Un senso al calcio (ovvero un calcio al senso)
19/07/06 21:09 Filed in: Law &
Economics
di
Leo
Venerdì scorso, 14 luglio 2006, è stato quello che molti giornalisti sportivi hanno definito il “giorno del giudizio” per il calcio italiano. La C.A.F., presieduta da Cesare Ruperto, ha pronunciato il suo verdetto circa la c.d. “Calciopoli”, ovvero la serie di scandali che ha recentemente coinvolto il calcio italiano (da Luciano Moggi in avanti… ) . Il verdetto è stato duro...
COMMENTIAMO ANCHE LA SENTENZA FIFA...MATERAZZI COME ZIDANE???
LA NUOVA LEGGE DELEGA SUI DIRITTI TELEVISIVI SPORTIVI
QUATTRO REGOLE PER RIFORMARE IL CALCIO
Juventus retrocessa in serie B con 30 punti di
penalizzazione e revoca dei due scudetti scorsi
(quello della stagione 2004/2005 e quello della
stagione 2005/2006); Fiorentina retrocessa in serie B
con 12 punti di penalizzazione; Lazio retrocessa in
serie B con 7 punti di penalizzazione; Milan resta in
A con 15 punti di penalizzazione.
Anche le reazioni al verdetto sono state dure. Venerdì stesso, mentre Giovanni Cobolli Gigli (neo presidente della Juventus) rompeva il lungo silenzio stampa della società bianconera attaccando veementemente la sentenza e dichiarando che avrebbe proposto appello, i tifosi della Fiorentina provocavano disordini intorno allo stadio. E gli stessi tifosi hanno continuato, nei giorni successivi, occupando Coverciano e la Stazione di Campo di Marte (bloccando ben 40 treni sulla tratta Milano-Roma), mentre Franco Zeffirelli proponeva (intervistato dal TG1 della sera) di chiudere tutti i musei fiorentini in segno di protesta, dichiarandosi disposto ad essere tra i primi a sedersi sui gradini degli Uffizi per impedire l’accesso ai turisti.
Ironia della sorte, tutto questo capita in un momento particolarmente felice per tutto lo sport italiano (dalla vittoria ai Mondiali di calcio, alla vittoria della Ferrari al GP di Francia, fino all’incredibile vittoria di Valentino Rossi al GP di Germania domenica scorsa). In questi giorni, in queste ore, i legali delle parti condannate e il procuratore F.I.G.C. Stefano Palazzi stanno preparando, da fronti opposti, i ricorsi contro la sentenza di primo grado che daranno il via, venerdì prossimo, al giudizio d’appello. Ed è proprio in questi giorni e in queste ore che, più che mai, viene da interrogarsi circa quanto sia rimasto del “senso” dello sport nel calcio italiano.
La parola sport può rimandare a molti concetti: competizione, lealtà, fatica, attività, energia, benessere, salute. Ma soprattutto, per moltissimi tifosi o semplici spettatori, lo sport rappresenta semplicemente - o dovrebbe rappresentare… - divertimento ed evasione. Oggi non è così. In questa torrida estate, il tifoso che torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro vorrebbe poter accendere il televisore e dopo aver sentito le notizie (quelle sì gravi) circa la situazione di guerra in Libano, lo tsunami in Indonesia e il caro petrolio, potersi almeno concedere un momento di leggerezza nel sentire del passaggio di un giocatore da una squadra all’altra o di come procede il ritiro della sua squadra del cuore. Oggi, invece, il tifoso che torna a casa la sera e accende il televisore è costretto sentire le notizie sui processi del calcio tra quelle relative alla crisi mediorientale e quelle sui morti a Giava.
Il problema, ovviamente, non è il tifoso che perde il suo momento quotidiano di leggerezza; la tragedia è che il calcio sia diventato un problema.
