feb 2005
Se il mondo non basta. L'ambiente dopo Kyoto
23/02/05 06:51
Il 15 febbraio scorso è entrato in vigore il
Protocollo di Kyoto. Si tratta di una rivoluzione
epocale per quello che esso rappresenta, sia in
termini di politica economica che per il metodo
negoziale sperimentato dai paesi coinvolti. È un
accordo che riguarda un caso di inquinamento globale
che coinvolge tutti i paesi come vittime e come
inquinatori. E non c’è un giardino siderale nel
quale veicolare i rifiuti. I 128 paesi che hanno
ratificato il protocollo, tra i quali si conta
l’Italia ma non gli Stati Uniti e il Giappone,
si sono impegnati a ridurre tra il 2008 e il 2012 le
proprie emissioni dei gas serra, principalmente il
biossido di carbonio, del 5,2% circa rispetto ai
livelli del 1990. E non è finita qui. Dopo il 2012,
nuovi impegni di riduzione delle emissioni di gas
serra, persino più aggressivi di quelli finora
assunti saranno necessari, come conferma il documento
proposto dai Ministri Ue dell’ambiente in
queste settimane (15-30% entro il 2020 e 60-80% entro
il 2050).
Questa drastica inversione di marcia richiede profonde politiche di ristrutturazione energetica e di riconversione industriale nei paesi firmatari. Molti paesi hanno già adottato piani pluriennali di abbattimento delle emissioni e politiche industriali eco-compatibili. L’Italia è, invece, in grave ritardo.
Scarica da qui l'articolo apparso su Governareper
Questa drastica inversione di marcia richiede profonde politiche di ristrutturazione energetica e di riconversione industriale nei paesi firmatari. Molti paesi hanno già adottato piani pluriennali di abbattimento delle emissioni e politiche industriali eco-compatibili. L’Italia è, invece, in grave ritardo.
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