Dr. House's Law&Economics
30/06/07 09:58
di AntonioIn una puntata mitica della serie Dr. House (a proposito a quando la nuova serie?), il medico popperiano ha di fronte tre neonati ammalati di un virus. Dalle analisi (come sempre accade per il Dr. House) non si capisce nulla e sono possibili molteplici diagnosi. Ma non c'è tempo. L'unica cosa è curare i tre per tre cose diverse, sapendo che solo uno si salverà (l'ultimo ammalatosi in ordine di tempo), per esclusione, se si farà a tempo. In molti casi, per il Dr. House, avviene cosi. Cura per cose diverse ed esclude passo dopo passo possibili concause. Le cure non sono cure, ma sono prove, confutazioni, ipotesi, falsificazioni popperiane. Che c'entra tutto questo con la Law and Economics, direte voi?
C'entra. Perché all'ultima conferenza dell'
American Law and Economics Association, tenutasi ad Harvard, ho ascoltato la presentazione di
Ariel Porat che in sostanza mostrava le implicazioni, in termini di efficienza, che la dr. House economics (mia interpretazione) produce. In altri termini, ad ogni azione possono corrispondere danni e benefici e talvolta si sceglie cercando di minimizzare le perdite o i costi, anche quando si tratta di
scelte tragiche. La conseguenza di questo ragionamento sarebbe quella di suggerire che nel valutare i danni, ad esempio di un malpractice medica, occorrerebbe anche considerare - se ci sono - gli effetti positivi indotti su soggetti terzi che hanno beneficiato di una data azione, oltre a quelli negativi. In alternativa, si finirebbe per dare un segnale distorto e un disincentivo a scegliere quella azioni che minimizzano i danni sociali...Analoghe argomentazioni sono state applicate sull'esercizio discrezionale dei medici di selezionare i pazienti da curare, quando l'allocazione del tempo è scarsa (come nei casi di emergenza). 'E' un tema molto interessante sul quale occorre rifletttere.
L'Italia perduta in una piccola storia
16/06/07 16:08
di AntonioQuesta devo proprio raccontarla. E' una piccola storia, svelatami l'altro giorno. Quella storia e la circostanza che ne ha generato il racconto sono un incredibile paradigma dell'Italia, confusa, perduta e un poco ritrovata, che viviamo. Ci sono tutti gli ingredienti: dal monopolio Telecom alla revenchismo cattolicista, dal divario Nord-Sud alle politiche per il Mezzogiorno, dalla strategia di Lisbona alla Sacra Rota. Tutto comincia da Telecom, che senza preavviso mi stacca il telefono e internet, per una presunta bolletta non pagata del 2003....
Allora. Telecom mi stacca il telefono e io chiamo prontamente Fastweb che in meno di una settimana mi manda l'operatore che mette su la scatoletta. Sono in ADSL, ma gli faccio notare sotto la mia finestra il tombino Fastweb con sotto la fibra ottica. Conosco la risposta: un conto è usare i vecchi cavidotti del progetto socrate di telecom, altro è fare le canaline verticali nei palazzi. Aspettiamo che gli svizzeri mettano un po di soldi in Fastweb. Morale: tengo per ora la parabola e Sky. Il digital divide! Ad un certo punto l'operatore mi dice, "comunque io non sono un esperto di ste cose". E continua: "io, in realtà, ci avrei un altro mestiere. Bellissimo. D'oro". Ohibò, io e Titti ci incuriosiamo, e che mestiere sarà mai? Vuole fare l'attore, il regista, lo scrittore, l'artista, il fotografo? "Io sono un macellaio" risponde. E giù a descrivere tutti i tipi di tagli e di carne, i metodi di conservazione, le razze bovine, la salsiccia. Io e Titti non crediamo alle nostre orecchie: finalmente non incontriamo il solito giovane laureato in scienze della comunicazione che vuole il mestiere nuovo, figo, chic. Un macellaio. Un bel lavoro tradizionale, d'altri tempi. Di fatica, anzi d'amore, perché no. Di quelli che si imparano accanto all'artigiano, quelli basati sulla conoscenza, tacita, del fare. Ci dice che metter su una macelleria costa 80 mila euro al'inizio. E noi: ma figurati se non trovi qualcuno che ti finanzia. Una banca. No che non la trova, non ha garanzie da offrire. E poi: lui la macelleria l'aveva ereditata dal padre, ma ha dovuto venderla. In puglia. E lì si apre un'altra storia. Mentre lui felice faticava in macelleria, la giovane moglie lo tradiva con il suo migliore amico. "Che poi era uno bruttissimo! Ho venduto tutto e sono andato a Milano". Noi gli chiediamo perché allora non si fosse aperto una macelleria a Milano. E lui: "i soldi mi servono per annullare il matrimonio alla Sacra Rota". Io e Titti ci guardiamo increduli: "ma che te frega della Sacra Rota, apriti piuttosto la macelleria". Ma lui si è innamorato di una compaesana che studia a Perugia. Al paese, per le vacanze, si vedono di nascosto. La madre della ragazza sogna un matrimonio con il vestito bianco e l'ex macellaio divorziato è uno scandalo, un'onta. Un altro digital divide. Cosi lui passa le giornate attaccando i fili di Fastweb, mettendo i soldi da parte per il divorzio, sognando una macelleria. Ha 28 anni. Emigrante per corna. "Ma ora ho scoperto il vero amore", ci dice. Auguri.
