l’unico messaggio..... Continua...
E intanto a San Francisco il Wi-Fi c'è. Ed è gratis.
07/01/07 17:46
di
Antonio
C'è riuscita San Francisco. Grazie all'accordo siglato il 5 gennaio 2007 tra il Comune e Google/Earthlink. Cosa ci insegna questo accordo? Che almeno per i consumi residenziali alcune piattaforme innovative possono sopravvivere e svilupparsi solo con accesso easy&free, essendo finanziate da varie forme di advertising. L'accordo prevede che " EarthLink to build a citywide wireless network and allow Google to provide free internet access." With an estimated one million or so folks to benefit from the implementation, things are looking good if you've been itching for everywhere-WiFi and happen to live in SF, and while EarthLink still plans on offering a "fee-based premium service," Google is looking out for the little guy by dishing out the free stuff. Apparently, no hard pricing figures nor rollout dates have been set just yet, but things should start moving along relatively soon if Google has anything to do with it, as a statement released by the company stated its intent to "to see the service go live as soon as possible" -- now that's what we're talking about"....
Per una Politica ed un'Etica degli Effetti
11/12/06 22:51
di
Antonio
Non sono un giurista e non ho le idee chiarissime sui 'valori'. Ovvero credo in quei valori civili - presenti nella nostra costituzione - che lasciano ampio margine alle libertà individuali nella cornice dei diritti e dei doveri civili. La ns repubblica è fondata sul rispetto delle libertà e dei diritti individuali. Non si tratta di relativismo etico, perché l'etica dei valori relativi è essa stessa un valore, peraltro profondamente cristiano. L'etica della tolleranza. Per chi crede è il libero arbitrio il luogo del peccato e della salvezza. Libero arbitrio. Ma questo non c'entra. Non voglio parlare dei Valori, ma di una etica, per cosi dire, di secondo ordine, l'etica degli effetti. Credo che a questa etica bisogna guardare per risolvere i recenti dibattiti sul caso Welby, sulla fecondazione assistita, sui Pacs. Continua...
Pierinomics
29/11/06 10:03
di
Antonio Nicita
La Pierinomics (o economia dei pierini) di basa su un semplice principio: mettersi in cattedra e bacchettare il politico di turno che siede ai ministeri economici, specie se questo Ministro è di centro-sinistra. Eh si perché la Pierinomics è fatta soprattutto da economisti di centro-sinistra contro i ministri economici di centro-sinistra. Continua...
Deaglio Si. Deaglio No.
24/11/06 15:24
di
Agente
Finalmente ho visto il film e letto il libro. Indubbiamente l'atmosfera è angosciante. Ma l'angoscia di quella sera non era per i brogli presunti o veri. Era per il fatto di non riconoscersi nel paese in cui si viveva. Ho riflettuto sulle cose che scrive Deaglio. Sono suggestive, ma niente di più? Proviamo a confrontare due tesi. A occhio e croce il No a Deaglio prevale, ma...
NEI COMMENTI LO STRANO CASO DEL MOLISE Continua...
La priorità infrastrutturale
18/11/06 16:51
di
Scrooge
Sul blog del Ministro Antonio di Pietro c’è un interessante post (del 17 novembre) sul piano infrastrutturale che l’attuale Governo intende seguire. Il post rimanda ad un documento di 131 pagine che affronta il tema in maniera estesa e precisa (con tanto di cartine morfologiche per Regione; si parla anche della Siena-Grosseto, tanto amata da quelli come me che hanno la fortuna di godersela molto spesso).
Le grandi opere del piano infrastrutturale riguardano le strade, gli (aero)porti e le ferrovie. Fin qui tutto normale e persuadente. Però! Continua...
Chi ha ragione? Giavazzi o Scalfari?
02/10/06 13:08
di
Antonio Nicita
E' incredibile. C'è chi critica la finanziaria perché troppo spostata a sinistra e c'è chi esprime riserve (pdci, verdi) perché troppo timida. Chi parla di macelleria sociale (FI) e chi dice che per la prima volta si opera una redistribuzione a favore dei ceti medio-bassi (CGIL). Chi dice che si attacca il ceto medio (UDC) e chi risponde che il ceto medio non esiste o sta ben sotto i 50 mila netti annui e che sopra ai 75 mila ci sono solo l'1%. Scalfari, oggi su Repubblica, argomenta molto bene oggi in favore della finanziaria. Sono d'accordo con lui. Giavazzi sul Corriere argomenta altrettanto bene contro la finanziaria. Sono d'accordo con lui. Mi sto contraddicendo? Continua...
Estate Italiana
01/09/06 15:14
di
Antonio Nicita
Succede sempre. Gli ultimi giorni dell'estate politica italiana (quella, per dirla con Maria Laura Rodotà, in cui i playboy e le soubrette fanno politica - contro la tassa sul lusso al billionnaire- e i politici fanno le soubrette) iniziano con quella cosa - a me misteriosa - che si chiama meeting CL e si concludono con altre feste di partito. Ascoltando le notizie (spesso inesistenti) capisci che è finita l'estate e con essa - si spererebbe - anche il grottesco estivo tipico italiano. Per chi vuole, ecco alcune riflessioni che ho fatto sotto l'ombrellone.
Continua...
Affetti Collaterali
27/07/06 23:07
di
Titti
La guerra è lontana e non ci riguarda? Provate a ridirlo dopo aver letto questa storia!Lei è Caterina: sposata da poco. Ci ha raccontato lei questa storia. A pochi mesi dal suo matrimonio, si sposa anche sua sorella Costanza. Per quanto anche quello di Caterina sia un matrimonio con dei rischi - come quello di tutti noi, popolo di 'maritati' - il rischio corso da Costanza e da tutti gli invitati alla sua festa di fidanzamento e di matrimonio sono stati ben più gravi. Sì perché Costanza ha conosciuto il suo ormai, per fortuna, marito, durante i suoi studi a Parigi. Si dà il caso che il 'lui' sia di nazionalità libanese. E che si siano...appena sposati. Continua...
