L’ultimo Bluff: All'ICI, Nel Paese Delle Meraviglie

Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.
Giorni addietro, il premier annunciò ai suoi una novità sulla casa che avrebbe condizionato gli ultimi giorni. Ha utilizzato l’appello finale del confronto TV per proporre l’abolizione dell’ICI. Lo ha fatto misurando le parole, utilizzando la mano (destra, come suggerito dai comunicatori per comunicare ‘ il bene ’ ) a mò dello Zio Sam ( I want you ) e un po’ richiamando le signorine della RAI che suonano il campanellino puntando il dito. Lo ha fatto alla fine, senza replica. Ha esclamato: ‘avete capito bene’. Gene Gnocchi a Ballarò lo ha parafrasato aggiungendo che si offre anche una pentola antiaderente ai primi cento elettori. L’impressione è quella: il piazzista di cui Montanelli ci parlò. Questa è diventata la campagna di Berlusconi. Voti di scambio: se mi voti, ci guadagni. Di là, Prodi diceva che guadagniamo come individui, solo se guadagniamo come collettività. Sembra un abisso così evidente che a persone ragionevoli la sparata del Presidente del Consiglio dovrebbe suonare più come un’offesa alle intelligenze, una nuova promessa buttata là per disperazione, che non come una proposta seria e credibile. Ma c’è il mito degli indecisi, un mito cui non vorrei credere, e quindi occorre qualche parola sulla nuova promessa di Berlusconi.

Siamo – con triste realismo e non con forzato catastrofismo - messi proprio male. Il rapporto deficit-PIL ha già superato con ogni probabilità il 4%: significano almeno 6-7 miliardi di euro bruciati in un anno. La si potrebbe chiamare TreTax: Tassa-Tremonti. E’ invisibile, ma la pagheremo. Non cresciamo più. E, in Europa, cresciamo meno degli altri. Non esportiamo più. Non attiriamo più investimenti esteri. Insomma non c’è fiducia – interna ed esterna - su questa Italia.

Per far ripartire il paese occorre liberare la domanda di lavoro e di prodotti e quindi agire sia sugli incentivi delle imprese ad assumere e ad investire che sulla capacità dei consumatori di sostenere il consumo. Insomma, occorre riattivare un circolo virtuoso. Più domanda, più offerta, più reddito, più entrate, più investimenti pubblici e privati, più occupazione e di nuovo più domanda. Per fare questo occorre controllare la spesa pubblica e, a parità di incidenza della complessiva pressione fiscale, rimodulare in modo più equo le imposte sul costo del lavoro. Il programma dell’Unione agisce sull’ora lavorata, riducendo il costo del lavoro alle imprese e restituendo ai lavoratori una parte di reddito. A ciò si aggiunge l’idea di una revisione catastale delle case che potrebbe portare a diminuire il costo dell’ici delle case dei meno abbienti e una reintroduzione delle tasse sulla successione per i soggetti che abbiamo patrimoni superiori ad almeno 3 milioni di euro, ad esclusione delle piccole attività commerciali e industriali. Infine, una riduzione sulla tassazione delle rendite finanziarie e l’armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle speculazioni finanziarie. E ancora: deciso intervento sul recupero dell’evasione fiscale, oggi pari a diverse centinaia di miliardi di euro (l’equivalente di 6 o 7 leggi finanziarie).

La destra ha smesso i panni della difesa d'ufficio del governo attuale. Consapevole di essere opposizione a detta dei sondaggi, ha martellato la coalizione che appare in vantaggio: la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale (nel periodo 1996-2001 i governi di centro sinistra ridussero il cuneo del 5.7%) implica 10 miliardi di euro che saranno ricavati da nuova tassazione. E giù con lo spauracchio dell’aumento delle tasse.

Il programma – per la verità molto vago – del centro destra è un elenco di detassazioni: sembra più il sogno proibito di un commercialista invaghito di sé che il programma di un governo che intenda davvero fare qualcosa. Ci vogliono almeno 35 miliardi di euro, ma nessuno ci dice da dove verrebbe la copertura e ciò proprio mentre al centro-sinistra si rimprovera di voler aumentare le tasse per coprire appena 10 miliardi (un terzo dell’attuale legge finanziaria).

Berlusconi, proprio mentre dichiara che la sinistra aumenterà le tasse per coprire il suo fabbisogno, propone di eliminare l’ici, che implica una scopertura di altri 5-8 miliardi di euro. Da un lato cioè ci dice che per coprire i tagli fiscali (della sinistra) bisogna aumentare le tasse e d’altro propone di tagliare le tasse (l’ici) senza dirci come fa a coprirne i mancati introiti. C’è un buco logico: perché la sinistra deve aumentare le tasse se taglia il cuneo fiscale e invece la destra può tagliare l’ici senza farlo? Gong! Il tempo è finito. Niente domande. Basta imporre una nuova agenda al dibattito fino a domenica. Basta coprire i titoli dei giornali con i pro e i contro a Berlusconi. Torna protagonista lui e la sua proposta. Questo conta. Lo spot per gli indecisi. La spinta agli indecisi. Il regalo agli indecisi. Il trucco.

Ci sarebbe però una bella differenza: un conto è tagliare perché le risorse liberate vadano a finanziare lo sviluppo e il circolo virtuoso. Un conto è lasciare in tasca 40 euro al mese ai proprietari di prime case. Troppo facile obiettare a Berlusconi: perché non l’hai fatto in questi 5 anni? Ma la risposta sarebbe: “che c’entra? L’offerta è adesso. Cavallo Pazzo vende tutto: liquidazione totale. Affrettatevi”.

Sono giorni tesi. Ma vale la pena fidarsi degli Italiani. Non c'entra più la destra e la sinistra. Il tifo. Qui c'entra l'Italia. Le promesse del Signor Berlusconi sono un film, un brutto film, già visto. Ci consola un vecchio adagio: you can’t fool all the people all the time! Abbiamo già dato. E tanto. Troppo.
|