Et Voilà il prodragozémolo: un'unica ricetta per l'Italia?
03/06/07 15:54

di
Antonio N. e
Massimiliano V.Sui famelici giornali quotidiani sembrano 'cucinare' ricette diverse per l'Italia. Ma se confrontiamo le relazioni di
Montezemolo e di
Draghi con il discorso tenuto oggi a Trento da
Prodi, scopriamo una nuova ricetta: il
prodragozémolo. Analisi in gran parte coincidenti e ricette non dissimili per lo sviluppo del paese. Abbiamo provato a cucinarlo insieme in un grande calderone, pezzo per pezzo. Ed ecco il risultato. Chi lo assaggia?
Nelle ‘considerazioni finali’ della relazione di Draghi all’Assemblea di Banca d’Italia si illustra un trend dell’economia mondiale positivo: l’economia mondiale è cresciuta nel 2006 del 5.4% (il ritmo più alto da oltre trent’anni), con nazioni come la Cina, paesi dell’Euro e Giappone che fanno da contrappeso al rallentamento dell’economia statunitense. Nell’area Euro in particolare in un periodo di ripresa, di crescita dell’occupazione, di forti rincari dell’energia e delle materie prime, l’inflazione è rimasta saldamente sotto controllo; per la prima volta, sottolinea Draghi, un forte shock petrolifero non si è riflesso sull’inflazione. In Europa l’inflazione al consumo è stata nel 2006 del 2.2% quasi dimezzata dai primi anni ’90. Una diminuzione forte si è avuta anche nei paesi emergenti dove l’inflazione è scesa dal 60 al 5%.
Prodi ha sottolineato, da Trento, come i due fatti nuovi dello scenario mondiale con i quali confrontarsi siano oggi due: la crescita irresistibile dell'Asia e l'affermarsi in pochi anni dell'euro come contraltare del dollaro negli scambi internazionali, come un livello totale delle riserve tale da rafforzare potentemente i paesi dell'area euro. La crescita dei paesi asiatici - Cina e India innanzitutto - sono per Prodi non solo fattori di 'minaccia' per le economie europee, ma anche e soprattutto opportunità sotto due distinti profili: mercati di sbocco per beni di lusso (in Cina ci sono 100 milioni di ricchissimi) e potenziali investitori (basta pensare alle programmazioni di nuovi impianti che Toyota sta effettuando in Europa). Dice Prodi: ci sono otto giorni di vantaggio, in termini di tempi di trasporto, tra i paesi del mediterraneo (Italia innanzitutto) e paesi europei continentali (Germania innanzitutto): una politica industriale e di sviluppo mediterranea è la migliore risposta all'espansione cinese. Porti, infrastrutture e ricezione delle merci sono assetti strategici sui quali l'Italia deve giocarsi un vantaggio competitivo "come avvenne nel rinascimento", prima che la scoperta delle Americhe riportasse alle rotte del Nord il commercio mondiale.