E’ mai possibile che da settimane sia dato altrettanto spazio e risalto al processo a calciopoli di quanto ne viene dato alle notizie provenienti da Haifa o Beirut? E’ mai possibile che alcuni tra i migliori cervelli d’Italia (da Guido Rossi a Saverio Borrelli, da Cesare Ruperto a Giuseppe Morbidelli) debbano essere impegnati per mesi a risolvere le beghe del calcio, piuttosto che i seri problemi del nostro Paese? E’ mai possibile che una delle prime notizie del TG1-Economia del lunedì sia che alla riapertura della Borsa il titolo Juventus ha segnato un deciso rialzo perché ci si aspetta un aumento di liquidità dalla cessione di giocatori, ora che la squadra è in serie B ? La sensazione è che, per ora, il “senso” dello sport abbia completamente e definitivamente abbandonato il calcio italiano e che sopravviva ormai solo nei campetti di periferia. Speriamo almeno che questi processi servano a far tornare il “senso” dello sport nel calcio italiano.
DI LEO
Anche le reazioni al verdetto sono state dure. Venerdì stesso, mentre Giovanni Cobolli Gigli (neo presidente della Juventus) rompeva il lungo silenzio stampa della società bianconera attaccando veementemente la sentenza e dichiarando che avrebbe proposto appello, i tifosi della Fiorentina provocavano disordini intorno allo stadio. E gli stessi tifosi hanno continuato, nei giorni successivi, occupando Coverciano e la Stazione di Campo di Marte (bloccando ben 40 treni sulla tratta Milano-Roma), mentre Franco Zeffirelli proponeva (intervistato dal TG1 della sera) di chiudere tutti i musei fiorentini in segno di protesta, dichiarandosi disposto ad essere tra i primi a sedersi sui gradini degli Uffizi per impedire l’accesso ai turisti.
Ironia della sorte, tutto questo capita in un momento particolarmente felice per tutto lo sport italiano (dalla vittoria ai Mondiali di calcio, alla vittoria della Ferrari al GP di Francia, fino all’incredibile vittoria di Valentino Rossi al GP di Germania domenica scorsa). In questi giorni, in queste ore, i legali delle parti condannate e il procuratore F.I.G.C. Stefano Palazzi stanno preparando, da fronti opposti, i ricorsi contro la sentenza di primo grado che daranno il via, venerdì prossimo, al giudizio d’appello. Ed è proprio in questi giorni e in queste ore che, più che mai, viene da interrogarsi circa quanto sia rimasto del “senso” dello sport nel calcio italiano.
La parola sport può rimandare a molti concetti: competizione, lealtà, fatica, attività, energia, benessere, salute. Ma soprattutto, per moltissimi tifosi o semplici spettatori, lo sport rappresenta semplicemente - o dovrebbe rappresentare… - divertimento ed evasione. Oggi non è così. In questa torrida estate, il tifoso che torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro vorrebbe poter accendere il televisore e dopo aver sentito le notizie (quelle sì gravi) circa la situazione di guerra in Libano, lo tsunami in Indonesia e il caro petrolio, potersi almeno concedere un momento di leggerezza nel sentire del passaggio di un giocatore da una squadra all’altra o di come procede il ritiro della sua squadra del cuore. Oggi, invece, il tifoso che torna a casa la sera e accende il televisore è costretto sentire le notizie sui processi del calcio tra quelle relative alla crisi mediorientale e quelle sui morti a Giava.
Il problema, ovviamente, non è il tifoso che perde il suo momento quotidiano di leggerezza; la tragedia è che il calcio sia diventato un problema.
E’ mai possibile che da settimane sia dato altrettanto spazio e risalto al processo a calciopoli di quanto ne viene dato alle notizie provenienti da Haifa o Beirut? E’ mai possibile che alcuni tra i migliori cervelli d’Italia (da Guido Rossi a Saverio Borrelli, da Cesare Ruperto a Giuseppe Morbidelli) debbano essere impegnati per mesi a risolvere le beghe del calcio, piuttosto che i seri problemi del nostro Paese? E’ mai possibile che una delle prime notizie del TG1-Economia del lunedì sia che alla riapertura della Borsa il titolo Juventus ha segnato un deciso rialzo perché ci si aspetta un aumento di liquidità dalla cessione di giocatori, ora che la squadra è in serie B ? La sensazione è che, per ora, il “senso” dello sport abbia completamente e definitivamente abbandonato il calcio italiano e che sopravviva ormai solo nei campetti di periferia. Speriamo almeno che questi processi servano a far tornare il “senso” dello sport nel calcio italiano.
DI LEO
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