Nero su Nero

Qualche mese addietro il Manifesto, in una delle ‘mitiche’ pagine-copertina, ha pubblicato una foto di un uomo di colore per accompagnare un titolo polemico contro la politica delle immigrazioni nel nostro paese. Dopo qualche giorno, il signore ritratto sul giornale ha protestato vibratamente per l’uso non autorizzato della sua immagine, dichiarando di non essere affatto un immigrato, di essere titolare di un passaporto internazionale e di essere persino un simpatizzante di Forza Italia. Il quotidiano Libero attacca il Manifesto, sostenendo che l’episodio dimostrerebbe l’esistenza di un pregiudizio radicato proprio nella redazione de Il Manifesto per il quale la singola identità della persona di colore veniva, per così dire, collassata nel ‘genere’, nel ‘colore’. L’ansia di mettere ‘nero su bianco’ un j’accuse al governo Berlusconi avrebbe indotto la redazione del Manifesto a far prevalere l’essere ‘nero’ avrebbe prevalso, secondo Libero, sull’essere innanzitutto un individuo uguale agli altri in quanto individuo, indipendentemente dal proprio colore e dalla propria storia. Il Manifesto si è scusato, ma anche tenuto a precisare che la foto era paradigmatica non dell’essere nero, ma della difficoltà degli stranieri di ottenere accesso e cittadinanza nel nostro paese.
Questa vicenda mi ha fatto riflettere, perché al di là della pretestuosa presa di posizione di Libero, è vero che può albergare in noi un diverso registro tra la solidarietà e la non discriminazione teorizzate e quelle intimamente vissute e registrate nella nostra coscienza. Non è un problema di razzismo. E’, più banalmente, un fatto di abitudine. La diversità che non conosciamo tende ad essere uguale e confusa ai nostri occhi. Non si tratta di pregiudizio ma di un’automatica classificazione che facciamo inconsciamente e che solo la ‘frequentazione della diversità’ può aiutarci a superare.
Cito due episodi che mi sono capitati di recente e che mi hanno colpito. Alcuni mesi fa, camminando in una via buia di Roma, sono stato avvicinato da un ragazzo di colore,vestito di nero che mi si avvicinava per chiedermi qualcosa, nel buio. Istintivamente, ho confuso nero su nero, non ho nemmeno ascoltato e ho accennato qualcosa come ‘ non ho nulla’….Risposta sbagliata. Il ragazzo, peraltro vestito ‘ nero armani’, voleva solo chiedermi l’indicazione di una via. Andava a cena da amici. Proprio come me. Mi sono sentito malissimo per essere stato vittima di un automatismo odioso e ottuso. Come per rimediare alla gaffe pienamente colta dall’avventore mi sono prodigato in indicazioni e dettagli. Ma questo non è servito a farmi sparire una brutta sensazione che mi ha accompagnato per tutta la serata. La settimana scorsa, in un Metro di Parigi, mentre ero intento ad acquistare un biglietto automatico, mi si avvicina una ragazza di colore che farfuglia qualcosa in un francese incerto. Chiede un biglietto, mi pare di capire, e io le rispondo che non ho abbastanza soldi spiccioli. Lei scuote la testa e lì capisco che non mi chiede soldi ma, di nuovo, indicazioni. Vuole solo sapere che tipo di biglietto deve comprare. E allora, di nuovo, ripeto la scena del suggeritore prodigo. Schiaccio i bottoni e le compro il biglietto. Sono andato via sul Metro con la stessa sensazione di disagio e di imbarazzo di qualche mese prima.
Questi due episodi mi hanno fatto capire come la pratica della diversità significhi ascoltare e comprendere. Che la tolleranza è fatta di episodi concreti di attenzione agli individui. Per far questo bisogna frequentarsi. Aprirsi alla diversità. Mischiare i colori. E vederci dentro le persone. Vedere l’individuo dietro il pregiudizio. Il nero sul nero.

|

Si sciolgono le camere. E' un buon inizio...

Oggi è un buon giorno. Si sciolgono le camere.

SI potrebbe dire molto sull'avventura del Berlusconismo. Sulla democrazia politica ed economica. Sulle scelte sbagliate di politica economica e internazionale. Sul colpevole mancato controllo sull'euro. Sull'abuso del conflitto di interessi.

Ma non è ancora il tempo di dire del passato. E' tempo di costruire il futuro. Ora.Sono stati prodotti molti danni in questi anni. Ci vogliono decenni perchè il rispetto delle istituzioni e la cultura reputazionale idonei allo sviluppo economico si formino e si consolidino.Ci consola l'esempio. L'esperienza. La visione del pericolo. Spesso ne abbiamo bisogno. Conoscere la crisi, l'abisso, il pericolo. Conoscere i rischi della democrazia e delle istituzioni civili per apprezzarle di più, per difenderle. Diceva il poeta: la dove è il pericolo, cresce anche ciò che salva.

In questi anni, non c'è stato solo Berlusconi. Ci sono state elezioni, girotondi, primarie. Domeniche assolate sulle piazze gremite di pace, di diritti, di solidarietà. C'è stata la consapevolezza che non è possibile chiudersi nello snobismo leftist, ma occorre parlare a quell'Italia affabulata dalle illusioni di Berlusconi, ma in realtà senza più capacità di sperare. Ci sono stati i sentieri dei nidi di ragno nei quali rifugiarsi per resistere all'occupazione di un paese che non abbiamo riconosciuto più. Siamo stati feriti e increduli. E poi, alla fine, eccoci qui. CI siamo arrivati. Possiamo riappropriarci della cittadinanza. Ascoltiamoci. Torniamo ad essere italiani, a parlarci senza il tifo forzato di chi vuole dividere a tutti i costi e torniamo a tifare per noi stessi. Riconciliamoci con un'idea più alta della politica. Di noi stessi. Ci aspettano due mesi. Ci aspettano due giorni. Non a caso, sarà in primavera.

Buongiorno Italia. Forza, Italia.


Per visionare il programma dell'Unione vai qui.
|

Private. Come la guerra.


Una casa qualunque. Isolata. Sopra una piccola collina. Si apre così il film di Saverio Costanzo, candidato italiano – poi sostituito perché il film non risulta girato in Italia – per la selezione agli Oscar.Il film è diviso in sedici episodi (Essere o non essere; Mariam; Notte; Tre zone; Casa Occupata; Paura; “Se ne sono andati”, Combattere, Minacce di morte, Nascosta,, Anche da solo, Jamal, Un segreto, Karim, La serra, Nuovi occupanti) che scandiscono, ciascuno, un particolare momento di un unico e indistinto periodo temporale, che scorre senza inizio e senza fine, a inseguire quasi casualmente i personaggi della storia, su lunghissimi piani sequenza di una telecamera a braccio. Sguardi diversi sulla stessa storia. La casa isolata, sopra la collina, si trova anch’essa in una posizione indistinta, a metà strada tra gli insediamenti israeliani e un villaggio arabo. Una terra di nessuno. E quindi contesa da tutti...

continua qui ‘Private’

L'Articolo è apparso su Meridiana. Rivista di Storia e di Scienze Sociali
|