Pierinomics
29/11/06 10:03
di Antonio NicitaLa Pierinomics (o economia dei pierini) di basa su un semplice principio: mettersi in cattedra e bacchettare il politico di turno che siede ai ministeri economici, specie se questo Ministro è di centro-sinistra. Eh si perché la Pierinomics è fatta soprattutto da economisti di centro-sinistra contro i ministri economici di centro-sinistra.
Oggi gli esponenti più illustri della Pierinomics sono gli economisti OCSE: durissimi contro la finanziaria. Eppure la finanziaria recepisce due riforme da sempre suggerite in passato dall'OCSE: riforma del TFR e riduzione del cuneo fiscale (che a rigore andrebbe considerata come una riduzione delle tasse per un importo più o meno pari a 8 mld). La durezza del giudizio OCSE di oggi contrasta con i commenti che l'OCSE ieri dava alle previsioni - tutte clamorasamente e prevedibilmente sbagliate anno dopo anno per cinque anni - del Ministro Tremonti. Ma il punto è: bisogna fare tutto in un anno? Bisogna fare tutto con una finanziaria? Può una finanziaria risolvere tutti i vincoli economici, specie nell'attuale quadro politico-parlamentare? Ovviamente no. Sembra che a questa finanziaria debba chiedersi tutto. Che sia fatale. Eppure per 5 lunghi anni precedenti, c'è stato un colpevole nulla. Ciò che manca a mio avviso è invece un progetto economico di legislatura. Va fatta un agenda di 5 anni che preveda: un decalage chiaro tra lotta all'evasione fiscale e riduzione dell'imposizione; un progetto credibile di federalismo fiscale; un decalage con incentivi alla riduzione della spesa pubblica non sociale; un elenco di priorità di investimenti infrastrutturali e nella sistema della ricerca e dell'innovaizone; un progetto di liberalizzazione su professioni, banche e servizi pubblici; un progetto di reddito minimo e di prestiti d'onore; una politica credibile per le agevolazioni alla prima casa. Poi c'è la domanda dalle 100 pistole: qualcuno sa indicarmi una precisa relazione causale tra una qualunque azione del governo Berlusconi e le maggiori entrate?
Quando ad abusare è la teoria...
26/11/06 17:13
di Antonio Nicita
Il Sole 24 ore di oggi pubblica un interessante editoriale del Prof. John Vickers, già Direttore Office of Fair Trade nel Regno Unito e oggi docente a Oxford. Si tratta di uno dei maggiori esperti di economia industriale e della concorrenza. Nel 2004 ha partecipato alla conferenza dell'Association of Competition Economics tenuta a Siena. L'editoriale è una sintesi della Telecom Italia Lecture che terrà tra qualche giorno a Milano sul tema "Anti-Competitive Economics". A tradurlo bene, sembrerebbe "Teoria Economica anticoncorrenziale". Ma come, sono le teorie ad abusare e non le imprese?
Il punto da cui parte Vickers è quello recentemente avviato dal position paper della Commissione sulla modernizzazione dell'art.82 del trattato UE (quello che disciplina gli abusi di posizione dominante), dopo i precedenti processi che hanno riguardato l'art. 81 (intese anticoncorrenziali) e l'analisi economica e antitrust delle concentrazioni tra imprese. L'idea di fondo è che applicando un approccio formale all'art.82 (che ha un equivalente nell'art.3 della legge 287 in Italia) si rischia di confondere una concorrenza aggressiva da parte di una impresa in posizione dominante con un abuso. Il risultato perverso di ciò potrebbe essere ad esempio quello di vietare all'impresa dominante di fare sconti di cui beneficierebbero i consumatori. Al contrario vietando quegli sconti si farebbe un regalo a concorrenti, magari più inefficienti del soggetto dominante, e un danno ai consumatori. Analogo rischio di trattare come anti-concorrenziale i ribassi di prezzo da parte del dominante, si potrebbero avere nel caso di sconti-fedeltà, di pratiche di discriminazioni di prezzo, di affermazioni di starndard tecnologici, di bundling di prodotti e cosi via. La domanda di Vickers è: come trovare il limite tra 'competition on the merit' da parte del dominante ed esclusione dei concorrenti efficienti? Che poi è il limite