Il nome del terrore
24/07/06 13:36
di
Massimo D'Antoni
Argomento scabroso: uso e abuso del termine terrorismo e delle espressioni collegate quali “lotta al terrore”, ecc. Almeno dal 11/9/2001 in poi, credo che terrorismo sia una delle parole più ricorrenti quando si parla di politica estera. Vi sono liste di organizzazioni dichiarate “terroristiche”, sono state giustificate guerre in nome della lotta al terrorismo, e così via. Con riferimento alla questione palestinese, che ha trovato spazio anche in questo blog, si dibatte, sui giornali e ovunque, sull'opportunità che il governo israeliano (e gli altri governi occidentali) intrattengano rapporti con il governo palestinese, rappresentato da un partito che rientra in alcuni degli elenchi ufficiali di organizzazioni terroristiche.Ma è così priva di ambiguità l'individuazione di cosa sia un atto terroristico? Continua...
War Statistics
19/07/06 17:07
bombs on haifa xxxxxxxx bombs on beirut
di
Karim Y.
The politics & law (if any) of it are too obvious to discuss. Repetition of media headlines you might have already read would be boring. So, I’ll stick to relating the Statistics of the first week.
Continua...
di
Karim Y.
The politics & law (if any) of it are too obvious to discuss. Repetition of media headlines you might have already read would be boring. So, I’ll stick to relating the Statistics of the first week.
Continua...
Se vi sembra normale
15/07/06 19:50
di
Antonio e Teone
Uno vorrebbe occuparsi di diritto, di economia, del dibattito sulle liberalizzazioni e sulle riforme liberali in un paese europeo moderno nell'ambito di un solido welfare state. E invece no. Ci tocca occuparci - ancora - del degrado culturale del dibattito politico italiano. I romani hanno un termine chiaro per definire il livello al quale il dibattito riesce ad arrivare talvolta. Dicono: "'gnorante". Ecco, al di là della destra e della sinistra, delle legittime opinioni politiche di ciascuno, il manifesto pubblicato da AN è questo: 'gnorante. Ma questo partito era un partito di governo fino a ieri e il suo leader era il nostro ministro degli esteri. Proprio per il rispetto 'politico' ad un partito che rappresenta il 12% degli elettori, tocca occuparsene. Qualcuno dei commentatori più lucidi e affezionati di questo blog ha votato AN, ma siamo certi che concorderà nel dire che si tratta di un manifesto inutile, provocatorio e politicamente scorretto... Continua...
La seconda volta
11/07/06 21:55
di
Antonio Nicita e Discepulus (V.C.)
Ci sono circostanze in cui, laicamente, le società ritengono giusto perdonare o condonare. Anche in casi particolari quali quelli in cui si concede la grazia ai condannati. Per questa ragione - e per altre - non si uccide chi ruba una mela. Si cerca una proporzione delle pene come ci insegnava Beccaria. E le carceri si chiamano penitenziari. Luoghi in cui si tenta di recuperare il condannato. Riabilitazione: il cittadino che esce dal carcere torna cittadino per la seconda volta. Anzi, è una vittoria della società se quel cittadino riesce ad integrarsi. E invece spesso accanto alla condanna legale resta la condanna sociale, shame, stigma, pregiudizio o come vogliamo chiamarlo. Un carcere invisibile in cui perdono tutti un po' della propria libertà.
Vi allego un messaggio di 'discepulus' sul tema relativo alla vicenda D'Elia. Concordo con le sue argomentazioni ma mi piacerebbe un po' di dibattito sul tema. Continua...
Se il mondo è nelle mani dell'elettore marginale...
07/07/06 02:14
di
Antonio Nicita
Il caso di Bush vs Gore e il voto per corrispondenza. Il sorpasso di Le Pin su Jospin in Francia e la valanga 'drogata' di voti per Chirac al secondo turno. Il nuovo caso di Bush vs Kerry e il voto elettronico in Ohio. La sostanziale parità tra la Merkel e Schreder. Da noi, la vittoria dello 0,2% di Prodi vs. Berlusconi. E ora il Messico: il vincitore ha lo 0.54% di vantaggio. Chi perde spesso accusa di brogli e tenta di delegittimare la vittoria altrui. Regole elettorali diverse (e per la verità diversi tassi di affluenza alle urne) ma un elemento in comune: too close to call! Ma saremo tutti diventati elettori marginali? Il destino del mondo è nelle mani - inconsapevoli - dei pochi che fanno la differenza? E se cosi fosse, dobbiamo preoccuparcene? E ancora: è un segnale della convergenza dei partiti o delle coalizioni che si contrastano o è il riaffacciarsi di una (auto)strutturazione di 'classe' à la Giddens? Continua...
Sogno o son Desto?
29/06/06 23:48
E poi ci si sveglia una mattina
d'estate e si trova un blitz di una moderna
sinistra liberale: professioni, taxi, banche,
farmacie. Il governo avvia la liberalizzazione
così, come si beve un bicchiere d'acqua.
Riferendosi esplicitamente a diverse
segnalazioni antitrust degli ultimi anni,
avrebbe approvato un decreto legge firmato
Bersani da licenziare subito
insieme alla manovrina..... SCARICA
QUI IL TESTO
DELL'INTERVENTO DEL GOVERNO. LA NOSTRA INTERVISTA ESCLUSIVA A ROMANO
PRODI Continua...