Guardando, all’Italia, dalla metà del 2005, affermano Draghi, Montezemolo e Prodi, l’economia italiana è in ripresa, seppure ad un ritmo che resta fra i più bassi dell’area euro ad inoltre il Pil pro capite italiano è sensibilmente più basso della media dei paesi OCSE. La ripresa è alimentata dagli investimenti e dall’espansione della domanda estera, in primo luogo in Germania.
L’occupazione italiana è notevolmente cresciuta anche se però in larga misura nelle posizioni temporanee. Comunque la riduzione della disoccupazione è l’unico aspetto che vede l’Italia in linea con la tabella di marcia dell’agenda di Lisbona. Negli altri aspetti il paese è indietro, spesso, sottolinea Draghi, più della media europea. Ma ci sono incredibili eccezioni, secondo Prodi: una tra tutte, l'industria meccanica che da sola fattura per l'italia l'equivalente del commercio farmaceutico europeo. In quel settore l'Italia ha un avanzo netto in termini di import-export di 25 mld di euro. Ed è un settore difficile da imitare perché richiede capitale umano specifico e formazione continua e spesso tacita. E la formazione di quel capitale umano diventa strategica.
A fronte di ciò, insiste Draghi, la produttività del lavoro è diminuita in tutti i settori, segnatamente nell’industria. Tale produttività, caduta di tre punti percentuali tra il 2001 e il 2005, è cresciuta lo scorso anno di un punto percentuale anche se in Germania, Francia e Spagna è salita ad un ritmo tra il 3 e il 6%. Questo indica un ritardo dell’adeguamento del sistema produttivo italiano ai mutamenti tecnologici. Di contro Montezemolo ha sottolineato che nel 2006 gli investimenti delle imprese sono cresciuti del 2.3% e che l’industria italiana ha saputo spostare le proprie produzioni verso beni di alta qualità e verso i nuovi mercati. Comunque Montezemolo ricorda che si deve continuare ad investire ancora di più in ricerca e sviluppo per riorganizzare la produzione e il marketing: asset immateriali sui quali si gioca la competizione globale. Inoltre per Montezemolo si devono ampliare gli spazi di flessibilità, ridurre il costo contributivo e fiscale degli straordinari, incentivare la contrattazione di secondo livello, legando gli aumenti salariali ai risultati aziendali e alla produttività. Ciò vale sia per il settore privato sia per quello pubblico.La scarsa produttività ed inefficienza della pubblica amministrazione, secondo Montezemolo può essere combattuta dall’introduzione di meccanismi di meritocrazia.
Resta però cruciale la dimensione delle imprese. Come osserva Draghi, occorre una scala dimensionale adeguata per affrontare gli alti costi fissi dell’innovazione continua e della presenza attiva sui mercati lontani. Oltre alle dimensioni, Montezemolo enfatizza la difficoltà del piccole e medie imprese a trovare finanziatori oltre che ad interagire con la burocrazia. Un dato sottolineato anche da Prodi che, anche per questo, saluta con entusiasmo i recenti fenomeni di concentrazione nel settore bancario, nella speranza che la riorganizzazione del settore possa anche essere una spinta alla crescita delle imprese specie con riferimento alla loro capacità di penetrazione di mercati esteri.
D’altra parte, sottolinea Draghi, nelle medio-grandi imprese cresce il ricorso a personale con livelli di istruzione più elevati da cui ne deriva un miglioramento dei risultati aziendali. Inoltre le imprese che hanno affrontato il problema del ricambio generazionale hanno in media i risultati migliori. A questo proposito Montezemolo ha sottolineato che nel capitalismo italiano sta crescendo una nuova borghesia che ha coscienza di sé, che sostiene la libertà di intraprendere e rifiuta la logica del declino. Prodi aggiunge che vorrebbe dare incentivi agli studenti che scelgono facoltà scientifiche, agli ingegneri, perché in quel settore della formazione del capitale umano l'Italia si sta giocando una sfida strategica. E su questo si becca pure un applauso convinto.