tra divieti di comportamenti che danneggiano i concorrenti rispetto a comportamenti che danneggiano i consumatori. La risposta sembra semplice: ad esempio se i concorrenti non possono replicare gli sconti del dominante vuol dire che sono inefficienti e quindi gli sconti permettono da un lato un beneficio diretto ai consumatori e dall'altro uno schumepeteriano survival fo the fittest. Tuttavia, se l'entrante è più efficiente - e se il dominante ha ragionevoli informazioni su ciò - proprio la teoria economica ci spiega che sarebbe irrazionale per il dominante fare la guerra: tanto vale fare entrare (accomodation) il concorrente e indurlo ad un equilibrio oligopolistico. Ma se ciò è vero, non dovremmo mai aspettarci una guerra di prezzo nei confronti di concorrenti piu efficienti. In buona sostanza i ribassi o sarebbero irrazionali o non sarebbero mai un abuso. In realtà come Vickers e Armstrong dimostrano in un loro articolo (ripreso da Gelner e Salop e recentemente da Edlin), in contesti nei quali vi sono elevati costi fissi (economie di scala o economie di rete) l'entrante potrebbe raggiungere la propria efficienza solo dopo aver conseguito un certo numero di clienti. In questo caso, le strategie aggressive sono razionali perché volte a difendere (defensive leveraging) la dominanza esistente, prevenendo al concorrente il conseguimento del numero minimo efficiente di clienti. Concordiamo con Vickers che l'analisi degli abusi deve essere fatta caso per caso, ma la teoria economica deve concentrarsi sulle condizioni specifiche del mercato (quali i costi di entrata, gli effetti di rete). In molti casi la guerra di prezzi, anche quando non è predatoria (Edlin la definisce come 'stopping above predatory pricing'), può impedire l'entrata efficiente e, per tale via, anche il benessere prospettico dei consumatori. Certo, quest'ultima affermazione (che è una tesi a me cara e che ho applicato all'analisi delle condizioni sotto le quali le strategie di winback sono eslcudenti) forse non troverebbe grande accoglienza in una Telecom Italia Lecture...
Deaglio Si. Deaglio No.
24/11/06 15:24
di AgenteFinalmente ho visto il film e letto il libro. Indubbiamente l'atmosfera è angosciante. Ma l'angoscia di quella sera non era per i brogli presunti o veri. Era per il fatto di non riconoscersi nel paese in cui si viveva. Ho riflettuto sulle cose che scrive Deaglio. Sono suggestive, ma niente di più? Proviamo a confrontare due tesi. A occhio e croce il No a Deaglio prevale, ma...
NEI COMMENTI LO STRANO CASO DEL MOLISE
Argomenti a FAVORE di Deaglio
1. La tecnica di comunicazione Berlusconiana. Essa si basa su un semplice, costante, principio, sempre: Accusare gli altri di ciò che sta facendo lui. E' il primo a parlare da leader del governo di brogli fatti dall'opposizione! il broglio è in linea con un paese nel quale nelle lezioni regionali del lazio ci sono stati interventi illegali (laziogate), nel quale metà della popolazione è intercettata, nel quale i servizi segreti fanno 'competitive intelligence' e pagano i giornalisti.
2. Un delitto non passionale di solito nasce da molto lontano. La riforma elettorale proporzionale non serviva solo a creare problemi all'opposizione. Nell'ipotesi del complotto, eliminare i collegi uninominali era la condizione necessaria. Infatti, occorre aspettare il quoziente nazionale per stabilire i voti e i seggi. In un contesto uninominale il broglio ipotizzato da Deaglio non si potrebbe realizzare a livello nazionale.
3. Le schede bianche possono pure precipitare, ma è davvero eccezionale che convergano in via omogenea territoriale.
4. Gli exit poll possono sbagliare, ma i sondaggi di solito inglobano una rappresentazione statistica dell'intera popolazione (incluse schede bianche). anche qui c'è un errore omogeneo di tutte le indagini, tranne di quella di Silvio Berlusconi
5. Quando tutti dicevano che lo scarto andava tra 3 e 5 punti a favore dell'Unione, Berlusconi parlava di parità. Fini la sera prima dice: chi vince vincerà di molto poco. Era sicurissimo.