Forza Italia (con buona pace dei lumbàrd)
26/06/06 15:58
Gli italiani hanno bocciato la
riforma al referendum. Sono andati a votare più
della metà (quasi il 54%) degli italiani. Era da
10 anni che non accadeva più per un referendum
(il che è particolarmente importante qui, visto
che non c'era il quorum del 50%). Più del 60%
dei votanti ha detto di no. Al di là del neo
Lombardo-Veneto, è NO ovunque.... Continua...
Un Libro Bianco per riformare (velocemente) la Gasparri
13/06/06 15:06

Con il nuovo governo Prodi, e con
il Ministro Gentiloni, sono maturi i tempi per
riformare la legge Gasparri, sulla quale siamo
già intervenuti su questo blog. Che la cd. legge
Gasparri presenti profili distorsivi della
concorrenza e costituisca un innalzamento delle
barriere all'entrata sui diversi mercati
rilevanti connessi al tema della convergenza
multimediale è un dato ormai assodato e recepito
tanto dal dibattito teorico quanto nel dibattito
di politica economica, specie a livello
comunitario.
La creazione del Sistema Unico Integrato delle Comunicazioni, cd. SIC, eliminando i tetti precedentemente imposti dalla Maccanico al grado di concentrazione multimediale, di fatto induce la creazione di barriere endogene all'entrata che disincentivano l'ingresso di operatori alternativi (si amplia la scala minima efficiente e la varietà minima efficiente per competere ad armi pari). Continua...
Al mercato della paura: quando Occidente vuol dire Far West
13/06/06 14:41
In questi giorni, il bravo
Luigi Lo Cascio gira l'Italia
con uno spettacolo tratto dal racconto
'La Tana' di Kafka,
riadattato e messo in scena dallo stesso attore.
E' stato definito come 'una colata di parole' su
un'unica ossessione: quella di un uomo che -
ininterrottamente - continua a chiedersi se la sua
tana è sicura, se davvero non sia possibile per un
qualche essere entrarvi con una qualche astuzia,
inganno, tecnologia. La tana non protegge dalla
paura, perché ne rappresenta la proiezione più
evidente. E' facile scorgere nella tana kafkiana
la metafora esistenziale del particulare storico
della crisi del novecento, della mondializzazione
dei conflitti. Dell'insicurezza come condizione
essenziale dell'umanità rispetto a se stessa. Il
pericolo - nella tana - è insieme l'altro uomo e
il se stesso fatto uomo. La paura come specchio
deformato.
L'inizio di questo secolo non è poi così lontano dal secolo scorso. La follia anti-terrorista sembra aver prodotto l'effetto sistematico degli obiettivi folli dei terroristi, il terrore permanente appunto. Siamo tutti circondati. Di più: siamo circondati dalla nostra stessa tana che ci protegge e ci minaccia allo stesso tempo. Due bravi giornalisti, Bonini e D'Avanzo, lo hanno chiamato il mercato della paura. Come in ogni mercato c'è un'offerta e c'è una domanda. I terroristi da un lato e quelli che dichiarano guerre permanenti al terrore dall'altro. Ci sono i produttori e i distributori di paura. E c'è una tana, grande, o piccola, come il mondo. Continua...
60 anni
02/06/06 13:51
“...Dietro ogni articolo di questa
Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani
come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati,
torturati, morti di fame nei campi di concentramento,
morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade
di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato
la vita perché libertà e giustizia potessero essere
scritte su questa carta. [...] andate lÏ o giovani,
col pensiero, perché li é nata la nostra
Costituzione". (Piero Calamandrei)







La Grazia. Senza Ombre.
01/06/06 01:19
Stasera hanno dato alla tv
l'ultima puntata de 'La meglio gioventù' di
Giordana. La scena si apre con la terrorista che
riceve in carcere una serie di spartiti. Lei,
musicista, sfiora con la mano la partitura e
sente la musica vibrare, scoppiare nella sua
testa. Come un boato insopprimibile e
incontenibile della bellezza della vita, che non
si lascia assaporare, domare o confinare. La
vita tenta se stessa, corrompe se stessa con la
vita. La terrorista strappa i fogli, getta via
gli spartiti perché non sopporta di aderire alla
pienezza della vita. La vita dei terroristi è
sempre in bianco e nero. Fredda, come la canna
di una pistola. Spezzata dai suoi stessi ritagli
di giornale. Ingannata dai suoi stessi documenti
falsi. Inseguita dai suoi stessi pedinamenti.
Folle nella retorica perversa di antistoriche
rivendicazioni rivoluzionarie. Schizzofrenia.
Clausura del corpo e dell'anima. Autismo.Ma se
la musica rientra da uno spartito, per caso, o
se la terrorista aspetta un bambino, ecco che si
torna alla vita. Si capisce la inutile barbarie
di uccidere. E si trova una porta in mezzo a
tanto deserto. Continua...
1996-2006: é già ieri?
17/05/06 23:09

Il bel film di Albanese "E' già
ieri", del 2004, è il remake del più famoso
"Groundhog Day". E' la semplice storia di un
uomo cinico che si trova, per uno strano
incantesimo, a rivivere sempre lo stesso giorno.
La prima parte del film è una maledizione: le
cose brutte, noiose, antipatiche diventano
sempre più insopportabili se uno è costretto a
riviverle ogni giorno. Poi però il cinico
protagonista scopre che rivivere lo stesso
giorno può significare anche l'opportunità di
correggersi, di vivere più opportunità, di
sperimentare. Eppure, accade l'imprevisto. Se ci
si innamora, infatti, diventa una pena
ricordarsi ogni mattina di dover riconquistare
il proprio amore, sapendo che la persona amata
non ricorda di amare. L'incantesimo offre si
l'opportunità di amare al presente, ma l'assenza
di memoria nega ogni futuro. E' già ieri, è
sempre ieri. Continua...
