La 'petizione' che si trova sui commenti nel sito di Paolo Gentiloni contiene 6 domande. A queste aggiungerei una settima che pure era stata avanzata nel blog, ma che poi è andata perduta dalla sintesi e che ha a che fare con la posizione assunta dall'Avv. dello Stato sulla discussione della legge Gasparri presso la Corte di Giustizia e con il presunto ruolo di Gentiloni nella vicenda.
Iniziamo con la prima e poi a seguire le altre. Ad alcune rispondo meglio ad altre peggio. Scrivo di getto, perdonatemi gli errori di battitura. E per favore ricordatevi che sono (forse!) un esperto di economia delle comunicazioni, ma non sono certo un giurista.
"1) Rete 4 sta abusivamente usando le frequenze di Europa 7. La cosa va avanti da troppo tempo. Perche´ la legge non viene applicata? Non voglio sentire risposte da 5a elementare come era stato il governo Berlusconi. Si vuole dare un mossa e fare qualcosa".
La domanda contiene una premessa che, cosi come è posta, non è vera. C’è in Italia una emittente televisiva (Europa 7) che nel 1999 ha ottenuto la concessione senza mai poter cominciare a trasmettere per mancanza di frequenze televisive, e c’è un’altra emittente televisiva (Rete 4) che trasmette senza concessione, ma in virtù di una autorizzazione provvisoria, e che avrebbe dovuto, in base alla giurisprudenza costituzionale ed all’ordinamento (l
egge 249/97, ora abrogata sul punto), lasciare le frequenze analogiche e trasferirsi su piattaforma digitale in quanto emittente eccedente rispetto ai limiti previsti al numero massimo di televisioni nazionali (non più di due) detenibili da un unico soggetto. C’è poi un ordinamento legislativo in materia televisiva, ma qui il discorso diventerebbe lunghissimo, che fino ad oggi, da ultimo grazie alla
legge Gasparri, ha sempre legittimato – in un modo o nell’altro, tra un rinvio, una proroga e una deroga - questo stato di cose. Rispetto a questo stato di cose c’è un ministro in carica, Paolo Gentiloni, che in questi anni ha sempre sostenuto, in ogni sede, il diritto di Europa 7 ad ottenere le frequenze necessarie a trasmettere e che, una volta in carica, quale primo provvedimento, ha firmato un disegno di legge che riapre il mercato dell’acquisto delle frequenze tv a tutti i soggetti, inibendolo ai soli grandi broadcaster nazionali (RAI, RTI); stabilisce inedite procedure di rilascio delle frequenze eccedenti e prevede, entro un anno dall’entrata in vigore, il trasferimento di Rete 4 e RAI 2 su piattaforma digitale, con l’obiettivo di liberare risorse frequenziali a beneficio di tutti gli altri competitors.
Ora, alcune delle domande sul sito di Gentiloni, rimproverano al Ministro la
mancata applicazione delle sentenze della
Corte Costituzionale, del
Consiglio di Stato e della
Corte di Giustizia europea, sul caso Europa 7/Rete 4. Ho già contestato sul blog di Gentiloni queste affermazioni. Spiego meglio perché:
a. non esiste una sentenza del Consiglio di Stato da applicare, tanto meno da parte del ministro Gentiloni. Ciò che invece effettivamente esiste, è una decisione interlocutoria del Consiglio di Stato, del 19 aprile 2005, propiziata da un ricorso di Europa 7, che rimette alla Corte di Giustizia, in via pregiudiziale, dieci questioni interpretative sulla conformità al diritto comunitario della legge Gasparri, del Testo Unico della radiotelevisione, e della legge 66/2001. Con tale decisione, il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio promosso da Europa 7 in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia;
b. non esiste una sentenza della Corte di Giustizia da applicare, per la semplice ragione che tale sentenza non c’è ancora. Anzi, a dir meglio, non è ancora stata depositata nemmeno la decisione del Procuratore generale, che necessariamente anticipa la sentenza (ho controllato fino a poco fa sul sito).