L’istruzione, per Draghi, si conferma al primo posto fra i campi dove un cambiamento forte è necessario. La bassa collocazione del nostro sistema scolastico nelle graduatorie internazionali ha una caratterizzazione territoriale che mostra che al Sud i livelli di apprendimento sono rilevantemente inferiori rispetto al Nord già dalla scuola primaria. Il reclutamento dei docenti e i percorsi di carriera sono governati da una combinazione contraddittoria di precarietà e inamovibilità. Pesa, inoltre, il ritardo nello sviluppo di un efficace sistema di valutazione delle scuole, che nell’esperienza degli altri paesi appare indispensabile complemento dell’autonomia scolastica. I problemi del sistema scolastico nascono da qui per Draghi e non da una carenza di risorse per studente (le quali sono invece più elevate in Italia che nella media europea).
Ancor più diretto e immediato, continua Draghi, è il contributo allo sviluppo dell’università. Alcuni importanti interventi (come l’autonomia finanziaria, la valutazione della qualità, etc.) attendono di essere portati a compimento. Inoltre, Draghi prospetta maggiore concorrenza tra gli atenei nell’attrarre studenti e fondi pubblici, con la qualità della loro ricerca e dei loro docenti, selezionati in base alla reputazione e remunerati di conseguenza. Prodi afferma che la cooperazione tra Università, ricerca e imprese è un punto essenziale sul quale investire, ma confessa che non ha ancora chiaro in mente quali politiche possano funzionare, rivelando un certo scetticismo per incentivi di natura fiscale.
Altro punto che affronta Draghi è il basso grado di concorrenza nel mercato interno dei servizi in Italia e come questa influenzi la crescita delle imprese che competono a livello internazionale: nei paesi con maggiori ostacoli legali e regolamentari alla concorrenza nell’offerta di servizi energetici, di telecomunicazione, di trasporto e professionali, l’industria manufatturiera cresce di meno. Puntare sulle liberalizzazioni dei mercati dei servizi è quindi essenziale per recuperare competitività e crescita. Inoltre è importante anche in termini distributivi: nel 2005 il 20% più povero della popolazione italiana spendeva in quei servizi e beni oggi coinvolti dalle liberalizzazioni oltre il 15% (140 Euro) del totale della sua spesa in consumi (940 Euro), 70 dei quali per consumi di energia in varie forme.
Ritardi sono evidenziati da Draghi anche nel comparto dei servizi pubblici locali, ad iniziare dal trasporto pubblico urbano e dalla raccolta e smaltimento dei rifiuti. In particolare, i risultati in termini di costi e qualità dei servizi appaiono deludenti e differenziati sul territorio in ragione delle diverse capacità amministrative degli enti locali. A questo proposito Montezemolo ritiene che debbano essere bonificate la crescente foresta di società pubbliche o semipubbliche. Montezemolo si dispiace che il disegno di legge del ministro Lanzillotta sui servizi pubblici locali abbia subito una revisione al ribasso che lo potrebbe rendere insufficiente. Pordi aggiunge che è un primo passo e che questa è una delle priorità del suo governo.
Apprezzamenti sono espressi da Draghi all’azione liberalizzatrice nei servizi professionali che hanno portato la regolamentazione italiana, che era la più restrittiva del mondo avanzato, su livelli vicini alla media.
Circa le liberalizzazioni Montezemolo ricorda la campagna per la concorrenza che Confindustria ha lanciato e sostiene. Per questo è necessaria una forte accelerazione a liberalizzare in tanti settori ancora chiusi alla concorrenza: energia, professioni, servizi pubblici locali, pubblica amministrazione. Prodi concorda pienamente e rivendica quanto fatto in materia in solo un anno di governo.
Altra nota dolente sottolineata da Draghi è la manchevolezza della nostra giustizia civile. Secondo Draghi i tempi lunghi della giustizia non dipendono tanto da una carenza di risorse quanto a difetti nell’organizzazione e nel sistema degli incentivi. Un punto sottolineato vigorosamente da Montezemolo.
Il problema infrastrutturale mostra emblematico un altro snodo irrisolto: l’inefficacia del processo decisionale condiviso tra Stato e Regioni. A tal proposito Draghi propone che, trascorso un tempo definito, l’azione del governo sia svincolata all’obbligo di assenso degli enti regionali e locali interessati. Dare voce alle esigenze locali deve essere possibile senza bloccare la realizzazione di opere necessarie alla modernizzazione del Paese.