9-10 Aprile 2006: Lamento per il Sud
12/04/06 11:40
...Ho dimenticato il mare, la
grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell'aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l'uomo grida dovunque la sorte d'una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud. Continua...
L’ultimo Bluff: All'ICI, Nel Paese Delle Meraviglie
05/04/06 01:54
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una
novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi
giorni. Ha utilizzato l’appello finale del
confronto TV per proporre l’abolizione
dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole,
utilizzando la mano (destra, come suggerito dai
comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ )
a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’
richiamando le signorine della RAI che suonano il
campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine,
senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito
bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato
aggiungendo che si offre anche una pentola
antiaderente ai primi cento elettori.
L’impressione è quella: il piazzista di cui
Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna
di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci
guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come
individui, solo se guadagniamo come collettività.
Sembra un abisso così evidente che a persone
ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio
dovrebbe suonare più come un’offesa alle
intelligenze, una nuova promessa buttata là per
disperazione, che non come una proposta seria e
credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un
mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche
parola sulla nuova promessa di Berlusconi.
Continua...
Nero su Nero
26/02/06 22:16
Qualche mese addietro il Manifesto, in una delle
‘mitiche’ pagine-copertina, ha pubblicato
una foto di un uomo di colore per accompagnare un
titolo polemico contro la politica delle immigrazioni
nel nostro paese. Dopo qualche giorno, il signore
ritratto sul giornale ha protestato vibratamente per
l’uso non autorizzato della sua immagine,
dichiarando di non essere affatto un immigrato, di
essere titolare di un passaporto internazionale e di
essere persino un simpatizzante di Forza Italia. Il
quotidiano Libero attacca il Manifesto, sostenendo
che l’episodio dimostrerebbe l’esistenza
di un pregiudizio radicato proprio nella redazione de
Il Manifesto per il quale la singola identità della
persona di colore veniva, per così dire, collassata
nel ‘genere’, nel ‘colore’.
L’ansia di mettere ‘nero su bianco’
un j’accuse al governo Berlusconi avrebbe
indotto la redazione del Manifesto a far prevalere
l’essere ‘nero’ avrebbe prevalso,
secondo Libero, sull’essere innanzitutto un
individuo uguale agli altri in quanto individuo,
indipendentemente dal proprio colore e dalla propria
storia. Il Manifesto si è scusato, ma anche tenuto a
precisare che la foto era paradigmatica non
dell’essere nero, ma della difficoltà degli
stranieri di ottenere accesso e cittadinanza nel
nostro paese.
Questa vicenda mi ha fatto riflettere, perché al di là della pretestuosa presa di posizione di Libero, è vero che può albergare in noi un diverso registro tra la solidarietà e la non discriminazione teorizzate e quelle intimamente vissute e registrate nella nostra coscienza. Non è un problema di razzismo. E’, più banalmente, un fatto di abitudine. La diversità che non conosciamo tende ad essere uguale e confusa ai nostri occhi. Non si tratta di pregiudizio ma di un’automatica classificazione che facciamo inconsciamente e che solo la ‘frequentazione della diversità’ può aiutarci a superare.
Cito due episodi che mi sono capitati di recente e che mi hanno colpito. Alcuni mesi fa, camminando in una via buia di Roma, sono stato avvicinato da un ragazzo di colore,vestito di nero che mi si avvicinava per chiedermi qualcosa, nel buio. Istintivamente, ho confuso nero su nero, non ho nemmeno ascoltato e ho accennato qualcosa come ‘ non ho nulla’….Risposta sbagliata. Il ragazzo, peraltro vestito ‘ nero armani’, voleva solo chiedermi l’indicazione di una via. Andava a cena da amici. Proprio come me. Mi sono sentito malissimo per essere stato vittima di un automatismo odioso e ottuso. Come per rimediare alla gaffe pienamente colta dall’avventore mi sono prodigato in indicazioni e dettagli. Ma questo non è servito a farmi sparire una brutta sensazione che mi ha accompagnato per tutta la serata. La settimana scorsa, in un Metro di Parigi, mentre ero intento ad acquistare un biglietto automatico, mi si avvicina una ragazza di colore che farfuglia qualcosa in un francese incerto. Chiede un biglietto, mi pare di capire, e io le rispondo che non ho abbastanza soldi spiccioli. Lei scuote la testa e lì capisco che non mi chiede soldi ma, di nuovo, indicazioni. Vuole solo sapere che tipo di biglietto deve comprare. E allora, di nuovo, ripeto la scena del suggeritore prodigo. Schiaccio i bottoni e le compro il biglietto. Sono andato via sul Metro con la stessa sensazione di disagio e di imbarazzo di qualche mese prima.
Questi due episodi mi hanno fatto capire come la pratica della diversità significhi ascoltare e comprendere. Che la tolleranza è fatta di episodi concreti di attenzione agli individui. Per far questo bisogna frequentarsi. Aprirsi alla diversità. Mischiare i colori. E vederci dentro le persone. Vedere l’individuo dietro il pregiudizio. Il nero sul nero.
Questa vicenda mi ha fatto riflettere, perché al di là della pretestuosa presa di posizione di Libero, è vero che può albergare in noi un diverso registro tra la solidarietà e la non discriminazione teorizzate e quelle intimamente vissute e registrate nella nostra coscienza. Non è un problema di razzismo. E’, più banalmente, un fatto di abitudine. La diversità che non conosciamo tende ad essere uguale e confusa ai nostri occhi. Non si tratta di pregiudizio ma di un’automatica classificazione che facciamo inconsciamente e che solo la ‘frequentazione della diversità’ può aiutarci a superare.