c. purtroppo, e fatemi sottolineare il mio purtroppo, non esiste nemmeno una nuova sentenza della Corte costituzionale da applicare per la semplice ragione che proprio la sentenza n. 466 del 2002, nel momento in cui richiedeva ineludibilmente il passaggio di Rete 4 su satellite o altra piattaforma trasmissiva entro il 31 dicembre 2003, anche al fine di liberare risorse frequenziali sul mercato analogico, aveva chiarito come detta decisione non pregiudicasse
“il diverso futuro assetto che potrebbe derivare dallo sviluppo della tecnica di trasmissione digitale terrestre, con conseguente aumento delle risorse tecniche disponibili". Ora, è noto che il governo Berlusconi colse immediatamente questa apertura e varò - in tutta fretta - un decreto legge che autorizzò la permanenza di Rete 4 oltre il 31 dicembre 2003 e incaricò l’
Agcom di certificare, con una relazione al Parlamento, il concreto realizzarsi di quel diverso futuro assetto, in ragione dell’arricchimento del pluralismo determinato dall’avvento delle trasmissioni in digitale e dall’aumento delle risorse tecniche disponibili. La Relazione dell’Agcom si concluse, ancorché tra molti distinguo, con la certificazione dell’esistenza delle condizioni richieste, e quindi la legge Gasparri potè poi entrare in vigore
determinando in concreto la cancellazione della sentenza della Corte e la ennesima legittimazione dello stato di fatto, ossia Rete 4 tranquillamente al suo posto e Europa 7 senza frequenze.Questa la storia, che non piace nemmeno a me se proprio lo volete sapere, per sommi capi. Rispetto a tutto questo si chiede al Ministro: "
Si vuole dare un mossa e fare qualcosa?". Il Ministro Gentiloni, tra i suoi primi atti di governo, ha presentato in Parlamento un disegno di legge che ha tra i suoi obiettivi:
• il blocco di ulteriori acquisti di frequenze in capo a RAI e RTI
• l’apertura del mercato delle frequenze
a tutti i soggetti, anche a quelli non provvisti di concessione o autorizzaione analogica
• l’adozione di misure di riequilibrio del mercato delle risorse economiche attraverso numerose misure in materia di raccolta pubblicitaria, telepromozioni e televendite,
• la previsione di un percorso di restituzione allo Stato di frequenze ridondanti
• l’obbligo in capo a RAI e RTI di trasferire una rete su piattaforma digitale e di restituire le frequenze analogiche non strettamente necessarie a tale migrazione.
Questa proposta, se approvata rapidamente dal Parlamento, come ha chiarito di recente anche la Commissione Europea, avrebbe ridato legittimità all’ordinamento televisivo e sanato storiche disuguaglianze. Il ddl prosegue in queste settimane il suo faticoso iter parlamentare alla Camera. Dai resoconti parlamentari si apprende che propri ieri è stato apporvato l'art.2 e si va avanti con l'art.3, verificando e accorpando gli emendamenti. E' inutile ricordare e noi stessi che il Parlamento è sovrano. E la legge proposta da Gentiloni può piacere o meno. Se ne può e se ne deve discutere. Sinceramente non mi sembra corretto, né generoso, attribuire a Gentiloni come Ministro delle comunicazioni responsabilità e colpe non sue. Piuttosto, siccome questa riforma stava nel programma dell'Unione chiediamo ai parlamentari di non ingolfare l'iter con emendamenti che hanno l'effetto di ritardarla. In questo il popolo della rete può svolgere un ruolo importantissimo chiedendo ai parlamentari di coordinarsi e di velocizzare i tempi nella commissione riferimento alla Camera e poi in Senato.
"2) La chiusura del Blog di Pietro Ricca è indice di una mancanza di libertà di espressione in questo paese. Non le sembrano cose di compentenza del ministro delle comunicazioni?"
