Agenda Volgen!

Pasted Graphicdi Bart Der Gaalbaijtz
Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento che abbiamo ricevuto dal prof. Bart Der Gaalbaijtz dell'Università di Rotterdam at Sea. Come da richiesta dell'autore, abbiamo effettuato alcune correzioni dell'italiano (che era comunque ottimo, complimenti!). Ci sembra che in particolare il riferimento al sistema di norme sociali meriti qualche riflessione in questo blog. (M.D'Ant.)

Cari amici, permettetemi alcune considerazioni sul vostro paese, che considero come una seconda patria, visto che ormai da molti anni vi trascorro le vacanze estive. Gli italiani sono veramente un popolo simpatico, creativo, divertente. Tuttavia, ammettiamolo, qualche problema c'è.
Ho avuto recentemente occasione di trascorrere un periodo di studio presso una vostra università, e mi sono reso conto che – lo dico con affetto e spirito costruttivo – l'organizzazione del lavoro da voi è veramente impossibile!
Dipartimenti vuoti buona parte della settimana; seminari organizzati all'ultimo momento e poi spostati o annullati il giorno prima; lunghe file di studenti in attesa negli orari di ricevimento e i professori che non si presentano. Ma avete idea di quale dispendio di tempo ed energie ciò comporti?
In Olanda, ma direi nel resto dell'Europa, ciò non sarebbe possibile. E il motivo è che altrove vige un sistema di norme “sociali” condivise rispetto all'uso del tempo proprio e altrui (nella mia lingua si dice agenda volgen o anche aanhouden). Chi arriva in ritardo, chi manca un appuntamento, viene considerato persona inaffidabile e in questo modo sanzionato dai pari. In Italia, invece, sembra che arrivare tardi sia motivo di vanto, è un modo per mostrare la propria importanza. Che questo accada anche nei rapporti accademici, tra co-autori, o tra dottorandi e i loro supervisori, dovrebbe essere motivo di preoccupazione per chi ha a cuore il buon funzionamento dell'istituzione universitaria. Non c'è da stupirsi se molti dei vostri giovani migliori scelgono la via dell'estero ed emigrano verso l'America, l'Inghilterra o anche il mio paese. Ne ho conosciuti di recente di veramente brillanti che ormai lavorano nelle università olandesi, non avendo trovato lo spazio e l'attenzione che meritavano nelle università italiane, e forse delusi dall'ambiente dispersivo.
Certo, non voglio generalizzare. Vi sono anche isole felici di efficienza e dedizione al lavoro. Ricordo con soddisfazione a questo proposito la recente esperienza di un breve soggiorno a Bergamo. Però, non si può negare che nella maggior parte dei casi la realtà sia quella sopra descritta.
E allora, cari amici italiani, fate qualcosa, per voi stessi e per noi ammiratori del Bel Paese!
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