Cito due episodi che mi sono capitati di recente e che mi hanno colpito. Alcuni mesi fa, camminando in una via buia di Roma, sono stato avvicinato da un ragazzo di colore,vestito di nero che mi si avvicinava per chiedermi qualcosa, nel buio. Istintivamente, ho confuso nero su nero, non ho nemmeno ascoltato e ho accennato qualcosa come ‘ non ho nulla’….Risposta sbagliata. Il ragazzo, peraltro vestito ‘ nero armani’, voleva solo chiedermi l’indicazione di una via. Andava a cena da amici. Proprio come me. Mi sono sentito malissimo per essere stato vittima di un automatismo odioso e ottuso. Come per rimediare alla gaffe pienamente colta dall’avventore mi sono prodigato in indicazioni e dettagli. Ma questo non è servito a farmi sparire una brutta sensazione che mi ha accompagnato per tutta la serata. La settimana scorsa, in un Metro di Parigi, mentre ero intento ad acquistare un biglietto automatico, mi si avvicina una ragazza di colore che farfuglia qualcosa in un francese incerto. Chiede un biglietto, mi pare di capire, e io le rispondo che non ho abbastanza soldi spiccioli. Lei scuote la testa e lì capisco che non mi chiede soldi ma, di nuovo, indicazioni. Vuole solo sapere che tipo di biglietto deve comprare. E allora, di nuovo, ripeto la scena del suggeritore prodigo. Schiaccio i bottoni e le compro il biglietto. Sono andato via sul Metro con la stessa sensazione di disagio e di imbarazzo di qualche mese prima.
Questi due episodi mi hanno fatto capire come la pratica della diversità significhi ascoltare e comprendere. Che la tolleranza è fatta di episodi concreti di attenzione agli individui. Per far questo bisogna frequentarsi. Aprirsi alla diversità. Mischiare i colori. E vederci dentro le persone. Vedere l’individuo dietro il pregiudizio. Il nero sul nero.
Si sciolgono le camere. E' un buon inizio...
11/02/06 19:41
Oggi è un buon giorno. Si sciolgono le camere.
SI potrebbe dire molto sull'avventura del Berlusconismo. Sulla democrazia politica ed economica. Sulle scelte sbagliate di politica economica e internazionale. Sul colpevole mancato controllo sull'euro. Sull'abuso del conflitto di interessi.
Ma non è ancora il tempo di dire del passato. E' tempo di costruire il futuro. Ora.Sono stati prodotti molti danni in questi anni. Ci vogliono decenni perchè il rispetto delle istituzioni e la cultura reputazionale idonei allo sviluppo economico si formino e si consolidino.Ci consola l'esempio. L'esperienza. La visione del pericolo. Spesso ne abbiamo bisogno. Conoscere la crisi, l'abisso, il pericolo. Conoscere i rischi della democrazia e delle istituzioni civili per apprezzarle di più, per difenderle. Diceva il poeta: la dove è il pericolo, cresce anche ciò che salva.
In questi anni, non c'è stato solo Berlusconi. Ci sono state elezioni, girotondi, primarie. Domeniche assolate sulle piazze gremite di pace, di diritti, di solidarietà. C'è stata la consapevolezza che non è possibile chiudersi nello snobismo leftist, ma occorre parlare a quell'Italia affabulata dalle illusioni di Berlusconi, ma in realtà senza più capacità di sperare. Ci sono stati i sentieri dei nidi di ragno nei quali rifugiarsi per resistere all'occupazione di un paese che non abbiamo riconosciuto più. Siamo stati feriti e increduli. E poi, alla fine, eccoci qui. CI siamo arrivati. Possiamo riappropriarci della cittadinanza. Ascoltiamoci. Torniamo ad essere italiani, a parlarci senza il tifo forzato di chi vuole dividere a tutti i costi e torniamo a tifare per noi stessi. Riconciliamoci con un'idea più alta della politica. Di noi stessi. Ci aspettano due mesi. Ci aspettano due giorni. Non a caso, sarà in primavera.
Buongiorno Italia. Forza, Italia.
Per visionare il programma dell'Unione vai qui.
SI potrebbe dire molto sull'avventura del Berlusconismo. Sulla democrazia politica ed economica. Sulle scelte sbagliate di politica economica e internazionale. Sul colpevole mancato controllo sull'euro. Sull'abuso del conflitto di interessi.
Ma non è ancora il tempo di dire del passato. E' tempo di costruire il futuro. Ora.Sono stati prodotti molti danni in questi anni. Ci vogliono decenni perchè il rispetto delle istituzioni e la cultura reputazionale idonei allo sviluppo economico si formino e si consolidino.Ci consola l'esempio. L'esperienza. La visione del pericolo. Spesso ne abbiamo bisogno. Conoscere la crisi, l'abisso, il pericolo. Conoscere i rischi della democrazia e delle istituzioni civili per apprezzarle di più, per difenderle. Diceva il poeta: la dove è il pericolo, cresce anche ciò che salva.
In questi anni, non c'è stato solo Berlusconi. Ci sono state elezioni, girotondi, primarie. Domeniche assolate sulle piazze gremite di pace, di diritti, di solidarietà. C'è stata la consapevolezza che non è possibile chiudersi nello snobismo leftist, ma occorre parlare a quell'Italia affabulata dalle illusioni di Berlusconi, ma in realtà senza più capacità di sperare. Ci sono stati i sentieri dei nidi di ragno nei quali rifugiarsi per resistere all'occupazione di un paese che non abbiamo riconosciuto più. Siamo stati feriti e increduli. E poi, alla fine, eccoci qui. CI siamo arrivati. Possiamo riappropriarci della cittadinanza. Ascoltiamoci. Torniamo ad essere italiani, a parlarci senza il tifo forzato di chi vuole dividere a tutti i costi e torniamo a tifare per noi stessi. Riconciliamoci con un'idea più alta della politica. Di noi stessi. Ci aspettano due mesi. Ci aspettano due giorni. Non a caso, sarà in primavera.