Che dire? Sulla vicenda c'è una indagine in corso e non sono un giurista (l'ho premesso). Ho ascoltato l'appello di Ricca in video (rivolto ai blogger e alla magistratura). E' l'unica notizia che ho sull'argomento. Laddove si diffondessero i dettagli del provvedimento si potrebbe anche capire la base giuridica richiamata. Ma non mi sottraggo dal dare la mia opinione personale e alcuni spunti, per quello che possono valere. Sull'effettiva o meno natura diffamatoria di un post di Ricca deciderà la magistratura. Qui il tema rilevante è: è possibile o ragionevole o auspicabile che, anche di fronte ad un post diffamatorio su un blog, il magistrato che svolge l'indagine attui misure inibitorie del tipo oscuramento non già del singolo post incriminato ma dell'intero blog e/o del tipo modifica della password per l'aggiornamento del blog? Ripeto sono un ignorante sui profili giuridici, ma delle due l'una: o il post è equiparato a un qualunque pezzo di carta (facciamo per esempio una lattera cartacea spedita a un gruppo di amici) e in questo caso è il pezzo di carta (il singolo post) a costituire prova della presunta diffamazione ed è quella che va posta sotto sequestro (nessuno si sognerebbe di legare in via preventiva le mani dell'estensore della lettera); in alternativa il caso potrebbe essere qualificato come diffamazione a mezzo stampa e in tal caso il blog potrebbe essere qualificato come opera editoriale, ma anche in questo caso sarebbe interessante capire se qualcuno abbia mai impedito - anche in via temporanea - a giornalisti accusati di diffamazione di continuare a scrivere per la propria testata, né tanto meno qualcuno si è sognato di bloccare la rotativa di un giornale per un'accusa di diffamazione a mezzo stampa. In entrambi i casi, a orecchio, e con la mia totale ignoranza giuridica, la misura inibitoria mi pare sproporzionata e - personalmente - sulla base delle informazioni di cui dispongo al momento dal video di Ricca ciò mi pare sufficiente a dargli la mia solidarietà. Questo caso può servire ad avviare un importante dibattito su blog&libertà di espressione anche in Italia. Sul blog di Gentiloni è stata citata da qualcuno la lettera che Gentiloni ha scritto sul sito di Vittorio Zambardino. Da quella e da altre interviste si evince che Gentiloni non ha nascosto l'idea di quanto sia illusorio pensare di 'disciplinare' la rete. Tuttavia è vero che episodi quale quello occorso a Ricca destano preoccupazione. Il ministro ha la competenza? Ovviamente no rispetto alla specifica vicenda Ricca che sta nelle mani della magistratura. Più in generale, specie se la guardiamo sotto il profilo dell'inquadramento del blog come prodotto editoriale (cosa che secondo me rileva ai fini anche della locuzione 'diffamazione a mezzo stampa'), la competenza sul disciplinare questi temi sta alla Presidenza del Consiglio (e in particolare al Dipto Editoria) che ha dato vita, assieme al Min. dei beni culturali, ad una commissione presieduta dal Prof. Cheli che sta lavorando sull'editoria e sulla definizione di prodotto editoriale (alla quale anche il ministero comunicazioni è invitato a partecipare). Devo confessare che la mia idea personale era che meno si disciplina sui blog, meglio é. Eppure proprio l'episodio Ricca richiede forse iniziative volte a limitare forme di abuso non rispettose della libertà di espressione. Spero anche che Paolo Gentiloni possa avere presto l'occasione di ribadire pubblicamente, anche in relazione alla vicenda Ricca, il suo noto e costante pensiero a favore dei blog come strumento importante di libertà e di manifestazione democratica del libero pensiero.
