Università & Contraddizioni

di Antonio
Sul Sole di ieri vi era il dibattito sulla trasformazione in Fondazioni delle Università. I favorevoli vedono nell'ingresso di capitali privati la possibilità di una maggiore flessibilità gestionale e la capacità di modulare stipendi e prestazioni in modo da attrarre capitale umano qualificato e pagare meglio chi merita. I critici vedono nella 'privatizzazione' delle Università il rischio che la cultura diventi market driven, con tutti i rischi che ciò comporta. Naturalmente non basta dibattere le idee, perché questa è la tipica idea il cui contenuto dipende largamente dalle modalità di attuazione, dai controlli e dalle prospettive. Se pensiamo all'eccellenza, al confronto internazionale, insomma a meccanismi virtuosi, ci starebbe bene il modello delle Fondazioni e il pensiero correrebbe subito alle principali Università Usa. Se tuttavia pensiamo all'incredibile moltiplicarsi si esperienze locali sconosciute di Università simili alla 'pensione miramare' la cosa fa rabbrividire. E allora suggerirei un sistema a due velocità, a due tappe. Sperimentiamo il sistema di fondazione soltanto con le migliori università e consorziandole per aree territoriali. E poi vediamo che succede. A fronte di ciò tuttavia, leggiamo che il MInistro dell'Economia e quello dell'Università annunciano tagli pazzeschi, rallentando oltre modo il turnover. Si parla adesso di due nuove assunzioni/promozioni ogni 10 che vanno in pensione. Ma davvero è cosi che si pensa di rilanciare l'Università?
|