Buongiorno Italia. Forza, Italia.
Per visionare il programma dell'Unione vai qui.
Cosi giovane, e già coglione!
05/01/06 01:58
Evidentemente, mi
immagino che stamane il premier abbia avuto un fresco
sondaggio. Fresco e ineluttabile. Così, livido e
tetro, alla confcommercio, ha dato dei coglioni a
quanti non la pensano come lui. E sia.
Indipendentemente dalla destra e dalla sinistra, è
una caduta di stile che va condannata. Non la merita
il paese. Non è un buon esempio.
Per questo amo leggerla piuttosto come una reazione isterica e disperata di una sconfitta che va ormai annunciandosi.
E per questo, rimando alle parole di Piero Gobetti intorno al fascismo: "...dovrà ineluttabilmente l'italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica, a questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa popolare e dei ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all'iniziativa del lettore"
Pasted Graphic
Per questo amo leggerla piuttosto come una reazione isterica e disperata di una sconfitta che va ormai annunciandosi.
E per questo, rimando alle parole di Piero Gobetti intorno al fascismo: "...dovrà ineluttabilmente l'italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica, a questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa popolare e dei ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all'iniziativa del lettore"
Pasted Graphic
In difesa del relativismo et(n)ico
27/08/05 06:34
Il discorso tenuto dal Presidente del Senato Pera al meeting CL potrebbe essere liquidato in poche battute. E’ stato in parte sconfessato dagli stessi organizzatori. Supera a destra la più estremista interpretazione delle posizioni del Ratzinger teologo. Chi lo ha pensato, scritto e proclamato non è un leader popolare.
Eppure. La gravità di certi passaggi lascia quantomeno perplessi. Non solo perchè è stata la seconda carica dello Stato a proclamarli, ma perchè Pera ha inteso parlare da intellettuale, filosofo e accademico. Ha usato un argomentare logico, fatto di premesse e conseguenze. Ciò rivela un disegno, una proposta, persino un progetto. Anzi, come lo stesso Pera la definisce, una ‘teoria’.
Pera lancia una serie di ‘allarmi’. Ci dice innanzitutto che l’Europa, avamposto dell’Occidente, è in crisi perché in essa prevale la democrazia liberale come trionfo del relativismo etico o peggio del ‘multiculturalismo’ inteso come “diritto di identità irriducibile di tutte le comunità”. Colpa del relativismo e del multiculturalismo sarebbe quella di ritenere che “tutte le culture hanno la stessa dignità etica, nessuna è migliore di un'altra, tutte sono buone e giuste”. E’ proprio questa uguaglianza, o meglio questo diritto ‘uguale’ alla libertà di scegliere una identità che abbia le medesime prerogative, la causa, secondo Pera, della ‘crisi spirituale’ in cui verserebbero l’Europa e l’Occidente. La conseguenza nefasta sarebbe che “tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare, e non si possono porre su alcuna scala per giudicare l'una migliore dell'altra”. Pera qui non si riferisce, è chiaro, alla libertà individuale di comparare e di decidere, da liberi cittadini, cosa è meglio per ciascuno di noi, ma alla possibilità di una ‘classificazione pubblica’. Questa classificazione dovrebbe essere persino indipendente dagli orientamenti politici di una maggioranza democraticamente eletta. Pera fa al riguardo un chiaro esempio, quando dice che: “una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene. Basterebbe votare secondo le procedure convenute e il risultato del voto della maggioranza del momento diventerebbe un bene di per sé. Non importa se questa maggioranza temporanea decidesse, poniamo, che la pena di morte è giusta o che il feto non è persona o che l'embrione non è vita o che la famiglia può essere anche omosessuale. I relativisti scherzano col fuoco”.
Poi, infine, il passaggio che più inquieta. Scrive, anzi, teorizza Pera: “In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata, e si diventa "meticci". Qui per Pera vi è un nodo pericolosissimo in cui il relativismo etico si intreccia con il relativismo etnico. L’uno genererebbe l’altro, vicendevolmente, “e così via, di allarme in allarme”.
Ci permetta, al riguardo, il Presidente Pera, di essere noi, democratici liberali o, come ci chiamano adesso, relativisti etici (ed etnici), alquanto allarmati.....
>>>>> puoi scaricare l'intero articolo qui
Sulla vita si è già votato. E male.
03/06/05 07:09
L'editoriale di oggi sul Corriere di Oriana Fallaci è
una buona dimostrazione della nostra incapacità, come
cittadini adulti e responsabili, di poter parlare
della nostra vita senza scadere nell'irrisolto
mistero della lotta manichea tra il Bene e il Male,
tra Etica, Morale e Metafisica. La Fallaci parte dal
referendum e finisce per parlare di Bin Laden e
dell’Iraq. Mi chiedo, non senza tristezza, cosa
c’entri tutto ciò.
Sembra a tratti che ciò su cui siamo chiamati a votare sia il si o il no alla fecondazione assistita. Così sembra almeno a sentire lo slogan "sulla vita non si vota".
Si va invece al referendum perché sulla vita si è votato. E perché si è votato male.
A mio parere , il referendum se approvato, permetterà al parlamento di aggiustare il tiro ed evitare le distorsioni oggi imposte dalla legge 40.
La questione sulla quale si vota è tecnica, non etica o morale. Qualora abbiate tempo e voglia ecco alcuni punti per i quali voterò si.
