Affetti Collaterali

di Titti
La guerra è lontana e non ci riguarda? Provate a ridirlo dopo aver letto questa storia!Lei è Caterina: sposata da poco. Ci ha raccontato lei questa storia. A pochi mesi dal suo matrimonio, si sposa anche sua sorella Costanza. Per quanto anche quello di Caterina sia un matrimonio con dei rischi - come quello di tutti noi, popolo di 'maritati' - il rischio corso da Costanza e da tutti gli invitati alla sua festa di fidanzamento e di matrimonio sono stati ben più gravi. Sì perché Costanza ha conosciuto il suo ormai, per fortuna, marito, durante i suoi studi a Parigi. Si dà il caso che il 'lui' sia di nazionalità libanese. E che si siano...appena sposati.
Il loro matrimonio avrebbe dovuto svolgersi in Italia - paese della sposa - come vuole la tradizione. Data la situazione di crisi perenne in Medioriente ad Omar ( così si chiama lo sposo) non è stato dato il visto consolare per contrarre matrimonio in un paese stranero. Risultato?! Il matrimonio avrebbe dovuto essere celebrato in terra libanese a Beirut, il 12 luglio scorso.
Una data come un’altra, un matrimonio come un altro se non fosse che quel giorno sono piombati su Beirut i missili israeliani. Parenti e amici dall’Italia hanno subito allertato il nostro Ministero degli Esteri raccontando la storia di questa famiglia italiana (piuttosto numerosa a quanto pare visto che Costanza aveva invitato proprio tutti) che si trovava a Beirut per celebrare questo matrimonio.
Dopo inutili telefonate, Caterina si fa viva con la nostra comune amica Carlotta via mail dicendo che avevano saputo di quello che stava accadendo, ma aggiungendo di stare tranquilli che comunque loro non si trovavano a Beirut bensì a Byblos a celebrare la festa di fidanzamento. Solo dopo, quando finalmente sono tornati a Roma, Caterina ha potuto raccontare la storia di questo matrimonio sotto le bombe. Durante la festa di fidanzamento di cui sopra, è arrivato un funzionario dell’ambasciata che, avvertito dalla Farnesina, aveva raggiunto la festante famiglia italiana per avvertirli di lasciare il paese entro le sei del mattino successivo. Se non l’avessero fatto, l’ambasciata non sarebbe più stata in grado di garantire la loro sicurezza. Ma alla festa - come ogni festa di fidanzamento - era presente anche uno zio di Omar. Si tratta di un illustre politico locale abbastanza addentro a uomini e cose. Lo zio subito rassicura tutti dicendo che si sarebbe interessato lui a convincere l’Ambasciata a protrarre la protezione di quegli italiani per altre 24 ore, dato che il matrimonio era fissato per le 18 del giorno dopo. Ma, dopo vari tentativi, lo zio onorevole è torna dicendo, rigorosamente in arabo, con traduzione simultanea di Costanza la sposa, che non aveva potuto fare nulla, che la situazione era troppo grave e che l’unica cosa che era riuscito a fare era quella di portare con se un ministro di Dio per celebrare immediatamente il matrimonio, Costanza quindi traduce ai parenti tutto quanto detto dallo zio dopo di che sviene. Si sveglia tra le braccia di Omar che le chiede “Costanza hai capito cosa hai tradotto? Mi vuoi sposare immediatamente” Costanza un po’ frastornata risponde di si e così finalmente, anche se con un certo anticipo, i due vengono uniti in matrimonio. A questo punto cominciano le grandi manovre per la fuga. Tutti gli invitati tornano al loro albergo a preparare le valigie, mentre sono ormai le due di notte. Ma prima, come ad ogni matrimonio che si rispetti, entrambe le coppie di genitori non hanno mancato di piangere. Stavolta però i genitori di Costanza piangevano per la preoccupazione e la paura dei bombardamenti, quelli di Omar perché vedevano i loro figliuolo costretto a fuggire di notte. Cercando di evitare questa fuga, i genitori di Omar rassicuravano gli astanti con frasi del tipo “Ma non vi preoccupate sono solo poche bombe, vedrete che non succede niente gli Israeliani lo fanno sempre! Ci bombardano specie all’inizio della stagione turistica per rovinarla ma non ci riescono mai”. La compagnia italiana parte affrontando un viaggio di 70 ore senza mai mangiare nè dormire. In autobus arrivano fino al mare. Qui si imbarcano su una nave e finalmente arrivano alla base militare di Cipro, dove un aereo militare italiano li riporta in Italia. Durante il viaggio tuttavia lo spirito della festa non si è spento e una volta sull’aereo i nostri eroi hanno pensato bene di farsi le foto per ricordarsi - così bardati con elmetti e vari altri accessori militari di protezione. Per non dire della madre di Costanza: nel silenzio generale chiede ad alta voce “non è che qualcuno ha uno specchio per un rossettino”. Alla signora accanto che sbalordita le ha chiesto se le sembrasse il momento, lei ha candidamente risposto “per una donna è sempre il momento si vede che lei non si sente abbastanza donna”. Arrivati in Italia, appena scesi a Ciampino, le autorità italiane hanno chiesto agli sposi se poi alla fine fossero riusciti a sposarsi: in caso contrario Omar avrebbe dovuto essere rimpatriato subito. Per fortuna, è proprio il caso di dirlo, il matrimonio era stato celebrato e cosi i due sposi sono rimasti insieme in Italia. Costanza, passata finalmente la paura, continua a dire a tutti “ ah io mi sposavo e sentivo in lontananza le bombe che continuavano a cadere”. Omar, canzonando la sua spaventata consorte, risponde “mica è vero! lei esagera... sarà stata giusto qualche bomba”. (e noi lontani a immaginare un matrimonio dove il celebrante - di una indefinita religione - possa finalmente dire: "la guerra è finita, andate in pace"). Auguri a Costanza e ad Omar.
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