6. Per la prima volta nella storia, il più efficiente sistema di proiezioni, quello dei ds, è andato in tilt il giorno dello spoglio. Buio sul sito. L'ultima dichiarazione al lunedi sera prima del silenzio era: noi abbiamo dati diversi. Poi silenzio. I ds sanno. Di più: hanno i dati.
7. Nei calcoli che facevo in diretta circoscrizione per circoscrizione, tentando proiezioni, con un mio amico, siamo arrivati circa 2 ore prima del risultato finale a prevedere una vittoria dell'unione per 140000 circa. Il surplus mancato corrisponde in via percentuale.
8. Perchè fermarsi e non vincere? Questa è una domanda giusta solo ex-post. Ex-ante nessuno poteva sapere la dimensione esatta delle schede bianche. Peraltro Berlusconi all'inizio poteva non voler necessariamente vincere le elezioni. Forse voleva solo che FI fosse il primo partito. E gli bastava una situazione di parità per bloccare la vittoria bicamerale dell'Unione. Oppure: si pensava che le bianche fossero più numerose. Invece, chi ha bloccato alla fine - se ha bloccato- forse pensava che le bianche fossero meno numerose e che si stava esagerando. Oppure non ha bloccato nessuno. Ed è stata solo una grande sfortuna (un 'filino' di schede bianche in meno del previsto)
9. Pisanu alla prima dichiarazione ha detto che il dato positivo era il calo delle schede bianche. Segno - disse - che la nuova scheda aveva funzionato bene. Era un modo di mettere le mani avanti? E se si erano accorti che le schede bianche erano ribassate,perché non hanno tirato loro fuori gli argomenti di Deaglio, accusando la sinistra di aver immesso un programmino killer informatico ai danni della CDL?
10. Perché fare un complotto che potesse essere scoperto? Perché in caso di vittoria del centro destra non sarebbe stato scoperto. Perché in caso di sconfitta, gridando ai brogli e alla potenziale vittoria del centro destra si sarebbe indotto il centro sinistra a non aprire le schede per il controllo. Perchè il centro destra poteva e può sempre dire che il centro sinistra ha escogitato il broglio per poter poi ricattare e/o sputtanare la casa delle libertà. Perché nessuno nel centro sinistra può permettersi di screditare le istituzioni. Perché...qualcuno avrà pensato 'ora o mai più'. Perchè ora che si insinua al broglio...esce lo 'scoop' del possibile ritiro di Berlusconi...
Argomenti CONTRO Deaglio
1. il calo delle schede bianche e nulle è da attribuirsi alla circostanza che il nuovo sistema elettorale è il più semplice di sempre. Niente da scrivere, se non la croce. Due sole schede. Un sistema bipolare, in sostanza, ma proporzionale, quindi chiunque poteva trovarci dentro il partito meno distante da se. E trasformare in voto una scheda bianca.
2. Forza Italia ha sempre chiesto la revisione delle schede bianche. Deaglio dice che non l'ha mai formalizzato. Non è vero. Basta andare sul sito della Camera e cercare sotto la sezione organi parlamentari la giunta per le elezioni. Si clicca sopra e si trova nella sezione resoconti la ripetuta richiesta di Fontana, capogruppo FI, e di altri 1-15 deputati di centro destra di procedere subito e preliminarmente alle revisione delle schede bianche. L'Unione si è opposta.
3. Il meccanismo ipotizzato da Deaglio ha un senso solo per la Camera. Solo lì i dati spediti vengono elaborati a livello nazionale. Al contrario, per il Senato i controlli avvengono a livello regionale della Corte d'appello e li viene subito fatta la verifica con i verbali e non con elaborazioni informatiche, quindi a meno di ipotizzare brogli nella scrittura dei verbali nelle sezioni, almeno per il senato l'ipotesi Deaglio non verrebbe confermata e al Senato la CDL ha avuto la maggioranza dei voti. La maggioranza dei voti al Senato della CDL è la migliore controprova della infondatezza della tesi di Deaglio. Semmai la meraviglia è il voto all'Ulivo dei giovani che sposta il quadro del senato.