1. L'embrione è il risultato di una fecondazione avvenuta tra spermatozoi e ovociti. Come in natura, non tutti gli embrioni si fecondano. Non tutti quelli che si fecondano hanno caratteristiche adatte a impiantarsi nell'utero. Non tutti quelli che si impiantano in utero continuano a crescere e a trasformarsi in gravidanza. La percentuale di impianto è minore del 30%. La donna che si sottopone alle tecniche di fecondazione assistita riceve una stimolazione ovarica che permette la iperproduzione di ovociti. Questi vengono poi sottoposti a fecondazione e solo una parte minima di questi presenta caratteristiche tecniche (grado di frammentazione periferica) idonee al trasferimento in utero. Per massimizzare la probabilità di impianto generalmente si trasferiscono tre embrioni, ma la percentuale di parto trigemellare è <3%. Se esistono altri embrioni fecondati, il loro congelamento permette alla donna di evitare di sottoporsi ad una nuova stimolazione e di accedere ad un nuovo tentativo, scongelando i propri embrioni. La legge 40 impedisce questa possibilità ed espone la donna a moltiplicare le stimolazioni, esponendosi a uno stress chimico portatore di rischi. Non solo, mentre prima della legge 40 era possibile selezionare le caratteristiche tecniche dell'embrione (grado di frammentazione periferica) e trasferire in utero gli embrioni con maggiore probabilità di proseguire verso l'impianto, oggi tale possibilità è preclusa. Se una donna produce 8 ovociti, si potrà provare l'inseminazione solo di tre ovociti, a caso. Con il rischio elevato di selezionare gli ovociti meno adatti e di buttare nella spazzatura quelli più promettenti. Naturalmente tale rischio si riversa solo su quelle coppie che per motivi economici non possono andare all'estero (in Italia il costo di un tentativo privato è di circa 3-4000 euro; all'estero di circa 7-9000 euro). Oltre che distorsiva, costosa, e rischiosa per la salute della donna, la legge 40 è discriminatoria.
2. L'embrione diventa vita dopo circa due mesi. Quando e se l'impianto è avvenuto nell'utero. Statisticamente, vi è una probabilità del 30% di avere una gravidanza dopo aver impiantato circa 9 embrioni in tre cicli distinti. Gli embrioni sono promessa di vita, ma non sono vita. Se cosi fosse, basterebbe semplicemente prelevare dalla donna il singolo ovocita prodotto naturalmente e fecondarlo. Le cose non sono cosi semplici proprio perché le probabilità che un dato embrione diventi feto sono molto basse, anche in natura. E’ un fatto di probabilità e di selezione naturale. Bisogna fecondare più embrioni per aumentare la probabilità di avere una gravidanza. Il paradosso della legge 40 è che per tutelare una promessa di vita finisce per ridurre drasticamente le probabilità che quella stessa vita si possa manifestare. Gli embrioni che non sono trasferiti in utero sono semplicemente cellule che contengono una promessa di vita solo se impiantati in utero. Fuori dall'utero sono soltanto un contenitore genetico. Possono essere smaltiti. Oppure impiegati per la ricerca. Per trasformare in cura della vita quella promessa di vita che avrebbero potuto realizzare. Credo sia giusto che questa decisione sia rimessa nelle mani di coloro che hanno generato l'embrione. Oggi questo è impedito dalla legge 40. Che decide per tutti e confonde una cellula con un nascituro, impedendo così a quel nascituro di essere tale.
3. Molti uomini e molte donne non hanno solo problemi di infertilità. Spesso sono sterili del tutto (ad esempio perché colpiti da tumori che ne hanno compromesso la capacità riproduttiva attraverso il ricorso alla chemioterapia). All'estero è possibile ricorrere ad un donatore per gli ovociti o gli spermatozoi. La legge 40 lo vieta. Il tipico errore di valutazione che si può compiere in questo caso è quello di confondere ciò che faremmo noi con ciò che riteniamo possa essere un diritto di scelta di altri. Chi siamo noi per compiere una scelta di vita in nome di altri? Su questa scelta di vita si è votato. E si è votato male. Lo stato italiano ha deciso per quei cittadini, che essi non possono fare in Italia ciò che possono fare all'estero. Una scelta di ipocrisia e di paura. Altri dicono: a quel punto sarebbe meglio l'adozione. Forse è vero. Ma non è una decisione che noi possiamo o dobbiamo compiere per altri. D'altra parte non la compiamo per le coppie non sterili. Perché farlo per quelle sterili? Diamo il diritto di scegliere ricordandoci che è una scelta che genererà la vita e non il suo contrario.
Capisco le remore di alcuni credenti, che ritengono che con queste tecniche l'uomo voglia sostituirsi a Dio. Ma continuo a chiedermi perché Dio non possa manifestarsi anche nel cristallo di una provetta, nel buio asettico di un laboratorio se quella promessa di vita è stata generata da una promessa di amore da parte di chi ci si è sottoposto. D’altra parte, il referendum non è un si o un no alla fecondazione assistita. Essa esiste già. Se votiamo si, miglioriamo però alcune parti che rendono la legge contradditoria, inefficace e limitativa delle libertà costituzionali. Anche per questo ultimo punto, comunque la pensiate, andate a votare. Come esseri umani e come cittadini non siamo semplicemente spugne. Noi possiamo capire. Possiamo informarci. Distinguere. Scegliere. Facciamolo. Votiamo.
Il non voto è una delega silenziosa ad altri che continueranno a votare al vostro posto sulla vita. Per poi raccontarvi che sulla vita non si è mai votato.
Sembra a tratti che ciò su cui siamo chiamati a votare sia il si o il no alla fecondazione assistita. Così sembra almeno a sentire lo slogan "sulla vita non si vota".
Si va invece al referendum perché sulla vita si è votato. E perché si è votato male.
A mio parere , il referendum se approvato, permetterà al parlamento di aggiustare il tiro ed evitare le distorsioni oggi imposte dalla legge 40.
