Ancora sulle farmacie
28/07/06 16:36 Filed in: Law &
Economics
di
Antonio Nicita
La foto che vedete sopra l'ho scattata in un supermercato di NY, qualche settimana fa. Inutile ridire quanto costino poco i flaconi delle aspirine e come funzioni bene l'angolo 'farmacia' per le prescriptions. Oggi, giornata di serrate delle farmacie (dopo l'esempio dei tassisti...), ripropongo un pezzo che ho scritto tempo fa per lavoce.info. Rinvio ai commenti per una precisazione su una specifica questione sollevata da Massimo D'Antoni.
Il settore farmaceutico italiano
appare come un sistema ingessato, nel quale
tutte le variabili decisive sono predeterminate
e non vi è alcun incentivo al confronto
concorrenziale né a livello orizzontale (tra
imprese farmaceutiche attive nell’offerta
di prodotti sostituibili ai fini della loro
efficacia terapeutica; tra intermediari
all’ingrosso; tra farmacie), né a livello
verticale tra gli tutti operatori nella
produzione, nella commercializzazione, nella
distribuzione e e nella vendita finale.
I numerosi interventi dell’Autorità antitrust nel settore farmaceutico hanno avuto il merito di sottolineare che una volta definiti i vincoli di tutela della salute dei cittadini e di bilancio pubblico della spesa, l’introduzione di opportune forme di incentivazione al confronto concorrenziale contribuisce a rendere più efficiente l’offerta sanitaria e a contenere la spesa pubblica e privata in farmaci.
Le diverse forme di regolazione che caratterizzano i paesi industriali avanzati si distinguono in relazione al tipo e al numero di variabili su cui si esercita un controllo di ‘governance’ diretto. Tutti questi sistemi tuttavia, presentano uno spazio istituzionale ‘endogeno’, di dimensione variabile, nel quale la libera iniziativa economica degli operatori può pienamente manifestarsi. Così, accanto a forme di regolazione stringente dal lato della determinazione del prezzo dei farmaci e/o dei profitti delle imprese farmaceutiche si assiste a forme leggere di regolazione nell’ambito distributivo e viceversa: dove le imprese mantengono una certa libertà nella determinazione dei prezzi dei farmaci, vi sono regolazioni stringenti verso il basso.
In Italia, l’impianto regolatorio agisce, con la stessa intensità, sia a livello di determinazione dei prezzi al pubblico dei farmaci che a livello della distribuzione all’ingrosso e al dettaglio. Ciò delinea, come ha osservato l’AGCM, un sistema bloccato, nel quale ciascun operatore adegua le proprie strategie alla prassi regolamentare vigente. La circostanza che i margini di sconto ai farmacisti e grossisti siano determinati per legge per i farmaci rimborsabili, che vi sia l’obbligo di fornitura entro le 12 ore da parte dei grossisti, nonché quello di detenere almeno il 90% delle specialità medicinali in commercio limita fortemente gli spazi per l’adozione di politiche commerciali concorrenziali.
Infatti con il sistema vigente i grossisti sono obbligati ad acquistare pressoché tutte le specialità esistenti sul mercato, senza poter innescare alcun meccanismo di confronto tra produttori di farmaci con caratteristiche analoghe sotto il profilo terapeutico. Non vi è dunque alcun incentivo per le imprese farmaceutiche a praticare politiche differenziali basate sul prezzo.
Analogamente il monopolio sulla vendita dei farmaci da banco da parte dei farmacisti, comporta una concorrenza del tutto ipotetica, dato il forte incentivo delle farmacie ad allinearsi al prezzo consigliato dla produttore. Significativo appare al riguardo il procedimento concluso dall’AGCM in relazione alla distribuzione di latte artificiale per neonati . L’indagine condotta dall’AGCM ha accertato come la distribuzione di latte artificiale esclusivamente attraverso il canale delle farmacie abbia determinato prezzi sistematicamente più elevati rispetto ai paesi europei in cui il prodotto viene commercializzato anche attraverso la Grande Distribuzione.
La liberalizzazione del comparto dei farmaci non etici permetterebbe quindi non solo di ottenere condizioni più vantaggiose per il consumatore in termini di minori prezzi, ma anche di orientare la professione di farmacista verso un modello di offerta di combinazioni prodotto-servizio più vicine alle esigenze della clientela.
Naturalmente ogni stimolo alla concorrenza deve evitare fenomeni di ‘accaparramento’ o di ‘cattura’ dei clienti che avrebbero come ultimo effetto quello di indurne il consumo di farmaci non necessari. L’introduzione di meccanismi concorrenziali deve qui essere riferita a due ambiti distinti: l’ambito dei farmaci da banco e dei prodotti parafarmaceutici e quello dei prodotti etici. Con riferimento al primo caso, appare opportuno quanto prospettato dalla stessa AGCM, ovvero la possibilità che sia ammessa la vendita di questi prodotti anche in contesti distributivi alternativi a quelli delle farmacie, come peraltro avviene, con ottimi risultati, all’estero, dove il fenomeno ha interessato anche la costituzione di catene di farmacie, con importanti risparmi sotto il profilo dei costi di transazione, anche con riferimento all’incremento del potere contrattuale delle farmacie nei confronti delle imprese farmaceutiche.
Con riferimento infine al secondo ambito, appare essenziale prevedere che i vincoli strutturali e comportamentali vigenti siano opportunamente rilasciati al fine di consentire un certo grado di confronto concorrenziale che si può manifestare soprattutto con riferimento agli standard qualitativi del servizio offerto dal farmacista che può ‘confezionare’ per proprio conto anche il famrco. Ciò significa anche rimuovere tutti i vincoli amministrativi che possono impedire un’entrata efficiente sul mercato.
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