mar 2007
Semplificate, semplificate! Qualcosa resterà
imagesdi Antonio
Ci siamo. Dopo diversi mesi, l'Unità per la semplificazione e la qualità della regolazione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha redatto il Piano annuale per la semplificazione, approvato dal Comitato Interministeriale. Per quello che vale, sono contento di aver potuto dare il mio piccolo contributo. Un passo importante è stato anche l'accordo stato-regioni raggiunto sul tema. Si tratta di un percorso tanto difficile, quanto necessario. Appena sarà reso pubblico, linkerò qui il piano e accoglierò volentieri ogni suggerimento per il lavoro futuro. L'Unità infatti si è articolata in gruppi e ha intenzione di procedere fattivamente e rapidamente a colmare il forte ritardo dell'Italia sull'adozione di queste politiche. Gli economisti siamo pochi, ma battaglieri!
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L'Antitrust al tempo della politica
Pasted Graphic di Antonio
Sono stati nominati, dai presidenti di Senato e Camera, i due commissari vacanti al vertice dell'Antitrust. Come saprete, si tratta di due persone che rientrano senz'altro nelle due caratteristiche individuate in via esclusiva dalla legge: entrambi vengono dal mondo universitario ed entrambi hanno ricoperto ruoli di rilievo. Sotto questo profilo, c'è una certa distanza, nel merito, rispetto alle precedenti nomine operate dai passati presidenti di camera e senato. Eppure, diverse voci si sono levate contro queste nomine, in particolare Perotti e poi De benedetti su Il Sole. E non ci sembra abbiano torto.
Nessuno mette in dubbio le capacità general-purpose e l'indipendenza dei nuovi commissari (specie e soprattutto se li confrontiamo con i precedenti nominati durante il governo Berlusconi), ma non si può non notare il prevalere di un approccio di normalizzazione dell'attività Antitrust. I commissari non sono esperti di antitrust. Due di loro vengono da altre autorità 'settoriali' e ciò avanza il rischio della creazione di 'commissari di professione' che andrebbe evitata perché induce gli stessi commissari a 'segnalarsi' al mondo politico e dunque ad essere 'influenzati' nelle loro scelte. Intendiamoci: c'é chi sostiene che proprio la mancata specializzazione sia un bene: in questo modo i commissari sarebbero capaci di visioni più ampie rispetto all'unica visione antitrust promossa dai funzionari. Tesi affascinante ma non condivisibile. Oggi l'antitrust è un campo privilegiato di confronto tra giuristi ed economisti e un serio approccio antitrust richiede una elevata conoscenza tecnica e rapidità di intervento. Nomine 'generaliste' sviliscono innanzitutto quanti - e sono tanti - hanno fatto di questo tema il loro oggetto di studio e di ricerca applicata. A parte i funzionari, non vi é dubbio che i maggiori esperti di antitrust oggi si trovino fuori e non dentro l'Autorità, il che contrasta con gli esempi internazionali che osserviamo. Minore capacità tecnica significa maggiore discrezionalità e maggiore interdipendenza con il mondo economico e politico. Il precedente presidente amava agire con i casi, parlare con le sentenze. L'attuale ha assunto l'advocacy come principale linea di azione, aiutato in questo dai nuovi poteri conferiti dal Decreto Bersani. Siamo obiettivamente di fronte ad un antitrust indebolito nello spirito, nell'azione e nelle finalità. Non è un caso che questo avvenga dopo che l'antitrust è stato arricchito di competenze aggiuntive sul credito e sul conflitto di interessi. L'unica cosa che ci rassicura è la competenza dei funzionari e dei direttori che vi lavorano, ostinatamente, nonostante tutto. Ma non possiamo non dire che - anche in questo campo - ci aspettavamo qualcosa di diverso, quel mitico segnale di discontinuità che non riusciamo ancora a scorgere.
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