"3) Perchè invece che stanziare 33 milione alla RAI per il digitale terrestre, tecnologia ormai quasi sorpassata, non investe su progetti che portino collegamenti internet gratuiti o WiMax ad alta velocità e abolisce il "pizzo" che dobbiamo pagare alla Telecom per avere una linea dati. Ha forse paura che la gente si svegli dal torpore in cui giace quando guarda l'isola dei famosi.
Oppure ormai l'ha promesso al fratello di Berlusconi che possiede un industria che produce decoder per il Digitale terrestre... Almeno mi faccia sapere le ragioni, infondo lei è e rimane un mio dipendente. Posso almeno sapere cosa sta facendo con i soldi che le diamo?"
Dunque, concorderete con me che - a prima vista - questa domanda sembra scritta da Totò e Peppino ne La Malafemmina. Battute a parte, in totale la Rai spenderà 145 milioni di euro per estendere la copertura della nuova tecnologia, fino all’85% della popolazione, di questi 33 milioni sono stati assegnati con finanziamento pubblico, anche in riferimento al contratto di servizio siglato con la RAI. In particolare Ray Way, la struttura che si occupa delle infrastrutture di trasmissione investirà circa 145 mln euro "nella digitalizzazione delle antennè per arrivare entro metà del 2008 (come prevede l’articolo 27 del nuovo contratto di servizio) a coprire con la nuova tecnologia l’85% della popolazione". Secondo quanto richiamato in
conferenza stampa "sii tratta di mettere mano a ben 340 impianti in 200 siti, per lo più dislocati nel Nord-Est, nella dorsale adriatica e in buona parte del Sud". Tecnologia sorpassata? Difficile dirlo. Analoghe politiche sono state realizzate nel Regno Unito, in Francia, in Spagna. Lo swtich-off al digitale è un elemento comune a tutta l'Europa e l'attualità del digitale è fatta dal digitale terrestre. Si tratta di un investimento alternativo ad altri sulla banda larga? No, per fortuna. Si tratta di un investimento complementare. Sulle politiche per la banda larga, non sono certo io che devo informarvi della costituzione di un
comitato banda larga presso il ministero che ha il compito di fare 'un catasto' della copertura italiana e di individuare lo stato dell'arte, segnalando priorità e opportunità. Sapete anche bene che il dibattito politico e scientifico sulla banda larga si intreccia con le Next Generation Network da un lato e con il problema concorrenziale di Telecom italia dall'altro come operatore dominante integrato verticalmente e 'monopolista' titolare di una risorsa essenziale non duplicabile. Chi investe in banda larga vuole sapere quale sarà la dinamica concorrenziale ex-post (se è l'incumbent si preoccupa di sapere se poi i concorrenti chiederanno accesso equo e non discriminatorio alla propria rete innovativa; se è un nuovo entrante vorrebbe sapere se poi Telecom non avvierà una concorrenza aggressiva). Sono temi complessi e attuali in tutta Europa e in Italia si intrecciano con la questione cruciale, oggi giustamente richiamata dal presidente AGCOM Calabrò, della separazione verticale (funzionale o proprietaria) del monopolista. E' giusto ricordare che questa vicenda della separazione della rete Telecom, partita oggi in corso presso AGCOM (rinvio al sito per leggere il documento di consultazione), può giovarsi di un potere aggiuntivo che il Ministro Gentiloni ha conferito ad AGCOM. Il DPEF contiene tre paginette molto importanti circa le risorse da destinare anche alla riduzione del digital divide. Sapete benissimo che il Ministro Gentiloni ha negoziato con il Ministero della difesa il rilascio delle frequenze per il WiMax in Italia. C'è stata la delibera AGCOM e il MInistero sta scrivendo il bando per l'assegnazione delle frequenze sulla base dei criteri indicati da AGCOM. Non so se è tanto. Certo non è poco. Si può fare di più? Sempre. Si deve fare? E' giusto pretenderlo. Dobbiamo riconoscere quello che si è già fatto? Non siamo obbligati, ma tra una 'sveglia' e l'altra 'ai dipendenti' sarebbe elegante farlo.
