Sulla vita si è già votato. E male.
03/06/05 07:09 Filed in: Politics
L'editoriale di oggi sul Corriere di Oriana Fallaci è una buona dimostrazione della nostra incapacità, come cittadini adulti e responsabili, di poter parlare della nostra vita senza scadere nell'irrisolto mistero della lotta manichea tra il Bene e il Male, tra Etica, Morale e Metafisica. La Fallaci parte dal referendum e finisce per parlare di Bin Laden e dell’Iraq. Mi chiedo, non senza tristezza, cosa c’entri tutto ciò.
Sembra a tratti che ciò su cui siamo chiamati a votare sia il si o il no alla fecondazione assistita. Così sembra almeno a sentire lo slogan "sulla vita non si vota".
Si va invece al referendum perché sulla vita si è votato. E perché si è votato male.
A mio parere , il referendum se approvato, permetterà al parlamento di aggiustare il tiro ed evitare le distorsioni oggi imposte dalla legge 40.
La questione sulla quale si vota è tecnica, non etica o morale. Qualora abbiate tempo e voglia ecco alcuni punti per i quali voterò si.
1. L'embrione è il risultato di una fecondazione avvenuta tra spermatozoi e ovociti. Come in natura, non tutti gli embrioni si fecondano. Non tutti quelli che si fecondano hanno caratteristiche adatte a impiantarsi nell'utero. Non tutti quelli che si impiantano in utero continuano a crescere e a trasformarsi in gravidanza. La percentuale di impianto è minore del 30%. La donna che si sottopone alle tecniche di fecondazione assistita riceve una stimolazione ovarica che permette la iperproduzione di ovociti. Questi vengono poi sottoposti a fecondazione e solo una parte minima di questi presenta caratteristiche tecniche (grado di frammentazione periferica) idonee al trasferimento in utero. Per massimizzare la probabilità di impianto generalmente si trasferiscono tre embrioni, ma la percentuale di parto trigemellare è <3%. Se esistono altri embrioni fecondati, il loro congelamento permette alla donna di evitare di sottoporsi ad una nuova stimolazione e di accedere ad un nuovo tentativo, scongelando i propri embrioni. La legge 40 impedisce questa possibilità ed espone la donna a moltiplicare le stimolazioni, esponendosi a uno stress chimico portatore di rischi. Non solo, mentre prima della legge 40 era possibile selezionare le caratteristiche tecniche dell'embrione (grado di frammentazione periferica) e trasferire in utero gli embrioni con maggiore probabilità di proseguire verso l'impianto, oggi tale possibilità è preclusa. Se una donna produce 8 ovociti, si potrà provare l'inseminazione solo di tre ovociti, a caso. Con il rischio elevato di selezionare gli ovociti meno adatti e di buttare nella spazzatura quelli più promettenti. Naturalmente tale rischio si riversa solo su quelle coppie che per motivi economici non possono andare all'estero (in Italia il costo di un tentativo privato è di circa 3-4000 euro; all'estero di circa 7-9000 euro). Oltre che distorsiva, costosa, e rischiosa per la salute della donna, la legge 40 è discriminatoria.
2. L'embrione diventa vita dopo circa due mesi. Quando e se l'impianto è avvenuto nell'utero. Statisticamente, vi è una probabilità del 30% di avere una gravidanza dopo aver impiantato circa 9 embrioni in tre cicli distinti. Gli embrioni sono promessa di vita, ma non sono vita. Se cosi fosse, basterebbe semplicemente prelevare dalla donna il singolo ovocita prodotto naturalmente e fecondarlo. Le cose non sono cosi semplici proprio perché le probabilità che un dato embrione diventi feto sono molto basse, anche in natura. E’ un fatto di probabilità e di selezione naturale. Bisogna fecondare più embrioni per aumentare la probabilità di avere una gravidanza. Il paradosso della legge 40 è che per tutelare una promessa di vita finisce per ridurre drasticamente le probabilità che quella stessa vita si possa manifestare. Gli embrioni che non sono trasferiti in utero sono semplicemente cellule che contengono una promessa di vita solo se impiantati in utero. Fuori dall'utero sono soltanto un contenitore genetico. Possono essere smaltiti. Oppure impiegati per la ricerca. Per trasformare in cura della vita quella promessa di vita che avrebbero potuto realizzare. Credo sia giusto che questa decisione sia rimessa nelle mani di coloro che hanno generato l'embrione. Oggi questo è impedito dalla legge 40. Che decide per tutti e confonde una cellula con un nascituro, impedendo così a quel nascituro di essere tale.