4. La circostanza che al Senato la maggioranza dei voti sia CDL potrebbe comportare il sospetto opposto. E' la sinistra ad aver fatto il broglio informatico alla Camera. Questo spiega la differenza di voti tra le due camere, ivi compresa la differenza di voti tra Ulivo da un lato e margherita e ds dall'altro. Pisanu e Berlusconi discutono di questo. Berlusconi vuole contare le schede bianche e lo dice in ogni occasione.
5. I ministri del passato Governo erano soliti andare a trovare il premier nella sua residenza privata. Magari Pisanu annunziava la buona novella e il premier voleva solo capire se c'erano margini per vincere o per ricontare le schede con un decreto. Allo stesso modo l'ansia dei ds e di Fassino è spiegabile con i risultati.
6. E' vero c'è un incredibile gap con i sondaggi, ma questi sono stati parametrati a un certo numero di votanti (<80%) e quelli in house fatti alla domenica. Non possiamo accettare il paradosso che i sondaggi sono giusti e i voti sbagliati. Nelle ultime settimane gli autogol dell'Unione sulle tasse hanno spostato molti voti di incerti o di schede bianche.
7. che senso ha fare un broglio per non vincere e come si riesce a fermarlo con cotanta precisione se non si ha perfetta conoscenza di chi e come lo ha fatto? Perchè fermarsi se lo si conosceva dapprima e si era d'accordo? e se non lo si conosceva come avere l'autorevolezza e la capacità di fermarlo a +25000?
8. e' vero sul sito del viminale non ci sono le schede bianche per le elezioni 2006. Ma non ci sono nemmeno per il 2001, e in genere, non vengono pubblicate on-line.
9. se un meccanismo c'è stato, perchè farlo solo con le schede bianche e non rubare un po' a ogni lista? Ciò avrebbe permesso un doppio risultato: non far notare il calo delle bianche e aumentare il divario con le altre liste. Il programmino informatico ipotizzato da Deaglio avrebbe benissimo funzionato anche cosi. E sarebbe stato diabolicamente efficace.
10. Un complotto del genere coinvolge troppe persone ed è troppo rischioso. Meglio perdere le elezioni che perdere tutto. Quello di Deaglio non è un fatto avvenuto, ma un rischio per il futuro dal quale bisogna difendersi.
La priorità infrastrutturale
18/11/06 16:51
di ScroogeSul blog del Ministro Antonio di Pietro c’è un interessante post (del 17 novembre) sul piano infrastrutturale che l’attuale Governo intende seguire. Il post rimanda ad un documento di 131 pagine che affronta il tema in maniera estesa e precisa (con tanto di cartine morfologiche per Regione; si parla anche della Siena-Grosseto, tanto amata da quelli come me che hanno la fortuna di godersela molto spesso).
Le grandi opere del piano infrastrutturale riguardano le strade, gli (aero)porti e le ferrovie. Fin qui tutto normale e persuadente. Però!
Sono di questi giorni/mesi le notizie dei debiti di FFSS, del possibile fallimento di Alitalia e della vendita di Autostrade.
In un “Paese normale” se un’impresa (tra l’altro in posizione dominante) fallisce o comunque è in crisi, si penserebbe che quel settore è economicamente “non conveniente”! E invece il Governo del Paese “poco normale” chiamato Italia vuole investire risorse, mezzi e consenso politico proprio in infrastrutture legate a questi settori non convenienti. Perché?
Sempre in questi giorni da più parti (Prodi, Monti, Draghi, Ichino, etc etc.) ci si scaglia contro le corporazioni italiane che - a mò di “sovrastruttura” - bloccherebbero il risanamento e lo sviluppo italiano. Ritengo che FFSS, Autostrade e Alitalia sono tre buoni esempi del costo sociale del corporativismo italiano.
Ma allora quali sono le vere priorità infrastrutturali di questo Paese? Come combattere gli effetti deleteri delle corporazioni? Come migliorare il sistema economico italiano?
Concedetemi un gioco di parole:
se vogliamo risanare la “struttura” del sistema economico italiano, combattendo la sovra-“struttura” corporativista, l’infra-“struttura” prioritaria su cui puntare si chiama concorrenza.