"4) perchè avete permesso a Telecom di applicare la tassa aggiuntiva di circa 10 € su tutte le connettività Naked motivandola con il defunto bitstream? "
Domanda molto, molto tecnica. Permettetemi di dubitare che i cento e passa firmatari abbiano la minima idea della questione che qualcuno ha sollevato per loro. Per fortuna, ho avuto occasione di conoscerla e, sempre sotto il profilo personale, posso dire che si tratta di una vicenda complessa che secondo me andava evitata. Dal Ministro? No. Non c'entra nulla. Il Ministro "non ha permesso nulla". Il riferimento è l'AGCOM, di nuovo. Si tratta di azioni promosse da AGCOM su materia di AGCOM, su questo non c’e’ dubbio. AGCOM ha deciso la tariffa per le linee “naked” (senza cioe’ componente voce&rdquo

determinando quale fosse il costo per la perdita della componente voce che TI sopporta su tali linee, dovendo pur provvedere alla loro manutenzione (249 07 Cons in GU 166 del 19/7/2007). Il costo aggiuntivo determinato e’ retroattivo e quindi gli OLO dovranno chiedere in alcuni casi molti soldi agli utenti finali. Qualora il tavolo bitstream, sempre gestito da AGCOM, avesse consentito un orientamento al costo del servizio bitstream offerto da Telecom Italia, le linee naked sarebbero state sostituite da ADSL su bitstream e vi sarebbe stata una scappatoia. In sostanza la situazione che si e’ venuta a creare determina un mercato della larga banda sempre piu’ concentrato verso gli operatori infrastrutturati. Questa politica puo’ essere piu’ o meno voluta, ma e’ nei fatti. C’e’ tuttavia un fondo di verita’ nella domanda post ma il problema non e’ da stato generato dalle azioni del Ministro o del Ministero.Certo, la situazione delle naked/bitstream rischia di ampliare il digital divide in quanto mette in difficoltà economica operatori che erano gli unici a servire alcune zone del territorio che ora rischiano di essere digital divise “fino a nuovo ordine”.
"5) come mai non si parla del caso Elitel ?"
Dunque, ne ho appena sentito parlare anch'io quindi è vero che non se ne parla

. Da quello che ho capito, Telecom ha staccato la connessione a utenti di Elitel, in ragione della morosità della stessa nei confronti di Telecom. E' una vicenda di controversia tra operatori tipicamente di competenza dell'AGCOM (ma volendo anche AGCM). Non c'entra nulla il Ministro o il Ministero. Dal sito Agcom e da fonti di stampa si apprende che l'AGCOM (ma anche il TAR) se ne è occupata. In particolare risulta che il 12 luglio scorso l'AGCOM abbia esaminato i profili di tutela dell'utenza derivanti dalla risoluzione contrattuale avviata da Telecom Italia nei confronti di Elitel che ha determinato la disattivazione del servizio di telecomunicazioni. Cito dal comunicato stampa: "L'Autorità ha ribadito la necessità che gli operatori provvedano a porre in essere tutte le opportune misure e a fornire tutte le informazioni per evitare che si verifichi la cessazione del servizio telefonico. L'Agcom ha ordinato formalmente a Elitel di fornire immediatamente ai propri clienti dettagliate informazioni sulle modalità con le quali possono continuare ad usufruire del servizio telefonico di base o passare ad altro operatore nel caso in cui non vengano ripristinate le condizioni originarie. Telecom Italia dovrà collaborare con Elitel per gli utenti ad accesso diretto e, a sua volta, informare gli utenti in CPS (Carrier PreSelection) della stessa Elitel, tramite un messaggio fonico, della possibilità di effettuare chiamate in uscita premettendo, alla digitazione del numero, il codice di selezione (CS) dell'operatore con il quale sia stato sottoscritto un contratto, oppure quello di Telecom Italia".