Nel paragrafo dedicato alla finanza pubblica Draghi snocciola qualche dato: nel 2007 l’indebitamento netto sarà pari al 2.3% del prodotto interno lordo, mezzo punto in meno (quindi in meglio) all’obiettivo indicato alla fine dell’anno scorso. L’avanzo primario salirà al 2.6%. Alla fine del 2006 il debito pubblico aveva raggiunto 1575 Miliardi, quasi 27 mila Euro per cittadino. La sua incidenza sul prodotto è cresciuta per trent’anni (dal 32% del 1964 al 121% del 1994), è scesa di 18 punti tra il 1994 e il 2004, e dal 2004 è tornata ad aumentare. Senza vendite di attività e operazioni di ristrutturazione del passivo, oggi il rapporto tra debito e prodotto sarebbe circa lo stesso del 1994 (anno in cui iniziò il risanamento). In altre parole abbiamo smesso di accumulare il debito ma non abbiamo ancora iniziato a ridurlo.
Il debito, sottolinea Draghi, non ha permesso al Paese di adeguare le proprie dotazioni infrastrutturali e ha vincolato le politiche pubbliche: richiede imposte più alte, riduce le risorse per gli investimenti e per la spesa sociale. Al momento la spesa per gli interessi del debito pubblico è pari alla spesa per l’istruzione pubblica e ai due terzi della spesa per la sanità. Sulla stessa linea è la relazione di Montezemolo che ricorda che non abbiamo soldi da investire in infrastrutture, in ricerca, in educazione, in servizi pubblici essenziale, finanche nella sicurezza dei cittadini. Prodi insiste sull'azione - anche impopolare - di risanamento condotta fin qui dal suo governo e afferma che se altri governi avessero avuto lo stesso coraggio oggi l'Italia sarebbe pronta a ripartire.
E Draghi provocatoriamente asserisce: a noi la scelta se abbattere il peso del debito nei prossimi dieci anni, prima dell’accentuarsi dell’invecchiamento, o aspettare, accettando però profondi cambiamenti nel sostegno che la società sarà in grado di assicurare ai più deboli. Prodi annuisce.
Altro tema affrontato è la tassazione. La pressione fiscale è più alta della media europea, fra i grandi paesi d’Europa solo la Francia ha una pressione fiscale più elevata. Per inciso Montezemolo sottolinea che a fronte di una alta pressione fiscale i servizi e gli investimenti pubblici sono spesso insoddisfacenti. A causa del peso dell’evasione che resta forte, nonostante qualche primo segno di recupero di gettito, la differenza tra l’Italia e il resto d’Europa è maggiore se si guarda al prelievo sui contribuenti fiscalmente onesti. Il “far pagare” le tasse a tutti è enfatizzato anche da Montezemolo. Il quale definisce inaccettabile il fatto che su 40 Milioni di contribuenti IRPEF solo il 5% dichiari un reddito complessivo superiore a 40 mila Euro e solo lo 0.8% sopra i 100 mila Euro. Per questo Montezemolo condivide una rigorosa azione di contrasto all’evasione fiscale, all’economia sommersa e al lavoro nero, dato che il sommerso tocca il 30% del PIL e partecipa enormemente al triste primato degli infortuni e morti sul lavoro. A tal proposito Montezemolo propone di far accompagnare gli ispettori del lavoro dalle forze dell’ordine nelle situazioni più a rischio. Prodi si dice consapevole di ciò e pronto ad azioni di riduzione, anche perché c'è il rischio di una perdita di competitività a livello europeo, ma ciò è posisble solo dopo l'opera di risanamento.
Montezemolo ricorda che l’illegalità è il vero freno dello sviluppo e questo è tanto più vero se si guarda al Mezzogiorno. Le aliquote legali delle imposte che gravano tanto sul lavoro quanto sul capitale sono elevate. Il quadro è completato da Montezemolo, il quale ricorda che quando in Germania entrerà in vigore la riforma che riduce di 9 punti l’aliquota fiscale sui profitti, le aziende italiane saranno le più tassate d’Europa.