La questione sulla quale si vota è tecnica, non etica o morale. Qualora abbiate tempo e voglia ecco alcuni punti per i quali voterò si.
1. L'embrione è il risultato di una fecondazione avvenuta tra spermatozoi e ovociti. Come in natura, non tutti gli embrioni si fecondano. Non tutti quelli che si fecondano hanno caratteristiche adatte a impiantarsi nell'utero. Non tutti quelli che si impiantano in utero continuano a crescere e a trasformarsi in gravidanza. La percentuale di impianto è minore del 30%. La donna che si sottopone alle tecniche di fecondazione assistita riceve una stimolazione ovarica che permette la iperproduzione di ovociti. Questi vengono poi sottoposti a fecondazione e solo una parte minima di questi presenta caratteristiche tecniche (grado di frammentazione periferica) idonee al trasferimento in utero. Per massimizzare la probabilità di impianto generalmente si trasferiscono tre embrioni, ma la percentuale di parto trigemellare è <3%. Se esistono altri embrioni fecondati, il loro congelamento permette alla donna di evitare di sottoporsi ad una nuova stimolazione e di accedere ad un nuovo tentativo, scongelando i propri embrioni. La legge 40 impedisce questa possibilità ed espone la donna a moltiplicare le stimolazioni, esponendosi a uno stress chimico portatore di rischi. Non solo, mentre prima della legge 40 era possibile selezionare le caratteristiche tecniche dell'embrione (grado di frammentazione periferica) e trasferire in utero gli embrioni con maggiore probabilità di proseguire verso l'impianto, oggi tale possibilità è preclusa. Se una donna produce 8 ovociti, si potrà provare l'inseminazione solo di tre ovociti, a caso. Con il rischio elevato di selezionare gli ovociti meno adatti e di buttare nella spazzatura quelli più promettenti. Naturalmente tale rischio si riversa solo su quelle coppie che per motivi economici non possono andare all'estero (in Italia il costo di un tentativo privato è di circa 3-4000 euro; all'estero di circa 7-9000 euro). Oltre che distorsiva, costosa, e rischiosa per la salute della donna, la legge 40 è discriminatoria.
2. L'embrione diventa vita dopo circa due mesi. Quando e se l'impianto è avvenuto nell'utero. Statisticamente, vi è una probabilità del 30% di avere una gravidanza dopo aver impiantato circa 9 embrioni in tre cicli distinti. Gli embrioni sono promessa di vita, ma non sono vita. Se cosi fosse, basterebbe semplicemente prelevare dalla donna il singolo ovocita prodotto naturalmente e fecondarlo. Le cose non sono cosi semplici proprio perché le probabilità che un dato embrione diventi feto sono molto basse, anche in natura. E’ un fatto di probabilità e di selezione naturale. Bisogna fecondare più embrioni per aumentare la probabilità di avere una gravidanza. Il paradosso della legge 40 è che per tutelare una promessa di vita finisce per ridurre drasticamente le probabilità che quella stessa vita si possa manifestare. Gli embrioni che non sono trasferiti in utero sono semplicemente cellule che contengono una promessa di vita solo se impiantati in utero. Fuori dall'utero sono soltanto un contenitore genetico. Possono essere smaltiti. Oppure impiegati per la ricerca. Per trasformare in cura della vita quella promessa di vita che avrebbero potuto realizzare. Credo sia giusto che questa decisione sia rimessa nelle mani di coloro che hanno generato l'embrione. Oggi questo è impedito dalla legge 40. Che decide per tutti e confonde una cellula con un nascituro, impedendo così a quel nascituro di essere tale.
3. Molti uomini e molte donne non hanno solo problemi di infertilità. Spesso sono sterili del tutto (ad esempio perché colpiti da tumori che ne hanno compromesso la capacità riproduttiva attraverso il ricorso alla chemioterapia). All'estero è possibile ricorrere ad un donatore per gli ovociti o gli spermatozoi. La legge 40 lo vieta. Il tipico errore di valutazione che si può compiere in questo caso è quello di confondere ciò che faremmo noi con ciò che riteniamo possa essere un diritto di scelta di altri. Chi siamo noi per compiere una scelta di vita in nome di altri? Su questa scelta di vita si è votato. E si è votato male. Lo stato italiano ha deciso per quei cittadini, che essi non possono fare in Italia ciò che possono fare all'estero. Una scelta di ipocrisia e di paura. Altri dicono: a quel punto sarebbe meglio l'adozione. Forse è vero. Ma non è una decisione che noi possiamo o dobbiamo compiere per altri. D'altra parte non la compiamo per le coppie non sterili. Perché farlo per quelle sterili? Diamo il diritto di scegliere ricordandoci che è una scelta che genererà la vita e non il suo contrario.
Capisco le remore di alcuni credenti, che ritengono che con queste tecniche l'uomo voglia sostituirsi a Dio. Ma continuo a chiedermi perché Dio non possa manifestarsi anche nel cristallo di una provetta, nel buio asettico di un laboratorio se quella promessa di vita è stata generata da una promessa di amore da parte di chi ci si è sottoposto. D’altra parte, il referendum non è un si o un no alla fecondazione assistita. Essa esiste già. Se votiamo si, miglioriamo però alcune parti che rendono la legge contradditoria, inefficace e limitativa delle libertà costituzionali. Anche per questo ultimo punto, comunque la pensiate, andate a votare. Come esseri umani e come cittadini non siamo semplicemente spugne. Noi possiamo capire. Possiamo informarci. Distinguere. Scegliere. Facciamolo. Votiamo.
Il non voto è una delega silenziosa ad altri che continueranno a votare al vostro posto sulla vita. Per poi raccontarvi che sulla vita non si è mai votato.