"6) come mai le tv pubbliche e private non mandano mai una notizia riguardo le malefatte del monopolio detenuto da Telecom ? Forse perchè Telecom paga profumatamente la Rai per i suoi Spot ???"
Oddio, a questo non so davvero cosa rispondere. Scusatemi. Anche a me piacerebbe moltissimo avere più regulation e antitrust in TV, ma sinceramente volete che il Ministro si metta a fare pure il palinsesto delle tv pubbliche e private? O che scriva ai direttori di rete? Telecom paga più di altri gli spot alla RAI? Boh! Mi sentirei di escluderlo a occhio e croce. Report ha fatto comunque ottimi servizi http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html
7) questa domanda si aggiunge alle sei della petizione, dal post di ML: "Sul piano legale e' vero che gli avvocati dell'Avvocatura di Stato non sono (ovviamente, ci mancherebbe) scelti dai governi in carica. Avvocati di Stato si diventa tramite un - difficile - concorso pubblico. "L'Avvocatura dello Stato rappresenta e difende in giudizio gli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, Camera e Senato, Governo, Corte Costituzionale, Consiglio di Stato, Corte dei Conti, C.N.E.L., ecc.), gli organi giudiziari (Cassazione, Corti di Appello, ecc.) e tutte le amministrazioni dello Stato, in modo esclusivo ed obbligatorio (c.d. patrocinio obbligatorio)" ( http://www.avvocaturastato.it/ ch...idifende_00.htm ). Cio' detto, e' chiaro che la singola posizione processuale sostenuta dall'Avvocatura di Stato, quale ad esempio quella nel giudizio Europa 7, dipende dal mandato ricevuto dall'organo pubblico relativo, nel caso di specie dal Governo Italiano. Ergo, anche il nuovo governo, nel momento in cui ha dato incarico all'Avvocatura di difendere la legge Gasparri in tale giudizio, ha preso una posizione nel senso di sostenere tale legge. (ML)" La questione che era emersa a un certo punto nel blog, si riferiva alla circostanza, onestamente peculiare, che l'avvocato dello stato avesse difeso la Gasparri davanti alla Corte di Giustizia, in pieno governo Prodi. Ho risposto al commento dicendo che ricordavo che la stampa ne aveva parlato. ML, pone questioni generali di tipo tecnico-giuridico su cui non so rispondere. Ma rispondo invece sul tema specifico che aveva generato la precisazione di ML. Ho trovato il riferimento all'articolo che m ricordavo di aver letto: Marco Mele su Il Sole24ore del primo dicembre 2006 (si può scaricare dal sito della camera andando
qui). Dice giustamente Mele: "Era necessario che l'Italia andasse a Lussemburgo a sostenere che le reti televisive non rientrano nel campo di applicazione delle direttive sulla comunicazione elettronica? Cosi è stato, ieri, nell'udienza sul caso Europa7.Eppure, in una lettera alla presidenza del consiglio, a metà novembre, il Ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, aveva avvertito: tenete conto "del netto mutamento occorso nell'indirizzo politico in materia". L'avvocatura di stato ha invece schierato il governo a difesa della legge. Palazzo Chigi è d'accordo?". Cosi Mele. Analoga ricostruzione è stata effettuata da una sua interrogazione da De Zulueta, che trovate
qui. Ironia della sorte, l'Avv. di Stato che è riuscito nella singolare impresa di tentare di difendere l'Italia da sanzioni sulla Gasparri ma in sostanziale disaccordo con il governo in carica si chiama....Paolo Gentili.....Una mezza omonimia non può però nascondere una intera verità: Gentiloni si è attivato, appena ha saputo, per modificare l'approccio dell'avvocatura sul punto. Non sono riuscito a trovare un link attivo alla risposta alla interrogazione alla De Zulueta.
Saluti
Antonio