Per Draghi, esistono margini di risparmio in tutte le grandi voci del bilancio pubblico. Anche le politiche redistributive andrebbero valutate confrontando i risultati con i costi. Inoltre, un riequilibrio duraturo delle spese pubbliche richiede un intervento sul sistema previdenziale spingendo per un convinto avvio della previdenza complementare. Montezemolo ricorda che siamo il paese del vecchio continente con l’età media più alta e con l’età di pensionamento più bassa. A tal proposito Draghi propone di valutare lo spostamento verso la previdenza complementare, su base volontaria, di una quota limitata della contribuzione destinata alla previdenza pubblica, che è attualmente pari al 33% del salario (il valore di gran lunga più alto tra i maggiori paesi europei).
A seguire, Draghi affronta il tema del mercato dei capitali e del controllo. In primis sottolinea che la semplicità della struttura proprietaria delle imprese accresce la capacità di attrarre l’investimento azionario. In questa prospettiva le strutture a piramide (comunque in riduzione in Italia) aumentano l’opacità del mercato del controllo.
Con le ultime fusioni si è assistito ad uno sconvolgimento del settore bancario. Fino ad un anno fa le due banche italiane più grandi erano al 7° e al 18° posto nella graduatoria europea per capitalizzazione di borsa. Inoltre le prime 3 banche popolari detenevano il 49% dell’attivo della categoria in Italia. Oggi, le prime 2 banche italiane sono al 3° e all’11° posto e le prime 3 popolari hanno una quota pari al 73% dell’attivo della categoria. Ma, evidenzia Draghi, è bene vigilare affinché la concentrazione dell’offerta non si traduca in un indebolimento della concorrenza, ma in un giovamento dell’economie di scala da parte dei clienti. Infine, un sistema finanziario moderno non tollera commistioni tra politica e banche. La netta separazione rafforzerà entrambe. Prodi concorda e respinge le critiche di commistione tra politica e banche di cui è stato accusato il suo governo. Dice che ha saputo a cose fatte delel concentrazioni bancarie e che se ne rallegra. Ma poi aggiunge un sano realismo: "cosa pensate che quando parlo con un capo di stato straniero si parli di musica e di farfalle?"
Anche Montezemolo si auspica che un rafforzamento del sistema bancario posti a servizi e costi più concorrenziali per cittadini e imprese, e ad una maggiore presenza internazionale in tanti paesi dove è sentita la mancanza di banche italiane. Nella relazione di Montezemolo si sottolinea che l’Italia attira sono un terzo degli investimenti internazionali che arrivano in Francia e un ottavo di quelli del Regno Unito. A tal proposito è necessario un rilancio di politiche industriali. Queste devono consistere nel favorire la crescita e nel definire regole certe per l’esercizio dell’attività economica. In particolare Montezemolo si auspica un rafforzamento delle autorità indipendenti.
Montezemolo propone anche una maggior concorrenza in politica, e questa può essere ottenuta tramite un sistema elettorali che faccia emergere i migliori per governare. Sempre dal punto di vista politico Montezemolo vede l’Italia del 2015 con una Carta Costituzionale più moderna che faccia propri i principi di economia di mercato e libera concorrenza. Inoltre per rafforzare il governo occorr estendere le prerogative del Premier, dandogli un vero potere di nomina e revoca dei ministri. Bisogna poi accorciare i tempi infiniti dell’azione legislativa, separando le competenze di Camera e Senato ed evitando quell’avanti e indietro di provvedimenti che è un fenomeno tipico solo dell’Italia. Inoltre si deve completare l’assetto federale del Paese, redistribuendo più chiaramente le risorse e funzioni tra centro e periferia. In particolare, Montezemolo propone un “patto di stabilità” tra Stato e regioni sul modello di quello esistente tra l’Europa e gli stati membri.
E poi i costi della politica: il costo di un sistema che stenta a produrre risultati. Ad esempio, Montezemolo propone un business plan per l’abolizione delle province. Ma la casta politica è solo una delle caste italiane che irrigidiscono la mobilità sociale. Montezemolo sottolinea che il 30% degli italiani non riesce a cambiare la propria condizione sociale in tutto l’arco della vita. Prodi annuncia un libro bianco sui costi della politica.
Insomma tante spezie e un forte odore. Tipo bagnacauda e paella insieme. Ma chi lo assaggia il prodragozemolo?