3. Molti uomini e molte donne non hanno solo problemi di infertilità. Spesso sono sterili del tutto (ad esempio perché colpiti da tumori che ne hanno compromesso la capacità riproduttiva attraverso il ricorso alla chemioterapia). All'estero è possibile ricorrere ad un donatore per gli ovociti o gli spermatozoi. La legge 40 lo vieta. Il tipico errore di valutazione che si può compiere in questo caso è quello di confondere ciò che faremmo noi con ciò che riteniamo possa essere un diritto di scelta di altri. Chi siamo noi per compiere una scelta di vita in nome di altri? Su questa scelta di vita si è votato. E si è votato male. Lo stato italiano ha deciso per quei cittadini, che essi non possono fare in Italia ciò che possono fare all'estero. Una scelta di ipocrisia e di paura. Altri dicono: a quel punto sarebbe meglio l'adozione. Forse è vero. Ma non è una decisione che noi possiamo o dobbiamo compiere per altri. D'altra parte non la compiamo per le coppie non sterili. Perché farlo per quelle sterili? Diamo il diritto di scegliere ricordandoci che è una scelta che genererà la vita e non il suo contrario.
Capisco le remore di alcuni credenti, che ritengono che con queste tecniche l'uomo voglia sostituirsi a Dio. Ma continuo a chiedermi perché Dio non possa manifestarsi anche nel cristallo di una provetta, nel buio asettico di un laboratorio se quella promessa di vita è stata generata da una promessa di amore da parte di chi ci si è sottoposto. D’altra parte, il referendum non è un si o un no alla fecondazione assistita. Essa esiste già. Se votiamo si, miglioriamo però alcune parti che rendono la legge contradditoria, inefficace e limitativa delle libertà costituzionali. Anche per questo ultimo punto, comunque la pensiate, andate a votare. Come esseri umani e come cittadini non siamo semplicemente spugne. Noi possiamo capire. Possiamo informarci. Distinguere. Scegliere. Facciamolo. Votiamo.
Il non voto è una delega silenziosa ad altri che continueranno a votare al vostro posto sulla vita. Per poi raccontarvi che sulla vita non si è mai votato.
Sembra a tratti che ciò su cui siamo chiamati a votare sia il si o il no alla fecondazione assistita. Così sembra almeno a sentire lo slogan "sulla vita non si vota".
Si va invece al referendum perché sulla vita si è votato. E perché si è votato male.
A mio parere , il referendum se approvato, permetterà al parlamento di aggiustare il tiro ed evitare le distorsioni oggi imposte dalla legge 40.
La questione sulla quale si vota è tecnica, non etica o morale. Qualora abbiate tempo e voglia ecco alcuni punti per i quali voterò si.
1. L'embrione è il risultato di una fecondazione avvenuta tra spermatozoi e ovociti. Come in natura, non tutti gli embrioni si fecondano. Non tutti quelli che si fecondano hanno caratteristiche adatte a impiantarsi nell'utero. Non tutti quelli che si impiantano in utero continuano a crescere e a trasformarsi in gravidanza. La percentuale di impianto è minore del 30%. La donna che si sottopone alle tecniche di fecondazione assistita riceve una stimolazione ovarica che permette la iperproduzione di ovociti. Questi vengono poi sottoposti a fecondazione e solo una parte minima di questi presenta caratteristiche tecniche (grado di frammentazione periferica) idonee al trasferimento in utero. Per massimizzare la probabilità di impianto generalmente si trasferiscono tre embrioni, ma la percentuale di parto trigemellare è <3%. Se esistono altri embrioni fecondati, il loro congelamento permette alla donna di evitare di sottoporsi ad una nuova stimolazione e di accedere ad un nuovo tentativo, scongelando i propri embrioni. La legge 40 impedisce questa possibilità ed espone la donna a moltiplicare le stimolazioni, esponendosi a uno stress chimico portatore di rischi. Non solo, mentre prima della legge 40 era possibile selezionare le caratteristiche tecniche dell'embrione (grado di frammentazione periferica) e trasferire in utero gli embrioni con maggiore probabilità di proseguire verso l'impianto, oggi tale possibilità è preclusa. Se una donna produce 8 ovociti, si potrà provare l'inseminazione solo di tre ovociti, a caso. Con il rischio elevato di selezionare gli ovociti meno adatti e di buttare nella spazzatura quelli più promettenti. Naturalmente tale rischio si riversa solo su quelle coppie che per motivi economici non possono andare all'estero (in Italia il costo di un tentativo privato è di circa 3-4000 euro; all'estero di circa 7-9000 euro). Oltre che distorsiva, costosa, e rischiosa per la salute della donna, la legge 40 è discriminatoria.
