In difesa del relativismo et(n)ico


Il discorso tenuto dal Presidente del Senato Pera al meeting CL potrebbe essere liquidato in poche battute. E’ stato in parte sconfessato dagli stessi organizzatori. Supera a destra la più estremista interpretazione delle posizioni del Ratzinger teologo. Chi lo ha pensato, scritto e proclamato non è un leader popolare.
Eppure. La gravità di certi passaggi lascia quantomeno perplessi. Non solo perchè è stata la seconda carica dello Stato a proclamarli, ma perchè Pera ha inteso parlare da intellettuale, filosofo e accademico. Ha usato un argomentare logico, fatto di premesse e conseguenze. Ciò rivela un disegno, una proposta, persino un progetto. Anzi, come lo stesso Pera la definisce, una ‘teoria’.
Pera lancia una serie di ‘allarmi’. Ci dice innanzitutto che l’Europa, avamposto dell’Occidente, è in crisi perché in essa prevale la democrazia liberale come trionfo del relativismo etico o peggio del ‘multiculturalismo’ inteso come “diritto di identità irriducibile di tutte le comunità”. Colpa del relativismo e del multiculturalismo sarebbe quella di ritenere che “tutte le culture hanno la stessa dignità etica, nessuna è migliore di un'altra, tutte sono buone e giuste”. E’ proprio questa uguaglianza, o meglio questo diritto ‘uguale’ alla libertà di scegliere una identità che abbia le medesime prerogative, la causa, secondo Pera, della ‘crisi spirituale’ in cui verserebbero l’Europa e l’Occidente. La conseguenza nefasta sarebbe che “tutte le culture sono uguali, che non si possono comparare, e non si possono porre su alcuna scala per giudicare l'una migliore dell'altra”. Pera qui non si riferisce, è chiaro, alla libertà individuale di comparare e di decidere, da liberi cittadini, cosa è meglio per ciascuno di noi, ma alla possibilità di una ‘classificazione pubblica’. Questa classificazione dovrebbe essere persino indipendente dagli orientamenti politici di una maggioranza democraticamente eletta. Pera fa al riguardo un chiaro esempio, quando dice che: “una democrazia relativista è vuota, ci fa perdere identità collettiva e ci priva di qualunque senso obiettivo del bene. Basterebbe votare secondo le procedure convenute e il risultato del voto della maggioranza del momento diventerebbe un bene di per sé. Non importa se questa maggioranza temporanea decidesse, poniamo, che la pena di morte è giusta o che il feto non è persona o che l'embrione non è vita o che la famiglia può essere anche omosessuale. I relativisti scherzano col fuoco”.
Poi, infine, il passaggio che più inquieta. Scrive, anzi, teorizza Pera: “In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata, e si diventa "meticci". Qui per Pera vi è un nodo pericolosissimo in cui il relativismo etico si intreccia con il relativismo etnico. L’uno genererebbe l’altro, vicendevolmente, “e così via, di allarme in allarme”.
Ci permetta, al riguardo, il Presidente Pera, di essere noi, democratici liberali o, come ci chiamano adesso, relativisti etici (ed etnici), alquanto allarmati.....
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La concorrenza fa bene alla salute

Nei giorni scorsi l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato a Parlamento e Governo una segnalazione relativa al decreto legge per il contenimento del prezzo dei farmaci non rimborsabili, proposto dal ministero della Salute. L’Agcm ha ribadito le posizioni già assunte nella sua indagine conoscitiva del 1998, in favore di una deregulation nel comparto distributivo del settore farmaceutico. L’intervento merita apprezzamento per una serie di ragioni e qualche caveat.
Un sistema ingessato.
Innanzitutto, il settore farmaceutico italiano appare come un sistema ingessato, nel quale tutte le variabili decisive sono predeterminate. Non vi è alcun incentivo al confronto concorrenziale né a livello orizzontale (tra imprese farmaceutiche attive nell’offerta di prodotti sostituibili ai fini della loro efficacia terapeutica; tra intermediari all’ingrosso; tra farmacie), né a livello verticale tra tutti operatori nella produzione, nella commercializzazione, nella distribuzione e nella vendita finale. I numerosi interventi dell’Autorità antitrust nel settore farmaceutico hanno avuto il merito di sottolineare che una volta definiti i vincoli di tutela della salute dei cittadini e di bilancio pubblico della spesa, l’introduzione di opportune forme di incentivazione al confronto concorrenziale contribuisce a rendere più efficiente l’offerta sanitaria e a contenere la spesa pubblica e privata in farmaci...

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