2. L'embrione diventa vita dopo circa due mesi. Quando e se l'impianto è avvenuto nell'utero. Statisticamente, vi è una probabilità del 30% di avere una gravidanza dopo aver impiantato circa 9 embrioni in tre cicli distinti. Gli embrioni sono promessa di vita, ma non sono vita. Se cosi fosse, basterebbe semplicemente prelevare dalla donna il singolo ovocita prodotto naturalmente e fecondarlo. Le cose non sono cosi semplici proprio perché le probabilità che un dato embrione diventi feto sono molto basse, anche in natura. E’ un fatto di probabilità e di selezione naturale. Bisogna fecondare più embrioni per aumentare la probabilità di avere una gravidanza. Il paradosso della legge 40 è che per tutelare una promessa di vita finisce per ridurre drasticamente le probabilità che quella stessa vita si possa manifestare. Gli embrioni che non sono trasferiti in utero sono semplicemente cellule che contengono una promessa di vita solo se impiantati in utero. Fuori dall'utero sono soltanto un contenitore genetico. Possono essere smaltiti. Oppure impiegati per la ricerca. Per trasformare in cura della vita quella promessa di vita che avrebbero potuto realizzare. Credo sia giusto che questa decisione sia rimessa nelle mani di coloro che hanno generato l'embrione. Oggi questo è impedito dalla legge 40. Che decide per tutti e confonde una cellula con un nascituro, impedendo così a quel nascituro di essere tale.
3. Molti uomini e molte donne non hanno solo problemi di infertilità. Spesso sono sterili del tutto (ad esempio perché colpiti da tumori che ne hanno compromesso la capacità riproduttiva attraverso il ricorso alla chemioterapia). All'estero è possibile ricorrere ad un donatore per gli ovociti o gli spermatozoi. La legge 40 lo vieta. Il tipico errore di valutazione che si può compiere in questo caso è quello di confondere ciò che faremmo noi con ciò che riteniamo possa essere un diritto di scelta di altri. Chi siamo noi per compiere una scelta di vita in nome di altri? Su questa scelta di vita si è votato. E si è votato male. Lo stato italiano ha deciso per quei cittadini, che essi non possono fare in Italia ciò che possono fare all'estero. Una scelta di ipocrisia e di paura. Altri dicono: a quel punto sarebbe meglio l'adozione. Forse è vero. Ma non è una decisione che noi possiamo o dobbiamo compiere per altri. D'altra parte non la compiamo per le coppie non sterili. Perché farlo per quelle sterili? Diamo il diritto di scegliere ricordandoci che è una scelta che genererà la vita e non il suo contrario.
Capisco le remore di alcuni credenti, che ritengono che con queste tecniche l'uomo voglia sostituirsi a Dio. Ma continuo a chiedermi perché Dio non possa manifestarsi anche nel cristallo di una provetta, nel buio asettico di un laboratorio se quella promessa di vita è stata generata da una promessa di amore da parte di chi ci si è sottoposto. D’altra parte, il referendum non è un si o un no alla fecondazione assistita. Essa esiste già. Se votiamo si, miglioriamo però alcune parti che rendono la legge contradditoria, inefficace e limitativa delle libertà costituzionali. Anche per questo ultimo punto, comunque la pensiate, andate a votare. Come esseri umani e come cittadini non siamo semplicemente spugne. Noi possiamo capire. Possiamo informarci. Distinguere. Scegliere. Facciamolo. Votiamo.
Il non voto è una delega silenziosa ad altri che continueranno a votare al vostro posto sulla vita. Per poi raccontarvi che sulla vita non si è mai votato.
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